Chiesa di San Salvatore in Xenodochio

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Chiesa di San Salvatore in Xenodochio
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàCoA Città di Milano.svgMilano
ReligioneCristiana Cattolica di rito ambrosiano
Arcidiocesi Milano
Demolizione1814

Coordinate: 45°27′54.42″N 9°11′21.58″E / 45.465116°N 9.189329°E45.465116; 9.189329

La chiesa di San Salvatore in Xenodochio era una chiesa di Milano. Situata nella non più esistente contrada dei Due Muri, fu demolita nel 1814 per fare spazio al Teatro Re.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Benché la presenza di questa piccola chiesa sia per la prima volta attestata ufficialmente in documenti risalenti al 1398[1] il Lattuada ne fa risalire le origini all'epoca della costruzione di un Brefotrofio[2] o xenodochio, eretto grazie alla volontà dell'arciprete Dateo con fondazione del 22 febbraio dell'anno 787[3], a cui doveva servire come cappella[4] da cui la titolazione "in Xenodochio"[5].

La chiesa nel XVII secolo veniva descritta come piccola e vecchia: fu quindi rinnovata dal Richini per poi subire pesanti rimaneggiamenti attorno all'anno 1733 agli ambienti interni, dove fu decorata con stucchi dorati nello stile dell'epoca. La chiesa era situata nella contrada dei Due Muri, una via oggi non più esistente per via della sistemazione urbanistica necessaria alla costruzione della Galleria Vittorio Emanuele II, e fu demolita nel 1814 per consentire la costruzione del Teatro Re su progetto di Luigi Cagnola[4].

La chiesa fu parrocchia dal 1576 al 1787 quando fu unita a quella del Duomo[1].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa era ad una sola navata e possedeva tre cappelle. In una di essere era situato lo Sposalizio della Vergine di Panfilo Nuvolone. I lavoro di rifacimento del Richini furono responsabili della nuova facciata ornata con paraste di ordine ionico[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b LombardiaBeniCulturali, parrocchia di San Salvatore, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 23 settembre 2014.
  2. ^ Leone Emilio Rossi, Parte prima, in Milano benefica e previdente: cenni storici e statistici sulle istituzioni di beneficenza e di previdenza, Milano, Tip. F.Marcolli, 1906, p. 3.
  3. ^ Caprioli, Adriano, fondazione dell'arciprete Dateo, in Diocesi di Milano, Volume 1;Volumi 9-10, Diocesi di Milano, Milano, Editrice La Scuola, 1990, p. 119.
  4. ^ a b c Fiorio, pg. 16
  5. ^ Rotta, pg. 27

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]