Attila flagello di Dio

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Attila flagello di Dio
AttilaAbatantuono.JPG
Una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1982
Durata 102 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85 : 1
Genere comico
Regia Castellano e Pipolo
Soggetto Castellano e Pipolo e Mario Cecchi Gori
Sceneggiatura Castellano e Pipolo
Produttore Mario e Vittorio Cecchi Gori
Casa di produzione Intercapital
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Carlo Carlini
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Franz Di Cioccio, Franco Mussida
Interpreti e personaggi
« A come atrocità,
doppia T come terremoto e traggedia,
I come ir' di Dio,
L come laco ti sancue
e A come adesso vengo e ti sfascio le corna! »
(L'acrostico/spelling del nome di Attila)

Attila flagello di Dio è un film del 1982 interpretato da Diego Abatantuono per la regia di Castellano e Pipolo e prodotto da Mario Cecchi Gori e dal figlio Vittorio per la società Intercapital.

Appartenente al cosiddetto filone trash del cinema degli anni 1980, il film fu stroncato dalla critica ma negli anni successivi si sarebbe rivelato molto amato dal pubblico, al punto da diventare oggetto di interesse da parte di collezionisti e appassionati del genere e di essere poi commercializzato anche nel mercato home video in formato DVD e Blu-Ray.

Abatantuono interpreta il personaggio del "terrunciello" che lo aveva portato al successo in quegli anni ma, nonostante questo, Attila fu un flop al botteghino, così come il successivo Il ras del quartiere, dimostrando una crescente disaffezione del pubblico verso tale personaggio, che infatti verrà immediatamente abbandonato dall'attore. Il suo curioso modo di parlare costella il film di numerose battute basate su giochi di parole e deformazioni delle stesse; sebbene furono considerate dalla critica come infantili e grossolane, col tempo sono poi diventate dei veri e propri tormentoni (come l'acrostico con cui Attila fa lo spelling del suo nome ad un centurione romano o quando arriva a definirsi il fratello di Dio anziché il flagello).

Il film uscì nei cinema italiani il 24 dicembre e divenne una sorta di film culto anche perché, per molti anni, fu estremamente difficile entrarne in possesso: poco dopo la sua pubblicazione, la VHS venne infatti ritirata dal commercio, probabilmente perché l'attrice Rita Rusic (l'allora moglie di Vittorio Cecchi Gori qui al suo esordio cinematografico) compariva seminuda in alcune scene[senza fonte]. Oltre alla difficoltà nel reperire una copia originale del film, era anche molto difficile registrarlo in tv, poiché ottenne pochi passaggi (specialmente se paragonati ad altri film dello stesso filone), gran parte dei quali avvenivano su canali televisivi locali.

Solo con la pubblicazione in DVD, avvenuta negli anni 2000, il film tornò ad essere regolarmente disponibile per il pubblico, ottenendo un successo di vendita grazie anche alla cosiddetta rivalutazione del cinema trash italiano.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nelle campagne dell'attuale Segrate vive una tribù di barbari guidati dal Re Ardarico e il suo infedele sottoposto Fetuffo. Il villaggio viene saccheggiato dai Romani mentre gli uomini sono a caccia; i romani rubano il cibo, le donne e il bestiame dei barbari. Quando Ardarico torna al villaggio e scopre l'accaduto decide di andare a Roma per riprendersi il maltolto. Ardarico parte per la sua guerra con una decina di uomini non rendendosi conto della potenza e vastità dell'esercito romano. Prima di partire consulta la maga Columbia per assicurarsi i favori del dio Odino; costei predice l'avvento di un re barbaro (Attila) talmente temibile da lasciare dietro di sé il deserto. Ardarico, impressionato, ritiene di essere l'uomo della profezia e decide di cambiare nome, autoproclamandosi Attila.

Nel corso del viaggio verso Roma, Fetuffo tenta ben due volte di rovesciare il potere di Ardarico. Lo scalcinato gruppo di barbari si arricchisce di altri componenti: il gallo Renaulto, ultimo superstite di una spedizione sconfitta dai Romani, che viene liberato da Ardarico; la barbara Uraia, una delle donne della tribù di Ardarico e segretamente innamorata di lui che, scappata dall'accampamento dei romani, riesce a ricongiungersi con i barbari grazie all'aiuto della maga Columbia (che le affida una spada da consegnare ad Ardarico); infine il greco-napoletano Silone, un insegnante che viene risparmiato da Ardarico durante il suo saccheggio della città di Saturnia.

Nel corso del viaggio i barbari si imbarcano su una zattera, fanno naufragio a causa delle allucinazioni prodotte da una sirena e ottengono un passaggio via mare verso sud da un mercante ligure, che in cambio chiede - e ottiene - Uraia come compenso. Sbarcati in Maremma nelle paludi nei pressi di Saturnia, i barbari chiedono ad un paesano di poter essere accolti nelle mura della città, ma questo, in tutta risposta, causa una guerra che si conclude con la morte di Renaulto.

Approfittando del fatto che uno dei barbari, a causa di una precedente maledizione della maga Columbia, è in grado di trasformarsi in un somaro durante la luna piena, Ardarico riesce a farsi aprire le porte di Saturnia e a saccheggiarla, entrando anche in contatto con la cultura greco-partenopea nella figura del maestro Silone. Il maremmano traditore viene poi impalato in piazza.

Procedendo nel viaggio verso sud, i barbari danneggiano casualmente un acquedotto romano, credendo si tratti delle mura "traforate" di Roma. Il Senato Romano, momentaneamente a corto di soldati a causa di altre campagne militari in corso, decide di prendere tempo inviando un'ambasciata ai barbari carica di doni preziosi e di vino soporifero. Mentre dormono, i barbari sono circondati da un'unità Romana comandata da Fusco Cornelio, già invaghitosi di Uraia mentre la bella barbara era tenuta prigioniera all'accampamento romano.

Un tentativo di mediazione di Fusco Cornelio, che lascerebbe tornare indietro incolumi i barbari in cambio di Uraia, viene respinto da Ardarico, che così confessa il suo innamoramento per la donna. Segue quindi un'ultima inevitabile battaglia dove l'esercito di Attila viene distrutto dai Romani. Ardarico/Attila, Uraia e Fetuffo saranno gli unici superstiti, riuscendo a salvarsi, assieme a buona parte del bottino romano, grazie a una mongolfiera costruita da Silone nel corso della battaglia. Purtroppo Fetuffo è di peso e viene gettato giù da Ardarico per i suoi tentativi di rovesciamento del suo potere.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora del film è composta da Franco Mussida e Franz Di Cioccio della PFM (che interpreta Giallo), che si avvalgono della collaborazione di Alberto Fortis nel brano La maga e di Rossana Casale nel brano Canto della sirena, oltre che di tutta la PFM alla quale viene accreditato il brano La battaglia. Inoltre la canzone cantata da Uraia e dalle altre donne barbare nei campi da coltivare, prima che arrivano i romani a rapirle, è una parodia della canzone "Mamma mia dammi cento lire" de "Le Mondine".

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Lo stratagemma con cui i barbari penetrano Saturnia è palesemente ispirato al cavallo di Troia.
  • Quando Fusco Cornelio si reca dai barbari prima della battaglia finale, questi per tutta risposta lo spingono giù dalla collina su cui si trovano dentro una botte: la scena si ispira alla morte di Attilio Regolo, militare romano ucciso dai Cartaginesi allo stesso modo (nel suo caso però la botte era piena di chiodi).
  • Durante la battaglia finale Giallo, circondato da un gruppo di soldati romani, commette harakiri con una katana.
  • Diverse sono le incongruenze storiche: lo champagne, offerto da Cornelio a Uraia, non verrà scoperto prima del Medioevo; l'impalamento verrà sviluppato solo nel quindicesimo secolo, sebbene risalga a epoche precedenti; la mongolfiera pienamente funzionante verrà realizzata solo nel 1783; infine la maga Columbia accoglie i barbari nel suo antro giocando con un cubo di Rubik, inventato nel 1974.
  • La bandiera usata come vessillo, tenda e telo della mongolfiera è rossonera, in riferimento alla fede milanista di Abatantuono.
  • Renaulto muore trafitto da una lancia: lo stesso attore fa notare l'originalità della situazione, in riferimento alla contrapposizione tra le case automobilistiche Renault e Lancia.
  • L'immagine che Ardarico, Fetuffo e Frenisio vedono prima di entrare nell'antro della maga è il simbolo della Columbia Pictures, casa produttrice cinematografica statunitense omonima della maga.

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