Parco archeologico dell'Appia Antica

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Parco archeologico dell'Appia Antica
Parco Archeologico dell'Appia Antica.jpg
La Regina Viarum con i resti della Villa dei Quintili sulla sinistra e i Castelli sullo sfondo.
CiviltàCiviltà romana
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
Amministrazione
Visitabile
Sito webwww.parcoarcheologicoappiaantica.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°51′48.35″N 12°31′58.33″E / 41.86343°N 12.53287°E41.86343; 12.53287

Il Parco archeologico dell'Appia Antica è un istituto autonomo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, nato allo scopo di tutelare e valorizzare l'area archeologica incentrata sulla via Appia antica nel suo sviluppo dalle Mura aureliane di Roma fino alla località di Frattocchie nel comune di Marino, corrispondente all'antica Bovillae.

La sua sede principale è in Piazzale delle Finanze, 1. Altri uffici sono nel Complesso di Capo di Bove in via Appia Antica, 222 e nel casale della Villa dei Quintili in via Appia Nuova, 1092 a Roma.

Le radici dell’idea di Parco[modifica | modifica wikitesto]

Targa toponomastica della via Appia Antica

La prima idea di realizzare un grande parco archeologico esteso tra la Colonna Traiana e i Castelli Romani risale a Napoleone. Di fatto, però, fu Papa Pio IX attorno alla metà dell'Ottocento a mettere in atto un vasto piano di recupero dell’Appia Antica che fino all'XI miglio si presentava ancora come una strada di campagna, la cui unica particolarità era la fila di sepolcri in rovina che la costeggiavano. Desideroso di valorizzare le basiliche e le catacombe presenti nell'area, Pio IX affidò i lavori all'architetto e archeologo piemontese Luigi Canina che tra il 1851 e il 1855 mise in atto il progetto di sistemazione della Regina Viarum come passeggiata archeologica. Il primo tratto della strada consolare fu sistemato in modo che i visitatori potessero percorrerla ammirando i monumenti ai suoi lati, in una specie di museo all'aperto. Per ottenere questo "museo all'aperto", si rese necessario innanzitutto espropriare lungo l’antico tracciato stradale una fascia larga circa una decina di metri. Questa zona di rispetto fu delimitata costruendo ai lati i muri a secco tipici della campagna romana chiamati "macere". Furono anche restaurati il sedime stradale e i monumenti funebri conservati lungo il tracciato.

L'Appia Antica in una foto d'epoca

Un secolo dopo il grande progetto del Canina, l’archeologo, giornalista e urbanista Antonio Cederna iniziò a denunciare gli scempi che si andavano compiendo sull'Appia. Nel 1969 Cederna scriveva: "La battaglia per la difesa rigorosa dell’Appia Antica è stata certo la più lunga e la più impegnativa fra quelle condotte per l’urbanistica romana nel dopoguerra. Si trattava, subito agli inizi degli anni Cinquanta, di impedire che uno dei più straordinari complessi archeologico-paesistici d’Italia diventasse un qualsiasi suburbio cittadino e scomparisse dalla faccia della terra e dalla memoria degli uomini sotto una crosta ininterrotta di ville, villini, palazzi, palazzine e conventi. Ci si accorse presto che solo attribuendole la funzione urbanistica di parco pubblico si sarebbe potuto garantire la tutela integrale dell’Appia Antica e che ogni altro mezzo sarebbe stato rovinoso".[1]

I pini dell’Appia[modifica | modifica wikitesto]

Le opere di sistemazione avviate dal Canina furono seguite dalla piantumazione di alberi ai lati della strada. Furono Rodolfo Lanciani, verso la fine dell’Ottocento, e poi Giacomo Boni ad avviare le prime piantumazioni lungo la strada. I pini secolari che ancora oggi caratterizzano il paesaggio, e che furono esaltati in uno dei canti del poema sinfonico di Ottorino Respighi, sono stati piantati, assieme a cipressi, tra il 1909 e il 1913 da Antonio Muñoz, allora ispettore della Regia Soprintendenza ai Monumenti, per curare anche il «lato pittoresco della storica via».

Istituzione[modifica | modifica wikitesto]

Il Parco Archeologico dell’Appia Antica è stato creato nel 2016 come istituto dotato di autonomia speciale nell'ambito della riforma Franceschini[2] che ha individuato istituti e musei di rilevante interesse nazionale.

Il nuovo istituto ministeriale è stato istituito allo scopo di promuovere l’ambito territoriale attraversato dalla via Appia Antica, ricchissimo di monumenti e complessi archeologici di enorme rilevanza, caratterizzato dalla scarsa trasformazione urbanistica e da un paesaggio unico al mondo che costituisce un insieme unitario che come tale va tutelato e valorizzato.

Competenze del Parco archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Tratto della via Appia Antica

Al momento della fondazione, al Parco archeologico dell’Appia Antica erano affidate competenze nell'ambito della tutela, della conservazione e della valorizzazione per contribuire alla salvaguardia del patrimonio culturale, alla promozione e valorizzazione dei monumenti e del paesaggio nel suo complesso. Si sviluppa da Piazzale Numa Pompilio a Roma sino alla località di Frattocchie nel comune di Marino, tra la via Ardeatina e l’Appia Nuova, includendo la Valle della Caffarella e l’area di Tormarancia.

Il suo perimetro[3] di fatto coincide con quello del Parco regionale dell'Appia antica, le cui competenze sono però di carattere esclusivamente naturalistico[4].

Al Parco archeologico sono attribuiti i seguenti monumenti, siti e complessi del demanio dello Stato:

Nel decreto di istituzione del Parco archeologico, al Direttore del Parco erano attribuite la responsabilità del progetto di valorizzazione dell’intera strada consolare e il coordinamento di tutte le iniziative riguardanti l’Appia Antica sul territorio nazionale.

La perdita e la riacquisizione dell'autonomia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'agosto 2019,[5] il Parco archeologico dell'Appia Antica non è più presente nell'elenco degli istituti autonomi del MiBAC e pertanto ha perduto la sua autonomia speciale, per essere attribuito alla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma.

Tuttavia, nel dicembre 2019, un DPCM voluto dal ministro Franceschini ha nuovamente attribuito al parco l'autonomia che aveva precedentemente perduto.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Il Parco archeologico dell’Appia Antica è stato diretto da:

  • Daniela Porro (interim dall'istituzione del Parco a marzo 2017)
  • Rita Paris (marzo 2017 – novembre 2018)
  • Daniela Porro (interim dal 27 dicembre 2018 al 16 giugno 2019)
  • Simone Quilici (dal 17 giugno 2019 al 21 agosto 2019).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L. Canina, La prima parte della via Appia dalla Porta Capena a Boville, I, Roma 1853.
  • Piano per il Parco dell’Appia Antica, Italia Nostra – Sezione di Roma, studio coordinato da V. Calzolari, 1984.
  • A. Cederna, G. Cederna, Storia moderna dell'Appia antica: 1950-1996: dai gangster dell'Appia al parco di carta, Bologna 1997.
  • R. Paris (ed.), La via Appia, il bianco e il nero di un patrimonio italiano, Milano 2011.
  • A. Capuano e F. Toppetti, Roma e l'Appia: rovine utopia progetto = Rome and the Appian Way, Macerata 2017.
  • Piano per la Gestione e la Fruizione del Parco archeologico dell'Appia Antica, a cura di Rita Paris, Roma 2018 (Electa editore).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]