Antiche unità di misura italiane

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Tomolo siciliano, misura di capacità per il grano
« (Caino) mutò la semplicità, in cui prima vivevano gli uomini, inventando misure e pesi e condusse la loro vita, che era pura per la non conoscenza di queste cose, magnanime, alla scaltrezza. »
(Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, I, 2.2)

Nel corso dei secoli nelle diverse zone del territorio italiano furono in uso unità di misura locali che, pur avendo spesso nomi simili in italiano, ebbero origini e valori molto diversi.

Fin dall'epoca comunale le diverse realtà locali realizzarono proprie unità di misura; nel corso dei secoli, le mutazioni di confini portarono a riunire sotto la stessa amministrazione unità di misura eterogenee con ovvie problematiche per dazi, tassazioni e commerci; rari e poco fruttuosi furono alcuni tentativi di unificazione delle unità di misura.[1]

Nel corso del XIX sec. le unità di misura locali vennero progressivamente sostituite dal sistema metrico decimale.

Ricostruire le antiche unità di misura e di peso[modifica | modifica wikitesto]

Misura delle botti nel milanese nel XVIII sec.
« Et dello formento sempre stei parato. / Ma multi son colloro che no llo fanno, / perché vendo ad culmo e accatano raso, / et infine quisti ne ao plu danno. »
(Buccio di Ranallo, Cronaca aquilina rimata, Roma, 1907, p. 117)

All'inizio del Medioevo in Italia erano in uso le unità di misura romane (conviventi però con unità locali, come il versus in Campania[2]), alle quali si aggiunsero in molte zone le unità introdotte in epoca longobarda.

Con il tempo le unità si alterarono e diversificarono per cause molto diverse:[3]

  • il frazionamento del territorio diminuì i traffici e, di conseguenza, i confronti tra i campioni
  • in molti luoghi l'opera di verifica delle misure venne assegnata dalle comunità, dietro pagamento, a privati che si interessarono principalmente alle relative riscossioni e non all'effettiva verifica
  • intervennero alterazioni involontarie dovute all'usura e alla deformazione dei campioni
  • nuove unità di misura vennero introdotte per l'apertura di vie commerciali

Oltre a queste continue modificazioni, a rendere arduo determinare il valore di un'unità di volume intervenivano diversi fattori, poiché della stessa unità esistevano campioni dal valore molto diverso, a causa di privilegi o diritti consuetudinari; inoltre spesso i mercanti avevano un contenitore per la merce da acquistare e un altro per la merce da vendere, pur nei limiti di tolleranza del campione ufficiale.[4]

Unità e metodi di misura[modifica | modifica wikitesto]

La misura della superficie e la misura del grano

L'unità di misura dell'estensione di terreno coltivata e l'unità di misura per il grano in molti luoghi d'Europa ebbero nomi identici o similari. La tendenza era a misurare un terreno in base alla quantità di grano utilizzato per la semina in modo da poterne valutare facilmente il valore.[5] L'unità di superficie risultava perciò scarsamente legata alle unità di lunghezza, come nel caso di Ancona dove si usavano tre diverse some in relazione al tipo di terreno.

Stabilire il valore effettivo delle unità di misura del grano è particolarmente arduo, perché il contenitore poteva essere riempito a raso (riempito e pareggiato con una rasiera rettilinea), a colmo (riempito fino a oltre il bordo superiore) o a rasiera tonda (riempito e pareggiato con una canna incurvata per mantenere parte del colmo). Inoltre per compattare il contenuto, alterando la misura, il contenitore veniva picchiato o percosso oppure si versava il grano da maggiore altezza.[6]

La misura del pane

Il pane presentava diversi problemi per il controllo della vendita e per evitare le frodi. Un sistema adottata in diversi luoghi[7] stabiliva un prezzo fisso per ogni pane, facendo variare il suo peso in relazione al prezzo della farina.

Ad esempio, a Milano nel XIV sec. era stabilita una corrispondenza esatta tra unità di volume e unità di peso per le farine, cioè uno staio di farina di grano (per il pane bianco) era pari a 16,5 libbre mentre uno staio di farina di segale e miglio (per il pane di mistura) era di 15 libbre.[8] Per i pani di mistura, ognuno del valore di un denaro, la proporzione era semplice: se uno staio di farina di segale e miglio valeva 60 denari, anche 15 libbre di pane di mistura dovevano valere 60 denari e contenere 60 pani da un denaro, perciò ogni pane doveva pesare 7 once; se uno staio di farina valeva 48 denari, 15 libbre di pane dovevano valere 48 denari e ogni pane da un denaro doveva pesare 8,75 once.[9]

Per il pane bianco si utilizzava lo stesso metodo, ma al valore della farina si aggiungeva un compenso per i panettieri, così come a Como.[10]

La misure dell'olio

Considerata la variabilità della densità dell'olio con la temperatura, quasi ovunque per l'olio si utilizzavano unità di peso. Inoltre in caso di unità di volume immerse completamente nell'olio si considerava anche la parte che aderiva alle pareti esterne.[11]

Le pratiche di mercatura[modifica | modifica wikitesto]

El libro de mercatantie et usanze de’ paesi (1497) di Giorgio Chiarini

Una delle principali fonti di informazioni sulle unità di misura in uso in Italia sono fornite dalle raccolte di dati dei mercanti che nelle varie epoche dovevano districarsi tra le varie conversioni: dalle piccole guide manoscritte del XIV sec. fino alle opere in più complete e dettagliate del XVIII sec.[12][13] alle quali si affiancarono alcuni testi di natura matematica.[14]

Le fonti più antiche, dette pratiche di mercatura, risalgono al XIV sec. e nascono come raccolte di informazioni utili per l'istruzione dei commercianti, ma spesso contengono dati ripresi da opere precedenti. Questa stratificazione rende oggi complicata la datazione delle unità di misura in uso.[15]

Il Libro di divisamenti di paesi e di misuri di mercatanzie e d'altre cose bisognevoli di sapere a mercatanti di diverse parti del mondo di Francesco Balducci Pegolotti, redatto attorno al 1340,[16] è ritenuto una delle fonti più antiche.[17]

Altre fonti dei secoli XIV e XV sono lo Zibaldone da Canal[18][19] e il Libro di gabelle, pesi e misure di più e diversi luoghi di Giovanni di Antonio da Uzzano.[20]

El libro de mercatantie et usanze de’ paesi di Giorgio di Lorenzo Chiarini[21] fu il primo di questo tipo di testi mercantili ad essere pubblicato a stampa e fu inserito integralmente anche nelle edizioni del 1494 e del 1523 della Summa de Arithmetica di Luca Pacioli.[22]

Le riforme[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei secoli le norme che modificavano le unità di misura e di peso ebbero spesso poco seguito, perché si scontravano sia con l'interesse locale a mantenere privilegi e consuetudini locali consolidate sia con le consuetudini mercantili che avevano una notevole influenza.[23]

Ciò si verificò anche all'inizio del Seicento con la riforma nel Regno di Sicilia nel 1601 e con la riforma nel Ducato di Milano nel 1604, entrambi legati al Regno di Spagna.

Con la riforma di misure e pesi nel Ducato di Savoia del 1612 furono pubblicate dettagliate tavole di ragguaglio per la corrispondenza tra le vecchie e le nuove unità di misura.

Nell'ultimo quarto del Settecento, nuovi interventi legislativi, grazie soprattutto allo studio sistematico delle unità esistenti, portarono alla raccolta di numerosi dati:

Nel 1787 a Napoli fu pubblicata una Memoria per richiedere l'unificiazione delle unità di misura nel Regno,[1] ma la riforma non avvenne prima del 1840.

Il sistema metrico decimale in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Tabella di conversione, restaurata ed esposta a Palaia. Il restauratore, molto attento agli aspetti estetici, ha tuttavia confuso in più punti la cifra 3 con la cifra 5. Altre tavole, che riportano le cifre corrette, sono esposte nei comuni di Terricciola e Montecatini Val di Cecina.

L'epoca napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

Per la realizzazione del nuovo Sistema metrico decimale, nel 1798 in Francia venne organizzata una Commissione internazione per la riforma dei pesi e delle misure, comprendente anche rappresentanti di territori soggetti alla conquista dell'esercito francese: Lorenzo Mascheroni per la Repubblica Cisalpina, Ambrogio Multedo per la Repubblica Ligure, Pietro Franchini per la Repubblica Romana, Prospero Balbo (poi sostituito da Antonio Vassalli Eandi) per il Piemonte e Giovanni Fabbroni per la Toscana.[25]

Alcuni di questi studiosi, tornati in patria, si dedicarono alla misurazione delle unità di misura e di peso in uso nel territorio, pubblicando tavole di conversione tra le vecchie e le nuove unità di misura.[26][27] A queste tavole si aggiunsero poi le tavole pubblicate in modo ufficiale dalle diverse amministrazioni, prima repubbliche e poi regni.

Tavole per la riforma attuata nel Regno di Sicilia nel 1809

Unica eccezione per il periodo è data nel 1809 dalla Sicilia, non soggetta ai francesi, dove fu stabilito di unificare le unità di misura senza utilizzare un sistema decimale, ma mediando tra le unità locali.

La restaurazione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte, con la restaurazione si ebbero altre riforme: nel 1818 nel Regno di Sardegna si introdusse un sistema derivato dal piede liprando; nel 1840 nel Regno delle Due Sicilie si stabilì l'adozione di un sistema basato sulle unità di misura di Napoli per tutti i territori, esclusa la Sicilia.

Nel settembre 1844, durante la riunione degli scienziati italiani a Milano, le sezioni riunite di Fisica e Matematica e Agronomia e tecnologia nominarono una commissione per esaminare «i lavori diversi fatti sulla metrologia de' vari paesi d'Italia» per valutare le possibilità di unificare le unità di misura esistenti;[28] la commissione era composta da Carlo Luciano Bonaparte, Gherardo Freschi, Bonajuto Paris Sanguinetti, Cosimo Ridolfi, Faustino Sanseverino, Luigi Serristori e Carlo Afan de Rivera per la sezione Agronomia e tecnologia e da Paolo Frisiani, Gian Alessandro Majocchi, Giulio Sarti e Giuseppe Cadolini per la sezione Fisica e matematica. A ottobre del 1845, nella successiva riunione tenuta a Napoli, la relazione sull'argomento presentata da Giuseppe Cadolini, che proponeva l'adozione del sistema metrico decimale in tutti gli stati italiani,[29] venne approvata dai partecipanti, con l'impegno ad utilizzare il sistema metrico decimale negli atti dei congressi.[30]

Nel Regno di Sardegna con editto del 1º luglio 1844 venne stabilito l'uso del sistema metrico decimale nell'isola di Sardegna dal 1846, mantenendo alcune unità approssimate ai valori decimali;[31] con editto dell'11 settembre 1845 venne stabilita l'adozione del nuovo sistema anche nei restanti territori di terraferma a partire dal 1º gennaio 1850,[32] ma con legge del 6 gennaio 1850 il termine fu spostato al 1º aprile 1850[33] e sempre dall'8 aprile il decreto del 1845 fu applicato anche alla Sardegna, unificando le norme all'intero Regno.[34]

Con editto del 12 giugno 1849 il duca Francesco V stabilì l'adozione del sistema metrico decimale per gli stati estensi a partire dal 1º luglio 1850 ma, a causa di diversi problemi organizzativi, ebbe inizio una serie di rinvii: già a ottobre 1849 il termine fu spostato al 1º gennaio 1852; nel dicembre 1851 la riforma fu rinviata al 1853;[35] nel dicembre 1852 fu stabilita l'adozione del nuovo sistema per la sola pubblica amministrazione dal 1853, lasciando altri tre anni ai privati; nel dicembre 1855 venne concesso però un ulteriore rinvio.[36]

L'unità d'Italia e le tavole del 1877[modifica | modifica wikitesto]

Tavole di ragguaglio dei pesi e delle misure.djvu

Nel neonato Regno d'Italia con legge del 28 luglio 1861 venne adottato definitivamente il sistema metrico decimale.[37]

Solo nel 1877 fu possibile pubblicare le tavole relative alle unità di misura e di peso utilizzate precedentemente nell'intero territorio.

« Il lavoro fu eseguito in grandissima parte dalla benemerita Commissione consultiva dei pesi e delle misure di Torino, ora soppressa, della quale era presidente il comm. professore Camillo Ferrati, deputato al Parlamento Nazionale, che ha diretto il lavoro con particolare zelo e con non dubbio disinteresse personale.

Codesta Commissione di Torino, coadiuvata dalle Giunte metriche e segnatamente da quelle di Palermo, Firenze, Milano, Parma, Napoli ed Ancona, si rivolse agli Istituti scientifici, alle Accademie, alle Amministrazioni governative e provinciali, ed ai Municipi per avere sicuri documenti intorno alla origine ed all'uso dei pesi e delle misure degli aboliti sistemi nelle diverse Provincie del Regno, ed ai procedimenti e calcoli coi quali, seguendo i dettami della scienza, da illustri Commissioni dei cessali Governi d'Italia, vennero determinati i principali ragguagli fondamentali degli antichi campioni di pesi e misure coi prototipi del sistema metrico decimale stabiliti nell'ultimo decennio del passato secolo dalla celebrata Commissione internazionale in Parigi. »

(Relazione fatta a Sua Maestà dal Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, 20 maggio 1877[38])

Si riportano le unità di misura e di peso secondo le suddivisioni territoriali dell'epoca, cioè in province e in circondari.

Per alcune zone sono disponibili anche informazioni relative agli Stati preunitari.

Territorio Dati preunitari Tavole di ragguaglio del 1877
Provincia Circondari
Province piemontesi Alessandria Alessandria, Acqui, Asti, Casale Monferrato, Novi Ligure, Tortona
Cuneo Cuneo, Alba, Mondovì, Saluzzo
Novara Novara, Biella, Ossola, Pallanza, Valsesia, Vercelli
Torino Torino, Aosta, Ivrea, Pinerolo, Susa
Province liguri Genova Genova, Albenga, Chiavari, Savona, Levante
Porto Maurizio (Imperia) Porto Maurizio, Sanremo
Province lombarde Bergamo Bergamo, Clusone, Treviglio
Brescia Brescia, Breno, Chiari, Salò, Verolanuova
Como Como, Lecco, Varese
Cremona Cremona, Casalmaggiore, Crema
Mantova Mantova
Milano Milano, Abbiategrasso, Gallarate, Lodi, Monza
Pavia Pavia, Bobbio, Lomellina, Voghera
Sondrio Sondrio
Province venete Belluno
Padova
Rovigo
Treviso
Udine
Venezia
Verona
Vicenza
Emilia e Romagna Bologna Bologna, Imola, Vergato
Ferrara Ferrara, Cento, Comacchio
Forlì Forlì, Cesena, Rimini
Modena Modena, Mirandola, Pavullo nel Frignano
Parma Parma, Borgo San Donnino, Borgotaro
Piacenza Piacenza, Fiorenzuola
Ravenna Ravenna, Faenza, Lugo
Reggio nell'Emilia Reggio nell'Emilia, Guastalla
Province toscane (*) Arezzo Arezzo
Firenze Firenze, Pistoia, Rocca San Casciano, San Miniato
Grosseto Grosseto
Livorno Livorno, Isola d'Elba
Lucca Lucca
Massa Massa, Castelnuovo di Garfagnana, Pontremoli
Pisa Pisa, Volterra
Siena Siena, Montepulciano
Italia centrale Ancona Ancona
Ascoli Piceno Ascoli Piceno, Fermo
Macerata Macerata, Camerino
Perugia Perugia, Foligno, Orvieto, Rieti, Spoleto, Terni
Pesaro Pesaro, Urbino
Roma Roma, Civitavecchia, Frosinone, Velletri, Viterbo
Province napoletane Aquila degli Abruzzi Aquila degli Abruzzi, Avezzano, Cittaducale, Solmona
Avellino Avellino, Ariano di Puglia, Sant'Angelo dei Lombardi
Bari delle Puglie Bari delle Puglie, Altamura, Barletta
Benevento Benevento, Cerreto Sannita, San Bartolomeo in Galdo
Campobasso Campobasso, Isernia, Larino
Caserta Caserta, Gaeta, Nola, Piedimonte d'Alife, Sora
Catanzaro Catanzaro, Crotone, Monteleone, Nicastro
Chieti Chieti, Lanciano, Vasto
Cosenza Cosenza, Castrovillari, Paola, Rossano
Foggia Foggia, Bovino, San Severo
Lecce Lecce, Brindisi, Gallipoli, Taranto
Napoli Napoli, Casoria, Castellammare di Stabia, Pozzuoli
Potenza Potenza, Lagonegro, Matera, Melfi
Reggio di Calabria Reggio di Calabria, Gerace, Palmi
Salerno Salerno, Campagna, Sala Consilina, Vallo della Lucania
Teramo Teramo, Penne
Province della Sicilia Caltanissetta Caltanissetta, Piazza Armerina, Terranova di Sicilia
Catania Catania, Acireale, Caltagirone, Nicosia
Girgenti (Agrigento) Girgenti, Bivona, Sciacca
Messina Messina, Castroreale, Mistretta, Patti
Palermo Palermo, Cefalù, Corleone, Termini Imerese
Siracusa Siracusa, Modica, Noto
Trapani Trapani, Alcamo, Mazara del Vallo
Sardegna Cagliari
Sassari
Altri territori non inclusi nel 1877 Dipartimento dell'Alto Adige (1811)
Gorizia
Trieste

(*) A causa del metodo di misurazione utilizzato, le tavole realizzate nel 1808 per la Toscana [39] vennero considerate non affidabili; per le tavole del 1877, a causa della mancanza di campioni autentici, venne stabilito di utilizzare i valori del 1808 approssimati.[38]

Altre tabelle[modifica | modifica wikitesto]

Utilizzi attuali[modifica | modifica wikitesto]

Queste tavole ufficiali, alle quali si aggiungono usi e consuetudini delle diverse località, possono avere rilevanza giuridica; ad esempio, le Camere di Commercio hanno il dovere di registrare tutti gli usi di una data piazza commerciale, comprese le unità di misura consuetudinarie per alcuni negozi giuridici. Per essere giuridicamente valido, il riferimento a queste misure dev'essere convenzionale, le parti debbono cioè attribuire il medesimo valore all'unità di misura adottata; in caso di dubbio sulla precisa consistenza del valore metrico, possono giovare le relazioni (storiche) peritali, in genere basate sull'esperienza professionale o sulle registrazioni camerali.[40]

La conoscenza delle misure di riferimento locale si rivela inoltre estremamente vantaggiosa quando si debbano estrapolare dati metrici da contratti o comunque atti redatti prima della venuta ad obsolescenza di tali riferimenti; il caso, invero, non è infrequente soprattutto in materia di diritto immobiliare, come si verificò copiosamente quando negli anni trenta si procedette alla liquidazione degli usi civici o quando, nel dopoguerra, si diede attuazione alla riforma del Catasto.

In Italia dal 1982 il Sistema Internazionale è il sistema legale di misura da adoperarsi obbligatoriamente.[41] Dal 31 dicembre 2009 l'uso di tutte le unità di misura non comprese nel Sistema Internazionale è vietato, ad esclusione di alcuni settori specifici (navigazione marittima e aerea, traffico ferroviario).[42]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Melchiorre Delfico, Memoria sulla necessita di rendere uniformi i pesi, e le misure del Regno, 1787.
  2. ^ Marco Terenzio Varrone, Dell'agricoltura, 1795.
  3. ^ Cfr. Tucci 1973, pp. 590 e ss.
  4. ^ Cfr. Tucci 1973, p. 591.
  5. ^ Cfr. Kula 1987, pp. 28 e ss.
  6. ^ Cfr. Kula 1987, pp. 44 e ss.
  7. ^ Kula 1987, pp. 76 e ss.
  8. ^ Caterina Santoro, I registri dell'Ufficio di Provvisione e dell'Ufficio dei Sindaci, Milano, 1929-1932, pp. 498-499.
  9. ^ Statuta victualium civitatis et ducatus Mediolani, 1621, p. 34.
  10. ^ Statuti di Como del 1335. Volumen magnum, vol. 3, 1957, p. 35.
  11. ^ Pietro Rocca, Pesi e misure antiche di Genova e del Genovesato, 1871, pp. 88-89.
  12. ^ Finetto Oberti, Aggiustamento universale, 1667.
  13. ^ Andrea Metrà, Il mentore perfetto de' negozianti, 1793-1797, SBN IT\ICCU\UBOE\001491.
  14. ^ Girolamo Cristiani, Delle misure d'ogni genere antiche, e moderne, 1760.
  15. ^ Giagnacovo 2014, pp. 9-10.
  16. ^ Francesco Balducci Pegolotti, La pratica della mercatura (PDF), a cura di A. Evans, 1936.
  17. ^ Giagnacovo 2014, p. 13.
  18. ^ Zibaldone da Canal, su Beinecke Digital Collections.
  19. ^ Alfredo Stussi (a cura di), Zibaldone da Canal, manoscritto mercantile del XV secolo, 1967.
  20. ^ Giovanni da Uzzano, La pratica della mercatura, 1766.
  21. ^ Giorgio Chiarini, Libro che tratta di mercanzie et usanze dei paesi, 1481.
  22. ^ Giagnacovo 2014, p. 22.
  23. ^ Cfr. Tucci 1973, pp. 597 e ss.
  24. ^ Copernico e la questione copernicana in Italia, 1996, p. 234.
  25. ^ E. Develey, Arithmétique d'Emile, 1802, p. 467.
  26. ^ Multedo, Rapporto, presentato alla Commissione straordinaria di Governo, sul nuovo Sistema metrico, 1801.
  27. ^ Vassalli Eandi, Saggio del sistema metrico della Repubblica francese col rapporto delle sue misure a quelle del Piemonte., 1802.
  28. ^ Atti della sesta Riunione degli scienziati italiani : tenuta in Milano nel settembre del MDCCCXLIV, Milano, coi tipi di Luigi di Giacomo Pirola, 1845, p. 75.
  29. ^ Giuseppe Cadolini, Sulle condizioni dell'odierna metrologia italiana; necessità di una riforma e mezzi di conseguirla, in Giornale dell'I.R. Istituto lombardo di Scienze, Lettere ed Arti, 1845, pp. 351-367.
  30. ^ Atti della settima Adunanza degli scienziati italiani : tenuta in Napoli dal 20 di settembre a' 5 di ottobre del MDCCCXLV, Napoli, nella Stamp. del Fibreno, 1846.
  31. ^ Tavole comparative frà i pesi e misure del sistema metrico decimale ed i pesi e misure antiche del Regno di Sardegna, Cagliari, 1845.
  32. ^ Raccolta delle leggi, regolamenti, istruzioni, circolari ed altri provvedimenti, Torino, 1854, p. 192.
  33. ^ Raccolta delle leggi, regolamenti, istruzioni, circolari ed altri provvedimenti, Torino, 1854, p. 318.
  34. ^ Raccolta delle leggi, regolamenti, istruzioni, circolari ed altri provvedimenti, Torino, 1854, p. 338.
  35. ^ Collezione generale delle leggi, costituzioni, editti, proclami ecc. per gli Stati estensi, 1851, pp. 129-130.
  36. ^ Collezione generale delle leggi, costituzioni, editti, proclami ecc. per gli Stati estensi, 1855, pp. 148-149.
  37. ^ Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, 1861.
  38. ^ a b Tavole di ragguaglio dei pesi e delle misure già in uso nelle varie Provincie del Regno col sistema metrico decimale, Roma, 1877.
  39. ^ Tavole di riduzione delle misure e pesi toscani alle misure e pesi analoghi del nuovo sistema metrico dell'impero francese, 1809.
  40. ^ Si veda ad esempio Usi e consuetudini, su Camera di Commercio di Roma. URL consultato il 4 luglio 2016.
  41. ^ D.P.R. n. 802/1982 (PDF), su Camera di Commercio di Bologna. URL consultato il 12 agosto 2016.
  42. ^ Decreto 29 ottobre 2009 Attuazione della direttiva 2009/3/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 marzo 2009 che modifica la direttiva 80/181/CEE del Consiglio sul riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri riguardo alle unità di misura. Decreto 148/09, su Camera dei Deputati. URL consultato il 4 luglio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Giagnacovo, Appunti di metrologia mercantile genovese, Bologna, 2014, ISBN 978-88-6655-682-4.
  • Witold Kula, Le misure e gli uomini dall'antichità a oggi, Bari, 1987, ISBN 88-420-2864-9.
  • Emanuele Lugli, Unità di misura. Breve storia del metro in Italia, Bologna, 2014, ISBN 978-88-15-25273-9.
  • Ugo Tucci, Pesi e misure nella storia della società, in Storia d'Italia, vol. 5.1, Torino, 1973.
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