Juglans regia
|
|
|||
|---|---|---|---|
Juglans regia |
|||
| Stato di conservazione | |||
|
|||
| Classificazione Cronquist | |||
| Dominio | Eukaryota | ||
| Regno | Plantae | ||
| Sottoregno | Tracheobionta | ||
| Superdivisione | Spermatophyta | ||
| Divisione | Magnoliophyta | ||
| Classe | Magnoliopsida | ||
| Sottoclasse | Hamamelididae | ||
| Ordine | Juglandales | ||
| Famiglia | Juglandaceae | ||
| Genere | Juglans | ||
| Specie | J. regia | ||
| Classificazione APG | |||
| Ordine | Fagales | ||
| Famiglia | Juglandaceae | ||
| Nomenclatura binomiale | |||
| Juglans regia L., 1753 |
|||
Il noce da frutto o noce bianco (Juglans regia L., 1753) è il rappresentante più conosciuto e più importante dal punto di vista economico del genere Juglans, appartenente alla famiglia Juglandaceae.
Indice |
Storia [modifica]
Reperti archeologici indicano che i frutti del noce venivano utilizzati come alimento già 9000 anni fa. Le prime testimonianze scritte risalgono a Plinio il Vecchio e Columella. Relazioni di Plinio nel suo Naturalis historia testimoniano l'importazione del noce in Europa da parte dei greci tra il VII e il V secolo a.C. dall'Asia minore.
Infatti, ci sono riscontri sulla presenza del noce già dall'era Terziaria in Europa. A seguito delle glaciazioni, alcuni esemplari sono riusciti ad arrivare nel bacino del Mediterraneo. Dunque, l'areale di distribuzione del noce nell'età quaternaria si estendeva dalla penisola balcanica fino all'Asia centrale. Sono ancora oggi presenti dei caratteristici boschi puri di noce in Kirghizistan, sulla catena montuosa Tien Shan.
Descrizione [modifica]
Il noce è un albero vigoroso e caratterizzato da un tronco solido, alto, dritto e con un portamento maestoso e presenta radici robuste inizialmente fittonanti e a maturità espanse e molto superficiali. Può raggiungere i 30 metri di altezza.
Le foglie sono caduche, composte ed alterne. È una pianta monoica in cui i fiori maschili sono riuniti in amenti penduli, lunghi 10-15 cm, con numerosi stami, che appaiono sui rami dell'anno precedente prima della comparsa delle foglie. I fiori unisessuali femminili si schiudono da gemme miste dopo quelli maschili (proterandria), sono solitari o riuniti in gruppi di 2-3, raramente 4, appaiono sui nuovi germogli dell'anno, contemporaneamente alle foglie.
Il frutto è una drupa, composta dall'esocarpo (mallo) carnoso, fibroso, annerisce a maturità e libera l'endocarpo legnoso, cioè la noce vera e propria, costituita da due valve che racchiudono il gheriglio con elevato contenuto in lipidi.
Distribuzione e habitat [modifica]
Il noce è stato introdotto in Europa tra il VII e il V secolo a.C. e in America nel XVII secolo da coloni inglesi. Il noce è una pianta cosmopolita ed è presente in quasi tutti gli ambienti temperati. Le nazioni che vantano una buona presenza di Juglans regia sono la Francia, la Grecia, la Bulgaria, la Serbia e la Romania in Europa; la Cina in Asia; la California (maggior produttore mondiale di noci) in America settentrionale e il Cile in America latina. Ultimamente si è diffuso anche in Nuova Zelanda e nella parte sud-orientale dell'Australia. In Italia, è diffuso soprattutto in Campania, che produce oltre l'80% della produzione nazionale di frutto. Esistono diffusioni spontanee in tutta Italia ed impianti specializzati da frutto e da legno sono molto diffusi nella pianura padana, e in centro Italia. In Campania è molto diffusa in impianti misti con noccioli e in agrumeti.
Coltivazione [modifica]
Il noce comune (Juglans regia) tollera bene suoli debolmente acidi e calcarei, mentre il noce nero (Juglans nigra) necessita di terreni freschi e leggermente acidi. Il noce è un albero di facile coltivazione, ma il terreno su cui è coltivato deve essere ricco di sostanza organica. Bisogna prestare particolare attenzione all'apporto idrico nel mese di giugno, perché, in caso di mancanza d'acqua, i frutti risulteranno piccoli. L'acqua in tarda primavera è fondamentale anche perché è il momento dell'induzione fiorale (i futuri fiori dell'anno successivo). Siccità o gelate tardive in questo momento comprometterebbero il raccolto dell'anno successivo. Gli alberi coltivati sono innestati e cominciano a produrre al quinto-sesto anno. Sono in piena produzione dal 25º anno ai 70 anni. Il noce nero è talvolta usato come portinnesto perché resiste alla muffa soprattutto nelle zone umide.
Il noce produce lo juglone che, per allopatia, risulta tossico per altre specie di piante e non ne permette la crescita nei pressi del noce.
Colture [modifica]
- Sorrento (principale varietà in coltura specializzata in Italia)
- Franquette (Francia)
- Mayette
- Serr (California)
- Hartley
- Payne
Avversità [modifica]
Tra le malattie da funghi rivestono importanza il mal nero (causato da Phytophthora cactorum) e l'antracnosi (causata da Gnomonia juglandis). I parassiti animali più importanti appartengono alla classe degli insetti e sono due lepidotteri, Cydia pomonella e Cydia splendana, e un coleottero, il maggiolino (Melolontha melolontha).
Usi [modifica]
Il noce è largamente coltivato per i suoi molteplici usi:
Legno [modifica]
Produce un legno duro, piacevolemente venato e dal colore caratteristico per la produzione di mobili, commercialmente noto in Italia come Noce nazionale.
Frutti [modifica]
Le noci sono prevalentemente consumate come frutta secca. Possono tuttavia essere tritate per ottenere un olio alimentare, che purtroppo tende ad irrancidire, l'olio di noci.
Le noci vengono usate anche per la produzione di vino di noci. Per questo uso, per ora ancora di nicchia, si richiede la raccolta dei frutti molto giovani (verso la fine di giugno).
Il mallo delle noci non completamente mature è usato anche per la produzione di nocino, liquore diffuso in Europa.
Foglie e germogli [modifica]
Vengono usati per la produzione del vino di noci, facendoli macerare nell'alcool come base del vino.
Usi terapeutici [modifica]
In passato il noce è stato molto utilizzato nel trattamento degli eczemi cronici, dell'artrite urica, attualmente le sue foglie, assunte per via orale (infuso, decotto, tisana), sono ancora ritenute utili nelle malattie del ricambio quali diabete, gotta e obesità; la pianta favorisce la diuresi, stimola la funzione epatica ed è utile nelle affezioni reumatiche e nel rachitismo.[2]
Per uso esterno è utilizzato contro le infiammazioni delle vie genitali femminili; gli impacchi del decotto delle foglie sono efficaci contro la congiuntivite, le dermatosi.[2]
L'olio di mallo di noce esercita una funzione protettiva contro i raggi solari, grazie alla presenza dello juglone.
Curiosità [modifica]
Per aprire il gheriglio intero, è sufficiente lasciare le noci a bagno in acqua salata per una notte, quindi schiacciare il guscio con precauzione.
Produzione [modifica]
Produzione mondiale: 7.000.000 q, con la seguente suddivisione:
Note [modifica]
- ^ Juglans regia. In: IUCN 2012. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2012.2
- ^ a b "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.26-27
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Juglans regia
Wikispecies contiene informazioni su Juglans regia
Questa voce è inclusa nel libro di Wikipedia Botanica farmaceutica.