Il colore viola

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Il colore viola
Il colore viola.jpg
Una delle scene iniziali del film
Titolo originale The Color Purple
Paese di produzione USA
Anno 1985
Durata 148 min.
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Steven Spielberg
Soggetto dal romanzo omonimo di Alice Walker
Sceneggiatura Menno Meyjes
Produttore Steven Spielberg, Kathleen Kennedy, Quincy Jones, Frank Marshall
Fotografia Allen Daviau
Montaggio Michael Kahn
Musiche Quincy Jones
Scenografia J. Michael Riva
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Sei brutta, sei povera, sei negra, sei una donna: non sei niente di niente! »

Il colore viola (The Color Purple) è un film drammatico del 1985 diretto da Steven Spielberg con protagonista Whoopi Goldberg. Del cast fanno parte anche Danny Glover, Margaret Avery e Oprah Winfrey. Il film è incentrato su personaggi femminili, e tratta soprattutto di argomenti come abusi sessuali, razzismo e coraggio delle donne violentate. Il soggetto è liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Alice Walker.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sud degli Stati Uniti, inizio del 1900: Celie è una ragazzina di quattordici anni che a seguito delle violenze subite da parte del padre dà alla luce due bambini, un maschio e una femmina, che le vengono brutalmente strappati. Il padre la fa sposare a un uomo che le usa violenza ma ad un certo punto arriva da loro la sorella Nettie, che ha deciso di scappare di casa in seguito alle molestie sessuali che il padre le rivolge. Nettie è l'unica persona al mondo da cui Celie si senta amata e che ama profondamente a sua volta.
Nettie insegna a Celie a leggere e a scrivere ma è insospettita da certi atteggiamenti di Albert, il marito della sorella: questi infatti rivolge anche verso di lei le sue attenzioni morbose. Un giorno Albert decide di mettere in atto le sue fantasie, incontrando però la reazione di Nettie, che di conseguenza viene scacciata dalla casa e dalla terra dell'uomo, con immenso dolore delle due sorelle. Andandosene, Nettie ripete più volte alla sorella che le avrebbe scritto e che solo la morte avrebbe potuto impedirglielo.
Passano gli anni, e seppur Albert riceva lettere da Nettie, egli le nasconde e non una sillaba scritta dalla sorella perviene a una Celie ormai divenuta adulta. Uno dei figli del suo deplorevole marito, Harpo, porta una ragazza a conoscere suo padre con l'intenzione di sposarla: si tratta di Sofia, una giovane che da una vita lotta per dimostrare di non essere inferiore né agli uomini in quanto donna, né ai bianchi in quanto nera. Nonostante il dissenso di Albert e grazie al suo carattere forte e prepotente, Sofia riesce a sposare Harpo. Nella loro convivenza a dominare è il sesso femminile, quindi Albert consiglia a Harpo di picchiare Sofia per ristabilire la sua autorità; il figlio non si convince e chiede consiglio a Celie che, abituata alle continue violenze subite dal suo orribile marito, finisce per dirgli la stessa cosa. Quindi si dirige da Sofia intenzionato a farsi valere in quel modo; questa, capite in anticipo intenzioni di suo marito, gli fa un occhio nero. Di conseguenza Sofia litiga con Celie e questa non riesce proprio a capirne il motivo: lei ha continuamente subito abusi e maltrattamenti e non ha alcuna idea di cosa siano l'amore, l'affetto e l'amicizia. Nonostante ciò Harpo e sua moglie si riappacificano, anche se dopo molti anni litigano ancora e lei decide di andarsene.
Allo stesso tempo nella contea arriva una donna di nome Shug Avery, cantante e ballerina nonché ex amante di Albert; questi la ospita senza alcun dissenso da parte della moglie, poiché Celie è molto ingenua e non ha idea di cosa siano in realtà un marito e una moglie. Shug è la figlia del pastore della contea ma non parla con suo padre da tanti anni, egli l'ha diseredata considerandola una peccatrice libertina con figli sparsi ovunque. Dopo un inizio burrascoso tra Celie e Shug nasce una certa amicizia tanto che Celie le confessa di essere felice della sua presenza, anche perché quando Albert la ospita, per fare bella figura, non la picchia. Infatti, Celie dice a Shug che la picchia perché non è lei.
Arriva però il giorno in cui Shug decide di tornare a girovagare nelle sue azzardate tournée e seppur Celie, ormai fortemente legata a lei, voglia partire con lei per Memphis, non trova il coraggio di chiederglielo, a causa dello sguardo severo di suo marito. È settembre, Celie rimane nuovamente sola.

Poco dopo mentre stanno facendo la spesa, Sofia e i suoi bambini incontrano il sindaco e sua moglie Miss Millie, una donna altezzosa e vuota, che le chiede di diventare la sua cameriera; forte del suo orgoglio Sofia rifiuta in modo colorito e Miss Millie rimane di sasso tanto da far riavanzare la sua proposta dal marito che però riceve la stessa identica risposta. Ricevuto uno schiaffo dal sindaco, la bellicosa Sofia risponde con un pugno al primo cittadino. Il risultato è l'essere rinchiusa in carcere per otto anni, ove viene picchiata e maltrattata. Passano gli anni e Sofia esce di galera per entrarne in una più atroce: viene costretta ad essere la nuova cameriera di Miss Millie. La detenzione ha annichilito Sofia: ingrigita, zoppa, con un occhio storto, ha perduto tutta la propria forza di combattere.

Il giorno di Natale Sofia viene portata a casa sua per rivedere i suoi figli e la sua famiglia, ma con la scusa di non sentirsi sicura nel tornare da sola in macchina, la crudele Miss Millie la strappa all'abbraccio dei suoi cari e la riporta con sé. Allo stesso tempo, dopo quegli otto anni torna anche Shug che nel frattempo si è sposata ed è benestante. Soggiorna col nuovo marito a casa di Albert dove ritrova la stessa Celie, maltrattata e sola. Un giorno arriva la posta ed è Shug che la va a prendere. Tra le lettere ne trova una di Nettie e, approfittando dell'ubriachezza degli uomini, la consegna a Celie. Ella finalmente scopre che sua sorella è viva e sta bene, che risiede in Africa, con Adam ed Olivia (i figli nati dai rapporti con colui che credeva suo padre, ma che in realtà è il patrigno) e che insegna ai bambini africani a leggere e scrivere. Approfittando della lontananza dei mariti Shug e Celie vanno alla ricerca delle lettere di Nettie: sotto un'asse di legno nella camera del marito ne trovano a decine. Leggendole per Celie si apre un mondo nuovo che non conosceva e comincia a ricostruire la propria dignità. Arriva il giorno in cui decide di uccidere Albert con il rasoio mentre gli fa la barba ma Shug riesce a fermarla giusto in tempo.
È durante una cena in cui sono presenti Albert e i suoi figli, Celie, Shug e suo marito, Harpo, Sofia e i suoi figli, Squeak (una ragazza che da molti anni è amante di Harpo) ed il padre di Albert, che Shug rivela ad Albert la sua intenzione di partire e di portare con sé a Memphis anche Celie. Di fronte all'ennesimo tentativo di trattenerla, maledice il marito: tutto quello che le ha fatto ricadrà su di lui e tutto ciò che pensa si tramuterà in polvere; il discorso ridesta l'animo ribelle di Squeak che decide di partire per Memphis a sua volta per tentare una carriera di cantante. Sofia si ridesta in quel momento dall'abulia di cui era preda, prende le redini della famiglia per ritornare poi con Harpo.
Albert rimane solo, la casa ed egli stesso vanno in rovina ma inizia a maturare in lui il pentimento per la cattiveria nei confronti di Celie. L'occasione per redimersi giunge quando - trovata tra la posta una lettera dell'ufficio immigrazione statunitense in cui si chiede il rientro negli Stati Uniti di Nettie, Adam ed Olivia - mette a disposizione il proprio denaro per fare ricongiungere Celie alla sua famiglia. Con Albert che guarda da lontano la scena, le due sorelle si ricongiungono e Adam e Olivia finalmente incontrano la loro vera madre.

Frasi dal film[modifica | modifica wikitesto]

  • «Cantiamo, gridiamo, balliamo per farci amare.»
Shug Avery
  • «La vita finisce presto, il paradiso è eterno...»
Celie

Produzione e Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Con un budget di circa 15 milioni di dollari, il film di Spielberg ha incassato oltre 98 milioni di dollari negli Stati Uniti. Le riprese si sono svolte tra giugno e agosto 1985.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film non vinse alcun Premio Oscar (su 11 nomination), record negativo condiviso con Due vite, una svolta, nell'edizione del 1978.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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