Harry's Bar

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Harry's Bar
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Stato Italia Italia
Fondazione 1931 a Venezia
Chiusura in attività
Sede principale Calle Vallaresso, 1323
Persone chiave Giuseppe Cipriani
Prodotti cocktail Bellini, il carpaccio

L'Harry's Bar è uno storico locale pubblico della città di Venezia, Italia, dichiarato nel 2001 patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali[1].

È di proprietà di Cipriani SA. Il bar/ristorante si trova a Venezia in Calle Vallaresso, 1323 (a ovest di Piazza San Marco).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il bar venne fondato nel 1931 da Giuseppe Cipriani.

Il nome del bar, come raccontò lo stesso Giuseppe Cipriani[2], deriva da quello del giovane studente americano Harry Pickering che, trasferitosi negli anni venti a Venezia con una zia per tentare di curarsi da un inizio di alcolismo, venne da questa piantato in asso con pochissimi soldi dopo un litigio. Giuseppe Cipriani, all'epoca barman nell'hotel in cui risiedeva l'americano, impietosito dalla vicenda prestò al giovane 10.000 lire, somma considerevole per l'epoca, per consentirgli di rientrare in patria. Qualche anno dopo, il giovane, guarito dall'alcolismo, tornò a Venezia e, rintracciato Cipriani, in segno di gratitudine gli restituì l'intera somma aggiungendovi 30.000 lire perché potesse aprire una sua attività in proprio. Cipriani decise quindi di chiamare il suo locale "Harry's Bar" in onore del suo benefattore, inaugurando la sua attività il 13 maggio 1931[2]

L'interno dell'Harry's Bar

Il nucleo originale era un fondo di quarantacinque metri quadrati, situato a ridosso di Piazza San Marco, all'imbocco della Calle Vallaresso dal lato del Canal Grande, nella stessa locazione attuale. All'epoca non era stato ancora costruito il ponte che consente il collegamento diretto con la Piazza e quindi il bar era posizionato in una strada senza uscita, cosa che Cipriani giudicò positiva perché così avrebbe avuto una clientela che sarebbe venuta lì apposta invece che clienti casuali[2].

Il locale, che fungeva sia da bar che da ristorante, ebbe un immediato successo, soprattutto da parte di una clientela intellettuale e aristocratica, che all'epoca aveva in Venezia una delle sue mete privilegiate. Il primo (rimasto anche l'unico)[2] libro degli ospiti contiene tra le altre le firme di Rino Amato, Arturo Toscanini, Georges Braque, Truman Capote, Charlie Chaplin, Peggy Guggenheim, Barbara Hutton, Somerset Maugham, Grégoire Hetzel, Barbara Carlotti, Mauro Gioia, Orson Welles.[3]

Il tipo di clienti che frequentavano il bar procurò anche qualche problema con le autorità fasciste dell'epoca, che lo vedevano con sospetto considerandolo un punto di incontro per omosessuali e ricchi ebrei. Quando il regime emanò le leggi razziali del 1938, Cipriani ricevette l'ordine di esporre il cartello di non ammissione degli ebrei, ordine che in qualche modo aggirò appendendo il cartello non all'ingresso del bar ma sulla porta della cucina[2].

Durante la seconda guerra mondiale, il bar venne confiscato e trasformato in mensa per i marinai. Alla fine delle ostilità il bar riprese la sua attività regolare. Durante l'inverno tra il 1949 e il 1950 lo scrittore americano Ernest Hemingway divenne un cliente fisso, al punto da avere un tavolo personale esclusivo, stringendo anche un rapporto di amicizia con Cipriani. All'epoca stava finendo la stesura del suo romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi, in cui l'Harry's Bar è citato numerose volte.

La gestione del bar, dopo il ritiro di Giuseppe Cipriani, è passata al figlio Arrigo che da ottant'anni continua ad accogliere la propria clientela e a mantenere l'alto standard qualitativo dell'Harry's Bar.

Specialità celebri[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Cipriani ha ideato per la sua clientela tutta una serie di ricette originali, sia per quanto riguarda i cocktail che per quanto riguarda la ristorazione.

Le due creazioni più celebri, che hanno raggiunto una notorietà internazionale, sono il cocktail Bellini[4] e il carpaccio.

Il locale è stato citato da Fabrizio De Andrè nel brano "Rimini" dell'omonimo album del 1978.

L'Harry's Bar è inoltre citato da Paolo Conte nel brano Hemingway, contenuto nell'album "Appunti di viaggio": nel pezzo lo scrittore americano, cliente abituale del locale, si abbandona ad una serie di immagini e suggestioni, interrotto solo dal barista che nel finale della canzone gli chiede semplicemente, in francese: "...Et alors, Monsieur Hemingway...ça va?...

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Sito ufficiale del gruppo Cipriani
  2. ^ a b c d e (EN) Sito Harry's Bar
  3. ^ Venezia, p. 202
  4. ^ (EN) Ricetta del Bellini dal sito Harrysbar.com

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Venezia, Turing Club Italiano, Milano 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]