Di là dal fiume e tra gli alberi

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Di là dal fiume e tra gli alberi
Titolo originale Across the River and Into the Trees
Autore Ernest Hemingway
1ª ed. originale 1950
Genere romanzo
Lingua originale inglese

Di là dal fiume e tra gli alberi (Across the River and Into the Trees) è un romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway pubblicato a New York dall'editore Scribner il 7 settembre 1950. Il titolo è tratto dalle ultime parole del generale confederato Stonewall Jackson.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Scorcio invernale della laguna di Caorle, cui si ispirò Hemingway
« Quattro barche risalivano il canale principale verso la grande laguna a nord... Era tutto ghiacciato, gelato di fresco durante il freddo improvviso della notte senza vento.[1] »

Nell'alba fredda di una domenica d'inverno, sulla laguna ghiacciata quattro imbarcazioni si stanno recando alle botti per la caccia alle anatre. Su una di queste si trova il cinquantenne colonnello Richard Cantwell, che è di stanza a Trieste.

Il colonnello era partito il venerdì precedente con la sua grossa Buick per Trieste. Mentre percorreva la strada per raggiungere Venezia, fu assalito dai ricordi della prima guerra mondiale e ritrovò il luogo dove allora era stato ferito. Aveva combattuto anche nella seconda guerra mondiale e, pluridecorato, è considerato un eroe; lui tuttavia non si sente più un soldato, ma un semplice uomo in uniforme.

Il colonnello ha una relazione con una diciannovenne veneziana, Renata, alla quale racconta, quasi come in una sorta di terapia psicanalitica, le vicende della guerra. Nonostante la grande differenza di età fra i due, la relazione riesce a dare al colonnello serenità e gioia, ma è ben consapevole che i suoi problemi cardiaci non gli danno molto tempo da vivere.

Quando sente avvicinarsi la morte, il colonnello si fa accompagnare dal suo autista nel luogo dove era stato ferito tanti anni prima, e dopo aver lasciato le ultime consegne, rimane lì ad aspettare la fine.

Stile narrativo[modifica | modifica sorgente]

L'inizio della carriera letteraria di Hemingway come scrittore di racconti ha insegnato a quest'ultimo a "ottenere il massimo dal minimo", a rendere il linguaggio conciso, in modo da moltiplicare l'intensità della narrazione e dire nient'altro che la verità pur raccontando molto più che la verità. Questo stile narrativo, noto come teoria Iceberg, consente ad Hemingway di descrivere eventi quotidiani senza apparentemente connotarli di significati secondari, quando invece tali fatti non son altro che rappresentazione simbolica di ciò che accade dentro l'animo dei personaggi del romanzo. La teoria Iceberg è anche indicata come "teoria di omissione". Backer definisce Di là dal fiume e tra gli alberi un "romanzo lirico- poetico", nel quale ogni scena ha in realtà una verità di fondo presentata sotto forma di simbolismo. Secondo Meyers un chiaro esempio di omissione è rappresentato dalla figura di Renata, la quale subisce gravi traumi con la perdita del padre e della casa in cui è cresciuta; Hemingway però di tale evento fa solo un breve accenno, costringendo il lettore a dedurre da sé ciò che accade dentro l'animo del personaggio.

Di là dal fiume e tra gli alberi è un romanzo in cui spazio e tempo si fondono: Cantwell è trascinato in un lungo flashback attraverso l'espressione "ragazzo", che nella narrazione funge da ponte tra tempo presente e tempo passato. Il dialogo, dunque, è sempre al tempo presente nonostante ci si riferisca al passato ed il termine "adesso", secondo Stoltzfus, si ripete appunto per "rafforzare l'illusione".

Temi[modifica | modifica sorgente]

Cantwell è un ufficiale militare di cinquant'anni innamorato della giovane veneziana Renata; egli soffre di problemi cardiaci ed è proprio a causa della sua età e della sua fragilità fisica che ha una relazione con la ragazza veneta, cercando così la giovinezza ed immortalità che anche lui provava qualche decennio fa. Il rapporto tra Cantwell e Renata, afferma Meyers (biografo di Hemingway), non rappresenta altro che la relazione sentimentale che lo stesso Hemingway aveva avuto con l'adolescente nobildonna veneziana Adriana Ivancich, le cui qualità fisiche sono quasi identiche a quelle che lo scrittore attribuisce a Renata, descrivendola nel romanzo.

Il biografo dell'autore Carlos Backer crede che Hemingway in quest'opera abbia focalizzato il tema delle "tre età dell'uomo", oltre ad aver finalmente reso chiare ed obiettive le sue traumatiche esperienze belliche giovanili. Backer inoltre trova numerose analogie tra l'opera di Thomas Mann "Morte a Venezia" e quella di Hemingway: entrambe sono ambientate a Venezia, la prima si svolge in estate, la seconda d'inverno; entrambi i protagonisti affrontano la morte, cercando un conforto di fronte ad essa in un personaggio più giovane.

Cantwell è dipinto dall'autore come un uomo antipatico, che spesso rievoca il passato, al contrario di Renata che vive solo nel presente; in lui inoltre convivono in un rapporto conflittuale due anime distinte: il duro soldato che combatté nella Prima guerra mondiale e l'amico e tenero amante della giovane Renata.

Charles Oliver sottolinea l'importanza del tema della morte nelle opere di Hemingway ed in questa in particolare, nella quale Cantwell mantiene il controllo sulla propria vita anche di fronte ad eventi terribili. Spesso i personaggi hemingwayani trovano la redenzione dai loro peccati al momento del trapasso e questo processo può essere interpretato come una forma di esistenzialismo. Cantwell inoltre rimane lucido e con un'integra dignità anche poche ore prima di morire: egli è felice d'aver salutato per l'ultima volta l'amata Renata ed allo stesso tempo è felice che essa molto probabilmente sposerà il conte Alvarito, anch'esso innamorato della giovane veneziana.

Come già detto, Meyers afferma che ci siano parallelismi tra la vita di Hemingway ed il protagonista Cantwell, ma trova allo stesso tempo più somiglianze tra quest'ultimo e "Chink" Dorman Smith: amico dell'autore, la cui carriera militare fu minata a causa della sua retrocessione di grado (come accade a Cantwell). Benson crede inoltre che Hemingway abbia attuato collegamenti tra la sua vita e quella di Cantwell per poter parlare della vita in generale.

Contesto e pubblicazione[modifica | modifica sorgente]

Hemingway parlò per la prima volta di "Di là dal fiume e tra gli alberi" al suo amico, e giornalista del Cosmopolitan Magazine, A. E. Hotchner nel 1948 a Cuba. Il Cosmopolitan successivamente pubblicò in cinque edizioni l'articolo scritto da Hotchner.

Nei due anni seguenti Hemingway lavorò alla sua nuova opera in quattro luoghi diversi: l'inverno del 1949 ne stese una prima bozza a Cortina D'Ampezzo, in Italia; successivamente continuò il lavoro nella sua casa a Cuba; finì quindi il progetto a Parigi e completò le ultime revisioni a Venezia nell'inverno del 1950.

Il primo incontro con l'adolescente Adriana Ivancich ( che ispirò il personaggio di Renata nel libro) avvenne nell'autunno del 1948, mentre lo scrittore era impegnato in una caccia alle anatre con un suo amico aristocratico. Ma fu dopo esser andato a Cortina a sciare, dove sua moglie si ruppe una caviglia, che Hemingway, annoiato, iniziò a scrivere il libro. In primavera si recò a Venezia, dove approfondì la conoscenza della giovane Adriana, tanto da intrattenere con lei nei mesi seguenti una fitta corrispondenza, mentre continuava a lavorare al romanzo nella sua Cuba.

La stessa Ivancich disegnò la prima copertina di "Di là dal fiume e tra gli alberi" nel 1950. L'opera fu poi pubblicata da Scribner il 7 settembre dello stesso anno, con una prima edizione di 75000 copie, dopo una campagna pubblicitaria che enfatizzò il romanzo come primo libro di Hemingway pubblicato dopo dieci anni di silenzio letterario- l'ultima opera era stata "Per chi suona la campana" del 1940.

Recensioni[modifica | modifica sorgente]

In più di 150 pubblicazioni "Di là dal fiume e tra gli alberi" non ha ricevuto un'accoglienza entusiasta da parte della critica. Esso infatti è stato definito un romanzo troppo emotivo, con una trama statica ed una prosa involuta rispetto alle precedenti opere di Hemingway, un'autobiografia inadatta dell'autore, che presenta Cantwell come triste e fragile soldato. Hemingway, secondo Backer, era "profondamente ferito dalle recensioni negative", specialmente perché sapeva che conoscenti ed amici a lui vicini erano fondamentalmente d'accordo con la maggior parte dei giudizi poco entusiasti del libro; anche la moglie Maria disapprovava il romanzo ed a suo tempo dichiarò: "...Ho tenuto la bocca cucita. Nessuno mi aveva eletto recensore di mio marito".

Non mancano però anche le valutazioni positive. John O'Hara ad esempio scrisse sul New York Times che Hemingway era il più importante scrittore vivente, il più talentuoso dopo Shakespeare, e che "Di là dal fiume e tra gli alberi" era un'altra sua memorabile opera. Anche Tennessee Williams sempre nel New York Times definisce il romanzo di Hemingway "il migliore e più onesto lavoro che abbia fatto", il quale merita di diventare un libro popolare nonostante i critici lo trattino piuttosto superficialmente. Generalmente "Di là dal fiume e tra gli alberi" ha ricevuto recensioni migliori dopo molti decenni rispetto ai primi tempi, quando era appena stato pubblicato.

Commento[modifica | modifica sorgente]

Il colonnello Cantwell è un cinquantenne (come l'Autore all'epoca in cui scrisse il romanzo), ferito nella prima guerra mondiale a Fossalta di Piave. È innamorato di una diciannovenne aristocratica veneziana.

Un romanzo crepuscolare, quasi un atto di amore nei confronti dell'Italia; i paesaggi lagunari descritti in questo libro sono un omaggio alla laguna di Caorle, dove Hemingway soggiornò, ospite di un barone veneziano che proprio nella cittadina veneta aveva diversi possedimenti. Comunque un insolito Hemingway, intimista, riflessivo, che si interroga forse su se stesso, quasi a fare un bilancio della sua esistenza. Un romanzo accolto freddamente dalla critica, che probabilmente all'epoca si aspettava qualcosa di diverso, dopo 10 anni dall'ultimo romanzo pubblicato.

Edizioni italiane[modifica | modifica sorgente]

  • Ernest Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi, traduzione di Fernanda Pivano, coll. Medusa, n. 492, Mondadori, 1965, p. 303.
  • Ernest Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi, traduzione di Fernanda Pivano, coll. Oscar, n. 460 (Oscar narrativa 189), Mondadori, 1973, p. 326, ISBN 88-04-10864-9.
  • Ernest Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi, traduzione di Fernanda Pivano, in Romanzi, vol. II, collana I Meridiani, Mondadori, 1993, pp. 847-1103, ISBN 88-04-36209-X.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ernest Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi, Mondadori, I Meridiani, 1993, pag. 851

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