Giuseppe Cobolli Gigli

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Giuseppe Cobolli Gigli
Giuseppe Cobolli Gigli.jpg

Ministro dei lavori pubblici del Regno d'Italia
Durata mandato 1935 –
1939
Presidente Benito Mussolini

Dati generali
Partito politico Partito Fascista

Giuseppe Cobolli Gigli (Trieste, 28 maggio 1892Malnate, 22 luglio 1987) è stato un politico italiano.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Ingegnere, dopo aver combattuto da irredentista nella prima guerra mondiale iniziò la carriera politica nel movimento fascista nel 1919, redigendo con lo pseudonimo di Giulio Italico l'opuscolo "Trieste, fedele di Roma"[1].

Giuseppe Cobolli Gigli in Sardegna nel 1938
Cobolli Gigli a Uolchefit

Dal 5 settembre 1935 al 31 ottobre 1939 è stato Ministro dei Lavori Pubblici nel Governo Mussolini, sovrintendendo alle grandi opere svolte nelle colonie italiane, argomento su cui poi scriverà il libro Strade imperiali, pubblicato nel 1938. Si è occupato soprattutto dello sviluppo della rete stradale in Etiopia.

Come ideologo fascista, Giuseppe Cobol[2] scrisse sulla rivista «Gerarchia»; nel settembre 1927, in un articolo dal titolo “Il fascismo e gli allogeni” in cui, secondo quanto riportato da Giacomo Scotti, Cobolli Gigli teorizzava la pulizia etnica della Venezia Giulia, attraverso la sostituzione delle popolazioni «allogene» autoctone con coloni italiani provenienti da altre provincie del Regno. Nello stesso articolo, a proposito di Pisino, riportava che “Il paese sorge sul bordo di una voragine che la musa istriana ha chiamato Foiba, degno posto di sepoltura per chi, nella provincia, minaccia con audaci pretese le caratteristiche nazionali dell'Istria.[3].

Controversia sulle origini[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Pietro Valente, Cobolli Gigli nacque dal maestro elementare e irredentista Nicolò Cobol (Capodistria 1861 – Trieste 1931), al quale Trieste ha dedicato un sentiero carsico (la Napoleonica) per la sua attività all’Alpina delle Giulie, ma soprattutto noto per essere riuscito a creare nella Trieste asburgica i ricreatori comunali. Il cognome Cobol sarebbe stato poi mutato in Cobolli durante il fascismo. L’aggiunta di Gigli al cognome sarebbe dovuta all'esperienza di combattente irredentista durante la prima guerra mondiale. Gli irredenti volontari combattenti nell’Esercito Italiano assumevano uno pseudonimo di battaglia al fine di proteggere le proprie famiglie, e parecchi lo aggiunsero, a guerra finita, al proprio cognome, come elemento d'onore[1] Sempre secondo Valente, i figli di Giuseppe Cobolli Gigli sarebbero:

  • Sergio, guardia marina su un mezzo anti sommergibile durante la seconda guerra mondiale
  • Antongiulio, ufficiale sul fronte russo, dove venne ferito in combattimento
  • Nicolò, pilota da caccia, caduto nei cieli della Grecia e decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria

Altre fonti, meno circostanziate, riportano Cobolli Gigli come proveniente da famiglia slava. Secondo Giacomo Scotti[3], "Un ministro dei Lavori Pubblici dell'era fascista Giuseppe Cobolli Gigli, figlio del maestro elementare sloveno Nikolaus Combol, classe 1863, italianizzò spontaneamente il cognome nel 1928, anche perché sin dal 1919 si era dato uno pseudonimo patriottico, Giulio Italico. Divenuto poi un gerarca, prese un secondo cognome, Gigli, dandosi un tocco di nobiltà". Secondo Federico Vincenti, il padre di Cobolli Gigli sarebbe stato lo sloveno Nikolaus Kobolj[4] Secondo Claudio Sommaruga, Cobolli Gigli sarebbe figlio del maestro elementare Nicolò Cobol di Capodistria, e avrebbe prima assunto lo pseudonimo di “Giulio Italico”[5] [6] fino ad italianizzare nel 1928 il cognome in Cobolli, a cui dopo esser diventato gerarca aggiunse un secondo cognome, Gigli[6].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Italico, Trieste, la fedele di Roma, Ed. Lattes, Torino 1919
  • Cobolli G., Grandi lavori nelle grotte di S. Canziano, Le vie d’Italia, Milano 1933: 471
  • Cobolli Gigli G., Provvedimenti idrici nella Venezia Giulia nel primo decennio fascista, Atti 1º Congr. Interregionale degli Ingegneri delle Tre Venezie, Trieste 1933: 125-130
  • Strade imperiali - Giuseppe Cobolli Gigli. - Milano: A. Mondadori, 1938. - 202 p., (38) c. di tav. : ill. ; 25 cm + 19 c. di tav. ripieg.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b La Sveglia, Settembre 2007
  2. ^ citato in Rolf Wörsdörfer, Krisenherd Adria 1915-1955:Konstruktion und Artikulation des Nationalen, [1]
  3. ^ a b Giacomo Scotti, "Il ricordo selezionato e la storia falsificata", in Daniela Antoni (a cura di), Revisionismo storico e terre di confine, Kappa Vu, Udine, 2007, disponibile su Tecalibri.info
  4. ^ Articolo di Federico Vincenti tratto dalla rivista dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, nel quale si parla di Cobolli Gigli / Kombol
  5. ^ Claudio Sommaruga, "RADICI FASCISTE DELLE “FOIBE” E PRIGIONIERI DI TITO", ANPI Pianoro
  6. ^ a b Claudio Sommaruga, Le foibe e i partigiani di tito tratto da "Rassegna", periodico dell' A.N.R.P. (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia dell’Internamento e della Guerra di Liberazione), di Marzo/Aprile 2007

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