Ca' d'Oro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo palazzo di Vicenza, vedi Ca' d'Oro (Vicenza).

Coordinate: 45°26′26.44″N 12°20′01.91″E / 45.440678°N 12.333865°E45.440678; 12.333865

Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ Doro
Ca' Doro: facciata sul Canal Grande
Ca' Doro: facciata sul Canal Grande
Tipo pittura, scultura
Data fondazione 1916
Fondatori Giorgio Franchetti
Indirizzo Cannaregio n. 3932 (Strada Nuova) - Venezia, Italia
Sito Galleria G. Franchetti alla Ca' Doro
La facciata dopo i lavori di G.B. Meduna
Cortile interno
Vera di pozzo rinascimentale in marmo brocatello del cortile interno

La Ca' d'Oro è un noto palazzo di Venezia, situato nel sestiere di Cannaregio e affacciato sul Canal Grande. Dal 1927 è adibito a museo come sede della Galleria Franchetti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1412 il mercante veneziano Marino Contarini acquistò dalla famiglia della moglie, Soradamor Zeno, una vasta proprietà presso il confino di Santa Sofia comprendente anche una costruzione di dimensioni tali da essere definita Domus Magna. La Ca' d'Oro derivò dalla ristrutturazione di questa fabbrica, iniziata attorno al 1421.

L'edificio non ebbe un unico progettista, ma fu il frutto del lavoro di più maestri, coordinati da Marino Contarini stesso. Tra di essi vi furono certamente Marco d'Amedeo, probabilmente direttore dei lavori, lo scultore milanese Matteo Raverti, i veneziani Giovanni e Bartolomeo Bono, i francesi Jean Charlier e Zuanne de Franza, tutti citati nei documenti di spesa a ancor oggi conservati,

Dopo la morte di Marino Contarini nel 1441 e in seguito a quella dell'unico figlio Piero, la Ca' d'Oro fu divisa tra le figlie di quest'ultimo, innescando, nei secoli successivi, una lunga serie passaggi di proprietà e di conseguenti alterazioni che ne mutarono la fisionomia, specialmente all'interno, proprio a causa delle differenti necessità abitative.

Solo verso la fine del XIX secolo la Ca' d'Oro, per decisione di Alessandro Trubetzkoi, il proprietario di allora, fu sottoposta ad un restauro di cui fu incaricato l'architetto Giovan Battista Meduna. Meduna modificò pesantemente la facciata ed anche l'interno del palazzo.

Nel 1894 l'intero edificio fu acquistato per 170.000 lire (un notevole esborso per l'epoca) dal barone Giorgio Franchetti, che volle intraprendere un attento restauro filologico dell'edificio, tentando di riportarlo il più possibile vicino alla morfologia quattrocentesca.

Fin da principio il suo scopo non fu quello di fare della Ca' d'Oro la sua abitazione, ma di ospitarvi la propria collezione di opere d'arte per renderla visitabile al pubblico.

Nel 1916 Franchetti stipulò un accordo con lo Stato Italiano nel quale si impegnò a cedere il palazzo al termine dei lavori in cambio della loro copertura finanziaria. Il 18 gennaio del 1927 venne inaugurato il museo intitolato "Galleria Giorgio Franchetti" alla memoria del barone, scomparso nel 1922.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione deriva dal fatto che in origine alcune parti della facciata erano ricoperte d'oro. Questa rifinitura faceva parte di una complessa policromia, oggi scomparsa, ritenuta uno dei massimi esempi del gotico fiorito a Venezia. Essa si caratterizza per la marcata asimmetria tra la parte sinistra, in cui si sovrappongono tre fasce traforate (portico per l'attracco delle barche al piano terra e loggiati ai piani superiori), e l'ala destra, in cui prevale la muratura rivestita di marmi pregiati con singole aperture isolate. Tale asimmetria non è dovuta alla mancanza di un'altra ala sinistra, ma fu una scelta dettata dallo stretto lotto disponibile: l'edificio non è quindi incompiuto. Nonostante ciò l'insieme è estremamente equilibrato, perché i pieni e i vuoti sono sapientemente bilanciati[1]. Nell'aspetto esteriore presenta diversi elementi di contatto con Palazzo Ducale (la cui attuale sistemazione esterna è infatti in parte coeva), come le forme del traforo del primo piano e la fascia merlata di coronamento.

Internamente l'edificio ha una pianta a forma di C articolata attorno ad una corte scoperta, al centro della quale è posizionata una grande vera di pozzo in marmo broccatello di Verona, realizzata da Giovanni e Bartolomeo Bono nel 1427, il quale vi scolpì su tre lati, tra un ricco fogliame, le allegorie femminili della Giustizia, della Fortezza e della Carità. Come consueto nelle dimore veneziane, alle ampie logge della facciata corrispondono all'interno dei lunghi saloni, detti portego che attraversano l'edificio in tutta la sua profondità.

Il pavimento marmoreo[modifica | modifica wikitesto]

Durante i lavori intrapresi da Giorgio Franchetti venne realizzato il pavimento marmoreo nel portico del piano terreno. Esso copre una superficie di 350 m² utilizzando le tecniche dell'opus sectile e dell'opus tessellatum. I motivi geometrici che compongono la decorazione si ispirano alle pavimentazioni medievali delle chiese della laguna veneta come la basilica di San Marco a Venezia, la basilica dei Santi Maria e Donato a Murano e la cattedrale di Santa Maria Assunta a Torcello. Molti sono però anche i punti di contatto con le decorazioni cosmatesche del XII e XIII secolo. Sono presenti anche temi desunti dal repertorio decorativo bizantino. Giorgio Franchetti disegnò personalmente le geometrie della pavimentazione e si impegnò anche nella sua realizzazione materiale. Da sottolineare è il fatto che per tale opera Franchetti scelse di non utilizzare marmi e pietre di cavatura moderna, ma di utilizzare le tipologie più note e preziose fin dall’antichità romana, tra cui il porfido rosso antico, il serpentino, il cipollino verde, il giallo antico, il pavonazzetto, il verde antico, il marmo luculleo e molti altri.

Il museo[modifica | modifica wikitesto]

La galleria ospita la collezione di opere d'arte raccolta da Giorgio Franchetti nella sua vita. In seguito alla donazione allo Stato italiano (1916) e in vista dell'allestimento del museo, alla collezione Franchetti furono affiancate alcune raccolte statali da cui provengono la maggior parte dei bronzi e delle sculture esposte, oltre a numerosi dipinti veneti e fiamminghi.

Tra le opere di maggior pregio vi sono il San Sebastiano di Andrea Mantegna, la Pietà con due angioletti di Marco Palmezzano, la Venere alla specchio e la Giuditta di Tiziano, vedute di Francesco Guardi, la Venere dormiente di Paris Bordone e ampie porzioni degli affreschi del Giorgione, provenienti dalla facciata del Fondaco dei Tedeschi di Venezia. Di Vittore Carpaccio sono tre teleri con le Storie della Vergine (1504-1508).

Oltre alle sale espositive, il museo ospita vari laboratori per la conservazione e il restauro di opere d'arte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999, pag. 11.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]