Arti marziali cinesi

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Arti marziali cinesi (Cinese: 中国武术, Pinyin: Zhōngguó wǔshù) letteralmente traducibile in 中国 Zhōngguó Cina, 武 guerra e 术 shù arte, è un nome collettivo con il quale si indica la totalità degli stili e dei metodi di arti marziali nate in Cina, patrimonio ed eredità della cultura e della tradizione del popolo cinese.

Indice

[modifica] La storia del termine 武术 Wushu

Al momento della fondazione del Comitato di Preparazione della Federazione Internazionale di Arti Marziali cinesi nel 1985 a Xi’an, il nome utilizzato nell’atto costitutivo fù 武术 Wǔshù (da qui Wushu), e venne stabilito che in futuro si sarebbe usata direttamente la traslitterazione cinese e non altri nomi tradotti.

Tuttavia l’uso del termine “Wushu” non è ancora oggi unitariamente diffuso, ciò è dovuto in parte alla breve storia mondiale di questo sport, in parte ad altre ragioni a causa delle quali esso è stato rappresentato da altri nomi, come Gongfu, Kungfu, Guoshu ed Arti Marziali.[1]

Un rapido sguardo alla storia della cultura cinese mostra che le svariate forme di Wushu, in alcune migliaia di anni, sono state chiamate in moltissimi modi: tra il XX ed il VII secolo a. C. si trovano i termini quanyong - pugni e coraggio, shoubo - combattimento con le mani, jueli - provare la forza, xianggao - sopraffarsi l’un l’altro.[2]

Tra il 770 ed il 221 a. C. compaiono nomi come jiji - attaccare abilmente, xiangbo - combattersi, shouzhan - battagliare con le mani, wuji - arte marziale, juedi - lottare.

In seguito si ebbero ancora altri nomi, e fra questi emerse il termine Wu Yi - arte della guerra, o arte marziale risultando il più frequentemente utilizzato.

La parola Wushu invece, compare per la prima volta nel testo “Zhaoming taizi wenxuan – raccolta di scritti dell’illustre erede legittimo”, compilato da Xiao Tong (501 – 531), letterato, figlio primogenito dell’imperatore Wudi della dinastia Liang Meridionale, ma anche in seguito il termine più popolare continuò ad essere Wu Yi.

Nel 1926 la Repubblica Cinese proclamò ufficialmente il nome in 中国武术 Zhōngguó wǔshùarti marziali cinesi, abbreviato in 国术 Guóshùarte nazionale, ed ancora oggi a Taiwan ed in alcuni altri paesi si continua ad utilizzare questa dizione.

Nei paesi stranieri si usano spesso diverse traslitterazioni dei vari nomi del Wushu, come: gongfu, kungfu, guoshu, quantou, ecc...: la parola kungfu o gongfu si è diffusa nel mondo negli ultimi decenni al posto di Wushu. In origine la parola gongfu giunse per la prima volta in Europa circa 200 anni fa, per opera dei missionari francesi che si erano recati in Cina, ed indicava gli esercizi di conduzione del Qi ( xingqi zhi gong) dei Taoisti cinesi.

Tuttavia esso non ebbe diffusione in Europa fino agli anni ’60 e ’70 di questo secolo, quando entrò profondamente nel cuore delle persone a seguito dei “film di gongfu” del noto artista marziale Li Xiaolong alias Bruce Lee.

Gongfu è il nome popolare dato al Wushu nelle province di Guangdong e Gunagxi della Cina Meridionale, ma nella storia cinese non è mai stato un termine ufficiale di uso comune.

Gongfu significa originariamente abilità, realizzazione, e tra i suoi significanti comunica ed esprime anche il concetto di duro lavoro, ossia di dedizione e pratica di una certa attività con il conseguimento di un'estrema destrezza ed abilità.[3]

In cinese vi è un proverbio che dice: “ Zhiyou gongfu shen, tiechu mocheng zhen”, ossia “solo con un profondo lavoro minuzioso si può macinare una sbarra di ferro fino a farla diventare un ago.” [4]

Secondo la tradizione cinese chi studia il Wushu deve quindi imparare a lavorare duramente e meticolosamente (gongfu), cioè deve allenare duramente gli esercizi fondamentali (jibengdong), incarnare bene l’essenza dell’abilità (gongdi), allenare bene la virtù dell’abilità (gongde) e la forza dell’abilità (gongli), ma la parola Gongfu non è mai stata un termine usato ampiamente.

[modifica] La diffusione del Wushu

I film d’azione girati ad Hong Kong, che iniziarono a circolare in occidente all’inizio degli anni ’70, attirarono un vasto pubblico verso le arti marziali, ma a quei tempi la Cina versava in una situazione politica ed economica che le impediva contatti diretti e proficui con l’occidente, anche in campo sportivo, e probabilmente anche per questa ragione si diffusero prima le arti marziali proprie di altri paesi asiatici, come il Giappone e la Corea.[5]

Nonostante ciò un gran numero di persone perseverò nella ricerca del Kung fu, reperendo alcuni insegnanti cinesi, veri ed improvvisati, provenienti soprattutto da Hong Kong e Taiwan ed approdati in occidente.

Essendo molto problematico il confronto diretto con la Cina, non esistevano validi criteri di paragone per stabilire la veridicità o meno delle affermazioni e delle modalità di pratica dei singoli individui, e l’unica documentazione disponibile erano i film provenienti da Hong Kong, ma anche questi, a posteriori, evidenziarono bagagli tecnici carenti, per quanto riguarda la filmografia essi erano poi dedicati al mondo del cinema e dello spettacolo.

Nonostante questi aspetti le voci che ammantavano il Kung fu crebbero di continuo fino a quando, a partire dalla fine degli anni ’70, la Repubblica Popolare Cinese inviò una delegazione di atleti di massimo livello di Wushu in un tour mondiale di esibizioni, allo scopo di dar esempio e far conoscere all’Occidente la pratica del Wushu moderno sportivo.

Le esibizioni toccarono anche l’Italia nel 1980 e nel 1982.

Con l’apertura della Cina all’occidente negli anni ’80, molti praticanti di kung fu, impressionati dalle dimostrazioni viste direttamente o indirettamente, si recarono personalmente nella Repubblica Popolare Cinese ad apprendere il Wushu attingendo dalla fonte originale, e dunque trasmisero a loro volta agli appassionati del proprio paese, contribuendo così alla prima divulgazione su scala mondiale del Wushu moderno sportivo: tra questi pionieri del Wushu, per quanto concerne la storia della sua diffusione e pratica in Italia, è doveroso ricordare i maestri Riccardo Pattarino e Mario Pasotti.

Dalla metà degli anni ’80 le autorità cinesi, constatato l’enorme interesse che il Wushu andava suscitando in tutto il mondo, organizzarono corsi speciali per stranieri, e diedero l’opportunità ad atleti ed insegnanti cinesi di recarsi all’estero per insegnare questo sport; a questa iniziativa seguirono anche una serie di pubblicazioni e filmati ufficiali divulgativi e didattici redatti nelle principali lingue occidentali, dedicati sia alla facilitazione dell’apprendimento ed alla diffusione del Wushu nel resto del mondo, sia alla standardizzazione dei fondamentali e delle forme da competizione in un contesto internazionale.[6]

Pioniere in Italia di questa nuova tendenza fu il maestro Marco Bertona che nel 1985 organizzò il primo viaggio studio in Cina presso il Dipartimento di Wushu dell'Istituto di Educazione Fisica di Pechino.

La diffusione del Wushu moderno sportivo, sia come disciplina, sia come elemento culturale, è inseribile da allora nell'insieme di collaborazioni ed interscambi culturali, economici e tecnologici che ha intrapreso la Repubblica popolare Cinese in epoca contemporanea,[7] dunque l'ampia diffusione che il Wushu moderno sportivo ha avuto, raggiungendo sempre più stati e regioni, può essere raggruppato nell'insieme del patrimonio culturale cinese che ha contribuito e costituisce parte del patrimonio culturale comune mondiale.

Come già affermato precedentemente, il Wushu, date le sue peculiarità e le sue millenarie radici, è considerabile infatti non solo come un'attività sportiva complessa e benefica, ma una risorsa storica e culturale, una parte di storia dell'arte della Cina, eredità del popolo cinese, che come l'arte della calligrafia o la medicina tradizionale è attualmente diffuso e fruibile a livello mondiale.

La diffusione internazionale del Wushu, così come di ogni altro patrimonio culturale, richiede però un processo di acculturazione ed adattamento di quanti vogliano avvicinarsi alla pratica ed allo studio, ed in questo doveroso processo di apertura verso la materia in studio è necessaria l'adozione di un linguaggio specifico, settoriale ufficiale, accurato, standardizzato, omogeneo e disambiguo.[8]

La necessità di adozione della terminologia del wushu ufficiale standardizzata, ossia la nomenclatura cinese ufficiale, potrebbe essere motivata con svariate ragioni, tra cui:

  • consentire e facilitare la conservazione del patrimonio storico e culturale originario del Wushu[9]
  • permettere la corretta comprensione a livello internazionale tramite nomi e nomenclature precise e standardizzate[10]
  • facilitare la diffusione a livello internazionale del Wushu[11]

L'adozione della Terminologia ufficiale cinese del Wushu non si presenta dunque come una finezza superflua, di cui dotare o meno la pratica e l'insegnamento, ma una caratteristica necessaria in un contesto di diffusione nazionale ed internazionale, che porterebbe benefici sia ai singoli centri di pratica e d'insegnamento, sia agli insiemi nazionali ed internazionali di pratica.[12]

L'utilizzo di una terminologia standard ed ufficiale faciliterebbe la comunicazione fra i praticanti, siano essi allievi e/o insegnanti, incentivando la collaborazione e l'interscambio positivo tra i membri dei vari centri di pratica.[13]

Al tempo stesso, l'utilizzo della terminologia cinese ufficiale incrementerebbe l'importanza e l'identità di una eventuale terminologia locale, che per avere un valore oggettivo ed una significanza deve però presentare le proprie equivalenze con la nomenclatura standard ed internazionale. In altre parole, la nomenclatura standard del Wushu potrebbe essere paragonata ad un linguaggio nazionale - ad esempio l'italiano – patrimonio culturale e mezzo primo di comunicazione di un popolo – il popolo italiano = tutti i praticanti di wushu del mondo; stabilita questa equivalenza allora si potrebbero paragonare le città d'Italia alle nazioni ed ai centri di pratica del mondo, e le terminologie locali adottate una varietà dialettale locale (ad es.: il dialetto Veneziano, Romagnolo, Toscano, Pugliese, Siciliano, ecc...). E' dunque evidente che, per la comprensione ed il dialogo fra i vari centri di pratica (sia le città, sia gli abitanti delle singole città – alias i praticanti di Wushu delle diverse nazioni e dei diversi centri di studio), sia necessaria l'adozione della lingua nazionale ufficiale (l'Italiano del nostro esempio) che deve essere appreso laddove esista conoscenza della sola varietà dialettale locale.[14]

Come accennato precedentemente, queste varietà dialettali locali non verranno sminuite dall'acculturazione verso la lingua ufficiale e standard del Wushu, ma ne saranno ancor più valorizzate poiché si arricchiranno di fondatezza oggettiva, ed allo stesso tempo i centri di pratica avranno iniziato un processo di adeguamento verso i requisiti necessari alla diffusione mondiale del Wushu, che impone obbiettivi comuni da perseguire, oltre che l'interesse delle singole sedi di pratica.[15]

La standardizzazione dei termini del Wushu e delle espressioni è dunque parte essenziale del processo di diffusione del Wushu stesso, un passo fondamentale e necessario nello sviluppo delle arti marziali cinesi, in particolar modo in un contesto di collaborazione, interazione e scambio internazionale, così come nei lavori di traduzione dalle fonti originali cinesi alle varie lingue del mondo.

L'utilizzo di una terminologia standard e delle espressioni ufficiali cinesi del Wushu appaiono dunque come la base della comunicazione, in un dialogo richiesto dalla inoppugnabile realtà della diffusione mondiale del Wushu moderno sportivo e dalla sempre crescente domanda di pratica, sia a livello nazionale che internazionale. --Xiulong (msg) 00:10, 18 gen 2009 (CET)

[modifica] Origini e storia

Spettacolo dimostrativo di Kung-fu al monastero di Daxiangguo

Esiste un gran numero di leggende sull'origine delle arti marziali cinesi, ma le prime rappresentazioni artistiche di uomini (probabilmente soldati) in posa marziale risalgono al periodo preistorico (oltre 4000 anni fa).

[modifica] Stili interni e stili esterni

[modifica] Stili interni

Tàijíquán 太極拳? Wade-Giles T'ai Chi Ch'üan
Xíngyìquán 形意拳? Wade-Giles Hsing I Ch'üan
Bāguàzhǎng 八卦掌? Wade-Giles Pa Kua Chang

[modifica] Stili esterni

Shaolinquan

(cinese: 少林拳, Wade-Giles: Shaolin Ch'üan) (letteralmente "Pugno della Giovane Foresta")

Wing Chun

(cinese: 永春, pinyin: yǒng chūn, Eterna Primavera - vengono anche utilizzati altri ideogrammi con lo stesso suono: 咏春 e 泳春). Il nome è l'abbreviazione di Wing Chun Kuen (永春拳, Pugilato dell'Eterna Primavera) e viene traslitterato in vari modi dalle diverse federazioni, ma nonostante il nome uguale o simile spesso vi sono sensibili differenze nell'interpretazione di alcuni princìpi

Choy Lee Fut, Cailifo 蔡李佛?
stile ideato da Chan Heung nel 1836 dalla sintesi degli stili di kung fu che imparò in gioventù da 3 grandi maestri. Lo stile è composto da innumerevoli forme, sia a mani nude che con le armi. Lo stile è caratterizzato da movimenti ampi e veloci di braccia che mirano al colpire senza tregua uno o più avversari durante un combattimento.
Bājíquán 八極拳? Wade-Giles Pa Chi Ch'üan
Letteralmente boxe delle 8 direzioni, caratterizzato da posizioni basse, calci bassi e colpi portati in modo "esplosivo"; è ora lo stile praticato ufficialmente dai militari dell'esercito cinese.
Fānziquán 翻子拳?
Hóngjiā 洪家? pinyin wade
stile ampiamente conosciuto per via della sua efficacia nel combattimento e nel rafforzamento del corpo del praticante. È uno stile duro, basato molto sul wu hsing shaolin ch'uan.
Meihuaquan 梅花拳?
Hongquan 红拳, 洪拳, 鸿拳?
Baimeiquan 白眉拳?
stile taoista del soppraciglio bianco, leggendariamente fondato e praticato da colui che avrebbe tradito il monastero di Shaolin, il monaco Pak Mei.
Tongbeiquan 通背拳?
Lanshoumen 拦手门?;
Sanhuang Paochui 三皇炮捶?;
Bafaquan 八法拳?;
Mingtangquan 明堂拳?;
Mizongquan 迷踪拳?;
Sunbinquan 孙宾拳?;
Rougongmen 柔功门?;
Kejiaquan 客家拳?;
Yingmenquan 硬门拳?;
Feihuquan 飞虎拳?;
Goujiaquan 勾枷拳?;

[modifica] Stili imitativi Xiangxingquan 象形拳?

Ditangquan 地躺拳?  – boxe del tappeto
Houquan 猴拳?  – boxe della scimmia
Heihuquan 黑虎拳?  – boxe della tigre nera
Huquan 虎拳?  – boxe della tigre
Longquan 龙拳?  – boxe del drago
Shéquán 蛇拳?  – boxe del serpente
Niúquán 牛拳?  – boxe del Bue
Tánglángquán 螳螂拳? Wade-Giles Tang Lang Ch'üan  – boxe della mantide religiosa
Yingzhaoquan 鷹爪拳? Wade-Giles Ying Jow Pai Ch'üan  – boxe dell'artiglio dell'aquila
Zuijiuquan 醉酒拳?  – boxe dell'ubriaco

[modifica] Wushu tradizionale e Wushu moderno

[modifica] Tradizionale

[modifica] Wushu Moderno

[modifica] Wushu Moderno sportivo

Il Wushu moderno sportivo è stato sport dimostrativo alle Olimpiadi del 2000. Alle Olimpiadi di Pechino del 2008 si è tenuta una competizione di Wushu ma non è stato uno dei 28 sport ufficiali. Il Wushu moderno può essere suddiviso in 2 rami principali detti Taolu e Sanshou. Con Taolu si indicano delle sequenze di movimenti codificate e concatenate nelle cosidette "forme", mentre con il termine Sanshou si indica il combattimento.

[modifica] Taolu

Le sequenze di movimenti seguono i principi di diversi metodi e stili, e possono essere a mano nuda o con attrezzi ed armi.

[modifica] Chang Quan

(Cinese: 长拳, Pinyin: Changquan) letteralmente 长 Chang = lungo, 拳 Quan = pugno. L'origine del Changquan si fa risalire all'imperatore Song Taizu e le sue tecniche si trovano descritte nel trattato, sugli stili del Wushu, del Generale Qi Jiguang.

In epoca moderna il Changquan è diventato la disciplina nazionale più diffusa, seconda solo al Taijiquan, e la sua tecnica è stata codificata in forme chiamate Taolu. La particolarità principale del Changquan è costituita dai gesti ampi e distesi, con movimenti agili e rapidi nei quali la mano si allunga per attaccare a distanza. Il passo è veloce, il salto elevato, le sequenze di movimenti caratterizzate da un ritmo vivace ma variato, dove alla velocità si alternano lentezza ed alcune pause.

Le posizioni statiche sono molto solide, i ritmi chiaramente definiti e i colpi molto precisi e le doti acrobatiche degli atleti sono molto evidenziate.

Attraverso gli esercizi si accresce la forza, la velocità, l'agilità, la flessibilità e la resistenza, viene stimolato lo sviluppo fisico, ci si addestra nella tecnica di difesa e di attacco.

Lo studio del Changquan include anche la conoscenza delle 4 armi di base: il bastone e la lancia - armi lunghe; la spada e la sciabola - armi corte.

[modifica] Nan Quan

(Cinese: 南拳 Pinyin: Nanquan) traducibile in 南 Nan = sud, 拳 Quan = pugno. Il termine 南拳Nánquán indica l’insieme di stili delle arti marziali cinesi che si sono originati e sviluppati a sud del fiume Yangtze, che conobbe una grande diffusione intorno al 1960.

Il Nánquán contemporaneo è uno stile moderno, creato durante la grande rivoluzione culturale, derivato da alcuni degli stili più diffusi della regione del Guangdong, del Guangxi, del Fujian e dello Zhejiang fuse ad alcuni aspetti dei metodi di famiglie tradizionali come Hong, Li, Liu, Mo e Cai.

La forza dei movimenti deriva da posizioni ristrette e stabili in cui le rotazioni rapidissime della vita generano una serie di movimenti veloci, forti e repentine delle braccia predilette alle tecniche di gambe, al punto che in Cina è popolare il detto Bei Tui, Nan Quan (Calci al Nord e pugni al Sud).

Il Nanquan è comunque caratterizzato nella sua pratica ed espressione da una ricca serie di fondamentali, gesti tecnici e gruppi di movimenti inconfondibili, sebbene nelle forma da competizione libere attualmente si vada perdendo alcuni di questi aspetti per guadagnare nelle prestazioni atletiche e nell’estetica più fine ed aggraziata.

Inconfondibile rimane comunque l’utilizzo delle mani e delle dita (Shou fa, Zhi fa) e la postura durante l’esecuzione delle tecniche di pugno.

Le caratteristiche peculiari e distintive del Nánquán consistono in movimenti e tecniche veloci, potenti, ferme e decise, con posizioni statiche e spostamenti solidi e repentini ma allo steso tempo agili, e rispetto all’eleganza ed alla leziosità degli stili del Nord, esprime grande forza e vigore, espresso anche attraverso urla, dette fasheng, che rappresenta o riproduce le caratteristiche di animali, aspetto interpretabile come il predecessore del “kiai” caratteristico delle Arti Marziali nipponiche e coreane.

Anche il Nánquán prevede l’utilizzo di molteplici armi, come la sciabola del Sud - Nandao 南刀, ed il bastone del Sud - Nangun 南棍, diverse dalle armi del Nord sia nell’aspetto sia nel maneggio e nell’esecuzione tecnica dei fondamentali; anche le armi sono incluse nelle forme prestabilite (taolu) durante le competizione ufficiali.

[modifica] Le armi
Per approfondire, vedi la voce Elenco delle armi tradizionali cinesi.

Nelle arti marziali cinesi l'uso delle armi si è sviluppato parallelamente alla pratica a mani nude.

Nel Wushu moderno le armi fondamentali sono:

  • la sciabola (Cinese: 刀, Pinyin: Dao);
  • il bastone (Cinese: 棍, Pinyin: Gun);
  • la spada (Cinese: 劍; Pinyin Jian);
  • la lancia (Cinese: 槍; Pinyin: Qiang).


[modifica] Sanshou, Sanda

Il Sanda (o Sanshou) è l'erede sportivo dell'antica tradizione del combattimento a mani nude cinese e nel passato le competizioni di combattimento libero erano molto popolari.

Dal punto di vista tecnico questa disciplina permette di utilizzare un'ampia varietà di tecniche che comprendono colpi portati con le gambe, pugni e proiezioni ovvero tecniche che prevedono l'atterramento dell'avversario durante le azioni di corpo a corpo.

Il combattimento e l'addestramento prevede che si indossino adeguate protezioni: guantoni, paradenti, caschetto, corpetto, conchiglia e paratibie.

[modifica] Note

  1. ^ Shaolin Wushu, 1992:1
  2. ^ Xu Cai, 1992
  3. ^ Gatti Franco, Zhao Xiuying, 1996
  4. ^ Xu Cai, 1992
  5. ^ Zamblera, 2009
  6. ^ Duan Ping, Zheng Shouzhi, 2008
  7. ^ Duan Ping, Zheng Shouzhi, 2008
  8. ^ Zamblera, 2009
  9. ^ Duan Ping, Zheng Shouzhi, 2008
  10. ^ Liu Xue Qian, 1999
  11. ^ Liu Xue Qian, 1999
  12. ^ Zamblera, 2009
  13. ^ Qian Liu Xue, 1999
  14. ^ Zamblera, 2009
  15. ^ Xu Cai

[modifica] Bibliografia

  • Qian Liu Xue, 1999 “appunti sulla terminologia fondamentale del Wushu”, manoscritto non pubblicato, conservato c/o l'Istituto di Wushu della Città di Firenze
  • Shaolin Wushu Anno I, numero 1 – Gennaio 1992, bollettino informativo della Società Sportiva Quanshu di Ferrara, traduzioni dal cinese mandarino a cura di Fabio Smolari
  • Xiao Tong, 501 – 531 “Zhaoming taizi wenxuan – raccolta di scritti dell’illustre erede legittimo”
  • Xu Cai, “Wǔshù Mingci de shiyong - La funzione del termine Wǔshù”. Traduzione in Italiano di Fabio Smolari, in Shaolin Wushu, 1992:1
  • Zamblera Stefano, 2009 "武术术语 wǔ shù shù yǔ - la terminologia del Wǔshù" in Chabuduo Dongxi Zazhi - Gennaio 2009, disponibile online: http://www.vicina.org/chabuduo/?p=59


[modifica] Collegamenti esterni

  • IBDF, International Blue Dragon Federation
  • FIWUK, Federazione Italiana Wushu Kung Fu
  • Fe.I.K., Federazione Italiana Kung fu
  • IWUF, Federazione Internazionale di Kung-Fu/Wu-Shu
  • FIWS, Federazione Italiana Wushu Sanda
  • ADO UISP, Area Discipline Orientali - Kung Fu
  • CKA, World Chinese Kung fu Association
  • sport Portale Sport: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di sport
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