Aconitum napellus
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| Classificazione scientifica |
| Nomenclatura binomiale |
| Aconitum napellus L. |
| Sinonimi |
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Aconitum angustifolium Bernh. ex Rchb. |
| Nomi comuni |
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Strozzalupo |
L’Aconito napello (nome scientifico Aconitum napellus L.) è un'erba perenne della famiglia delle Ranunculaceae, con forti doti curative ma estremamente velenosa. È una delle piante più tossiche della flora italiana.
Si tratta di una specie spontanea della nostra flora con fusti alti fino 150 cm. I fiori, facilmente riconoscibili per la presenza di un caratteristico elmo, hanno un bel colore blu scuro.
Indice |
[modifica] Sistematica
Alcuni autori suddividono la specie qui descritta in più sottospecie differenti in base ai caratteri delle foglie e alla dimensione e forma dell’elmo. Questo perché la specie è estremamente polimorfa (si parla di pianta tetraploide) con molti ibridi.
E’ possibile che alcuni sinonimi elencati nella scheda destra siano in realtà indicativi di qualche subspecie. Infatti in base a dettagliate analisi alcuni autori individuano quattro sottospecie presenti in Italia.
Specie simili:
- Aconitum paniculatum Lam. - Aconito pannocchiuto: si differenzia per l’infiorescenza a pannocchia e l’elmo più allungato.
- Aconitum variegatum L. - Aconito screziato: con infiorescenza a pannocchia ramosa e fiori con striature chiare.
[modifica] Etimologia
Dal greco: pianta velenosa (aconitum). La pianta infatti risulta conosciuta fin dai tempi dell’antichità omerica. Veniva usata come simbolo negativo (maleficio o vendetta) nella mitologia dei popoli mediterranei.
Il nome del genere sembra derivare anche dall’uso che se ne faceva in guerra: dardi e giavellotti con punte avvelenate. Plinio ci dice invece che il nome deriva da "Aconae", una località legata alla discesa di Ercole agli inferi (probabilmente vicino a Eraclea).
La pericolosità della pianta era ben presente agli antichi se ancora Plinio la cita come "arsenico vegetale". Si racconta anche che nell’isola di Ceo, gli anziani ormai inutili venivano soppressi con tale veleno. Nel Medioevo l’aconito venne chiamato con diversi nomi : Cappuccio di monaco o Elmo di Giove o Elmo blu, sempre in riferimento alla sommità del fiore.
Nel '500 era conosciuta per le sue presunte capacità contro la puntura di scorpioni ( "Herbal or General History of Planets" - Londra 1597).
Il nome della specie deriva dal latino per rapa in riferimento alla particolare forma del rizoma.
Il nome comune Strozzalupo deriva dal fatto che alcuni popoli antichi la usavano per avvelenare i lupi e le volpi .
[modifica] Morfologia
Questa pianta ha la forma biologica definita come geofita rizomatosa : si tratta quindi di una pianta con un particolare fusto sotterraneo, detto rizoma, che ogni anno emette radici e fusti avventizi.
[modifica] Radici
Secondarie da rizoma tuberoide. Le radici costituiscono la principale droga della pianta (tempo balsamico: mesi autunnali).
[modifica] Fusto
- Fusto ipogeo : rizoma tuberoso di forma conica tipo fittone. Inizialmente di colore pallido quindi col tempo acquista una pellicola marrone e si ramifica in molte radichette laterali. Questa parte del fusto è connessa direttamente allo scapo fiorifero tramite la parte epigea.
- Fusto epigeo: eretto, robusto, verde e normalmente indiviso. È una pianta molto alta per cui il fusto può oltrepassare il metro e mezzo, mentre l'ingombro può arrivare a 50-60 cm.
[modifica] Foglie
Le foglie di colore verde scuro (lievemente brillante) nella pagina superiore e biancastre, con evidenti nervature, in quella inferiore, sono picciolate e alterne, suddivise in lacinie di forma lanceolata (ma a volte anche lineari).
Più esattamente le foglie sono definite come palmatifide a 5-7 segmenti o lobi lineari lunghi fino a 10 mm, spesso dentati. Secondo altri autori vengono chiamate: palmato-partite; e secondo altri ancora : palmatosette.
Le foglie vicino alla suolo sono glabre, mentre quelle in prossimità dell’infiorescenza sono pubescenti. La foglia nel suo insieme può arrivare al massimo fino a 12 cm di lunghezza e 8 cm di larghezza.
[modifica] Infiorescenza
L’infiorescenza è terminale e raccolta in densi racemi semplici. Alla base però si presenta ramosa.
[modifica] Fiori
I fiori ermafroditi sono di colore blu intenso - violaceo.
Il calice pentamero (o più propriamente pentaloideo) è zigomorfo. Più esattamente ha una simmetria bilaterale ed è composto da 5 sepali (pentasepalo) diseguali di cui il superiore è a forma di elmo frigio, quasi emisferico lungo 7-15 mm; i due sepali laterali sono subrotondi; mentre quelli inferiori sono lanceolati.
La forma complessiva è quella di un fiore protetto e chiuso, ma adatto ad attirare le api.
I petali (parte interna del fiore) sono 8 di cui due trasformati in nettari di forma cilindrici piegata terminanti in un uncino per meglio trattenere i vari insetti pronubi; gli altri sono ridotti a delle semplici linguette.
Gli stami sono numerosi in disposizione raccolta nella parte inferiore del fiore.
I pistilli sono di meno (da 3 a 5) posizionati al centro degli stami.
I fiori non sono profumati come del resto la maggioranza dei fiori delle specie della famiglia delle Ranunculaceae.
- Fioritura : Giugno - Agosto.
- Impollinazione : tramite insetti, ma soprattutto api.
- Moltiplicazione : la prima moltiplicazione avviene in Primavere tramite i semi (ci vogliono fino a tre anni perché dal seme una pianta incominci a fiorire); successivamente attraverso la divisione dei tuberi durante la fioritura. In particolare vicino al vecchio tubero si formano dei tubercoli con gemme predisposte a produrre nuove piante l’anno successivo. Ogni anno il tubero principale, che ha dato origine al nuovo fusto, muore.
Della famiglia delle Ranunculaceae l’Aconitum napellus è fra le ultime specie a fiorire in piena Estate.
[modifica] Frutti
Frutto a 3 follicoli glabri e lunghi 2 cm. contenenti numerosi semi. I semi sono minuscoli e piatti dalla superficie rugosa e nera.
[modifica] Diffusione e habitat
Il tipo corologico è Europ : ossia "Areale Europeo". Quindi è presente nelle zone montagnose dell’Europa centrale: Carpazi, monti Balcanici, Corsica, Pirenei, Gran Bretagna, Scandinavia, ecc. Alcune varietà sono state segnalate sugli Urali e nel Caucaso.
In Italia è comune sull’arco Alpino in zone di mezz’ombra nei pascoli e sulle sponde dei torrenti. Frequente è la presenza vicino alle malghe a causa della concimazione naturale del bestiame (si dice che la pianta è sinantropa). L’altitudine può variare dai 500 ai 2500 m. s.l.m. Sono piante che crescono quasi sempre in gruppi numerosi e preferiscono terreni argillosi - silicei.
[modifica] Usi
| Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi le avvertenze |
[modifica] Farmacia
Composti chimici presenti nella pianta: aconitina, mesaconitina, neopellina, delfinina, ipaconitina, indaconitina, acido aconitico, acido malico e acido acetico. Buona parte di queste sostanze sono dannose per l’uomo. Bastano pochi milligrammi dell’alcaloide aconitina per procurare la morte.
Pertanto deve essere usata sotto la vigilanza costante del medico o del farmacista.
In fitoterapia viene utilizzata per le sue marcate proprietà antinevralgiche, sedative, analgesiche. Le parti usate sono le foglie e la radice dotate in maggior misura dell'aconitina, il principio attivo curativo. La tintura in diluizione 1/10 viene somministrata per un massimo di 10 gocce al dì per cure estremamente brevi e sempre dietro prescrizione medica.
Epoca di raccolta: le foglie durante l’Estate; i tuberi in Autunno. Ma attenzione: è specie protetta !
Inoltre i giovani germogli possono essere confusi con il radicchio di montagna (Cicerbita Alpina).
[modifica] Tossicità
L'ingestione accidentale di Aconito provoca numerosi disturbi anche gravi: senso di angoscia, perdita di sensibilità, rallentamento della respirazione, indebolimento cardiaco, formicolìo al viso, sensazione che la pelle del viso si ritiri, ronzio alle orecchie, disturbi della vista, contrazione della gola che può provocare la morte per asfissia. Sono sufficienti quantità di aconitina anche inferiori a 6 mg per causare la morte di un uomo adulto.
L'azione dell'aconitina si localizza immediatamente al midollo, aumentando in un primo momento la motilità ma determinando, in maniera improvvisa e spesso letale, la paralisi dei nervi motori, sensitivi e secretori. Per questo motivo questa pianta era spesso usata, specialmente dai Galli e dai Germani, per motivi militari. Infatti si avvelenavano con essa la punte di frecce e lance prima del combattimento.
Sono stati segnalati fenomeni irritativi locali (con principio di intossicamento) solo tenendo un mazzo di questa pianta nelle mani in quanto attraverso la pelle possono essere assorbiti i principi attivi velenosi della aconitina.
E’ da rilevare che la velenosità delle foglie è inferiore a quella dei tubercoli.
[modifica] Galleria di foto
[modifica] Bibliografia
- Wolfgang Lippert Dieter Podlech. Fiori . TN Tuttonatura, 1980 .
- Guido Moggi. Fiori di montagna . Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1984 .
- Roberto Chej. Piante medicinali . Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982 .
- Maria Teresa della Beffa. Fiori di montagna . Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001 .
- Giacomo Nicolini. Enciclopedia Botanica Motta . Milano, Federico Motta Editore, 1960.
[modifica] Collegamenti esterni
- Fungoceva.it. URL consultato il 28-10-2007.
- Flora delle Alpi Marittime. URL consultato il 28-10-2007.
- Catalogazione floristica - Università di Udine. URL consultato il 28-10-2007.
- Flora Italica. URL consultato il 28-10-2007.
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