Torre dell'Orso
| Torre dell'Orso frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 40°16′25″N 18°25′37″E |
| Altitudine | 16 m s.l.m. |
| Abitanti | 146 (2015) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 73026 |
| Prefisso | 0832 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | Stella Maris |
| Giorno festivo | prima domenica di agosto |
| Cartografia | |
Torre dell'Orso è una località balneare del Salento, marina di Melendugno, in provincia di Lecce.
Celebre per la spiaggia di finissima sabbia color argento e per gli stabilimenti balneari, Torre dell'Orso vanta un mare particolarmente limpido per via delle correnti del canale d'Otranto. D'estate questa caratteristica attira molti turisti, e la località è stata più volte premiata con la Bandiera Blu d'Europa per la trasparenza e la pulizia del mare[1].
Toponomastica
[modifica | modifica wikitesto]Il toponimo deriva dalla presenza sulla costa di una torre del XVI secolo, usata in passato per avvistare le navi turche dirette verso il Salento. Secondo alcune ipotesi, orso farebbe riferimento alla foca monaca. Oppure sarebbe da ricondurre a Urso, cognome del probabile proprietario dell'agro nell'antichità. Stando ad un'altra interpretazione, avendo le torri costiere nomi di santi, il nome doveva essere Torre di Sant'Orsola, da cui Torre dell'Orso. Altra ipotesi da derivare il toponimo dal fatto che sotto la torre vi è una roccia che ha il profilo di un orso. Guardando la spiaggia, con la torre alla propria sinistra, si nota una formazione rocciosa raffigurante il profilo di un orso con il muso e le orecchie ben definite. Nel corso degli anni l'erosione l'ha modificata, ma la sembianza è tuttora ben visibile.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]La spiaggia è un'insenatura lunga circa 800 metri delimitata da due alte scogliere. Alle spalle della spiaggia si trovano basse dune con una pineta non naturale, ma impiantata nell'era fascista per bonificare la zona. Nella parte sud dell'insenatura sfocia un corso d'acqua chiamato Brunese. L'area sud della scogliera è caratterizzata dalla presenza della grotta di San Cristoforo nella quale sono stati rinvenuti antichi graffiti. Nella scogliera sottostante la torre, a nord della baia, ci sono antiche grotte, oggi murate, che i pescatori alcuni decenni fa usavano per depositare gli attrezzi di pesca e trascorrere le vacanze estive.
Nell'estremo sud della baia di Torre dell'Orso, a poca distanza dalla spiaggia, si incontrano due faraglioni vicini e simili, detti Le due sorelle[2]. Secondo la leggenda, due sorelle un giorno decisero di lasciare le fatiche quotidiane per fare un bagno. Giunte a Torre dell'Orso, si tuffarono da una rupe nel mare in tempesta e non riuscirono più a guadagnare la riva. Gli dei, mossi da compassione, le tramutarono in due suggestivi faraglioni[3].
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Studi hanno accertato che la baia in passato costituiva il porto dell'antica città-santuario di Roca ed era uno scalo fondamentale per naviganti che giungevano o si recavano sull'altra sponda adriatica. In particolare, la rotta che collega la baia di Valle dell'Orso (40°18′53.46″N 19°22′43.97″E), in Albania, e la baia di Torre dell'Orso (40°16′17.53″N 18°25′51.6″E) costituisce il percorso più breve (circa 80 km) da compiere. Nel 44 a.C. Ottaviano Augusto, che si trovava ad Apollonia per studiare lettere greche, seppe dell'uccisione di Cesare e, temendo disordini nel porto di Brindisi, seguì probabilmente questa rotta per raggiungere una città più sicura, Lupiae, e da qui recarsi a Roma.
Dimostrata l'esistenza di questa rotta, appare naturale che Virgilio avesse in mente questi luoghi (e non Porto Badisco o Santa Maria di Leuca, come ritenuto dai successivi commentatori) quando descrisse l'approdo nel Salento di Enea, partito dai monti Acrocerauni, in Albania, onde a le spiagge si fa d'Italia il più breve tragitto[4].
in guisa d'arco, a cui di corda in vece
sta d'un lungo macigno un dorso avanti,
ove spumoso il mar percuote e frange.
Ne' suoi corni ha due scogli, anzi due torri,
che con due braccia il mar dentro accogliendo,
lo fa porto e l'asconde; e sovra al porto
lunge dal lito è 'l tempio.»
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Torre di guardia
[modifica | modifica wikitesto]Conosciuta anche come Torre di Porto dell'orso o Torre dell'Urso o Creta Russa, è plausibile che il nome derivi dall'assonanza col nome di Sant'Orsola. I lavori iniziarono nel 1568 per opera di Giovanni Tommaso Garrapa, ma la sua morte interruppe la costruzione, ripresa poi nel 1580 da suo fratello, Angelo Garrapa. La torre è di forma troncopiramidale a base quadrata, ed è posta su un alto sperone della costa, pochi metri prima dell'arenile. Nel 1577 fu armata di un falconetto di bronzo, consegnato dal sindaco di Lecce al procuratore di Borgagne.
Chiesa dei SS. Angeli Custodi
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa dei SS. Angeli Custodi è ubicata in piazza Salvo D'Acquisto ed è stata inaugurata il 24 luglio 1960, prima che iniziasse lo sviluppo del circostante centro abitato. Il 23 gennaio 1990, per volere del vescovo metropolita di Lecce monsignir Cosmo Francesco Ruppi, la chiesa venne eretta a quasi parrocchia. All'interno è custodita la statua della Madonna "Stella Maris", protettrice della marina venerata dalla comunità la prima domenica di agosto.
Galleria d'immagini
[modifica | modifica wikitesto]- Spiaggia ad agosto
- Torre di avvistamento del XVI secolo
- Dune
- Caletta
- Baia
- Caletta
- Caletta
- Faraglioni delle due sorelle
- Le due sorelle
- Chiesa dei SS. Angeli Custodi di Torre dell'orso
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Bandiera Blu 2024. COMUNI (PDF), su ministeroturismo.gov.it.
- ↑ Carlo Stasi, Leucàsia e Le Due Sorelle (Storie e leggende del Salento), Cavallino, Mancarella, 2008, 20012, p. 214, ISBN 9788890366901.
- ↑ Torre dell'Orso Guida alle Vacanze in Salento - Puglia, su Torre dell'Orso. URL consultato il 30 maggio 2015.
- ↑ Cosimo Pagliara, La grotta Poesia di Roca (Melendugno - Lecce). Note preliminari in ANNALI DELLA SCUOLA NORMALE SUPERIORE DI PISA, classe di lettere e filosofia, serie III, vol. XVII, 2, Pisa, 1987, pp. 300-302: «A Virgilio (Aen., 3, 506 sgg.) dobbiamo una viva ed al tempo stesso minuziosa descrizione della traversata del canale d'Otranto nel suo punto più stretto. Enea, partito da Butroto, risale la costa fino ad un approdo sotto i Cerauni, scelto perché è il più prossimo all'opposta riva italiana. All'aurora, approfittando della brezza di terra, Palinuro dà l'ordine della partenza; si naviga col vento a favore; il sole alle spalle, che si leva da dietro di Acrocerauni illumina di fronte all'orizzonte la bassa linea della costa italiana. [...] Enea e compagni sbarcano in un luogo apparentemente deserto; il tempio che indica l'approdo in realtà è posto lontano dalla riva. [...] Per quanto detto sopra ritengo che il racconto virgiliano trovi ambientazione quasi perfetta tra una delle cale albanesi e la baia di Torre dell'Orso, o meglio che la ricostruzione delle principali linee della storia reale di questi terminali di rotta fatta in base alle documentazioni per ora disponibili (dall'età del bronzo fino a tutto il medioevo) giustifichi l'ipotesi di collegamento alla narrazione virgiliana e al tempo stesso la arricchisca di uno spessore reale, finora non sospettato.»
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- A.A. V.V., Torre dell'Orso. Una località salentina tra ricerca e memoria. a c. di M. Spedicato, Ed. Grifo 2021.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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