Molossoidi

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I molossoidi sono una famiglia di razze canine selezionate per servire l'uomo in tutti quei compiti che richiedono forza e resistenza. Sono cani per lo più grossi e potenti, robusti, con un carattere deciso e con un forte attaccamento al padrone. La Fédération cynologique internationale ("FCI") le classifica in un apposito Gruppo, il n. 2 "Cani di tipo pinscher - schnauzer - molossoidi - bovari svizzeri".

Si tratta di un nutrito gruppo di razze che si possono suddividere in almeno tre grandi tipologie:

  1. Cani da montagna, la tipologia più arcaica di molossoidi, selezionati nell'Antichità come cani da guardiania e d'utilità (es. Cane da montagna dei Pirenei, Pastore del Caucaso, Pastore dell'Asia Centrale, Terranova, Cane di San Bernardo, Pastore fonnese, Mastino spagnolo), catalogati dalla FCI nel Gruppo 2 - Sezione 2 - Sottosezione 2 ma nel cui novero andrebbero iscritte anche razze assegnate al Gruppo 1 "Cani da pastore e bovari (esclusi bovari svizzeri)" quali il Cane da pastore maremmano abruzzese ed il Kuvasz;
  2. Dogue, l'evoluzione "bellica" dei Cani da Montagna, anticamente selezionati come cani da guerra ed oggi usati come cani da difesa e guardiani della proprietà (es. Cane corso italiano, Mastino napoletano, Alano, Fila brasileiro, Dogue de Bordeaux, Deutscher boxer, Dogo canario), catalogati nel Gruppo 2 - Sezione 2 - Sottosezione 1 ma nel cui novero dovrebbero rientrare anche alcuni dei c.d. "Terrier di tipo Bull" (Gruppo 3 - Sezione 3): Bull terrier, Staffordshire bull terrier e American Staffordshire terrier; e
  3. i molossoidi di piccola taglia (razze canine - gruppo 9 - sezione 11), generalmente da compagnia: Bulldog francese, Bulldog inglese, carlino ecc.

Importante poi ricordare che il termine "mastino" non costituisce una tipologia sistematica dei molossoidi. Il termine indica diverse razze, caratterizzate da grandi dimensioni, equamente distribuite tra le sottosezioni "dogue" (es. Mastino inglese) e "cane da montagna" (es. Mastino spagnolo).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Bassorilievo di Ninive raffigurante l'antico molosside - British Museum, Londra.
Statua di mastino persiano ritrovata a Persepoli.
Statua romana raffigurante il Canis epiroticus ("Jennings Dog")- British Museum, Londra.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Addomesticamento del cane.

Tutte le attuali razze canine discendono da animali che l'uomo ha selezionato a partire da una oggi estinta specie di lupo preistorico nell'Ultimo massimo glaciale, quando la maggior parte dell'Eurasia era dominata dal bioma della c.d. Steppa dei mammut. È ad oggi argomento di dibattito se tale selezione sia stata avviata durante il Paleolitico o il Neolitico. Nel caso specifico dei molossoidi, è dato certo che queste razze vennero selezionate in un contesto protostorico, quando l'uomo aveva già cominciato a vivere in insediamenti stabili, e cioè diversi secoli dopo l'addomesticamento dei primi cani.

Origini: ricerca e falsi miti[modifica | modifica wikitesto]

I molossoidi debbono il loro nome allo scomparso popolo dei Molossi d'Epiro (attuali Albania meridionale e Grecia settentrionale[1], noti nell'antichità per aver selezionato il cane molosso, apprezzato dai greci prima e dai romani dopo quale cane da guardia delle masserie e da guerra.

Le origini dei molossoidi sono in realtà più antiche e lontane dall'areale del Mediterraneo.
Il modello archetipico del molossoide fu quasi certamente quello del cane da montagna, originatosi in epoca protostorica nel Medioriente, fondamentalmente nella Mezzaluna Fertile, dove la nascente pastorizia (le prime aree in cui furono addomesticate le pecore furono gli altipiani di Turchia, Iraq e Siria[2]) aveva evidenziato la necessità di selezionare un grosso cane difensore del gregge: il c.d. cane da guardiania. Nel corso dell'Età del ferro, nel contesto politico di un Medioriente costantemente oggetto di scontri bellici causati dal cozzare delle politiche espansionistiche delle prime grandi civiltà (assiri, babilonesi, ittiti, egizi), il grande pastore-custode divenne cane da guerra/palazzo e come tale venne raffigurato nei bassorilievi del palazzo di Assurbanipal[3] ( 668 - 626 a.C.) a Ninive e, ancor prima, sempre a Ninive, su di una tavoletta d'argilla datata al 850 a.C., oggi al British Museum raffigurante un uomo accompagnato da un enorme mastino tenuto alla catena[4].

Al collasso del Regno assiro (VII secolo a.C.), il molossoide si era ormai diffuso nelle terre del limitrofo Impero persiano che si fece promotore della diffusione della razza nell'areale caucasico, in quello indo-pakistano e, da lì, all'Estremo oriente. Questa tesi viene supportata sia dal persistere, ad oggi, di enormi biotipi canidi autoctoni in Turchia, Iran e Russia meridionale[5][6], sia dalla tradizione letteraria classica che testimonia l'esistenza di almeno quattro biotipi di grossi cani da guerra persiani: Elymaean (riva nord-orientale del Golfo Persico); Hyrcanian (riva sud del Golfo Persico), noto per la sua natura selvaggia; Carmanian, altro biotipo estremamente selvatico; Median, usato come da cane da guerra (forse dalle parti sud-occidentali della Persia). Mitologia vuole che l'enorme Hyrcanian fosse il risultato di un incrocio tra una tigre ed una cagna. Grazio Falisco narra che le cagne in estro sfuggissero i cani maschi per andare nel bosco ad accoppiarsi con le tigri, per produrre prole più "nobile"[7]. L'autore passa poi ad asserire che questi cani-tigre, seppur inclini a uccidere il bestiame, fossero preziosi per gli indigeni in quanto grandi combattenti. Supportano questi dato anche prove "toponomastiche". La contrada iraniana oggi occupante le terre dell'antica Ircania, il Gorgān (lingua persiana گرگان), nella provincia di Mazandaran, è infatti "[la terra dei] lupi" ed ospita biotipi canidi di grossa taglia, i Sage-Siah (lett. "cani neri").
Nel Caucaso, il molossoide originò ceppi locali morfologicamente a caratterialmente molto simili che oggi la cinologia tende ad accorpare in poche razze dalle numerose varianti indigene: es. il c.d. "Cane da pastore dell'Asia centrale", razza ufficialmente riconosciuta dalla FCI[8] creata o per meglio dire codificata nella ex-URSS partendo dai ceppi indigeni Alabai (Turkmenistan), Tobet (Kazakistan) e Torkuz (Uzbekistan).
Diffondendosi verso l'Estremo Oriente, il molossoide originò invece ceppi locali caratterialmente simili (forti, dominanti, territoriali e protettivi verso la famiglia umana) ma dalle notevoli diversità morfologiche dovute al clima ed al territorio di sviluppo: nel Sindh (Mastino del Sindh), tra il Nepal (Bhotia) ed il Bhutan (Bjop-Khyi), tra le pendici indo-pakistane dell'Himalaya (cane dei Gaddi e cane dei Bakarwal) e le steppe mongoliche (Bankhar), ecc. Tra le tante, la razza che, in ragione dell'isolamento, si ritiene abbia meglio conservato le caratteristiche dell'antenato è il mastino tibetano[1]: studi recenti di genomica hanno infatti acclarato che, laddove diverse razze canine divergono geneticamente dal lupo grigio 42.000 anni fa, il tibetano diverge 58.000 anni fa[9] e che la sua linea genetica si può riscontrare in altri cani da montagna come il Bovaro del bernese, il Cane di San Bernardo[10] ed il leonberger.
Caratteristica comune alla diaspora orientale dei molossoidi è il perdurare, in seno ad alcune varianti locali, di due tipologie distinte di cane: la versione rustica e leggera, ancora oggi impiegata come cane da lavoro, e quella più massiccia e pesante utilizzata per la guardia della casa proprio perché allevata in un contesto socio-culturale più ricco e quindi libera di esprimere al meglio le proprie potenzialità fisiche in ragione di un'alimentazione più ricca. Ciò vale a titolo di esempio per il Torkuz da guardia ed il Torkuz-Sarkangik da lavoro o per le varianti Rong-khyi e Brog-khyi del mastino tibetano.

Più complesso è invece definire se la diaspora mediterranea dei molossoidi sia dovuto sempre ai persiani o sia un fenomeno più antico.
Sin dall'Età Micenea, al tempo cioè dell'Impero Medio-Assiro, il popolo dei Molossi d'Epiro selezionava il Cane Molosso[11] che tramite loro si diffuse in Grecia. Fu però certamente tramite i Persiani, con i quali i Greci ebbero continui scontro/incontri, che i numerosi ceppi molossoidi fioriti in Asia raggiunsero l'Occidente. Lo stesso Erodoto racconta che durante la seconda guerra persiana, il sovrano achemenide Serse I portò con sé in Grecia grandi cani da guerra indiani[12], gli stessi che aveva fatto raffigurare dai suoi scultori a Persepoli. Importante poi ricordare che sin dal regno di Dario I (VI secolo a.C.), padre di Serse, i persiani occupavano in modo semi-permanente la Tracia, limitrofa all'Epiro e che proprio in quella zona si svilupparono diversi ceppi indigeni europei di molossoidi morfologicamente molto simili tra loro: il molosso di Tracia, il Pastore rumeno Raven, il Ciobănesc românesc de Bucovina, ecc.
Più azzardata parrebbe ad oggi invece l'ipotesi avanzata dalla cinologia britannica d'inizio XX secolo secondo cui una significativa diaspora occidentale dei molossoidi fosse riconducibile all'importazione del Molossoide per tramite dei Fenici e delle loro rotte commerciali oceaniche[13].

Diffusione e sviluppi[modifica | modifica wikitesto]

In Occidente, la diffusione dei molossoidi si dovette largamente ai Romani che selezionarono un molosso romano, o Canis pugnax, dal molosso epirota e da altri molossoidi mediorientali (i frequenti rimandi nel Cynegeticon di Falisco a razze canine asiatiche[14] testimoniano l'esistenza di un florido mercato dei cani al tempo dell'Impero), diffondendolo per tutta Europa al seguito delle loro legioni e per tramite degli spettacoli circensi: se ne trovano raffigurazioni in diversi mosaici di età imperiale. Questa razza, ormai scomparsa, sopravvive però in molte razze di molossi moderni, di cui è progenitrice: quella che per forma fisica gli si avvicina di più non è il mastino napoletano odierno troppo pesante e linfatico ma è il cane corso che risulta essere più leggero ed agile[15].
Secondo un diffuso ed errato luogo comune[16][17][18], generato dalla cinologia britannica novecentesca[19][20], diversi autori dell'epoca imperiale tra cui lo stesso Falisco avrebbero testimoniato l'esistenza di una razza molossoide autoctona britannica: i Pugnaces Britanniae allevati dai Britanni. Tali cani, massicciamente impegnati dagli stessi Romani nelle venationes erano però quasi certamente più simili agli odierni irish wolfhound che ai mastiff o ai bulldog seppur, tramite incroci con i molossoidi importati dall'Europa a diverse riprese, possano aver contribuito alla taglia gigante dell'attuale mastino inglese.

In Cina, al tempo della Dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.), veniva nel frattempo selezionato lo Shar Pei, una razza molossoide di dimensioni contenute, adatta alla caccia ed alla cinomachia[21].

Periodo fondamentale per lo sviluppo delle razze molossoidi attuali furono il Medioevo ed il Rinascimento.
In Cina, durante il regno della Dinastia Song (960-1266), venne ufficialmente selezionato il Carlino[22], la prima forma di molossoide "da compagnia" che raggiunse l'Europa intorno al XVI secolo per tramite dell'Impero mongolo[23].

L'autore ottomano Evliya Elebi parla invece dei "cani sansone" dell'esercito ottomano: bestie enormi, più simili a leoni che a canidi, necessitanti di 2 o 3 custodi per poter essere controllati[24].

Nelle Colonie americane, i conquistadores ispano-portoghesi importarono sia i mastini sia i segugi, finendo poi con l'ibridare le razze per selezionare nuove linee che fungessero a un tempo da cani da guardia e cani da caccia all'uomo (sia indios sia schiavi africani fuggiaschi, i c.d. "cimarroni"[25][26][27]): il Fila brasileiro, il Dogo cubano (estinto), ecc.

Nel corso del XIX secolo, nuove tipologie di molossoidi vennero selezionate.
Il numero dei "molossoidi da compagnia", prima costituiti unicamente dal carlino, venne arricchito con la selezione dell'attuale Bulldog inglese, ottenuto incrociando il vecchio bulldog proprio con il carlino (il ripetersi di detti incroci portò anche allo sviluppo dell'estinto Toy Bulldog[28]), del Boston Terrier[29] (selezionato negli USA con un processo affine a quello del bulldog inglese) e del Bulldog francese sviluppato Oltremanica dal "nuovo" bulldog britannico per tramite degli operai inglesi emigrati per lavoro in Normandia[30].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Struttura fisica[modifica | modifica wikitesto]

Ve ne sono di diversa forma e peso dai 5 kg del carlino ai 120 kg di un mastiff o mastino spagnolo.

Carattere[modifica | modifica wikitesto]

I molossi, a differenza di altre razze, sono molto dipendenti dal padrone e sentono il bisogno di avere sempre un contatto fisico che a volte può sembrare quasi "appiccicoso". Il molosso è un cane fedele, attaccato al padrone, robusto, atletico per chi volesse fare sport, ma al tempo stesso abbastanza riflessivo. È un cane estremamente giocherellone che matura verso i 3 anni; anche dopo questa età rimane comunque un cane che desidera giocare e divertirsi insieme al padrone. In genere sono comunque cani che richiedono un elevato grado di addestramento, essendo molto forti fisicamente ed estremamente reattivi, e in generale come tutti gli altri cani hanno bisogno di essere educati fin da piccoli al rispetto e all'obbedienza per l'uomo.

Educazione[modifica | modifica wikitesto]

Il molosso ha necessità di un compagno che lo indirizzi in maniera corretta e semplice verso quelle che saranno le sue attività, con una educazione che non deve mai essere basata sulle punizioni bensì sulla pazienza perché in generale si tratta di cani molto sensibili. Con una corretta educazione si avrà un cane capace allo stesso tempo di proteggere e di giocare con il suo padrone.

Legislazione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

A seguito di alcuni casi di aggressione, il governo italiano emise un decreto[31] (oggi non più in vigore) che rendeva obbligatori guinzaglio e museruola per buona parte dei molossoidi in tutte quelle occasioni in cui il cane sia a contatto con altri cani o persone: es. i giardini pubblici[32].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Informazioni storiche sui molossoidi, su molossi.it. URL consultato il 19 ottobre 2008.
  2. ^ (EN) Ian Lauder Mason, Sheep Breeds of the Mediterranean, Food and Agricultural Organization, 1967.
  3. ^ Enciclopedia Treccani, su treccani.it.
  4. ^ (EN) Scheda con foto sul sito del British Museum, su britishmuseum.org (archiviato dall'url originale il 25 settembre 2008).
  5. ^ Strang, Paul D (1991), The New Complete Great Pyrenees, 2. ed., Londra, Macmillan General Reference, ISBN 0876051883.
  6. ^ Saraç, Gökçek (2010), An investigation of the origin of the Kangal dogs in Turkey: Genetic distinction between Kangal, Akbash and other dog populations Paperback, LAP LAMBERT Academic Publishing, ISBN 3838376684.
  7. ^ Grazio Falisco (I secolo), Cynegeticon, vv. 161-168.
  8. ^ A. Vlasenko *Against fictions and nationalist trends
  9. ^ Qifa Li, Zhenshan Liu, Yinxia Li, Zhao Xingbo, Liyan Dong, Zengxiang Pan, Yuanrong Sun, Ning Li, Yinxue Xu e Zhengguang Xie, Origin and Phylogenetic Analysis of Tibetan Mastiff Based on the Mitochondrial DNA Sequence, in Genetics and Genomics, vol. 35, nº 6, giugno 2008, pp. 335–40, DOI:10.1016/S1673-8527(08)60049-1, PMID 18571121.
  10. ^ Y. Li, X. Zhao, Z. Pan, Z. Xie, H. Liu, Y. Xu e Q. Li, The origin of the Tibetan Mastiff and species identification of Canis based on mitochondrial cytochrome c oxidase subunit I (COI) gene and COI barcoding, in Animal, vol. 5, nº 12, 2011, pp. 1868, DOI:10.1017/S1751731111001042, PMID 22440462.
  11. ^ Lewis, David Malcolm [e] Boardman, John (1994), The Cambridge Ancient History : The Fourth Century B.C., Cambridge University Press, ISBN 0-521-23348-8, pp. 430-434.
  12. ^ Erodoto (V secolo a.C.), Storie, Libro VII, 133.
  13. ^ Leighton R (1907), The New Book of the Dog, Londra-New York, Cassell, p. 20, sostenne appunto che ai Fenici si sarebbe dovuta l'introduzione nelle Isole britanniche, già nel VI secolo a.C., di arcaici ceppi molossoidi che ivi avrebbero originato il Mastiff.
  14. ^ Falisco, Op. Cit., vv. 155-170: si parla di cani allevati dai Sarmati in Ucraina, di vari cani persiani e financo di "cani cinesi" (più probabilmente mastini tibetani d'inaudita ferocia.
  15. ^ Antonio Crepaldi, Obiettivo zootecnico sul mastino napoletano. Origine tipologica, caratteristiche etniche, selezione rappresentativa, Antonio Crepaldi editore, 2004.
  16. ^ Cuomo U (2002), Il bulldog : storia, standard, educazione, alimentazione, allevamento, salute, C&CC.
  17. ^ Chappell M (1912), Dogs and Their Masters with Illustrations in Colour.
  18. ^ Il grossolano errore è purtroppo anche riportato nel Portale web ENCI - v. "Mastiff".
  19. ^ Wynn MB (1886), The history of the mastiff, ed. William Loxley, p. 16.
  20. ^ Leighton R (1907), The New Book of the Dog, Londra-New York, Cassell, p. 20.
  21. ^ Shar Pei, 2puppies. URL consultato il 5 novembre 2016.
  22. ^ Whitwam L (2015), History of the Pug, in AAVV (2015), The Complete Pug Handbook: The Essential Guide For New & Prospective Pug Owners, New York, CreateSpace Independent Publishing Platform, ISBN 978-15-004391-9-4, p. 17.
  23. ^ Klever U (1977), Carlino, in AAVV (1977) Il cane, Roma, Edizioni Mediterranee, ISBN 978-88-272071-1-6, p. 180.
  24. ^ Interessante a questo proposito rammentare che il sultano di Istanbul affidava la cura dei suoi cani a membri del corpo dei giannizzeri, i Sekban - v. Küçükyalçin, Erdal (2007), Janissary and samurai : early modern warrior classes and religion, tesi di laurea della Boğaziçi University
  25. ^ do Vale, Procópio & Monte, Enio; "Grande Livro do Fila Brasileiro Quatro Séculos da História do Brasil"; ISBN 852130059X; Editora Ver Curiosidades; 1981
  26. ^ AAVV (1853), Storia naturale illustrata del regno animale, tratta dalle opere dei più distinti e moderni naturalisti italiani e stranieri, v. I, Venezia, Antonelli, p. 129.
  27. ^ Craton, Michael (1982), Testing the Chains: Resistance to Slavery in the British West Indies, Ithaca, Cornell University Press.
  28. ^ Drury WD (1903), British dogs, their points, selection, and show preparation, Londra-New York City, L.U. Gill, C. Scribner's sons.
  29. ^ "Get to Know the Boston Terrier", 'The American Kennel Club', retrieved 19 May 2014
  30. ^ Leighton, Op. Cit., p. 58.
  31. ^ Elenco delle razze interessate dal Decreto del ministro Sirchia, su normativapolizialocale.fpcgil.net. URL consultato il 19 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2009).
  32. ^ Informazioni sul Decreto del ministro Sirchia [collegamento interrotto], su normativapolizialocale.fpcgil.net. URL consultato il 19 ottobre 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • Alderton D (1984), The Dog, Londra, Macdonald, ISBN 0-356-10443-5.
  • Fogle B [a cura di] (2000), The New Encyclopedia of the Dog, Doring Kindersley (DK), ISBN 0-7894-6130-7.
  • Leighton R (1907), The New Book of the Dog, Londra-New York, Cassell.
  • Oliff D [a cura di] (1999), The Ultimate Book of Mastiff Breeds, Howell Book House, ISBN 1582450803.
  • Palmer J (1994), The Illustrated Encyclopedia of Dog Breeds, ISBN 0-7858-0030-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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