Cane corso italiano

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Cane corso italiano
Cane corso 849.jpg
Classificazione FCI - n. 343
Gruppo 2 Cani di tipo Pinscher e Schnauzer, molossoidi e cani bovari svizzeri
Sezione 2 Molossoidi
Standard n. 343 del 24 giugno 1987
Nome originale Cane corso italiano
Tipo Molossidi
Origine Italia Italia
Altezza al garrese Maschio 64-68 cm
Femmina 60-64 cm
Peso ideale Maschio 45-50 kg
Femmina 40-45 kg
Razze canine
Cane corso
Vecchia foto che ritrae il "Cane Corz" (Cane Corso) a sinistra ed il "Cane e' presa" (Mastino Napoletano) a destra
Cane Corso di otto anni
cane corso italiano

Il cane corso italiano[1] è una razza canina molossoide di origine italiana riconosciuta dalla FCI (Standard N. 343, Gruppo 2, Sezione 2).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

"Corso" è il nome di un ceppo arcaico di "molosso"; nel senso più ampio, che fa riferimento ad una filosofia epistemologica(che suddivide le razze canine in base alle varie età del cucciolo del lupo) cinologica e cinofila ormai sorpassata e/o comunque in fase di profonda discussione da parte dei biologi, dei cinologi, degli archeologi e dunque degli antropologi; la struttura pseudoscientifica che viene messa in discussione è la neotenia direttamente collegata alle teorie evoluzionistiche di Darwin ormai sfatate dal carbonio 14 e dalla scoperta del DNA, per dirne una l'Homo di Neanderthal che per Darwin si evolse in Homo Sapiens oggi si scopre che conviveva con lo stesso occupando la medesima nicchia ecologica in Europa e solo dopo migliaia di anni di convivenza pacifica e prolifica venne cannibalizzato dal sapiens il quale mantiene dell'etnia sterminata il 4% di sangue neanderthal nel dna(pelle chiara, capelli lisci, il sapiens era nero veniva dall'Africa)...

La cosmogonia del corso si deve ad epoche molto più recenti, quando Alessandro Magno si spinse nei territori dell'antica Persia per "cacciare" il suo acerrimo nemico Dario, dalle quali terre gli esperti di caccia della magna Grecia(Grattio) raccontavano di molossi uguali a tigri o pantere per via del pelo raso e dell'aggressività in battaglia, il nome Corso deriva dai dialetti parlati nel sud dell'Italia e si riferiscono direttamente al concetto di "enormità, forza e virilità" e dunque dall'appellativo "Magno" del macedone Alessandro il quale accoppiò i cani di Dario con il cane greco d'Epiro ottenendo un cane a pelo semiraso ma con sottopelo che avrebbe utilizzato nelle sue campagne militari sia a 40 gradi sotto lo zero che al di sopra.

I romani veneravano la figura di Alessandro ma iniziarono a comprenderla sulla pelle quando da Cartagine si levò un generale che mise in scacco l'Italia romana con i cani di Alessandro: Annibale, valicò le Alpi con uno stuolo di elefanti, migliaia di uomini e molossi bardati con un'armatura toracodorsale che montava una sciabola sul dorso che sventrava i cavalli, e dilaniavano i centurioni caduti con fauci impietose, per 20 anni Annibale dominò Roma in Italia, ed alla fine, delle guerre puniche, il suo cane rimase a Roma, come il colore della pelle dei suoi soldati, fu ribattezzato "canis pugnax" usato successivamente in arena ed in guerra dai Romani che da ogni cultura che incontravano prendevano il meglio, il CC venne usato in centurie specializzate dette Cohors che, come oggi nelle forze dell'ordine, facevano largo uso dei molossi, i cani che si distinguevano in battaglia e che morissero venivano seppelliti dentro le mura di Roma come i generali o altre cariche fino ai semplici soldati morti eroicamente, a differenza dei soldati i cani, dopo la battaglia giocavano nell'arena con e contro i gladiatori ed allo stesso tempo dopo erano a guardia e difesa personale dei condottieri, o di alte cariche politiche e militari e dei padroni degli schiavi/gladiatori.

Il nome "Cane cun corso" potrebbe trarre in inganno in quanto la parola "corso" è spesso erroneamente intesa come "della Corsica" o "proveniente dalla Corsica". In realtà il termine "corso" deriva invece dal sostantivo femminile latino cŏhors (cŏhors, cohortis), che significa corte, cortile, aia; ma ha assunto anche una connotazione militare e quindi viene tradotto anche come milizia o guardiano.[2] Entrambe le traduzioni combaciano perfettamente con questa razza, che discende direttamente dal canis pugnax o antico molosso romano. Di esso rappresenta una versione leggera, impiegata per la caccia alla selvaggina di grossa taglia; ma anche come guerriero ausiliario nelle battaglie e guardiano delle proprietà, dei bovini e della famiglia.

La variante biotipica a pelo raso fu volere del re Ferdinando II di Aragona(ceppo di Napoli) che incrociò i nostri molossi rustici col cane da presa di Maiorca (molossoide a pelo raso e senza sotto pelo) all'epoca molto simile al molosso autoctono italico. Si voleva ottenere un animale a pelo raso, che si scostasse dal cane del contado ed avesse dunque caratteristiche nobiliari (il pelo raso e la canna nasale più corta per somigliare dunque più all'uomo). Lo si voleva anche usare come cane da fighting, pratica oggi illegale in Italia ed in Spagna, la cui memoria rimane ancora oggi in Spagna nel nome dato al mastino napoletano di cane da arena. Cane Corso e Mastino napoletano non sono più lo stesso animale dopo la selezione storica e quella moderna. Il lavoro, che decretò lo standard del'46, fu un tragitto che rese chiaro come Cane Corso e Mastino napoletano siano due tipologie canine distinte, sebbene discendano dall'eguale ceppo. Infatti differenti sono gli utilizzi delle due varianti canine e differenti i compiti richiesti a questi animali, ciò dipende secondo l'illustre cinologo Crepaldi dalla lunghezza del pelo; il mastino ha il pelo visonato tipico del cucciolo del lupo appena nato, non si allontana mai dalla tana ma la difende con rigore se intervengono intrusi, dipende in tutto e per tutto dalla madre(il padrone) ed ha un'indole poco curiosa rispetto a ciò che lo circonda, agisce solo quando il pericolo(l'intruso eventuale si rende evidente). Il Cane Corso, invece avendo il pelo più lungo e sottopelo, fase in cui il cucciolo del lupo inizia ad uscire dalla tana e perlustrare intorno anche allontanandosi lo rende cane versatile per eccellenza, dai nobili venivano richiesti compiti di difesa del padrone e della borsa con il denaro (che spesso veniva appesa al collare del cane); dai contadini questo cane veniva utilizzato per la caccia al cinghiale(spesso incrociandolo col levriere per enfatizzare il predatorio e la velocità, tale incrocio si chiamava "straviere") e per la conduzione delle mandrie bovine e suine. I cani corso dal mantello nero(mai solido, spesso prevalente ma con macchie bianche sulle zampe o venature tigrate impercettibili di notte) erano utilizzati per difendere i neri cavalli della murgia dai furti e le masserie durante la notte, venivano preferiti esemplari con occhi ambra che stagliavano nel buio ed impaurivano i malviventi alla sola vista, i cani infatti si mimetizzavano nel buio della notte, assumendo sembianze di puledri morelli e ingannando così il potenziale malintenzionato. A tutti i cani corso invariabilmente veniva e viene richiesto di essere cani socievoli con la famiglia ed i visitatori ben accetti e al contrario guardiani integerrimi contro i malintenzionati. Per questa ragione essi, se ben allevati, sono equilibrati e vengono considerati eccellenti guardiani, pur senza essere eccessivamente aggressivi in presenza del proprietario. Il cane corso, sin dalla sua origine, è un cane prognato e il suo morso è forte più di quello del pastore tedesco ma meno di quello del rottweiler. È un cane mai eccessivo in nessuno dei suoi aspetti e la versatilità è il punto di forza, che lo rende unico al mondo tra le altre razze canine.

Fino agli anni '90, il cane corso era molto diffuso in tutto il Sud Italia e in particolare in Puglia, dove sono stati raccolti la maggior parte degli esemplari che hanno permesso il recupero della razza. Morfologicamente appartiene al gruppo molossoide e dal punto di vista funzionale ai cani da presa; per tipologia è molto probabilmente collegato filogeneticamente a quei cani grandi e combattivi di cui vi è testimonianza sin dall'antichità...a.C.)..

il cane è stato utilizzato per la difesa personale e per il controllo del bestiame grosso. Una mole forte, notevole coraggio ed agilità felina consentono al Cane Corso di ammansire bestiame bovino e suino in quelle particolari circostanze, che l'uomo da solo non è in grado di affrontare come nel caso di un animale imbizzarrito o una madre che difende la propria prole.

A partir degli anni 1980, con il progressivo abbandono delle campagne, la riforma agraria e il conseguente venir meno degli stili di vita tradizionali, anche l'allevamento di questi cani subì un forte declino(anche se gli esemplari più tipici venivano reclutati dalla malavita locale e selezionati per il combattimento e la difesa o la guardia con ovvie e giustificate obiezioni di coscienza). Negli anni '70 cominciò un'opera di recupero (forse un po' affrettata dal business della nuova razza come succede per tutte le razze) di questo cane e ben presto suscitò l'interesse di parecchi cinofili, attratti dal fascino della razza nel suo aspetto fisico e nella sua indole. In passato questi cani venivano distinti in "da corpo" per la caccia al cinghiale, ovvero per l'uso in campagna, e "da camera" per la difesa personale, ovvero il cane che il padrone teneva sempre presso la sua persona, persino di notte ai piedi del letto. Quando i cani vennero presentati in expò nel bel mezzo della selezione "moderna" alcuni giudici si rifiutarono di giudicarli, dichiarandoli "bastardoni"(per via di alcune voci maligne che volevano gli esemplari portati in mostra come incroci e figli d'incroci di bullmastiff) ed altri epiteti più coloriti, fu l'interesse internazionale e di alcuni gruppi nazionali che si rifiutarono d'accettare il prognatismo come chiusura dentale preferita o il fatto di rabbonire il ceppo a scopi merceologici col boxer ed altri cani prognati nordeuropei a creare indirettamente l'interesse verso questa razza anche oltreoceano da associazioni come l'AKG.

Le regioni italiane nelle quali la razza è maggiormente diffusa e, come una vasta iconografia e storiografia testimoniano, nelle quali hanno trovato un'ottima isola di conservazione sono la Puglia e le regioni limitrofe[3]

Carattere[modifica | modifica wikitesto]

Il Cane Corso si attacca molto al proprio padrone ed è molto sensibile al suo umore; è di indole dolce e pacata, leale e protettiva. Ama il contatto con il proprio padrone e ne ha molto bisogno. Può essere estremamente discreto e intelligente, riuscendo a cogliere tutto quello che succede intorno a sé. È un cane molto plasmabile ed assume il comportamento che il padrone gli richiede. Trattato come cane da compagnia resta affabile con tutti. Addestrato per compiti particolari (difesa personale, caccia al cinghiale, etc.) rivela estremo ardimento e potenza. Può essere ostile verso altri cani, specialmente se grandi e dello stesso sesso.

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Testa[modifica | modifica wikitesto]

  • Brachicefala: La sua lunghezza totale raggiunge i 3,6/10 dell'altezza al garrese. La larghezza bizigomatica, pari alla lunghezza del cranio, è superiore alla metà della lunghezza totale della testa, raggiungendo i 6,6/10 di tale lunghezza. Gli assi longitudinali del cranio e del muso sono tra loro leggermente convergenti. Il perimetro della testa, misurato agli zigomi, è anche nelle femmine più del doppio della lunghezza totale della testa. La testa è moderatamente scolpita con arcate zigomatiche protese all'esterno. Pelle consistente ma piuttosto aderente ai tessuti sottostanti, liscia ed abbastanza tesa.
  • Denti: Bianchi, grandi, completi per sviluppo e numero. La chiusura deve essere prognata come da standard ufficiale dell'ENCI, riconosciuto a livello internazionale dalla FCI.[4] Canna nasale rettilinea, senza rughe, tartufo non retratto rispetto alla faccia anteriore del muso, conseguente angolo di 90° tra l'asse del naso e quello della faccia anteriore del muso stessa, lieve curvatura della mandibola, quadratura del muso mediante parallelismo delle facce laterali dello stesso, lieve convergenza degli assi cranio muso ed occhi in posizione sub frontale e ben larghi nel cranio. Va da se, una dentatura completa, con denti bianchi grandi ed incisivi inferiori e superiori impiantati in linea retta oltre ad una larghezza tra gli apici degli incisivi della mandibola non inferiore ai 4,5 cm.
  • Occhi: Di media grandezza rispetto alla mole del cane, in posizione sub-frontale, ben distanziati tra loro. Rima palpebrale ovaleggiante, bulbi oculari leggermente affioranti palpebre aderenti con margini pigmentati di nero. Gli occhi non devono lasciare scorgere la sclera. Nittitante fortemente pigmentata. Iride quanto più possibile scura in relazione al colore del mantello. Sguardo intelligente e vigile.
  • Orecchie: Di media grandezza in rapporto al volume della testa e alla mole del cane, ricoperte di pelo raso, di forma triangolare, con apice piuttosto appuntito e cartilagine spessa, inseriti alti, cioè molto al di sopra dell'arcata zigomatica, larghi alla base, pendenti, aderenti alle guance senza raggiungere la gola. Sporgenti alquanto all'esterno e lievemente rilevati nel loro punto di attacco, vengono portati semieretti quando il cane è attento.
  • Collo: Profilo superiore - Leggermente convessilineo. Lunghezza - Circa 3,6/10 dell'altezza al garrese e cioè pari alla lunghezza totale della testa; forma: Di sezione ovale, forte, molto muscoloso, con distacco della nuca marcato. Il perimetro a metà lunghezza del collo è circa 8/10 dell'altezza al garrese. Armoniosamente fuso con garrese, spalle e petto il collo ha la sua direzione ideale a 45° rispetto al suolo e ad angolo pressoché retto con la spalla.
  • Tronco: Compatto, robusto e muscolosissimo. La sua lunghezza supera l'altezza al garrese dell'11%, con una tolleranza di ± 1. Linea superiore - Regione dorsale rettilinea con lieve convessità lombare.
  • Coda: Inserita piuttosto alta, grossa alla radice e relativamente affusolata alla punta. Solitamente viene amputata all'altezza della quarta vertebra. La pratica della mutilazione non è più legale e largamente discriminata. Alle gare cinofile si preferiscono sempre animali intatti
  • Mantello: Corto ma non raso, a tessitura vitrea, brillante, aderente, presente sottopelo mai affiorante che si intensifica nella stagione invernale; al tatto risulta essere duro sul dorso, quasi ispido (detto anche pelo di vacca).
  • Colori: Nero, grigio piombo, ardesia, grigio chiaro, fulvo chiaro, fulvo cervo, formentino (o frumentino o fromentino), fulvo scuro e tigrato (tigrature su fondo fulvo o grigio di varie gradazioni). Nei soggetti fulvi e tigrati è presente una maschera nera o grigia la cui estensione è limitata al muso e non deve superare la linea degli occhi. Ammessa una piccola chiazza bianca al petto, alla punta dei piedi e alla canna nasale.
  • Tartufo: Sulla stessa linea della canna nasale. Visto di profilo non deve sporgere sul margine verticale anteriore delle labbra ma trovarsi, con la sua faccia anteriore, sul medesimo piano verticale della faccia anteriore del muso, né avere la faccia anteriore inclinata all'indietro o essere rialzato rispetto al profilo della canna nasale (frequente negli ipertipi). Deve essere voluminoso, piuttosto piatto superiormente, con narici ampie, aperte e mobili. La pigmentazione è nera.
  • Muso: Molto largo e profondo. La larghezza del muso deve pressoché eguagliare la sua lunghezza che raggiunge i 3,4/10 della lunghezza totale della testa. La sua profondità supera del 50% la lunghezza del muso. Il parallelismo delle facce laterali del muso e la ripienezza e larghezza del corpo della mandibola fanno sì che la faccia anteriore del muso sia quadrata e piatta. La canna nasale è rettilinea e piuttosto piatta. Il profilo inferiore-laterale del muso è dato dalle labbra superiori. La regione sottorbitale mostra un lievissimo cesello.
  • Labbra: Piuttosto consistenti. Le labbra superiori, viste di fronte, determinano alla loro disgiunzione una "U" rovesciata e, viste di lato, si presentano moderatamente pendenti. Commessura moderatamente evidente e che rappresenta sempre il punto più basso del profilo laterale inferiore del muso. Il pigmento è nero.
  • Guance: Regione masseterina piena ed evidente ma non ipertrofica.

Difetti eliminatori[modifica | modifica wikitesto]

  • Testa: Parallelismo evidente degli assi cranio-facciali, convergenza molto marcata, facce laterali del muso convergenti,prognatismo accentuato e deturpante.
  • Tartufo: Depigmentazione parziale.
  • Coda: Portata a candela o a anello.
  • Statura: Al di sopra o al di sotto dei limiti indicati.
  • Andatura: Ambio continuato.
  • Testa: Divergenza degli assi cranio-facciali, enognatismo, canna nasale decisamente concava o montonina.
  • Tartufo: Depigmentazione totale,la faccia anteriore inclinata all'indietro o essere rialzato rispetto al profilo della canna nasale (frequente negli ipertipi).
  • Occhi: Depigmentazione moderata e bilaterale delle palpebre, gazzuoli, strabismo bilaterale.
  • Organi sessuali: Criptorchidismo, monorchidismo, evidente deficienza di sviluppo di uno o di tutti e due i testicoli. I maschi devono avere due testicoli di aspetto normale e ben discesi nello scroto.
  • Coda: Anurismo, brachiurismo, sia congeniti che artificiali.
  • Pelo: Semi-lungo, raso, frangiato.
  • Colori: Colori non previsti dallo standard, macchie bianche troppo estese.

Adatto per[modifica | modifica wikitesto]

  • Guardia
  • Difesa
  • Compagnia
  • Pet therapy
  • caccia grossa(ove sia prevista per legge)

Non adatto per[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://enci.it/documenti/standard/343.pdf
  2. ^ Scheda del Cane corso, cani.it.
  3. ^ E.N.C.I. - sito ufficiale, enci.it. URL consultato il 12 giugno 2011.
  4. ^ agraria.it, agraria.org. URL consultato il 12 giugno 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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