Molosso (razza canina)

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Molosso
Molossian Hound, British Museum.jpg
Nome originale Μολοσσὸς
Canis epiroticus
Origine Epiro
Razze canine

Il Molosso (in greco antico: Μολοσσός; in latino: Canis epiroticus) era una razza canina ora estinta diffusa nell'Europa Meridionale durante l'Antichità (ca. VIII secolo a.C.) per tramite del popolo dei Molossi d'Epiro (attuale Albania) che si ritiene possa essere stato il progenitore di tutti i cani molossoidi diffusisi nelle aree europee bagnate dal Mediterraneo.
Fedele raffigurazione della razza si ritiene possa essere il "Jennings Dog"[1], statua romana esposta al British Museum; copie si trovano anche nella Galleria degli Uffizi di Firenze e nel Museo Pio-Clementino (Sala degli Animali) dei Musei Vaticani. .

Nella mitologia greca, Molosso è il nome dal figlio di Andromaca e di Neottolemo (il figlio di Achille).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La razza originò in tempi molto antichi dall'archetipo razziale dei "Molossoidi", un grande cane da montagna selezionato in epoca protostorica nel Medioriente (fond. nella Mezzaluna Fertile), dove la nascente pastorizia aveva evidenziato la necessità di selezionare un grosso cane difensore del gregge, evolutosi durante l'Età del ferro come cane da guerra/palazzo nelle prime grandi civiltà (assiri, babilonesi, ittiti, egizi). Dalla Mesopotamia, il Molossoide si diffuse verso il Mediterraneo originando diversi ceppi locali: tutti cani accomunati da una certa tipologia caratteriale (forte, dominante, territoriale e protettiva verso la famiglia umana) ma con varianti morfologiche dovute alle diversità climatiche e del territorio.
Numerose fonti classiche testimoniano il ricorso, da parte dell'antica tribù dei Molossi (in greco Μολοσσοί, Molossoi), stanziati nella regione dell'Epiro (attuale Albania) sin dall'Età Micenea[2], ad un cane di tipo molossoide usato per la guardia agli armenti e per la guerra che prese, appunto, il nome di "Molosso".
Per tramite dei Macedoni, il cane epirota si diffuse nell'areale culturale greco ove si distinse per le sue qualità di guardiano e combattente rispetto alle prestazioni più prettamente venatorie del canis laconicus apprezzato dagli Spartani. Ai primordi dell'ellenismo, il filosofo Aristotele cita il cane molosso nella sua Historia animalium (parte dei libri della Fisica), apprezzandone il coraggio ed il vigore fisico[3].

Le caratteristiche fisico-caratteriali del molosso gli garantirono ampia diffusione anche presso i Romani che apprezzarono grandemente il coraggio e la forza dell'acrem Molossum (it. "feroce Molosso"), come ebbe a definirlo il poeta Virgilio, facendone il guardiano delle loro lussuose villae come raccomandato da Marco Porcio Catone nel suo De agri cultura. Virgilio, nelle Georgiche[4], raccomandava inoltre di allevare i cuccioli di Molosso insieme a quelli del Canis laconicus per massimizzare le doti delle due razze garantendo così alla villa un'adeguata difesa sia contro aggressori animali sia umani. L'accoppiata Laconicus-Molosso era tanto diffusa che lo stesso Petronio ci presenta, nel Satyricon, l'anfitrione Trimalcione munito di uno spaventoso molosso da guardia ed una muta di cani da caccia laconici[5].

Aspetto e carattere[modifica | modifica wikitesto]

Catone descrive il canis epiroticus come scuro di mantello, pesante di testa e di corpo, a pelo raso, feroce, adatto per la guardia alla proprietà più che per le attività di pastorizia o di caccia. Due secoli dopo Catone, Lucio Giunio Moderato Columella, parlando del cane da guardia della villa, indicato come [canis] villaticus, "di corpo grande e grosso [...] di colore unito [...] nero [...] con il capo tanto grande che sembri la maggior parte del corpo [...] con il petto ampio e peloso, spalle larghe, zampe tozze e irte"[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La statua prende il nome dal primo proprietario moderno, l'antiquario britannico Henry Constantine Jennings (1731-1819).
  2. ^ Lewis, David Malcolm [e] Boardman, John (1994), The Cambridge Ancient History : The Fourth Century B.C., Cambridge University Press, ISBN 0-521-23348-8, pp. 430-434.
  3. ^ Aristotele, Historia animalium, IX : quando impegnato nella caccia, la razza del Molosso non è preferibile a qualunque altra ma, per quel che concerne la difesa del gregge, egli non ha uguali, e questo grazie alla sua taglia e al suo coraggio nell'affrontare animali selvatici.
  4. ^ Publio Virgilio Marone (I secolo a.C.), Georgiche, III, 404-408.
  5. ^ Petronio Arbitro (I secolo), Satyricon, 27-28.
  6. ^ Lucio Giunio Moderato Columella (I secolo), De re rustica, l. VII, c. XII De canibus.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti
Studi
  • Fleig, D. (1996), History of Fighting Dogs, Neptune NJ, TFH Publications, ISBN 0-7938-0498-1.
  • Homan, M. (2000), A Complete History of Fighting Dogs, Howell Book House Inc., ISBN 1-58245-128-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]