Carlino (razza canina)

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Carlino
Mops-falk-vom-maegdebrunnen-internationaler-champion-fci.jpg
Classificazione FCI - n. 253
Gruppo 9 Cani da compagnia
Sezione 11 Molossoidi di piccola taglia
Standard n. 253 del 13 ottobre 2010[1] (en fr)
Nome originale Pug
Tipo Canide
Origine Cina (anni 700400 a.C.)[2]
Altezza al garrese 25–30 cm (in media)[3],
32 cm (massima)[4]
Peso ideale 6,3–8,1 kg[1]
Razze canine

Il carlino è una razza canina di origine cinese riconosciuta dalla Federazione Cinofila Internazionale (Standard N. 253, Gruppo 9, Sezione 11).[1]

Razza canina molto antica è stata raffigurata in numerosi dipinti e sculture cinesi sin dal 400 a.C..[5] Si è poi diffusa nel Seicento in Europa occidentale, in particolare nei Paesi Bassi ed in Gran Bretagna, grazie al successo ottenuto nella Casa d'Orange e nel Casato degli Stuart.[6] Il carlino ha tratti fisici molto peculiari che lo rendono unico nel suo genere e differente da tutti gli altri cani ed è, sin dalla sua origine, considerato come cane da compagnia.[5]

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Le nobildonne Elisabetta di Borbone-Francia (sinistra) e Ekaterina Dmitrievna Golicyna (destra) ritratte con un carlino in braccio nel Settecento.

Secondo la maggioranza degli storici e la Società zoologica di Londra la razza ha origine nell'Asia orientale: antichi documenti, provenienti dalla Cina, identificano il carlino come «cane a muso e zampe corte», particolarmente popolare nella corte imperiale durante la Dinastia Song.[2][7] Questa specie canina inizia a diffondersi nell'Impero mongolo; i cavalieri di Gengis Khan lo portano nell'Europa orientale intorno al Cinquecento.[8] Nel 1553 la flotta turca giunge a Tolone con questi piccoli cani come «doni ambiti e preziosi».[8]

Successivamente la razza si espande nei Paesi Bassi dove diviene una «mascotte» per via del suo pelo color arancione (che è colore nazionale degli Orange) e, poco dopo, anche nel resto dell'Europa occidentale.[8] In poco tempo, il carlino diventa quasi un simbolo per i borghesi nonché un privilegio per le donne nobili nell'epoca Rococò (prima metà del Settecento).[8]

Nel secolo successivo, il carlino continua ad ottenere successo da parte della nobiltà inglese tanto da raggiungere il massimo della popolarità nell'Età vittoriana.[9] L'American Kennel Club, registro dei cani di razza con pedigree degli Stati Uniti, riconosce sin dal 1885 la razza nel quinto gruppo ovvero quello dei «cani toy» (letteralmente «cani giocattolo») caratterizzati da piccole dimensioni.[10]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Antonio Bertinazzi detto Carlino noto per avere interpretato il ruolo di Arlecchino.[4]

L'origine del nome della razza è tuttora avvolto nel mistero e dà quindi adito a varie interpretazioni: in Inghilterra, ad esempio, il carlino è conosciuto come Pug che potrebbe derivare dalla parola latina pugnus che significa «pugno chiuso» (con chiaro riferimento all'aspetto del muso tipico della specie).[11] Secondo altri studiosi, il termine Pug deriverebbe dalla parola «folletto» o semplicemente dall'espressione «piccolo cane».[12]

Mops, MopsHond, MopsHund e Mopsi è il nome con cui è conosciuta la razza rispettivamente in Svezia, nei Paesi Bassi, in Germania e in Finlandia: la radice comune a tutti e quattro i casi ("mops") deriva dalla parola in lingua olandese moppen che significa «aspetto arcigno» e da quella inglese e tedesca mops che significa «annoiarsi» e «brontolone».[8][13]

È certa, invece, l'origine del nome in Francia (Carlin) ed in Italia (Carlino): la razza deve il proprio nome all'attore Carlo Bertinazzi per via della sua interpretazione di Arlecchino al Théâtre de la comédie italienne con indosso una maschera nera ritraente tratti simili al muso del cane.[4]

In Cina, patria d'origine del carlino, il cane è noto col nome di Ha Ba Gou mentre in Giappone di Chin in quanto il nome della razza non rientra nel termine generale inu (letteralmente «cane» in lingua giapponese).[13][14]

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il volto ed il portamento di un carlino.

Il carlino è un cane da compagnia molossoide di piccola taglia brachicefalo ovvero col muso schiacciato. In generale, questa razza presenta un aspetto piuttosto robusto e compatto ed è solita muoversi con le gambe parallele ed un passo dondolante.[11][4] Il mantello è corto, liscio, morbido e lucente.[4] In particolare queste due ultime caratteristiche si ravvisano negli esemplari la cui alimentazione è equilibrata.[15]

La testa è, nel complesso, grande, rotonda e massiccia mentre il muso è corto, rugoso, rotondo e presenta un tartufo nero sporgente.[16] Le orecchie, sempre nere, piccole e sottili, vellutate al tatto possono essere "a bottone" o "a rosa" invece gli occhi sono sporgenti, espressivi, rotondi, grossi e di colore scuro lucente.[4] Il naso è corto e molto schiacciato mentre la coda è arricciata ed arrotolata sul dorso.[17]

Gli arti sono di media lunghezza, diritti e forti.[18] L'altezza al garrese, ridotta nel tempo tramite accurate selezioni, solitamente, è compresa tra i 25 e i 30 centimetri e non supera i trentadue mentre il peso ideale oscilla tra i 6,3 e gli 8,1 kilogrammi.[3][1][19]

Sesso[modifica | modifica wikitesto]

Tra un carlino maschio ed uno femmina non vi sono grandi differenze, se non quella della presenza del rispettivo apparato genitale. Inoltre, i carlini maschi di solito sono leggermente più grandi e possenti rispetto alle femmine che hanno, invece, dimensioni poco più piccole.[20] La maturità sessuale viene raggiunta dopo il primo anno di età.[21] Il parto può risultare difficoltoso a causa dell'impossibilità al passaggio dei cuccioli nell'apposito canale ed è spesso necessario il taglio cesareo.[22]

La speranza di vita è pari a tredici anni e due mesi negli esemplari di sesso femminile e di dodici anni e otto mesi in quelli maschili.[23]

Colorazione del pelo[modifica | modifica wikitesto]

Due delle quattro colorazioni riconosciute dalla FCI, fulva e nera.[1]

I primi esemplari di carlino giunti in Europa presentano il manto color argenteo con strisce nere sul dorso: da essi derivano i soggetti fulvi.[24] Il termine fulvo copre una vasta gamma di sfumature di colore, che varia da crema ad un'albicocca molto chiaro.[24] Il colore nero è, invece, più recente e la sua origine è tutt'oggi incerta: l'ipotesi più probabile è che una viaggiatrice, Anna Brassey, dopo un viaggio in Cina nel 1877, porta con sé una coppa di carlini neri, contribuendo quindi a diffondere questa variante.[25]

La Federazione Cinofila Internazionale riconosce quattro differenti colori: fulvo, nero, albicocca e argento.[1] I carlini color argento sono estremamente rari e non presentano peli neri sul corpo ad eccezione della maschera e delle orecchie mentre quelli fulvi ed albicocca, oltre alle già citate parti del corpo, anche nella linea mediana del dorso che si spinge dal garrese alla radice della coda.[26]

Temperamento[modifica | modifica wikitesto]

Il carlino è un cane molto attivo, esuberante, vivace e per nulla aggressivo.[23] Questa razza canina ama far parte del nucleo familiare in quanto necessita di affetto e calore e, per questo motivo, odia essere esclusa.[23] Si stanca facilmente (specie nel periodo estivo) e propende ad ingrassare.[23] È, inoltre, un esempio molto raro di «cane da grembo» e possiede un codice comunicativo comprendente una serie di sbuffi, grugniti e versi nasali (per via della canna nasale molto corta).[4][27]

È noto per la fedeltà che dimostra, giorno per giorno, al proprio padrone tanto da diventarne quasi l'«ombra» ed essere estremamente geloso, se non irascibile, quando il proprietario coccola altri cani in sua presenza.[11][17] Malgrado questo aspetto, il carlino non è, tuttavia, nervoso come la maggioranza dei cani nani ma anzi è decisamente allegro e costante.[28]

Problemi di salute[modifica | modifica wikitesto]

Un carlino in sovrappeso ed uno albino.
Episodio di "starnuto inverso" nel carlino.

Il carlino è un cane molto delicato e necessita di numerose accortezze, specie nel periodo più caldo. Il problema più diffuso tra questi esemplari è l'obesità: per contrastarla occorre badare costantemente al moto e all'alimentazione.[23]

Essendo una razza brachicefala (col muso particolarmente schiacciato) il carlino può soffrire di problemi respiratori, specie nelle estati molto calde e umide.[11] Per limitare questa complicazione, avendo il carlino capacità respiratorie sotto la media e pertanto una minore resistenza agli sforzi, occorre limitare l'attività fisica nelle ore più calde per evitare un eventuale colpo di calore (che porta la temperatura interna del cane tra i 41 e i 42 °C).[29][30]

Altre problematiche diffuse tra i carlini sono le infezioni cutanee e congiuntiviti per cui è necessario sottoporli alla pulizia della cute e del pelo a livello di pieghe cutanee, problemi ortopedici (displasia dell'anca) e una serie di disordini cardio-respiratori quali respirazione rumorosa (soprattutto nella fase di inspirazione), russare rumorosamente durante il sonno e la scarsa resistenza all'esercizio fisico e agli sbalzi di temperatura improvvisa.[29][31][32]

Inoltre, quando è eccitato o come risposta ad un qualcosa di irritante, il carlino è incline ad "invertire lo starnuto" ed inizia ad ansimare e sbuffare ad intermittenza. Gli episodi di "starnuto inverso", malgrado l'accumulo di saliva sotto il palato molle che irrita la gola e ne limita la normale respirazione, non sono dannosi per il carlino e possono essere ridotti nella durata attraverso un massaggio alla gola o permettendogli di respirare tramite la bocca.[6]

L'albinismo nel carlino è presente ma estremamente raro.[33] Questi esemplari hanno la pelle molto sensibile e non presentano la maschera né tanto meno le orecchie di colore scuro e sono spesso afflitti da problemi di salute a causa della loro mancanza di pigmentazione.[33]

La malattia più seria che affligge questa razza è la meningoencefalite, scoperta in California negli anni sessanta del secolo scorso e riconosciuta anche nel Maltese, che porta alla morte più o meno rapidamente dopo frequenti attacchi convulsivi.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Carlino (PDF), Ente nazionale cinofilia italiana, 7 marzo 2015. URL consultato il 12 luglio 2016.
  2. ^ a b Whitwam, p.17
  3. ^ a b Brunner, p.1 ss
  4. ^ a b c d e f g Falappi, p.269
  5. ^ a b Morn, pp.14–15
  6. ^ a b Tellado, pp.54–55
  7. ^ Collier, p.147
  8. ^ a b c d e Klever, p.180
  9. ^ Whitwam, pp.26–27
  10. ^ Barton, p.13
  11. ^ a b c d e Grazioli, p.1 ss
  12. ^ Tonelli, p.299
  13. ^ a b Belmonte, p.3
  14. ^ Chin, a Japanese pug. (Pugs are not included under the general term inu, dog). (Chamberlain, p. 395)
  15. ^ Canevaro, p.1 ss
  16. ^ Gili, p.1 ss
  17. ^ a b Nota 18 del libro (Cuccia, p. 322)
  18. ^ «Razza di cani da compagnia [...] corpo corto e largo; arti di media lunghezza, diritti e forti», cfr. Enciclopedia Treccani
  19. ^ Beatrice Montini, Cani, 100 anni di «evoluzione»: così sono stati cambiati dall’uomo, Corriere della Sera, 8 marzo 2016. URL consultato il 12 luglio 2016.
  20. ^ Morn, pp.31–32
  21. ^ Belmonte, p.103
  22. ^ Carteri, pp.136–137
  23. ^ a b c d e Bush, p.14
  24. ^ a b Belmonte, p.4
  25. ^ Belmonte, p.5
  26. ^ Thornton, p.15
  27. ^ Chiapponi, p.1 ss
  28. ^ Klever, p.181
  29. ^ a b Brunner, p.74
  30. ^ Carteri, p.48
  31. ^ Catellani, p.1 ss
  32. ^ Vari, p.1 ss
  33. ^ a b Belmonte, p.11

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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