Cane corso italiano

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Cane corso italiano
Cane Corso maschio giovane Italia.jpg
Classificazione FCI - n. 343
Gruppo 2 Cani di tipo Pinscher e Schnauzer, molossoidi e cani bovari svizzeri
Sezione 2 Molossoidi
Standard n. 343 del 24 giugno 1987
Nome originale Cane corso italiano
Tipo Molossidi
Origine Italia Italia
Altezza al garrese Maschio 64-68 cm
Femmina 60-64 cm
Peso ideale Maschio 45-50 kg
Femmina 40-45 kg
Razze canine
Vecchia foto che ritrae il "Cane Corz" (Cane Corso) a sinistra ed il "Cane e' presa" (Mastino Napoletano) a destra
Cane Corso con iride scura, selezionato in Puglia.
Cane Corso Frumentino allevato in Lombardia
Cane corso giovane adulto allevato in Italia
CC giovane allevato in Puglia

Il cane corso italiano[1] è una razza canina molossoide di origine italiana riconosciuta dalla FCI (Standard N. 343, Gruppo 2, Sezione 2).

Nome[modifica | modifica wikitesto]

"Corso" è il nome di un ceppo arcaico di "molosso".

Il nome "Cane (cun) corso" potrebbe trarre in inganno in quanto la parola "corso" è spesso erroneamente intesa come "della Corsica" o "proveniente dalla Corsica". In realtà il termine "corso" deriva dal sostantivo femminile latino cŏhors (cŏhors, cohortis), che significa corte, cortile, aia; ma ha assunto anche una connotazione militare e quindi viene tradotto anche come milizia o guardiano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli esperti di caccia della magna Grecia raccontavano di molossi uguali a tigri o pantere per via del pelo raso e dell'aggressività in battaglia[2]. Il nome "corso" deriva dai dialetti parlati nel sud dell'Italia i quali si riferiscono direttamente al concetto di "enormità, forza e virilità"[senza fonte] e dunque dall'appellativo "Magno" (che deriva dal latino magnus "grande") del macedone Alessandro che dominò quelle terre, il quale accoppiò i cani di Dario con il cane balcanico/greco d'Epiro ottenendo un cane a pelo semi-raso, ma con sotto-pelo, che avrebbe utilizzato nelle sue campagne militari.

Dopo il rientro in Africa di Annibale nel 203 a.C., il suo cane rimase a Roma, come il colore della pelle dei suoi soldati, fu ribattezzato "canis pugnax" usato successivamente in arena ed in guerra dai Romani[senza fonte]. Il corso venne usato in centurie specializzate dette Cohors che facevano largo uso dei molossi; i cani che si distinguevano in battaglia e che morivano venivano seppelliti dentro le mura di Roma, anche se a differenza dei soldati, i cani, dopo la battaglia, giocavano nell'arena con e contro i gladiatori.

La variante biotipica a pelo raso fu volere del re Ferdinando II di Aragona che incrociò i nostri molossi rustici col cane da presa di Maiorca (molossoide a pelo raso e senza sotto pelo) all'epoca molto simile al molosso autoctono italico[senza fonte]. Si voleva ottenere un animale a pelo raso, che si scostasse dal cane del contado ed avesse dunque caratteristiche considerate nobili (il pelo raso e la canna nasale più corta per somigliare dunque più all'uomo). Lo si voleva anche usare come cane da combattimento.

Cane Corso e Mastino napoletano non sono più lo stesso animale dopo la selezione storica. Il lavoro, che decretò lo standard del 1946 rese chiaro come Cane Corso e Mastino napoletano fossero due tipologie canine ormai distinte[3], sebbene discendano dall'eguale ceppo. Infatti differenti sono gli utilizzi delle due varianti canine e differenti i compiti richiesti a questi animali; ciò dipende secondo il cinologo Antonio Crepaldi dalla lunghezza del pelo[4]: il mastino ha il pelo raso visonato tipico del cucciolo del lupo appena nato, non si allontana mai dalla tana ma la difende con rigore se intervengono intrusi, dipende in tutto e per tutto dalla madre (il padrone) ed ha un'indole poco curiosa rispetto a ciò che lo circonda, agisce solo quando il pericolo (l'intruso eventuale) si rende evidente. Il Cane Corso, invece avendo il pelo più lungo e sotto-pelo, fase in cui il cucciolo del lupo inizia ad uscire dalla tana e perlustra intorno anche allontanandosi, lo rende cane versatile per eccellenza. Il molosso italiano che è a pelo lungo è quasi completamente indipendente dall'uomo che vede una o due volte al mese parliamo del mastino abruzzese[4].

Dai nobili venivano richiesti al cane corso compiti di difesa del padrone e della borsa con il denaro (che spesso veniva appesa al collare del cane); dai contadini questo cane veniva utilizzato per la caccia al cinghiale(spesso incrociandolo col levriere per enfatizzare il predatorio e la velocità, tale incrocio si chiamava "straviere") e per la conduzione delle mandrie bovine e suine. I cani corso dal mantello nero (mai solido, prevalente ma con macchie bianche sulle zampe o venature tigrate impercettibili di notte) erano utilizzati per difendere i neri cavalli della Murgia dai furti e le masserie durante la notte, venivano preferiti esemplari con occhi ambra che stagliavano nel buio ed impaurivano i malviventi alla sola vista, i cani infatti si mimetizzavano nel buio della notte, assumendo sembianze di puledri morelli e ingannando così il potenziale malintenzionato[senza fonte], di giorno nella zona della capitanata (Foggia) venivano impiegati gli esemplari biondi, color frumento solitamente con maschera grigia o senza maschera, in quanto il colore chiaro non soffriva dell'afa estiva come i colori scuri.

A partire dagli anni 1960, con il progressivo abbandono delle campagne, la riforma agraria e il conseguente venir meno degli stili di vita tradizionali, anche l'allevamento di questi cani subì un forte declino. Negli anni '70 cominciò un'opera di recupero di questo cane e ben presto suscitò l'interesse dei cinofili, attratti dal fascino della razza nel suo aspetto fisico e nella sua indole. In passato questi cani venivano distinti in "da corpo" per la caccia al cinghiale, ovvero per l'uso in campagna, e "da camera" per la difesa personale, ovvero il cane che il padrone teneva sempre presso la sua persona, persino di notte ai piedi del letto. Quando i cani vennero presentati in expò nel bel mezzo della selezione "moderna" alcuni giudici si rifiutarono di giudicarli, dichiarandoli "bastardoni"(per via di alcune voci maligne che volevano gli esemplari portati in mostra come incroci e figli d'incroci di bullmastiff) ed altri epiteti più coloriti, fu l'interesse internazionale e di alcuni gruppi nazionali che si rifiutarono d'accettare il prognatismo come chiusura dentale preferita o il fatto di rabbonire il ceppo a scopi merceologici col boxer ed altri cani prognati nordeuropei a creare indirettamente l'interesse verso questa razza anche oltreoceano da associazioni come l'AKG. Le regioni italiane nelle quali la razza è maggiormente diffusa e, come una vasta iconografia e storiografia testimoniano, nelle quali hanno trovato un'ottima isola di conservazione sono la Basilicata, la Puglia, la Calabria e la Sicilia, nella quale ultima regione esistono ancora, nelle zone di Caltanissetta e Gela, porcari che allevano cani corso per monitorare gli spostamenti dei maiali dalle porcilaie al semibrado.

Carattere[modifica | modifica wikitesto]

Il cane corso, sin dalla sua origine, è un cane prognato e il suo morso è forte più di quello del pastore tedesco ma meno di quello del rottweiler. È un cane mai eccessivo in nessuno dei suoi aspetti e la versatilità è il punto di forza, che lo rende unico al mondo tra le altre razze canine[senza fonte]. Fino agli anni '80, il cane corso era molto diffuso in tutto il Sud Italia e in particolare in Puglia[senza fonte], dove sono stati raccolti la maggior parte degli esemplari che hanno permesso il recupero della razza. Morfologicamente appartiene al gruppo molossoide e dal punto di vista funzionale ai cani da presa. il cane è stato utilizzato per la difesa personale e per il controllo del bestiame grosso. Una mole forte, notevole coraggio agilità e carattere felino consentono al Cane Corso di ammansire bestiame bovino e suino in quelle particolari circostanze, che l'uomo da solo non è in grado di affrontare come nel caso di un animale imbizzarrito o una madre che difende la propria prole.

Il Cane Corso si attacca molto al proprio padrone ed è molto sensibile al suo umore; è di indole dolce e pacata, leale e protettiva. Ama il contatto con il proprio padrone e ne ha molto bisogno. Può essere estremamente discreto e intelligente, riuscendo a cogliere tutto quello che succede intorno a sé. È un cane molto plasmabile ed assume il comportamento che il padrone gli richiede. Trattato come cane da compagnia resta affabile con tutti. Addestrato per compiti particolari (difesa personale, caccia al cinghiale, etc.) rivela estremo ardimento e potenza. Può essere ostile verso altri cani,solamente se sono di stessa grandezza e stesso sesso,il suo rapporto migliore è con il sesso opposto ma della stessa razza.

Cane Corso partenopeo

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Testa[modifica | modifica wikitesto]

  • Brachicefala: La sua lunghezza totale raggiunge i 3,6/10 dell'altezza al garrese. La larghezza bizigomatica, pari alla lunghezza del cranio, è superiore alla metà della lunghezza totale della testa, raggiungendo i 6,6/10 di tale lunghezza. Gli assi longitudinali del cranio e del muso sono tra loro leggermente convergenti. Il perimetro della testa, misurato agli zigomi, è anche nelle femmine più del doppio della lunghezza totale della testa. La testa è moderatamente scolpita con arcate zigomatiche protese all'esterno. Pelle consistente ma piuttosto aderente ai tessuti sottostanti, liscia ed abbastanza tesa.
  • Denti: Bianchi, grandi, completi per sviluppo e numero. La chiusura deve essere prognata come da standard ufficiale dell'ENCI, riconosciuto a livello internazionale dalla FCI.[5] Canna nasale rettilinea, senza rughe, tartufo non retratto rispetto alla faccia anteriore del muso, conseguente angolo di 90° tra l'asse del naso e quello della faccia anteriore del muso stessa, lieve curvatura della mandibola, quadratura del muso mediante parallelismo delle facce laterali dello stesso, lieve convergenza degli assi cranio muso ed occhi in posizione sub frontale e ben larghi nel cranio. Va da se, una dentatura completa, con denti bianchi grandi ed incisivi inferiori e superiori impiantati in linea retta oltre ad una larghezza tra gli apici degli incisivi della mandibola non inferiore ai 4,5 cm.
  • Occhi: Di media grandezza rispetto alla mole del cane, in posizione sub-frontale, ben distanziati tra loro. Rima palpebrale ovaleggiante, bulbi oculari leggermente affioranti palpebre aderenti con margini pigmentati di nero. Gli occhi non devono lasciare scorgere la sclera. Nittitante fortemente pigmentata. Iride quanto più possibile scura in relazione al colore del mantello. Sguardo intelligente e vigile.
  • Orecchie: Di media grandezza in rapporto al volume della testa e alla mole del cane, ricoperte di pelo raso, di forma triangolare, con apice piuttosto appuntito e cartilagine spessa, inseriti alti, cioè molto al di sopra dell'arcata zigomatica, larghi alla base, pendenti, aderenti alle guance senza raggiungere la gola. Sporgenti alquanto all'esterno e lievemente rilevati nel loro punto di attacco, vengono portati semieretti quando il cane è attento.
  • Collo: Profilo superiore - Leggermente convessilineo. Lunghezza - Circa 3,6/10 dell'altezza al garrese e cioè pari alla lunghezza totale della testa; forma: Di sezione ovale, forte, molto muscoloso, con distacco della nuca marcato. Il perimetro a metà lunghezza del collo è circa 8/10 dell'altezza al garrese. Armoniosamente fuso con garrese, spalle e petto il collo ha la sua direzione ideale a 45° rispetto al suolo e ad angolo pressoché retto con la spalla.
  • Tronco: Compatto, robusto e muscolosissimo. La sua lunghezza supera l'altezza al garrese dell'11%, con una tolleranza di ± 1. Linea superiore - Regione dorsale rettilinea con lieve convessità lombare.
  • Coda: Inserita piuttosto alta, grossa alla radice e relativamente affusolata alla punta. Solitamente viene amputata all'altezza della quarta vertebra. La pratica della mutilazione non è più legale e largamente discriminata. Alle gare cinofile si preferiscono sempre animali intatti
  • Mantello: Corto ma non raso, a tessitura vitrea, brillante, aderente, presente sottopelo mai affiorante che si intensifica nella stagione invernale; al tatto risulta essere duro sul dorso, quasi ispido (detto anche pelo di vacca).
  • Colori: Nero, grigio piombo, ardesia, grigio chiaro, fulvo chiaro, fulvo cervo, formentino (o frumentino o fromentino), fulvo scuro e tigrato (tigrature su fondo fulvo o grigio di varie gradazioni). Nei soggetti fulvi e tigrati è presente una maschera nera o grigia la cui estensione è limitata al muso e non deve superare la linea degli occhi. Ammessa una piccola chiazza bianca al petto, alla punta dei piedi e alla canna nasale.
  • Tartufo: Sulla stessa linea della canna nasale. Visto di profilo non deve sporgere sul margine verticale anteriore delle labbra ma trovarsi, con la sua faccia anteriore, sul medesimo piano verticale della faccia anteriore del muso, né avere la faccia anteriore inclinata all'indietro o essere rialzato rispetto al profilo della canna nasale (frequente negli ipertipi). Deve essere voluminoso, piuttosto piatto superiormente, con narici ampie, aperte e mobili. La pigmentazione è nera.
  • Cane Corso adulto allevato in Salento - Puglia
    Muso: Molto largo e profondo. La larghezza del muso deve pressoché eguagliare la sua lunghezza che raggiunge i 3,4/10 della lunghezza totale della testa. La sua profondità supera del 50% la lunghezza del muso. Il parallelismo delle facce laterali del muso e la ripienezza e larghezza del corpo della mandibola fanno sì che la faccia anteriore del muso sia quadrata e piatta. La canna nasale è rettilinea e piuttosto piatta. Il profilo inferiore-laterale del muso è dato dalle labbra superiori. La regione sottorbitale mostra un lievissimo cesello.
  • Labbra: Piuttosto consistenti. Le labbra superiori, viste di fronte, determinano alla loro disgiunzione una "U" rovesciata e, viste di lato, si presentano moderatamente pendenti. Commessura moderatamente evidente e che rappresenta sempre il punto più basso del profilo laterale inferiore del muso. Il pigmento è nero.
  • Guance: Regione masseterina piena ed evidente ma non ipertrofica.

Difetti eliminatori[modifica | modifica wikitesto]

  • Testa: Parallelismo evidente degli assi cranio-facciali, convergenza molto marcata, facce laterali del muso convergenti,prognatismo accentuato e deturpante.
  • Tartufo: Depigmentazione parziale.
  • Coda: Portata a candela o a anello.
  • Statura: Al di sopra o al di sotto dei limiti indicati.
  • Andatura: Ambio continuato.
  • Testa: Divergenza degli assi cranio-facciali, enognatismo, canna nasale decisamente concava o montonina.
  • Tartufo: Depigmentazione totale,la faccia anteriore inclinata all'indietro o essere rialzato rispetto al profilo della canna nasale (frequente negli ipertipi).
  • Occhi: Depigmentazione moderata e bilaterale delle palpebre, gazzuoli, strabismo bilaterale.
  • Organi sessuali: Criptorchidismo, monorchidismo, evidente deficienza di sviluppo di uno o di tutti e due i testicoli. I maschi devono avere due testicoli di aspetto normale e ben discesi nello scroto.
  • Coda: Anurismo, brachiurismo, sia congeniti che artificiali.
  • Pelo: Semi-lungo, raso, frangiato.
  • Colori: Colori non previsti dallo standard, macchie bianche troppo estese.

Adatto per[modifica | modifica wikitesto]

  • Guardia
  • Difesa
  • Compagnia
  • Pet therapy
  • caccia grossa (ove sia prevista per legge)

Non adatto per[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://enci.it/documenti/standard/343.pdf
  2. ^ Grattio (Falerii, 43 a.C.14) poeta Greco che scrisse il Cynegeticon, poema didascalico sulla Cynegetica ("caccia con i cani")
  3. ^ Antonio Crepaldi, Obiettivo zootecnico sul mastino napoletano. Origine tipologica, caratteristiche etniche, selezione rappresentativa, Antonio Crepaldi editore, 2004.
  4. ^ a b Antonio Crepaldi, Origine del cane e storia verso il molosso attuale, Porto Viro, Antonio Crepaldi editore, 2007, ISBN 978-8896635247.
  5. ^ agraria.it, agraria.org. URL consultato il 12 giugno 2011.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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