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Mandir

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Nell'induismo il tempio, o Mandir (sanscrito मन्दिर, "casa") è un luogo d'incontro tra il fedele e il Dio cui esso è dedicato[1], il luogo in cui sperimentare una visione (Darshan) che è epifania, manifestazione ed esperienza diretta del divino. Caratteristico di un tempio è la presenza di una murti (immagine) [2] del deva (dio) cui l'edificio è consacrato. Il tempio può essere dedicato a un unico deva, o a più dei tra loro collegati.

Akshardham Temple di New Delhi, il tempio più grande del mondo

I primi esempi significativi si hanno nel sud India tra il VII e il IX secolo, all'epoca della dinastia Pallava con i templi rupestri sotto Mahendravarman e di Marasimhavarman. La struttura di un tempio riproduce il macrocosmo, visto come corpo di Dio, in correlazione con il microcosmo, il corpo del fedele.[3] Il fedele prega nel punto del tempio che rappresenta il cuore, mentre la murti principale è collocata in corrispondenza della testa, ed è lì che il pujari, il responsabile dell'adorazione della divinità, celebra la pūjā, offrendo incenso, fuoco, fiori, cibo. [1] [4]

La progettazione, l'edificazione di un tempio e la sua consacrazione sono affidati a sacerdoti con competenze specifiche, e rispetta i principi del vastu. La torre costituisce un elemento essenziale, in quanto simboleggia il monte Meru. [5]

Per gli induisti non vi è obbligo di recarsi al tempio, ma è consuetudine farlo per le feste principali.

Nell'induismo il tempio, o Mandir (sanscrito मन्दिर, "casa") è un luogo d'incontro tra il fedele e il Dio cui esso è dedicato[1], il luogo in cui sperimentare una visione (Darshan) che è epifania, manifestazione ed esperienza diretta del divino. Caratteristico di un tempio è la presenza di una murti (immagine) [2] del deva (dio) cui l'edificio è consacrato. Il tempio può essere dedicato a un unico deva, o a più dei tra loro collegati.

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

I templi induisti sono generalmente pieni di rappresentazioni erotiche su altorilievi e statue Il loro atteggiamento esplicito da sempre turba i visitatori occidentali. Jung in una nota del suo libro Aion scrive che un pandit di una pagoda dell'India meridionale gli aveva spiegato che le figure oscene servono a ricordare il dharma alle persone comuni, in quanto la via spirituale è raggiungibile solo dopo aver maturato un giusto dharma. Le rappresentazioni quindi nella loro seduzione tendono a risvegliare questo ricordo.[6]

«Allorché visitai l'antica pagoda di Turukalukundram (India meridionale), un Pandit locale mi spiego che gli antichi templi erano intenzionalmente ricoperti all'esterno da cima a fondo da sculture oscene, per ricordare all'uomo comune la sua sessualità. Lo spirito, disse, è un grande pericolo, perché Yama (il dio dei morti) porta subito via con sé gli imperfecti, se si prendono direttamente la via spirituale. Le raffigurazioni erotiche esistono per ricordare agli uomini il loro Dharma (legge), che impone l'adempimento delle norme comuni dell'esistenza. Soltanto dopo aver compiuto il Dharma, essi possono accedere alla via spirituale. Le oscenità tendono a risvegliare la curiosità erotica dei visitatori del tempio, affinché non dimentichino il loro Dharma: altrimenti non lo realizzerebbero. Solo che è stato abilitato dal suo karma (il destino raggiunto tramite le opere compiute in precedenza) e chi è destinato allo spirito, può trascurare senza rischi questo ammonimento. E, poiché non avrà alcun senso per lui. Ecco perché all'ingresso del tempio vi sono le due seduttrici che invitano all'adempimento del Dharma: perché solo così l'uomo comune può raggiungere un superiore sviluppo spirituale. Poiché il tempio rappresenta il mondo intero, in esso sono riprodotte tutte le attività umane, e poiché la gente pensa più o meno sempre sesso, la maggior parte delle immagini del tempio sono di natura erotica. Per questo anche il lingam (fallo) sta nella cavità sacra dell'adyton (il sancta sanctorum), nel garbha-grha ( recipiente del seme). Il Pandit era un seguace del tantra.»

(Aion, Carl Gustav Jung)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Induismo
  2. ^ Copia archiviata, su harekrsna.it. URL consultato il 22 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 18 ottobre 2008).
  3. ^ 1
  4. ^ Tiziana Lorenzetti, Il tempio induista. Strutture e simboli, ISIAO, 2007, ISBN 8885320406
  5. ^ Il tempio indù
  6. ^ Carl Gustav Jung, Aion, Nota a piè di pagina, Torino, Boringheri, 1982, p. 206.

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