Icaria

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Icaria
comune
Ικαρία
Icaria – Veduta
La costa settentrionale dell'isola presso Armenistis
Localizzazione
StatoGrecia Grecia
PeriferiaEgeo Settentrionale
Unità perifericaIcaria
Territorio
Coordinate37°35′N 26°10′E / 37.583333°N 26.166667°E37.583333; 26.166667 (Icaria)Coordinate: 37°35′N 26°10′E / 37.583333°N 26.166667°E37.583333; 26.166667 (Icaria)
Superficie254,4 km²
Abitanti8 312 (2001)
Densità32,67 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale833 00
Prefisso22750
Fuso orarioUTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Grecia
Icaria
Icaria
Icaria – Mappa

Icaria o Nicaria[1] (in greco Ικαρία, Ikarìa) è un'isola della Grecia situata nell'Egeo centro-orientale, 19 km a sud-ovest da Samo; viene talvolta compresa nelle Isole del Nord Est Egeo, talvolta nelle Sporadi Meridionali od Orientali (Anatoliche). Dal punto di vista amministrativo costituisce un comune assieme a Fourni (unità periferica di Icaria, parte della ex Prefettura di Samo) con 8.410 abitanti al censimento 2001[2]. L'isola d'Icaria è annoverata tra la principali zone blu del mondo.

Nesonimo[modifica | modifica wikitesto]

Il nome dell'isola deriva dal mito di Icaro che secondo la leggenda precipitò in mare di fronte all'isola, ove fu seppellito dal padre Dedalo. Il cartografo ed enciclopedista veneziano Vincenzo Maria Coronelli nel suo Isolario (1696), propone una spiegazione razionale della leggenda attribuendola all'invenzione delle vele "da Poeti raffigurate nell'ale". Scrive Coronelli alla voce "Nicaria": "[...] Gli Storici, riducendo al veridico il favoloso, riportano...omissis... che Dedalo fabricasse due navigli, sopra i quali esso, ed Icaro suo giovinetto fogliolo fuggissero da Creta, ma perseguitati dalle triremi del Re Minos, Dedalo aggiungesse a remi delle sue navi le Vele (da Poeti raffigurate nell'ale) che da nessuno prima d'all'hora erano state usate. In tal guisa di gran lunga avanzando nella velocità i Legni di Minos, hebbe modo di salvarsi in Pergamo, che così, a riferta di Pausania, chiamavasi all'hora l'isola. Ma Icaro, che contra i documenti del Genitore, volle colla sua nave tenersi troppo in alto Mare, sopragiunto da fiera borrasca, corse naufragio, e gettato anch'esso dal Mare a Pergamo, questa in memoria dell'infausto successo, fu d'indi in poi chiamata Icaria, ed Icario il mare, dove seguì il naufragio. [...]".

Più prosaicamente è probabile che l'origine del nesonimo sia fenicia, come nei casi delle vicine Samo e Chio, adattato in epoche successive - attorno al V secolo a.C. secondo Antony J. Papalas, autore delle pubblicazioni citate in bibliografia - al mito di Icaro per affinità fonetiche.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

L'isola costituisce l'estensione di una dorsale montuosa (Massiccio di Menderes) che dall'Anatolia si immerge progressivamente nel Mar Egeo, formando le isole di Samos e di Ikaria; estesa su una superficie di 255 km², Icaria è una striscia di terra lunga un'ottantina di chilometri che si estende in diagonale da nordest a sudovest. La lunghezza costiera è di 164 km, con linee di costa continue e prive di porti naturali, mentre l'intera superficie insulare è, con rare eccezioni, montagnosa: una catena montuosa l'attraversa praticamente tutta superando i mille metri nel settore dell'Atheras (Nord-Est dell'isola, massima elevazione la vetta dell'Efanos con mt. 1040) e nel settore del Provatokefalas (altopiani sud-occidentali). L'irregolarità del territorio (e la povertà di mezzi) ha da sempre reso problematiche le comunicazioni tra le due coste dell'isola tanto che si potrebbe addirittura parlare di due isole in una. Molto ricca la varietà di microambienti: il versante meridionale dell'Atheras subisce gli effetti di una perdurata aridità; molto più verdi le regioni del versante settentrionale e quella attorno al capoluogo graziate da innumerevoli corsi d'acqua in discesa dal monte verso il mare. La macchia è qua ben conservata con diverse aree boschive tra pineta, castagni, cipressi e platani. Nella parte centrale dell'isola dominano l'ulivo e le piante xerofile e dall'altezza di 600/700 metri vi si estende la Randi Forest, la più vasta e antica foresta di olmi e lecci dell'Egeo. La parte sud-occidentale dell'isola è occupata da estesi altopiani, boschivi fino alla quota di 800/900 metri e più in alto brulli, spesso sferzati da venti impetuosi, oggi scarsamente abitati; sono il regno della pastorizia ma anche l'anima dell'isola: su questi altopiani gli abitanti si rifugiarono nei secoli bui per sfuggire ai pirati ed alle razzie provenienti dal mare. Vi si apre la caldiera di un antico vulcano, invisibile a chi non vi si affacci direttamente, ricca di acqua e rifugio sicuro (simile alla grande dolina carsica di Tiscali, in Sardegna): la festa (panighiri) che si celebra annualmente nella caldiera è considerata la più importante dell'isola. Il mare a nord dell'isola, quattro miglia al largo delle spiagge, supera i 1.100 metri di profondita'; le ripide scarpate subacque a nord dell'isola sono considerate habitat ideale per i capodogli, di cui vi fu ad Evdilos, nel recente passato, una stazione di osservazione; l'andamento dei fondali a sud dell'isola è più soft, con profondità di gran lunga inferiori.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'autore del libro Ancient Icaria citato in bibliografia, le prime testimonianze di insediamenti umani sull'isola di Icaria risalgono al periodo neolitico (circa settimo millenio a.C.) ritrovate nell'area di Faros, di Kampos e di Glaredo, tracce di popolazioni pre-elleniche definite genericamente "pelasgi" di cui si conosce molto poco poiché non adottavano tecniche di scrittura (per confronto, analoghi ritrovamenti sulle vicine isole di Chios e di Samos vengono fatti risalire rispettivamente a 4.000 ed a 6.000 anni prima di Cristo, N.d.R.).

Gli Elleni (Achei, Ioni ed Eoli seguiti in epoca successiva dai Dori) si affacciarono all'Egeo nel II millenio a.C., assumendone il controllo attorno al 1200 a.C. dopo la guerra di Troia (probabile conseguenza dell'espansionismo miceneo verso l'Anatolia) ma di una loro presenza ad Icaria non si è trovato riscontro.

Secondo lo storico e geografo Strabone, popolazioni greche (di origine ionica) provenienti dalla città-stato di Mileto colonizzarono Icaria attorno al 750 a.C., forse inviate sull'isola per farne un luogo di appoggio alle navi milesiane sulla rotta delle colonie nel Preponto (odierno Mar di Marmara); il ritrovamento di vasellame risalente al periodo definito "geometrico" nella necropoli di Katafygi, ad Oenoe (odierna Kampos) ed in prossimità del tempio eretto in onore di Artemide Tauridea a Tauropolion (odierna Nas), costituisce una conferma archeologica alla narrazione di Strabone.

Verso il sesto secolo a.C. l'isola divenne parte dell'impero marittimo di Policrate e di seguito passò ai Persiani; al loro ritiro Icaria entrò a far parte della Lega Delio-Attica (o Prima Alleanza Ateniese), inizio di un periodo di prosperità grazie alla produzione ad Oenoe di un apprezzato vino pramnio; riscontro documentale a tale prosperità si trova nei ruoli delle tasse pagate ad Atene che - secondo l'autore del libro - pongono l'insieme delle Comunità icariote (Oenoe, Therma, Dracanum e Tauropolion) nel trenta percento dei membri più ricchi dell'Alleanza. La popolazione dell'isola era stimata ammontare a circa 13.000 abitanti.

Con la ribellione di Samos, che portò ad Icaria una stabile presenza militare ateniese, e con la guerra del Peloponneso, la prosperità dell'isola iniziò un lento declino ed ebbero inizio le incursioni piratesche; la situazione si stabilizzò nel 387 a.C. quando l'isola aderì alla Seconda Alleanza Ateniese.

Alessandro il Grande - secondo l'autore - ribattezzò col nome di Icaria un'isola del Golfo Persico, forse in segno di stima verso abitanti dell'isola arruolati tra le sue schiere; nelle guerre seguite alla sua morte (323 a.C.), Icaria divenne base militare ed uno dei successori di Alessandro costruì la fortezza di Dracanum e la torre di Fanari, oggi una delle torri militari ellenistiche meglio conservate dell'Egeo.

Dopo svariate vicissitudini, nel 133 a.C. l'isola fu incorporata nell'Impero Romano e presumibilmente seguì le sorti di Samos, inclusa nella Provincia Romana d'Asia. I Romani tuttavia erano poco interessati all'Egeo, dove dilagarono i pirati: gli insediamenti costieri dell'isola furono abbandonati e gli ormai radi abitanti si rifugiarono nell'interno; l'Imperatore Augusto riprese il controllo dei mari ma Strabone nel 10 a.C. descrive Icaria come essenzialmente deserta, utilizzata da genti di Samos per l'allevamento brado del bestiame; Plinio il Giovane nel primo secolo dopo Cristo sottolinea l'arretratezza dell'isola.

Attorno al sesto secolo dopo Cristo l'isola entrò nella sfera d'influenza dell'Impero Bizantino: Kampos fu eletta sede amministrativa e vescovile sotto la protezione della flotta di Samos; acquistò importanza Evdilos per la fornitura di legno di quercia necessario per le chiglie dei "dromoni" biizantini e per le riparazioni navali. Ma nel 1050 il governo bizantino concentrò tutte le attività navali a Costantinopoli, ritirando anche la flotta di stanza nella base di Samos e nel 1081 l'Imperatore bizantino fondò a Patmos il Monastero di San Giovanni Teologo che divenne il centro culturale dell'Egeo: Icaria si trovò confinata nuovamente ai margini, flagellata da incursioni saracene e da terremoti.

Verso la fine del XII secolo D.C. l'Impero bizantino rinunciò alla tutela sull'Egeo: gli isolani si organizzarono allora a difesa, edificando caposaldi fortificati su posizioni dominanti, abbandonando la costa e fondando nuovi insediamenti all'interno (Arethousa fu tra questi). Nel 1204, dopo la conquista - con l'inganno - di Costantinopoli da parte della Quarta Crociata [indetta da Papa Innocenzo III per riconquistare Gerusalemme - caduta nel 1187 nelle mani del condottiero curdo Saladino - ma dirottata in corso di viaggio, per convenienze varie, sulla cristiana Costantinopoli, N.d.R.], Icaria divenne parte dell'Impero Latino di Costantinopoli fino al 1255, quando l'Impero Bizantino di Nicea riprese il controllo dell'Egeo prima e di Costantinopoli poi, nel 1261.

Nel 1304 l'Ammiraglio genovese Benedetto Zaccaria, già feudatario di Focea dal 1288, si impossessò di Scio (oggi Chios), ufficialmente per evitarne l'occupazione da parte dei Turchi; l'Imperatore bizantino, non essendo in grado di opporsi militarmente all'iniziativa, assegnò l'isola in concessione temporanea al Zaccaria, il quale però estese in breve il dominio della propria Signoria anche alle isole limitrofe, Icaria e Samos incluse. La Signoria di Scio ebbe vita breve, scalzata da moti popolari nel 1329, ma nel 1346 un altro Ammiraglio genovese, Simone Vignoso, partito da Genova per affrontare i Grimaldi di Monaco finì invece per attaccare Scio, riportando l'isola sotto l'egida genovese. Per gestire le ricchezze di Scio e delle altre isole del possedimento - tra le quali Icaria - il Vignoso fondò la "Maona di Scio", un'associazione di imprenditori liguri - tra i quali primeggiarono coloro che poi divennero i Giustiniani - che governò le isole per quasi 150 anni [nota storica: nel 1453 da Chios partirono i rinforzi genovesi per la difesa di Costantinopoli - cinta d'assedio dall'esercito del Sultano Maometto II - al comando di Giovanni Giustiniani Longo che divenne aiutante di campo dell'Imperatore bizantino (e che a Chios fu fortunosamente riportato, ormai morente per le ferite subite); per il valore dimostrato in battaglia il condottiero genovese ricevette gli onori postumi del Sultano]; nell'ambito di tale "Maona", Icaria divenne feudo della famiglia genovese degli Arangio che la governò - col rango di Conti - dal 1346 al 1481. Del dominio genovese su Icaria rimangono pochissime tracce, limitate a un paio di luoghi fortificati [secondo A.Papalas, autore del libro Rebels and Radicals citato in bibliografia, si tratta dei siti di Paliokastro (sul versante settentrionale dell'isola in zona Miliupi) e di Kapsalino Kastro (sullo spartiacque dell'Atheras a levante del M.Efanos, a circa 800 metri di altezza], a qualche cognome ed a qualche toponimo; nel 1403 il diplomatico spagnolo Ruy Gonzales de Clavijo in viaggio verso Samarcanda riporta che l'isola è governata da una signora del casato degli Arangio; l'area più popolata è divenuta quella di Akamatra mentre nel settore occidentale la più popolata è Langadha.

Nel 1481, sotto la crescente pressione ottomana, i Genovesi abbandonarono i loro possedimenti nell'Egeo, sostituiti temporaneament dall'Ordine dei Cavalieri di Rodi (ex Cavalieri dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme); ma nel 1522, con la conquista di Rodi da parte del Sultano Solimano I Il Magnifico, anche l'Ordine dei Cavalieri di Rodi dovette abbandonare l'Egeo, ripiegando su Malta [nota storica: il contesto temporale di tale evento è ormai posteriore alla scoperta delle Americhe, alla circumnavigazione del globo, all'inizio dell'espansione coloniale nei nuovi continenti: scenari inediti che videro l'importanza della Via della Seta declinare rapidamente ed il Mediterraneo ridursi a scacchiere secondario]. Icaria si trovò formalmente libera, con la popolazione arroccata nell'interno, tutelata da una serie di posti di vedetta costantemente presidiati, si presume auto-governata da rappresentanti eletti tra le Comunità finché, nel 1567, i Maggiorenti dell'isola presentarono atto di sottomissione al Sultano Solimano II. Il Sultano, in cambio di una tassa annuale, garantì all'isola autonomia e autogoverno. Viaggiatori dell'epoca notano l'assenza di insediamenti costieri; l'arcivescovo Joseph Georgirenes (autore del libro "Description of Patmos, Samos, Nicaria and Mt.Athos" pubblicato a Londra nel 1677) descrive l'isola con circa 1.000 abitanti, definendoli i più poveri dell'Egeo ma longevi e dotati di fisici robusti; Akamatra è descritta come un villaggio di cento case, il doppio di Steli e Raches.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della riforma amministrativa detta piano Kallikratis in vigore dal gennaio 2011[3] che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la superficie del comune coincide con quella dell'isola. I Comuni di Evdilos e Raches sono stati soppressi, concentrando l'amministrazione dell'isola nella capitale Aghios Kirykos.

Località[modifica | modifica wikitesto]

I centri abitati dell'isola sono i seguenti:

  • Agios Polykarpos
  • Agios Kirykos
  • Amalou
  • Arethousa
  • Armenistis
  • Chrysostomos
  • Dafni
  • Evdilos
  • Faros
  • Fourni Korseon
  • Frantato
  • Gialiskari
  • Kalamos
  • Kampos
  • Karavostamo
  • Karkinagri
  • Kionio (conosciuto anche come Negia)
  • Kouniados
  • Lagada
  • Lapsachades
  • Manganitis
  • Mavrato
  • Nanouras
  • Nas
  • Panagia
  • Perdiki
  • Pezi
  • Proespera
  • Raches
  • Therma Ikarias
  • Trapalou
  • Vrakades
  • Xylosyrtis

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Ikaria ha un profilo turistico composto in gran parte da vacanzieri greci ma è in rapida evoluzione. Il turismo tradizionale era concentrato nella regione del capoluogo e nel vicino villaggio di Therma Ikarias, dove si trovano 4 delle 8 fonti termali dell'isola, ma appare in fase di valorizzazione il settore costiero settentrionale tra le località di Evdilos e Nas. Le principali spiagge del versante settentrionale sono quelle ampie e sabbiose di Messaktì e Livadi e la piccola spiaggia di Nas; sul versante meridionale le spiagge sono formate da ciottoli o sassi: la più nota di trova in prossimità del paese di Manganitis; spiagge sassose si trovano al termine delle discese a mare dei villaggi di Chrysostomos e Xylosyrtis, in prossimità della capitale Agios Kirykos e attorno al villaggio Faros.

Icaria è nota per il suo vino sin dall'antichità; quello prodotto oggi artigianalmente è un misto di uve bianche e nere, dal colore ambrato e dalla gradazione piuttosto alta, destinato essenzialmente al consumo locale.

Tradizione politica[modifica | modifica wikitesto]

Ad Ikaria è particolarmente radicata una tradizione politica di estrema sinistra, poiché nel corso della guerra civile (1946-49) vi furono esiliati circa 13.000 militanti comunisti. L'isola è stata una delle roccaforti del Partito Comunista Marxista-Leninista di Grecia e veniva talvolta soprannominata "la roccia rossa" (Κόκκινος Βράχος, Kokkinos Vrahos). Le scritte "Ikaria=Cuba" sono da tempo scomparse ed alle ultime elezioni ha vinto il partito della Neo-Democrazia, frutto del ricambio generazionale, dell'aumentata importanza del turismo e della crisi economica della Grecia (che sull'isola non ha provocato gravi conseguenze, data la micro-economia autosufficiente dell'isola, ma che ha avuto significative ricadute sulla qualità della vita degli abitanti e gravi ripercussioni sui giovani, disoccupati, precari o costretti ad emigrare).

Ikaria è anche il nome proposto da Étienne Cabet nel suo romanzo filosofico-utopico "Viaggio in Icaria" (pubblicato nel 1840 in Francia) per un fantomatico stato comunista ideale. Successivamente egli tentò di realizzare la propria utopia in America assieme ad esuli europei comunisti. Tale proposta venne avanzata in un'assemblea della Seconda internazionale dei Lavoratori e prevedeva una raccolta di fondi per comperare terreni nell'ovest americano ancora non colonizzato e farvi trasferire i comunisti duramente perseguitati in Europa. Marx ed Engels si opposero fermamente. Dopo alcune vicissitudini e trasferimenti l'esperimento fallirà e Cabet morirà in Missouri

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Atlante Zanichelli, p.19
  2. ^ Censimento 2011 (XLS), su ypes.gr. URL consultato il 4 aprile 2011.
  3. ^ piano Kallikratis (PDF), su kedke.gr. URL consultato il 4 aprile 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Ancient Icaria" di Antony J. Papalas, pubblicato nel 1992 da Bolchazy-Carducci, Wauconda, Illinois USA
  • "Rebels and Radicals, Icaria 1600-2000" di Antony J. Papalas, pubblicato nel 2005 da Bolchazy-Carducci Publishers, Inc., Wauconda, Illinois USA
  • "A description of the present state of Samos, Nicaria, Patmos and Mount Athos", ristampa dell'originale pubblicato a Londra nel 1677 dall'arcivescovo Joseph Georgirenes, a cura della casa editrice Hansebooks (in copertina - e in catalogo - il nome dell'autore e' storpiato in "Georgines").
  • "Storia della Grecia Moderna (1453-1981)" di Rocco Aprile, pubblicato nel 1984 da Capone Editore, Lecce.
  • "Chemical characterization of the thermal springs along the South Aegean volcanic arc and Ikaria island", studio pubblicato nel gennaio 2011 dagli autori: S.Karakatsanis (Arisotle University of Thessaloniki); K.Kyriakopoulos (National and Kapodistrian University of Athens); Walter D'Alessandro (National Institute of Geophysics and Volcanology); K.Voudouris (Arisotle University of Thessaoniki).
  • "Avvenimenti in Egeo dopo l'Armistizio", Ufficio storico della Marina Militare, Roma 1993.
  • "Ikaria sotto l'occupazione italiana 1941-1943" di Nicholas Tsagas e Kyriaki E. Lignou
  • Carta nautica British Admiralty no. 1056 "Nisos Kalymnos to Nisos Ikaria", ed. 2010
  • Carta topografica "IKARIA" in scala 1:35.000, cat. no. 322 della serie "Island Maps" della Casa Editrice greca "Terrain Editions", ed. gennaio 2019.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Etienne Cabet, Viaggio in Icaria [1]
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