Fabrizia

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Fabrizia
comune
Fabrizia – Stemma
Fabrizia – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Vibo Valentia-Stemma.png Vibo Valentia
Amministrazione
Sindaco Antonio Salvatore Minniti (Ramoscello d'ulivo) dal 28/11/2011
Territorio
Coordinate 38°29′17.16″N 16°18′06.48″E / 38.4881°N 16.3018°E38.4881; 16.3018 (Fabrizia)Coordinate: 38°29′17.16″N 16°18′06.48″E / 38.4881°N 16.3018°E38.4881; 16.3018 (Fabrizia)
Altitudine 947 m s.l.m.
Superficie 40 km²
Abitanti 2 314[1] (30-11-2012)
Densità 57,85 ab./km²
Comuni confinanti Acquaro, Arena, Galatro (RC), Grotteria (RC), Martone (RC), Mongiana, Nardodipace, San Pietro di Caridà (RC)
Altre informazioni
Cod. postale 89823
Prefisso 0963
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 102010
Cod. catastale D453
Targa VV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona E, 2 738 GG[2]
Nome abitanti fabriziesi
Patrono sant'Antonio di Padova
Giorno festivo 13 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Fabrizia
Fabrizia
Posizione del comune di Fabrizia nella provincia di Vibo Valentia
Posizione del comune di Fabrizia nella provincia di Vibo Valentia
Sito istituzionale

Fabrizia è un comune di 2.314 abitanti della provincia di Vibo Valentia.

Premessa Storica[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

I Carafa, ad un secolo dell'acquisizione avvenuta nel 1479 della baronia di Castelvetere da Ferrante d’Aragona, avviarono rapidamente l’ampliamento del feudo, che ad un secolo dall’acquisizione, alla fine del Cinquecento, si configurò come un vasto stato feudale.  Nel 1594 i Carafa acquisiranno anche il titolo di principi di Roccella e, a partire da quell’anno, lo Stato verrà identificato con tale denominazione.

È  Fabrizio Carafa 3º Marchese e I Principe di Roccella dal 24.3.1594 (1570 +6.9.1629) del ramo della Spina, che resse lo Stato dalla morte del padre Geronimo (1570) al 1629, il regista del piano di ampliamento e rilancio dei feudi: con la sua presa di possesso venne attuato l’ingrandimento dello Stato, mettendo in atto interventi per una politica attenta sia al controllo che allo sviluppo economico dello stato feudale. Così va interpretata la riedificazione dei casali di SantaMaria della Grazia e Campoli nel territorio del marchesato di Castelvetere[3][4], e la fondazione  alla fine del Cinquecento di due piccoli centri: Fabrizia e Carafa. Il motivo che spinse il Carafa a scegliere li prunari[5] come sede di un nuovo centro (Fabrizia[6]) e' riconducibile alla volontà di strutturare in maniera più solida un abitato, in un territorio dotato di notevoli risorse forestali, in cui era diffusa la pastorizia e in cui erano presenti, e sfruttate dall’antichità, anche risorse minerarie.(F. Martorano[7])

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]


Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fabrizia - Prunari o Cropanei è un piccolo borgo sorto dalla trasmigrazione delle genti di Castelvetere e di Roccella, riferisce invece E. D'Agostino, Gerace nel XVI secolo ... cit. p.41-42, che in quel periodo ci fu un rimescolamento demografico dato che furono fondati contemporaneamente Caraffa, Benestare, Fabrizia, Sant'Ilario, San Luca e fu ripopolato Bombile (cfr :Famiglie Storiche dello Jonio - Di Alessio B. Bedini), quando in quei tempi di declino delle baronie, dovuto a cause socio economiche come la "grande fame" del 1590 (cit.38 C. Trasselli, Lo stato di Gerece e Terranova nel cinquecento, Barbaro Ed., Oppido Mamertina (Rc),1996, pp.132-139), sia ai numerosi attacchi dei saraceni (cit.39 Il primo settembre 1594 il saraceno Sinam Pascià Cicala prese, saccheggiò e bruciò Condojanni ed altri paesi della zona (Cfr. D.Minuto, Storia della gente in Calabria, ed.  Qualecultura,Vibo Valentia Vv, 2005, p.194).

Di Fabrizia, Prunari[6] o Cropanei[9] si conosce la data di edificazione avvenuta tra il 1590 ed il 1591[10]. Il centro contava alla fondazione 47 fuochi[11], ma crebbe rapidamente, tanto da raggiungerne 118 nel 1643. In quest’ultimo censimento vengono elencati anche due sacerdoti e dichiarata l’esistenza del palazzo del principe[12]

Fu fondata come comune autonomo nel 1591, tratta dal casale del principe di Roccella Fabrizio Carafa, che vi eresse la sua dimora estiva ed impose il proprio nome al luogo. Il castello esistente ancor oggi, rappresento "il fulcro di tutte le attività" del feudo per lungo tempo. La famiglia Carafa del ramo della Spina dimostrò il suo legame al borgo facendo costruire vicino alla già esistente chiesa del SS.Sacramento (1737), la cappella del Rosario, che dalla sua consacrazione avvenuta nel 1742 fu proclamata d`esclusivo patronato dei Carafa.

 Antico Territorio del feudo di Fabrizia nel Marchesato dei Carafa nel '700
Antico Territorio del feudo di Fabrizia nel Marchesato dei Carafa nel '700

Secondo il "catasto onciario " o "catasto Carolino" (1746) la località annoverava un'elevata quantità d´artigiani e mestieranti vari tra cui: fabbri, sarti, mastri d'ascia, muratori, casari, custode di neve, chianchieri, massari e braccianti. Sugli argini della fiumara "Allaro"[13] v'erano numerosi mulini per la macina e diverse fornaci per la realizzazione di manufatti in argilla.

All'inizio del Ottocento, il trasferimento del casato a Napoli coincise, insieme al rovinoso terremoto del 1783, con un lento ma inesorabile declino dei possedimenti del principato. A causa del devastante terremoto, l'intero territorio accusò un forte regresso economico, dal quale si riprese solo con l'avvento del dominio Francese; la ripresa ebbe come forte traino la presenza sul territorio delle Regie Ferriere, costruite durante il dominio borbonico e potenziate dai francesi.

Ordini, Pandette,e Costituzioni promulgati nel 1692 per lo Stato della Roccella[14][modifica | modifica wikitesto]

Principe Carlo Maria Carafa Branciforte regolamentò giuridicamente, quanto pignolescamente, anche la libertà di religiosità dei sudditi feudali. La parte generale della citata codificazione contempla infatti gli Ordini toccanti al Servigio di Dio, la cui ragion giustificatrice è da rinvenirsi nella intransigente religiosità di quell’illustre Feudatario.

estratto:

  1. Ordiniamo, e comandiamo che nelle Chiese non si possa passeggiare, parlare con voce alta, far negozj, e contratti di mercatanzia, sotto pena di scudi dieci applicandi alla medesima Chiesa
  2. Che qualsivoglia persona, che si troverà a cavallo, e per strada, o in qualsisia altra maniera, s’incontrerà con la processione del Santissimo, o Viatico, che va agl’infermi, debba subito scavalcare, e con ogni riverenza ginocchiarsi, sotto pena di mesi due di carcere, et altre a nostro arbitrio.
  3. Che nelle Domeniche, ne’ giorni di feste comandate, et in quell’ore che starà Nostro Signore nel Santo Sepolcro nel Giovedì, e Venerdì Santo,niuno Botegaro possa tenere la porta aperta, né vendere cos’alcuna, se non che le cose commestibili , o medicine; et a questi gli sia solamente permesso di tenere la mezza porta aperta, sotto pena di quindici giorni di carcere.
  4. Che niuno ardisca di far’il nome del demonio santo, nè bestemmiare in quasisia maniera Iddio, la Beata Vergine, et i Santi, sotto la pena contenuta nelle Regie Prammatiche, e della frusta agli ignobili, et ‘a nobili di scudi venticinque.
  5. Che iMedici, Chirusi, o altra persona, che anderà a medicare gli infermi, debbano ricordarli, che si abbiano da confessare, e passati tre giorni dopo la prima visita, se non si saranno confessati, non l’abbiano più da visitare, né ordinare i medicamenti, sotto pena di scudi quindici da pagarsi ad un luogo pio.
  6. Che li Maestri di Scola siano obbligati d’insegnare in ogni sabbato della settimana a’ loro scolari la dottrina cristiana, sotto pena di scudi cinque applicandi ad un luogo pio et incorrano nella pena stessa i Padri, che manderanno i loro figliuoli a quel Maestro, che non gl’insegna la dottrina cristiana.
  7. Che non possa niuna persona, huomo, o donna che sia, fare l’uficio di reputatrice, nè andare alle chiese, e seppolture per piangere i morti, nè nelle case de’ morti si possa piangere con gridi, passando il Santissimo Sacramento processionalmente, o per il Viatico, sotto pena in ognuno de’ suddetti casi di un mese di carcere.
  8. Che non possa niuno per morte di un suo parente far sonare più di una campana per chiesa, e non più di un quarto d’ora in tre volte, tanto nel giorno della morte, sepoltura, o anniversario, sotto pena di scudi cinque applicandi ad un luogo pio.
  9. Che non possa niuna persona tenere donna a guadagno, tanto in parte pubblica, quanto secreta, nè fare l’uficio di ruffiana, o ruffiano, sotto pena della frusta, et altre a nostro arbitrio, secondo la qualità della persona.
  10. Che non ardisca niuno fare usura in qualsisia maniera che fosse, sotto pena d’un mese di carcere, e di pagare il doppio, di quanto avrà importato, alla persona che n’avrà patito il danno.
  11. Che i Capitani de’ luoghi, che non faranno osservare i predetti ordini, e capitoli, incorrano nella pena di scudi cinquanta, applicandi alla Cappella del Santissimo di quel luogo, dove sarà la contravvenzione, et altre a nostro arbitrio riservate.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Edifici religiosi:

Edifici civili:

Personaggi Illustri[modifica | modifica wikitesto]

  • Serafino Maiolo (scrittore)
  • Giacinto Mamone (giurista)
  • Don Marco Maiolo (abate)
  • Stefano Franzè (medico)
  • Bruno Franzè (notaio)

Feste[modifica | modifica wikitesto]

  • la Tridicina: Rito in devozione di Sant'Antonio
  • Li Raxatiadi
  • Li virginiadi

Tradizioni popolari[modifica | modifica wikitesto]

Li cuzzupi di li ziti[modifica | modifica wikitesto]

Tradizione particolarmente interessante e che desta molta curiosità è quella di “li cuzzupi di li ziti” (biscotti dei fidanzati) o “cuzzupi di Pasqua”. Anche questo rito, come qualcuno dei precedenti, deriva da credenze pagane; “la cuzzupa” è un dolce tipico che viene preparato in occasione delle feste pasquali. Il dolce, ancor oggi fatto in casa, nella tradizione contadina, veniva preparato dalla madre “di lu zitu” (il fidanzato), aveva di solito la forma di due cuori intrecciati e veniva donato alla “zita” (fidanzata), quale gesto d’amore e fedeltà; a volte ciò avveniva come richiesta di fidanzamento ed il restituirne una parte allo spasimante voleva significare l’aver accettato la proposta. Oggi il gesto della “cuzzupa” si effettua molto di rado ed è una delle tradizioni che purtroppo si sta perdendo, rimane in ogni modo vivo e ricco di significati, che le generazioni cosiddette moderne non hanno saputo comprendere e apprezzare come semplice messaggio d’amore.

Rito di Lu majiu[modifica | modifica wikitesto]

Legato ad un'insolita credenza, è il rito “di lu majiu” (il “maggio”): consiste nel porre all’esterno delle porte d'ingresso delle case, un ramoscello di faggio fiorito. Tale gesto si compie ogni anno puntualmente il 1º maggio ed è di buon augurio per l’avvento della bella stagione che nelle nostre montagne arriva proprio in questo periodo. La stranezza di tale rito è dovuta al fatto di credere che se non si pone il ramoscello di faggio alla porta non “arviscia”, cioè non si vedrà l’alba del giorno successivo.

Rito della strhina[modifica | modifica wikitesto]

Un altro caratteristico rito è quello della “strhina” (la strenna). Esso riguarda i bambini che, il giorno di Natale e di Capodanno, vanno dai parenti più anziani per ricevere in regalo dei soldi. Un tempo era in uso che la madre preparasse “lu gurzidhu” (un sacchetto di panno che si legava con del filo di lana attorno al collo), nel quale i parenti più anziani ponevano delle monete in regalo. Assai particolare è l’usanza denominata “Lu vattisimu di li tiampi”. Essa è una tradizione tipicamente contadina ma che viene perpetrata anche da chi contadino non è. La leggenda vuole che la notte dell’Epifania (la notte tra il 5 e il 6 gennaio), a mezzanotte, ci si affacci per vedere da quale parte spira il vento; quella sarà la direzione per la maggior parte dell’anno.

Questo rito aiutava molto i contadini che, in base a “cu ci restau” (quale era la direzione del vento), avrebbero regolato i tempi della semina e degli altri lavori in campagna (non essendoci le previsioni meteorologiche). Un altro rito molto caratteristico è la “Riacita di Carnilevari”. Oggi, come un tempo, nei giorni del Carnevale, è in uso il proporre recite dialettali che spesso narrano di fatti e vicende accadute in paese. Una volta queste rappresentazioni mettevano alla berlina personaggi di spicco, spesso politici, della comunità o narravano la cronaca dei fatti salienti e pittoreschi accaduti durante l’anno (litigi, affari, corna, etc.).

Ora, soprattutto a causa della scarsa ironia, queste rappresentazioni non vengono più proposte, ci si limita a mettere in scena solo i personaggi inerenti al Carnevale.

La Festa delle 13 Vergini a Fabrizia[modifica | modifica wikitesto]

Nei 13 giorni che precedevano il 13 giugno per la Festa di San Antonio da Padova, era uso per richieste di Voto organizzare la Festa di 'lì virginiadhi'. Ogni famiglia, o più famiglie, sceglievano ed invitavano 13 ragazze che vestite di bianco, come delle piccole spose, dovevano presiedere la tavola opportunamente imbandita a festa. Il mattino tutte vestite di bianco, erano una nuvola, tra i banchi della Chiesa Matrice che con inni e preghiere continuavano nelle case a cui erano state invitate. Nel tedio generale tra le ragazze, c'era "lu bambiniahhnu", che era il bersaglio degli scherzi: gli si lanciavano la "calia" e "li luppini" e il poveretto doveva subire "uno a tredici". Il pranzo doveva essere ricco, sapientemente cucinato anche per compari, commari e sangiovanni doveva essere composto da 13 portate. Era a base di carni e polpette, il cui sugo condiva la pasta rigorosamente lunga e grossa bucatini,fusilli,maccaroni e ziti) se fatti in casa...meglio! Non potevano mancare i formaggi stagionati e freschi, sazizzi e soppressate, chi poteva.... Mastazzuali, biscotti, calia e pinozza non mancavano mai...altre cose si! Alla fine del pranzo la padrona di casa agli invitati regalava una sorta di dolce finale chiamato "biscuattu" e gli invitati baciavano come forma di ringraziamento la mano della donna e dicevano "Ddio mu vi l'aggradiscia!" (che il buon Dio gradisca il vostro voto sia in riferimento al pranzo che al biscotto ricevuto).

Anche a S.Giuseppe si faceva festa per Voto, ma era dedicata 'alli vecchiariadhi' dove il pranzo era a base di pasta 'cannarozzedhia e ciciari' condito col sugo di 'lu stuaccu'.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Scioglimento Consiglio comunale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 il Consiglio comunale di Fabrizia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose con decreto del presidente della Repubblica (d.lgs. 267/2000 art. 143), secondo le indagini la 'Ndrangheta ha inquinato l'ente minando il buon andamento, l'imparzialità e la trasparenza dell'attività amministrativa grazie anche ai collegamenti diretti e indiretti di alcuni amministratori locali e alcuni dipendenti comunali con soggetti mafiosi, il tutto a danno del bene comune sotto l'aspetto sociale-culturale-economico[15]; la gestione commissariale è durata fino al novembre 2011.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2012.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Cfr. B. ALDIMARI, Historia cit., I, p. 279.
  4. ^ Della Calabria Illustrata - M.DC.XCI. (1691) , Opera Varia Istorica del R.P. G.Fiore da Cropani - Tomo Primo, Parte Prima Cap. IV-Calabria Abitata Libro I, pg.79-60
    "Caulonia, ò vero Aulonia, Città di molo grido in quei secoli, edificata da' Cotronesi per detto di Solino; se non piu' tosto dagli Achivi, conforme al rapporto di Strabone. Almare, poi gia' detta Castelvetere, ed oggidì si dice."
  5. ^ Della Calabria Illustrata - M.DC.XCI. (1691) , Opera Varia Istorica del R.P. G.Fiore da Cropani - Tomo Primo, Parte Seconda
    Cap. IV-Calabria Abitata Libro I, pg.178-XI
    "Cropanei, nel fine della montagna, da miglia 18 (ndr da Castelvetere). Oggidì però si trova riedificaco dalla fel. mem. di D. Fabrizio Carafa, col nome di Fabrizia, e corrottamente le Brunare (ndr Prunare). Numeroso di Popolo da 2000 Abitatori, con molta maestranza, disposte le genti in belle fattezze di corpo, e di acuto ingegno. Abbonda di Castagne, Noci, legnami per ogni uso, e per tavolami, effendovi la Serra, così come di Caccie di ogni sorte. tributa al Regio Erario, assieme con la Città (ndr Castelvetere) (quale è Camera riservata, ed alla quale, detto Villaggio soggiace) per 677 Fuochi."
  6. ^ a b
    Della Calabria Illustrata - M.DC.XCI. (1691) , Opera Varia Istorica del R.P. G.Fiore da Cropani - Tomo Primo, Parte Seconda Cap. IV-Calabria Abitata Libro I, pg.178-XI
    "Cropanei, nel fine della montagna, da miglia 18 (ndr da Castelvetere). Oggidì però si trova riedificaco dalla fel. mem. di D. Fabrizio Carafa, col nome di Fabrizia, e corrottamente le Brunare (ndr Prunare). Numeroso di Popolo da 2000 Abitatori, con molta maestranza, disposte le genti in belle fattezze di corpo, e di acuto ingegno. Abbonda di Castagne, Noci, legnami per ogni uso, e per tavolami, effendovi la Serra, così come di Caccie di ogni sorte. tributa al Regio Erario, assieme con la Città (ndr Castelvetere) (quale è Camera riservata, ed alla quale, detto Villaggio soggiace) per 677 Fuochi."
  7. ^ FRANCESCA MARTORANO, Territorio e città nella politica dei Carafa di Roccella e degli Spinelli di Seminara e Ricca, tra Cinque e Seicento (www.academia.edu).
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ (S.Maria delli Crochi- Zodiaco di Maria,ovvero le dodici province del Regno di Napoli, come tanti segni....Serafino MONTORIO MDCCXV  1715)
    "Ha quattro o cinque Baluardi muniti di Cannoni di bronzo,ed una copiosa Armeria, degno luogo , che vi abiti il Prencipe della Roccella,che n’è Padrone con titolo di Marchese. Degli antichi suoi Villaggi se n’ è perduta la memoria , e solamente restano in piedi,con alcuni altri di poco nome, Spilinga, (che una volta fu luogo di delizie pe Francesi , )e Cropanei sù l’ alto della montagna."
  10. ^ FRANCESCA MARTORANO - Territorio e città nella politica dei Carafa di Roccella e degli Spinelli di Seminara e Ricca, tra Cinque e Seicento (www.academia.edu): Si ricava dagli Atti del Sinodo geracese del 1593, organizzato dal vescovo Vincenzo Bonardo. È con questo sinodo che il casale fu ammesso a far parte giuridicamente del territorio della diocesi di Gerace: «Acceptamus et intra terminos huius nostrae Diocesis contineri declaramus casale Fabritiae nuper ab Illustrissimo Domino Don Fabritio Carafa Marchione Castri Veteris in centro montium ipsius Castri Veteris in loco quo dicitur delle Prunare, et ex ea parte, qua flumen Alari decurrit erectum, et edificatum»: cfr.Synodus prima hieracensis sub admodum Ill.mo et Rev.mo D.F. Vincentio Bonardo eiusdem Civitatis Episcopo habita, Roma, Nicolaum Mutium, 1598, rist. anast. Locri, Franco Pancallo, 2002, pp. 135-136; E. D’AGOSTINO, I vescovi di Gerace-Locri, Chiaravalle Centrale, Frama Sud, 1981, pp. 110, 121 n. 54. La dichiarazione del vescovo Bonardo fu conseguenza probabile delle pretese della diocesi di Squillace sul nuovo villaggio, che innescarono una contesa sui limiti delle diocesi durata sino al XIX secolo. Sulla contesa territoriale alla fine del Settecento cfr. anche V. CATALDO,Una controversia giurisdizionale tra i vescovi di Gerace e Squillace, «Taccuini di Studi Calabresi», 1, Gioiosa Jonica, Corab, 2006.
  11. ^ Cfr. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Fuochi Frammenti, fasc. 128,Numerazione dei fuochi del casale di Fabrizia in provincia di Calabria Ultra, a. 1596, tabella e commento in F. MARTORANO, Politiche insediative e trasformazioni urbane cit., pp. 81-82, 87-88. Questi fuochi comprendono quattro abitazioni abbandonate, anche se con lo «loco del foco, con tizzoni allumati». Il documento inventaria per queste case lemasserizie, da cui si deduce una povertà estrema della popolazione. È interessante osservare anche la composizione dei nuclei familiari, in genere con un figlio.
  12. ^ FRANCESCA MARTORANO - Territorio e città nella politica dei Carafa di Roccella e degli Spinelli di Seminara e Ricca, tra Cinque e Seicento (www.academia.edu) Cfr. ASN,Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Fuochi Frammenti, fasc. 128, 28 agosto 1643. Foglio della numerazione della terra della Fabrizia nova seu le prunari della provincia di Calabria Ultra nell’anno 1642.
  13. ^ ''L’Allaro, pellaccia di malandrino che fa a cazzotti coi macigni, va a precipizio senza salutare nessuno, qua e là sputacchiando con poca creanza; ma in certe notti colme di silenzio e di stelle, la sua voce raggiunge il paese, e pare selezionata da miracolosi filtri, un flauto pastorale. Che se poi un filo di luna riesce ad affacciarsi sulla briglia, allora l’Allaro somiglia ad una tortora che sospiri un bacio d’amore e una carezza.''
    .....da ''C'è ancora una stella'' di Serafino Maiolo
  14. ^ C.M. CARAFA, Ordini, Pandette, e Costituzioni Da osservarsi nelle Città, e Terre, Della Roccella,di Castelvetere, Grotteria, Martone, e S. Giovanni, Siderone, Condoianne, S. Ilario, e Ciminà, Bianco, Casignana, Carafa, e Fabrizia, in Calabria ultra. In Mazzarino, Per Ignazio Calatro,M.DC.XCII, pp. 6-7
    (cfr. F. RACCO, Una codificazione feudale del Seicento calabrese.
    Gli Ordini, Pandette e Costituzioni del Principe Carlo Maria Carafa. Rosarno 1996, pp. 83-84)
    da: V. Naymo - CONFRATERNITE,OSPEDALI E BENEFICI NELL’ETÀ MODERNA (ed. Polaris)
    F. Racco - Juspatronati e confraternite laicali ne La Roccella (ed. Polaris) -Il forum del Circolo di Studi Storici «Le Calabrie» è consultabile liberamente online all’indirizzo: http://lecalabrie.forumup.it/ -Fondazione Bedini - Staltari onlus http://www.Bedini.net/
  15. ^ http://www.autonomiecalabria.it/lac/wp-content/uploads/2011/06/fabrizia.pdf

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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