Entella (sito archeologico)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Entella
Agora di Entella 08.jpg
Parte degli edifici dell'agorà
Cronologia
Fondazione V - III secolo a.C.
Amministrazione
Territorio controllato Riserva naturale integrale Grotta di Entella
Localizzazione
Stato attuale Italia Italia
Località Contessa Entellina
Coordinate 37°46′26.58″N 13°07′18.84″E / 37.774051°N 13.1219°E37.774051; 13.1219Coordinate: 37°46′26.58″N 13°07′18.84″E / 37.774051°N 13.1219°E37.774051; 13.1219
Altitudine 570 m s.l.m.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Entella
Entella

L'antica Entella era una delle antiche città della Sicilia tradizionalmente attribuite agli Elimi (assieme ad Erice, Segesta e Iaitas). Sorgeva sulla Rocca di Entella, lungo il corso del fiume Belice sinistro (antico Υψας, leggi Ipsas). Il sito si trova in una posizione strategica, dominando la visuale a 360° e divenendo una fortezza naturale. Oggi l'area ricade a nord-ovest del Comune di Contessa Entellina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La posizione di Entella

La città elima fu coinvolta nelle tormentate vicende delle Guerre greco-puniche. Nel 404 a.C. subì la conquista da parte di soldati mercenari campani; nei successivi secoli IV e III a.C. ebbe alterni rapporti con i Cartaginesi e coi Greci. Durante la prima guerra punica, si schierò dalla parte dei Romani.

Nel Medioevo la città fu un importante centro di cultura islamica e roccaforte della resistenza musulmana in età sveva; venne infine distrutta dalle truppe di Federico II.

Scavi archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Le ricerche archeologiche della Scuola Normale Superiore di Pisa ad Entella dimostrano che il sito era frequentato durante la media età del Bronzo; ma l'urbanizzazione vera e propria è accertata solo dall'età tardo-arcaica, alla quale sono attribuite un'area artigianale, la fortificazione e alcuni ambienti di culto.

Il culto di Demetra e Kore è attestato dal V al III secolo a.C. nel santuario esterno alle mura. Di età ellenistica è la maggior parte delle tombe della necropoli "A" come dimostra il tipo di sepoltura e il vasellame e le famose iscrizioni su tavolette bronzee con i decreti delle città di Entella e Nakone. Questi erano stati illecitamente trafugati e immessi sul mercato antiquario negli anni settanta e sono stati ricuperati in seguito ad un lungo lavoro dei T.P.C. (Comando carabinieri tutela patrimonio Culturale) dei Carabinieri in collaborazione con l'archeologo Giuseppe Nenci[1]; la loro importanza è legata al fatto che confermano l'ellenizzazione dell'antico insediamento elimo.

Attorno al 1970 infatti erano state rinvenute, ad Entella, (nella zona attorno all'attuale cittadina di Contessa Entellina) delle tavolette di bronzo, conosciute come Decreti di Entella [2]. In queste tavolette si fa riferimento ai Campani che costituivano la popolazione di Entella nella metà del III secolo a.C. e che erano i discendenti dei 1200 soldati mercenari che poi si erano insediati nella città nel V secolo a.C. I caratteri usati nelle tavolette erano greci, ma la lingua parlata dal popolo era differente perché gli Elimi infatti parlavano un linguaggio tra fenicio e greco.

La leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Nella memoria collettiva degli abitanti di Contessa Entellina persiste la leggenda della Grotta dei Dinari, nome attribuito alla cavità carsica di Rocca d'Entella, oggi sito della Riserva Naturale, che la ritiene custode di tesori protetti da incantesimi e sortilegi. Secondo un'altra tradizione nella Grotta abita un mostro strisciante dalle quattordici teste: solo offrendogli giornalmente in pasto una fanciulla è possibile sedarne l'ira.

La città di Entella[modifica | modifica wikitesto]

Tomba della necropoli

Frequentato dell'Eneolitico e dall'età del Bronzo, il pianoro e le pendici di Rocca d'Entella mostrano eloquenti resti della città antica, fiorente dall'età arcaica alla prima età imperiale, e poi ancora nel medioevo, fino al definitivo e forzato abbandono nel 1246.

Il Santuario extramurano[modifica | modifica wikitesto]

A breve distanza dalla porta di NO (Contrada Petraro), lungo la strada antica proveniente dalla Valle del Belice, e sovrastato dalle mura, è stato scoperto un grande deposito votivo riferibile al culto di Demetra. I materiali votivi e le ceramiche (ora nell’Antiquarium di Contessa Entellina)[3] indicano che il santuario – un thesmophorion (area di culto delle divinità ctonie) – fu in uso dalla fine del VI fino al III sec. a. C.

Il Palazzo fortificato medievale e gli edifici ellenistico-romani[modifica | modifica wikitesto]

Sul margine Sud del pianoro si trova un palazzo fortificato medievale (un quarto del XII – metà del XIII secolo), con torrione e rampa di accesso e pianta articolata intorno a due spazi aperti. L'edificio mostra analogie con strutture dell'Africa settentrionale. A Sud, lungo la stradella, un edificio ellenistico (IV-III sec. a. C.) fu distrutto da un incendio probabilmente contemporaneo a quello che pose fine al granaio ellenistico. Tra le rovine sono stati raccolti abbondanti materiali tra cui vasetti votivi. Poco sopra sono affiorati i resti di un edificio abitato ancora in età romana (I sec. a. C.).

Ingresso Nord-Ovest di Entella

Le mura[modifica | modifica wikitesto]

Una cinta muraria lunga 2800 m circa proteggeva il versante Nord, il più facilmente accessibile dal fondovalle e dal ramo sinistro del fiume Belice (antico Crimisio); sui lati Sud, Est ed Ovest, invece, le pareti rocciose offrono una difesa naturale, talvolta integrata da interventi umani. Allo sbocco dei due valloni in cui si articola il rilievo della Rocca, si trovano le porte ubiche.

Ben indagata e visibile è la porta di Nord Ovest, cui si accedeva da una strada – ancora percorribile – che si snoda lungo le pendici di Cozzo Petraro. Meno riconoscibile è, invece, la via d'accesso sul versante Nord Est che immetteva nell'Area pubblica (agora) della città. Nei pressi della porta di Nord Ovest, recenti scavi hanno portato in luce una necropoli di rito islamico.

L'agorà[modifica | modifica wikitesto]

Nel vallone orientale si vedono imponenti resti di edifici pubblici: un tempio senza peristasi (oikos) con altare interno dei primi decenni del V sec. a. C. ed un granaio costruito alla fine del IV e distrutto da un incendio alla metà del III sec. a. C. I due edifici erano contenuti da prospetti monumentali ed allineati lungo il lato orientale dell'agora (la piazza pubblica). Sono stati indagati anche un deposito votivo di fondazione del granaio, con statuette tipiche del culto di Demetra, e la cava di gesso usato nella costruzione di questo complesso. Recenti scavi hanno portato in luce un grande ambiente in parte scavato nella roccia, ed un altro deposito votivo della fine del IV sec. a. C.

L'arco del Pizzo della Regina

Il pizzo della regina[modifica | modifica wikitesto]

È il punto più elevato della Rocca (557 s.l.m.), e si vedono i resti di un castello medievale noto già nel XVI secolo, rilevati e descritti nel 1858 da F. Sabatier. Si vede ancora una cisterna con volta a botte. Il fortilizio completava a Sud-Est il sistema difensivo medievale comprendente, oltre le mura, il Palazzo fortificato (versante Sud) e una struttura sul Cozzo petraro (angolo Nord).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ricordo di Giuseppe Nenci da arkeomania.com
  2. ^ I Decreti da Entella 2001 | Laboratorio di Scienze dell'Antichità, su lsa.sns.it. URL consultato il 05 gennaio 2016.
  3. ^ L'Antiquarium di Entella "Giuseppe Nenci", su www.contessaentellina.gov.it. URL consultato il 06 gennaio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]