Deutsche Marine

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Deutsche Marine
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Logo della Deutsche Marine
Descrizione generale
Attiva 1956 - oggi
Nazione Germania Germania Ovest (1955 - 1990)
Germania Germania (1990 - oggi)
Alleanza NATO NATO
Tipo Marina militare
Dimensione 13.000 militari[1]
70 navi
54 aerei
Guarnigione/QG Glücksburg (Comando della flotta) e Rostock (Marineamt)
Battaglie/guerre Operazione Sharp Guard
Operazione Enduring Freedom - Corno d'Africa
Combined Task Force 150
Operazione Active Endeavour
UNIFIL
Missione Atalanta
Anniversari 14 giugno
Sito internet Sito ufficiale
Comandanti
Inspekteur der Marine Vizeadmiral[2] Andreas Krause
Simboli
Insegna navale Naval Ensign of Germany.svg

[senza fonte]

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La Deutsche Marine (listen[?·info]) è la marina militare tedesca, componente marittima della Bundeswehr. Profondamente integrata nella struttura della NATO, la sua missione è la difesa della Germania e dei suoi alleati assieme alle operazioni di peace-keeping e peace-enforcement. La Marine fa risalire le proprie origini alla Reichsflotte (Flotta imperiale), costituita durante la Primavera dei popoli del 1848-52 e che per prima navigò con la bandiera nera, rossa e gialla: fondata dal democraticamente eletto Parlamento di Francoforte il 14 giugno 1848, il fallimento della rivoluzione concluse la sua breve esistenza il 2 aprile 1852; l'odierna Deutsche Marine festeggia quindi il suo anniversario proprio il 14 giugno.

Dal 1945 al 1956, i reduci della Kriegsmarine vissero nel Deutscher Minenräumdienst (German Mine Sweeping Administration, «Amministrazione tedesca per lo sminamento» nella dicitura inglese) e nelle organizzazioni che lo seguirono una sorta di stadio di transizione che permise alla futura marina di partire con una base di militari già esperti. Nel 1956, con l'entrata della Germania Ovest nella NATO, essa fu ufficialmente fondata con il nome di Bundesmarine (Marina federale). Con la riunificazione tedesca del 1990, assorbì la Volksmarine (Marina popolare) della Germania Est e diventò l'odierna Deutsche Marine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Reichsflotte e la nascita dello stato unitario tedesco[modifica | modifica wikitesto]

La Deutsche Marine riconosce come sua prima antecedente di marina nazionale tedesca la Reichsflotte, fondata il 14 giugno 1848 dal Parlamento di Francoforte. Al termine dell'epopea napoleonica, il Congresso di Vienna del 1814 non restaurò il Sacro Romano Impero ma sancì la nascita della Confederazione tedesca formata da 39 stati sovrani; essa non disponeva di una propria marina militare, appoggiandosi invece alla Royal Navy inglese, alla Koninklijke Marine olandese e alla Kongelige danske marine danese poiché, per ragioni dinastiche, i sovrani del Regno Unito, dei Paesi Bassi e della Danimarca erano ufficialmente enumerati fra i membri della Confederazione. Questa carenza si fece sentire nella prima guerra dello Schleswig del 1848 allorché la marina danese bloccò facilmente tutti i commerci navali tedeschi nel mare del Nord e nel mar Baltico senza che la piccola Marina prussiana potesse opporre resistenza. Sempre nel 1848, ispirati dalla Primavera dei popoli che stava infiammando l'Europa, deputati di ciascun componente della Confederazione si riunirono il 18 maggio nel Parlamento di Francoforte per scrivere la Costituzione di uno Stato unitario tedesco e offrirono la corona di imperatore di Germania al re di Prussia Federico Guglielmo IV. Il 12 giugno la dieta confederale mise a disposizione le sue finanze alla nuova assemblea, che due giorni dopo, il 14, stanziò un fondo di sei milioni di talleri per la costituzione di una marina militare al comando del principe Adalberto di Prussia e poi, quando questi fu costretto a dimettersi dal suo re, dal contrammiraglio Karl Rudolf Brommy, che in precedenza aveva servito in diverse marine militari straniere.

Il RMS Britannia, una delle navi acquistate nella breve esistenza della Reichsflotte e rinominata SMS Barbarossa.

La Reichsflotte[3] fu costruita da zero, dovendosi avvalere di ufficiali stranieri, come belgi e inglesi, e di navi comprate da altre potenze. La neonata forza navale giunse a contare 39 navi: 2 fregate a vela, 3 fregate a vapore, 1 corvetta a vela (la Franklin, donata dalla città di Amburgo ma rifiutata), 6 corvette a vapore e 27 cannoniere. Ebbe il suo battesimo del fuoco nella battaglia di Helgoland, tatticamente risoltasi in un nulla di fatto, senza perdite né dal lato tedesco né da quello danese. Tuttavia, nel 1852, Federico Guglielmo IV di Prussia ritirò la sua disponibilità ad accettare la corona tedesca - avvertendo che avrebbe comportato una limitazione dei suoi poteri - e la breve vita del Parlamento di Francoforte ebbe termine; con esso, anche la Reichsflotte fu sciolta il 31 marzo, Brommy licenziato con una liquidazione di 2.500 talleri e la flotta venduta (con l'eccezione di due fregate a vapore incamerate dalla Prussia) al miglior offerente.

Il principe Adalberto, tornato in Prussia, fece tesoro dell'esperienza di Francoforte e delineò il rafforzamento della Marina prussiana, fra le altre cose fondando Wilhelmshaven (ancora oggi importante base navale della Deutsche Marine). Fu quindi posto a capo della Norddeutsche Bundesmarine, dalla sua nascita nel 1867 contemporaneamente alla Confederazione Tedesca del Nord fino alla guerra franco-prussiana del 1870-71, quando diventò Kaiserliche Marine o Marina imperiale: andò in pensione con il titolo di «principe-ammiraglio».

Il Secondo Reich e la prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La Kaiserliche Marine conobbe uno sviluppo tumultuoso, voluto dal kaiser Guglielmo II e attuato dal ministro della Marina ammiraglio Alfred von Tirpitz (in carica dal 1894). Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, la Marina imperiale si presentava numerosa, efficiente, ben addestrata e potentemente armata, pronta allo scontro con la Royal Navy inglese; il 1º novembre 1914 le inflisse la prima sconfitta da oltre cent'anni a Coronel. La Hochseeflotte, la flotta da battaglia tedesca, tenne testa alla Grand Fleet nello battaglia dello Jutland. La Germania imperiale fu inoltre pioniera nel campo dei sommergibili varando una flotta di U-Boote che condussero per primi una guerra sottomarina indiscriminata contro le linee di rifornimento alleate durante la prima battaglia dell'Atlantico. Nell'autunno 1918 la situazione militare della Germania era divenuta insostenibile e la sconfitta si profilava all'orizzonte; sotto i colpi della fame e delle tremende perdite umane, il fronte interno si era sgretolato e idee rivoluzionarie si diffondevano fra la popolazione civile e i soldati di guarnigione in patria. Fu in questo clima che il 24 ottobre 1918 l'ammiraglio Franz von Hipper decise di impegnare la flotta in un'ultima furibonda battaglia nel canale della Manica, inevitabilmente destinata ad un sanguinoso fallimento. I marinai della base di Wilhelmshaven rifiutarono di sacrificarsi invano, così vicini alla fine della guerra, e si ammutinarono: è l'inizio della rivoluzione di novembre che in pochi giorni porterà all'abdicazione del kaiser Guglielmo II e all'armistizio di Compiègne. Le clausole armistiziali prevedevano l'internamento della flotta tedesca (con la fine della monarchia rinominata Vorläufige Reichsmarine, «marina provvisoria») a Scapa Flow e la successiva spartizione fra le potenze vincitrici. L'ammiraglio Ludwig von Reuter, comandante della Hochseeflotte prigioniera, pianificò invece l'autoaffondamento delle navi, eseguito il il 19 giugno 1919.

Come gran parte della flotta internata, lo SMS Hindenburg si è auto-affondato a Scapa Flow nel 1919 e solo le sovrastrutture restano sopra il livello dell'acqua.

Le clausole navali del trattato di Versailles imponevano alla Repubblica di Weimar una pesante limitazione della forza navale tedesca, denominata Reichsmarine[4]: poteva schierare al massimo 15.000 uomini, 6 navi da battaglia da massimo 10.000 tonnellate, sei incrociatori, 12 cacciatorpedinieri e 12 motosiluranti; proibiti invece sommergibili e ogni forma di aviazione navale, in pratica vietando la costruzione di portaerei. Infine, qualsiasi nuova unità poteva essere varata solo per sostituire una vecchia.

Gli anni fra le due guerre e il secondo conflitto mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Fin da subito, ben prima dell'ascesa al potere del nazionalsocialismo, tuttavia, la Marina di Weimar si rafforzò portando avanti un programma clandestino. Tramite fantomatiche aziende private di facciata, furono installati un ufficio di ricerca sugli U-Boote nei Paesi Bassi e uno sui siluri in Svezia. Nel 1931 entrò in servizio - provocando un certo attrito con Francia e Regno Unito, che si videro minacciati - il Deutschland, un innovativo incrociatore pesante o corazzata tascabile. Il 15 novembre 1932 (cioè due mesi prima della salita al potere di Adolf Hitler, avvenuta il 30 gennaio 1933) il governo tedesco autorizzò un ambizioso piano di riarmo navale che includeva sommergibili, aerei e portaerei, in aperta violazione del Trattato; questo processo ebbe una imponente accelerata con l'instaurarsi del regime nazionalsocialista che nel 1935 cambiò il nome della Reichsmarine in un inequivocabile Kriegsmarine o «marina da guerra» in lingua italiana, lasciando pochi dubbi sulla propensione bellica del nuovo regime. Nel medesimo anno, la Germania stipulò con il Regno Unito l'accordo navale anglo-tedesco, che emendava le restrizioni armistiziali con nuove, e più larghe, concessioni per la dimensione della flotta tedesca. I rimanenti anni dell'anteguerra furono consumati da un intensa opera di costruzione, che vide il culmine con la formulazione del sontuoso (e irrealizzato) piano Z nel 1939. Lo scoppio della secondo conflitto mondiale interruppe questi piani di grandeur, ma che comunque portarono al varo di grandi unità come il Bismarck, e costrinse la Kriegsmarine ad una guerra generalmente di corsa, tesa principalmente ad interrompere i flussi di rifornimenti più che ad offendere le preponderanti flotte militari avversarie. I due principali teatri marittimi in cui fu impegnata la Kriegsmarine furono, ma non esclusivamente, l'Atlantico e il Mediterraneo, alle cui voci si rimanda per una trattazione estesa delle vicende che li caratterizzarono; ruolo preponderante ebbe la componente sommergibile, denominata U-Boot: il primo ministro Winston Churchill affermò nelle sue memorie «L'unica cosa che mi abbia davvero spaventato durante la guerra è stata la minaccia degli U-Boot».[5]

1943: un U-Boot (U-848) sotto attacco di un bombardiere B-24 Liberator durante la battaglia dell'Atlantico

Gli avanzamenti tecnologici operati dalle forze navali alleate, la schiacciante superiorità di uomini, aerei e navi determinata dall'ingresso nel conflitto degli Stati Uniti e i rovesci subiti sui fronti di terra, determinarono nella fase finale del conflitto la sconfitta pressoché inappellabile della Kriegsmarine: al 6 giugno 1945, data della fine della maggior parte delle operazioni militari in Europa, restavano a galla solo due unità maggiori (gli incrociatori leggeri Nürnberg e Prinz Eugen), una dozzina di cacciatorpedinieri, un pugno di naviglio minore (fra cui il veliero Horst Wessel, requisito dagli statunitensi e a tutt'oggi usato come nave scuola della guardia costiera americana con il nome di USCGC Eagle) e 156 U-Boot, fra cui alcuni del modernissimo e rivoluzionario Tipo XXI (prototipo di tutti i futuri sottomarini), in gran parte demoliti durante l'operazione Deadlight. Anche queste unità navali superstiti furono spartite fra i vincitori o demolite, volendo evitare di ripetere l'errore commesso vent'anni prima con la mancata demilitarizzazione totale della Germania.

Il dopoguerra, la guerra fredda e la situazione odierna[modifica | modifica wikitesto]

Tuttavia, pochissimi giorni dopo la resa tedesca, emerse il problema delle mine navali, di cui erano pericolosamente disseminati i mari del Nord e baltico, stimate in numero di 600.000 e in gran parte deposte nei sei anni di guerra dalla Kriegsmarine, ai cui reduci, sotto stretta sorveglianza della Royal Navy, fu imposto di porre rimedio. 27.000 reduci della marina tedesca, organizzati nell'Amministrazione tedesca di sminamento (traduzione arbitraria dei termini Deutscher Minenräumdienst in tedesco e German Mine Sweeping Administration in inglese) e imbarcati su 300 navi, svolsero questo difficile compito, riportando 348 morti e 10 imbarcazioni affondate, fino al 1948, allorché il corpo fu disciolto per volere dell'Unione Sovietica, la quale paventava che si trattasse di un espediente per conservare il personale della disciolta Kriegsmarine in ottica di un futuro ennesimo riarmo tedesco, stavolta in funzione anti-sovietica nell'incipiente guerra fredda. Si trattava di un sospetto non del tutto peregrino, poiché nel 1956, con l'ingresso ufficiale della Germania Ovest nella NATO, fu effettivamente ricostituita una marina militare tedesca, la Marine, comunemente detta Bundesmarine («Marina federale»), i cui quadri e ufficiali erano in parte tratti dagli ex sminatori, quindi da veterani della flotta nazista. Analogo processo si svolse nella Germania Est con la costituzione della Volksmarine («Marina del popolo»).

Un sottomarino convenzionale della nuova Deutsche Marine, lo U-34 della classe U-212, adottata anche dalla marina militare italiana con il nome di classe Salvatore Todaro dal nome del primo battello entrato in servizio.

I mutuati scenari internazionali imposero un ruolo sostanzialmente minoritario alla Bundesmarine, essendo la Germania Ovest destinata a sostenere l'urto frontale del patto di Varsavia in un'eventuale e apocalittica invasione sovietica in quella che sarebbe stata una battaglia di terra, combattuta da fanteria e mezzi corazzati, e aerea, in cui si prevedeva anche l'uso di armi nucleari. Nel 1990, con la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione della Germania, la Bundesmarine assorbì la Volksmarine e, nel 1995, prese il nome di Deutsche Marine. Con la fine della guerra fredda, la Deutsche Marine si è completamente integrata nella componente navale della NATO, partecipando alle operazioni di peacekeeping e anti-pirateria, nonché prestando il proprio soccorso in occasione di disastri naturali e fornendo aiuto umanitario. Al 14 giugno 2016, il personale conta 16.081 ufficiali e marinai.[6]

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Stato Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Comando di flotta[modifica | modifica wikitesto]

Ufficio Navale[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione della flotta[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione sotto l'Ufficio Navale[modifica | modifica wikitesto]

La componente aerea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Marineflieger.
Un P-3C Orion

Flotta[modifica | modifica wikitesto]

Fregatte „Hamburg“
Fregatte „Mecklenburg-Vorpommern“
Fregatte „Köln“
Korvette „Braunschweig“
U-Boot Klasse 212 A
Schnellboot „S 71 Gepard“

Unità navali[modifica | modifica wikitesto]

Unità aeree[modifica | modifica wikitesto]

Programmi di acquisizione (mezzi in costruzione o contratti siglati)[modifica | modifica wikitesto]

  • La Germania sta costruendo 4 Fregate di nuova generazione tipo F-125, le navi avranno una lunghezza di 150 m e un dislocamento di 7.200 ts. Le navi sono classificate come fregate dalla marina militare tedesca, ma le loro capacità saranno molto più simili a quelle di un cacciatorpediniere.

Le 4 navi sostituiranno tutte le navi della classe Bremen.

Ulteriori progetti[modifica | modifica wikitesto]

  • Con l' entrata in servizio delle Fregate tipo F-125 la Deutsche Marine avrà in servizio 11 navi militari di prima linea e 6 sottomarini.

Operazioni[modifica | modifica wikitesto]

In generale[modifica | modifica wikitesto]

Operazioni correnti[modifica | modifica wikitesto]

Tra le operazioni correnti troviamo la lotta alla pirateria nelle acque della Somalia, attuata tramite la Combined Task Force 150 e la operazione Atalanta dell'Unione europea, alla quale ha partecipato la fregata Karlsruhe.

Contributi NATO[modifica | modifica wikitesto]

La Deutsche Marine partecipa a programmi ed esercitazioni NATO. Tra questi, la STANAVFORMED, ex NAVOCFORMED, formazione navale che opera stabilmente nel mar Mediterraneo con una unità per ciascun paese partecipante, ed il comando a rotazione tra i partecipanti.

Argomenti correlati[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Die Stärke der Streitkräfte, bundeswehr.de. URL consultato il 31 dicembre 2013.
  2. ^ Grado equivalente ad un ammiraglio di squadra della Marina Militare italiana.
  3. ^ Questo termine è stato adottato per convenzione dagli storici. I contemporanei usarono anche altre nomenclature come «Deutsche Marine», «Deutsche Kriegsmarine» e «Reichsmarine».
  4. ^ «Marina dell'Impero»; lo stesso nome ufficiale della Repubblica era Deutsches Reich, «Impero tedesco».
  5. ^ Affermazione contenuta ne Their Finest Hour, parte della serie La seconda guerra mondiale, scritta dallo statista britannico al termine del conflitto, una volta terminato l'incarico di governo.
  6. ^ Germania Germania Stärke: Militärisches Personal der Bundeswehr, bundeswehr.de. URL consultato il 14-06-2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Johannes Berthold Sander-Nagashima: Die Bundesmarine 1955 bis 1972: Konzeption und Aufbau. Oldenbourg Verlag, München 2006. ISBN 978-3-486-57972-7
  • (DE) Günter Kroschel, Klaus-Jürgen Steindorf: Die Deutsche Marine 1955–1985 – Schiffe und Flugzeuge. Wilhelmshaven 1985, ISBN 3-920602-30-7

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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