Guerra sottomarina indiscriminata

La guerra sottomarina indiscriminata (o guerra sottomarina illimitata) è un tipo di guerra navale nella quale i sottomarini affondano senza preavviso navi mercantili. Poiché i sottomarini hanno una maggiore probabilità sia di distruggere il bersaglio sia di sopravvivere ai propri cacciatori, molti considerano la guerra sottomarina illimitata una sostanziale violazione delle convenzioni belliche, specialmente quando viene attuata contro navi di Paesi neutrali in zona di guerra. D'altronde, qualora un sommergibile attaccante rispettasse la convenzione, cioè venisse a galla, intimando a un mercantile di fermarsi, ecc. il mercantile avrebbe molte più probabilità di affondarlo con colpi di pezzi di artiglieria nascosti o semplicemente di speronarlo.
Ci sono state tre grandi campagne di guerra sottomarina illimitata:
- la battaglia dell'Atlantico (1914-1918) durante la prima guerra mondiale, intrapresa in maniera intermittente dalla Germania tra il 1915 e il 1918 contro il Regno Unito e i suoi alleati. La ripresa di questa campagna nel 1917 e il precedente affondamento della RMS Lusitania nel 1915 da parte di un U-Boot tedesco (l'U-20) diedero agli Stati Uniti il casus belli per l'entrata in guerra a fianco della Triplice intesa il 6 aprile 1917.[1]
- la battaglia dell'Atlantico (1939-1945), durante la seconda guerra mondiale, intrapresa dalla Germania tra il 1939 e il 1945, principalmente contro il Regno Unito e i suoi alleati.
- la campagna sommergibilistica intrapresa durante la seconda guerra mondiale nell'Oceano Pacifico tra il 1941 e il 1945 dagli Stati Uniti d'America contro il Giappone.
In tutti e tre i casi la guerra sottomarina illimitata era stata intrapresa per bloccare la flotta di paesi (il Regno Unito, il Giappone) la cui economia dipendeva notevolmente dal commercio navale, da parte di paesi (la Germania o gli Stati Uniti) che non erano in grado di attuare un efficace blocco navale tradizionale.
Contesto giuridico
[modifica | modifica wikitesto]Prima del XX secolo la guerra marittima era regolata da un insieme di consuetudini e accordi internazionali che limitavano l'uso della forza contro il traffico commerciale. Le cosiddette cruiser rules (regole di cattura) stabilivano che una nave militare dovesse fermare una nave mercantile sospetta, ispezionarne il carico e, se necessario, catturarla o affondarla solo dopo aver messo in salvo equipaggio e passeggeri.[2]
Queste norme furono formalizzate in parte nelle convenzioni internazionali dell'inizio del XX secolo, tra cui la convenzione dell'Aia del 1907 relativa ai diritti e ai doveri delle potenze neutrali nella guerra navale.[3]
L'introduzione dei sommergibili rese tuttavia difficile rispettare tali regole. Un sommergibile costretto a emergere per fermare un mercantile diventava vulnerabile ad attacchi o tentativi di speronamento, riducendo il vantaggio tattico dell'immersione.[4]
Sviluppo della guerra sottomarina
[modifica | modifica wikitesto]I primi sommergibili militari operativi apparvero alla fine del XIX secolo. Con il progresso della tecnologia dei siluri e dei motori diesel-elettrici, i sommergibili divennero sempre più efficaci nel colpire il traffico navale.
All'inizio del XX secolo le principali potenze navali svilupparono flotte di sommergibili con il compito di attaccare navi da guerra e linee di comunicazione marittime. La loro capacità di operare in immersione e colpire senza preavviso li rese particolarmente adatti alla guerra contro il commercio marittimo.[5]
Prima guerra mondiale
[modifica | modifica wikitesto]Durante la prima guerra mondiale la Germania fece ampio uso dei sommergibili (U-Boot) per colpire il traffico commerciale diretto verso il Regno Unito. L'obiettivo strategico era interrompere i rifornimenti di cibo, materie prime e armamenti che sostenevano lo sforzo bellico britannico.[6]
Nel febbraio 1915 la Germania dichiarò le acque attorno alle isole britanniche zona di guerra e annunciò che le navi mercantili avrebbero potuto essere affondate senza preavviso. Questa politica portò a numerosi incidenti diplomatici, tra cui l'affondamento del transatlantico Lusitania nel maggio 1915.[7]
Dopo proteste internazionali, in particolare da parte degli Stati Uniti, la Germania limitò temporaneamente l'uso della guerra sottomarina indiscriminata. Tuttavia nel gennaio 1917 il governo tedesco decise di riprendere la campagna su larga scala, ritenendo che potesse costringere il Regno Unito alla resa prima dell'intervento decisivo degli Stati Uniti.[8]
La decisione contribuì all'ingresso degli Stati Uniti nella guerra nell'aprile 1917.
Seconda guerra mondiale
[modifica | modifica wikitesto]La guerra sottomarina indiscriminata fu nuovamente utilizzata durante la seconda guerra mondiale. Nel teatro dell'Atlantico i sommergibili tedeschi cercarono di interrompere le rotte commerciali tra il Nord America e il Regno Unito.
Sotto la direzione dell'ammiraglio Karl Dönitz, la marina tedesca sviluppò la tattica dei wolfpack (branchi di lupi), nella quale gruppi di sommergibili coordinavano attacchi notturni contro convogli mercantili.[9]
Nel teatro del Pacifico anche i sommergibili statunitensi condussero una vasta campagna contro il traffico mercantile giapponese, contribuendo alla paralisi del sistema logistico dell'Impero giapponese.[10]
Contromisure
[modifica | modifica wikitesto]Per contrastare la minaccia dei sommergibili furono sviluppate numerose contromisure tecniche e tattiche, tra cui:
- il sistema dei convogli scortati
- l'uso del sonar (ASDIC)
- le bombe di profondità
- pattugliamenti aerei antisommergibile
- radar e intercettazioni radio
L'introduzione dei convogli scortati durante la prima guerra mondiale ridusse significativamente le perdite navali causate dai sommergibili.[11]
Conseguenze legali
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la seconda guerra mondiale la questione della guerra sottomarina indiscriminata fu discussa nei processi di Norimberga. L'ammiraglio Karl Dönitz fu accusato anche per aver ordinato attacchi contro il traffico mercantile senza rispettare le regole tradizionali della guerra navale.[12]
Durante il processo emerse tuttavia che anche altre potenze avevano adottato pratiche simili nel corso della guerra, circostanza che influenzò la valutazione giuridica delle accuse.[13]
Impatto strategico
[modifica | modifica wikitesto]La guerra sottomarina indiscriminata rappresentò una forma di guerra economica mirata a interrompere le linee di comunicazione marittime e a indebolire la capacità industriale e militare dell'avversario.
Gli stati insulari o fortemente dipendenti dal commercio marittimo risultavano particolarmente vulnerabili a questo tipo di strategia. Durante entrambe le guerre mondiali il Regno Unito dipendeva in larga misura dalle importazioni via mare per il proprio approvvigionamento alimentare e industriale.[14]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Cfr. la dichiarazione di guerra (EN) del Presidente degli USA Woodrow Wilson
- ↑ Geoffrey Till, Seapower: A Guide for the Twenty-First Century, Routledge, 2013.
- ↑ Hague Convention XIII Concerning the Rights and Duties of Neutral Powers in Naval War, su ihl-databases.icrc.org, International Committee of the Red Cross, 1907.
- ↑ Lawrence Sondhaus, Naval Warfare 1815–1914, Routledge, 2001.
- ↑ Norman Friedman, U.S. Submarines Through 1945: An Illustrated Design History, Naval Institute Press, 1995.
- ↑ Paul G. Halpern, A Naval History of World War I, Naval Institute Press, 1994.
- ↑ Erik Larson, Dead Wake: The Last Crossing of the Lusitania, Crown Publishing, 2015.
- ↑ Holger H. Herwig, The First World War: Germany and Austria-Hungary 1914–1918, Bloomsbury Academic, 2014.
- ↑ Clay Blair, Hitler's U-Boat War, Random House, 1996.
- ↑ Clay Blair, Silent Victory: The U.S. Submarine War Against Japan, Naval Institute Press, 2001.
- ↑ John Terraine, The U-Boat Wars 1916–1945, Naval Institute Press, 1989.
- ↑ International Military Tribunal, Trial of the Major War Criminals Before the International Military Tribunal, Nuremberg Trial Proceedings, 1947.
- ↑ Gary E. Weir, Building American Submarines, 1914–1940, Naval Historical Center, 1991.
- ↑ Richard Overy, Why the Allies Won, W. W. Norton & Company, 1995.
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) unrestricted submarine warfare, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.