Erich Raeder

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Erich Johann Albert Raeder
Bundesarchiv Bild 146-1980-128-63, Erich Raeder.jpg
24 aprile 1876 – 6 novembre 1960
(84 anni)
Nato aWandsbek
Morto aKiel
Dati militari
Paese servitoGermania Impero tedesco
GermaniaRepubblica di Weimar
Germania Germania nazista
Forza armataWar Ensign of Germany (1903-1918).svgKaiserliche Marine
War Ensign of Germany (1921-1933).svgReichsmarine
War Ensign of Germany (1938-1945).svgKriegsmarine
Anni di servizio1894 - 1943
GradoGroßadmiral
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia di Dogger Bank
Battaglia dello Jutland
Operazione Weserübung
Battaglia dell'Atlantico
Comandante diSMS Köln
PubblicazioniMein Leben
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Erich Johann Albert Raeder (Wandsbek, 24 aprile 1876Kiel, 6 novembre 1960) è stato un ammiraglio tedesco, considerato uno dei più importanti comandanti della marina della Germania nazionalsocialista (Kriegsmarine) prima e durante la seconda guerra mondiale.

Raggiunse il grado di Großadmiral (Grandammiraglio) nel 1939, primo dopo Alfred von Tirpitz ad ottenere questa carica in tempo di guerra. Nel 1957 scrisse un'autobiografia Mein Leben (La mia vita).

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Raeder nacque in una famiglia del ceto medio (il padre era preside) a Wandsbek, oggi parte della città di Amburgo, in Germania. Arruolatosi nella Kaiserliche Marine, la marina militare dell'Impero tedesco, nel 1894 con l'incarico di semplice fuochista, ebbe una carriera rapida. Nel 1906 fu destinato a Berlino presso il reparto informazioni dell'Ufficio della Marina Imperiale[1], raggiunse nel 1911 il grado di capitano di corvetta. Con lo scoppio della prima guerra mondiale venne aggregato allo staff di Franz von Hipper. Prese parte alla battaglia navale di Dogger Bank nel mare del Nord nel 1915 ed alla battaglia navale dello Jutland nel 1916. Due anni dopo, nel 1918, ottenne brevemente il comando dell'incrociatore Köln[1] fino al termine delle ostilità.

La carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la guerra continuò la sua ascesa gerarchica nella marina militare: fu nominato Konteradmiral (Contrammiraglio) nel 1922 e Vizeadmiral (Viceammiraglio) nel 1925, ottenendo con tale carica il comando del dipartimento del mar Baltico[1].
Nell'ottobre 1928 Raeder fu promosso Admiral (Ammiraglio) e divenne Oberbefehlshaber der Reichsmarine (Comandante in capo della marina militare tedesca) della Repubblica di Weimar, con incarichi di supervisione degli istituti navali tedeschi (fra i quali quelli di Kiel e Flensburg).

Nonostante non avesse simpatia per il partito nazista, appoggiò il tentativo di Hitler di riorganizzare la marina militare tedesca, anche se apparentemente non era d'accordo su altre questioni. Il 20 aprile 1936, giusto quattro giorni prima del suo compleanno, Hitler lo promosse al rango di Generaladmiral (Ammiraglio generale).

Nel suo sforzo di ricostruire l'armata navale tedesca si scontrò continuamente con la riorganizzazione della Luftwaffe di Hermann Göring. Nonostante questo, fu promosso Großadmiral (Grande ammiraglio) nel 1939 e poco dopo suggerì l'Operazione Weserübung, ossia l'invasione della Danimarca e della Norvegia per garantire la protezione delle zone portuali, poste al di fuori della portata aerea della britannica Royal Air Force, e per fornire uscite dirette sul mare del Nord.

Queste operazioni terminarono con successo, anche se con pesanti perdite. I tedeschi subentrarono negli impianti di acqua pesante in Norvegia, essenziali per la costruzione di una bomba nucleare.

Erich Raeder

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Raeder non appoggiò l'Operazione Seelöwe (Leone Marino), il piano tedesco per invadere le isole britanniche. Egli riteneva che la guerra in mare potesse avere molto più successo con un approccio strategico indiretto, con un incremento del numero degli U-Boot e con l'ausilio di piccole navi: tutto ciò in aggiunta ad un intervento strategico nel teatro del mar Mediterraneo, considerato dall'ammiraglio il vero snodo strategico della superiorità marittima britannica[1], a cui abbinare una forte presenza tedesca nel teatro di guerra del Nord Africa. Fu inoltre un fervente sostenitore della conquista di Malta, considerata decisiva per supportare un'eventuale spinta verso il Medio oriente. Criticò vivacemente il piano Seelöwe perché aveva dubbi sulla superiorità aerea tedesca sul Canale della Manica e conosceva le carenze dell'Armata navale. La superiorità aerea era essenziale per respingere l'attacco devastante che la Royal Air Force avrebbe verosimilmente condotto per contrastare l'invasione tedesca.

Le richieste non furono soddisfatte: l'invasione fu temporaneamente rimandata per poi essere definitivamente abbandonata dopo il fallimento subito dalla Luftwaffe nella Battaglia d'Inghilterra. La macchina da guerra tedesca optò allora per l'Operazione Barbarossa, ossia l'invasione dell'Unione Sovietica, alla quale Raeder nuovamente si oppose.

Mentre la flotta di superficie riportava una serie di sconfitte nel Mar Baltico, la flotta degli U-Boot comandata da Karl Dönitz otteneva maggiori successi. Anche per questo, nel gennaio 1943, Raeder fu retrocesso al rango puramente onorifico di Ammiraglio ispettore della Kriegsmarine e Dönitz, indicato dallo stesso Raeder come uno dei suoi possibili successori alla carica di Comandante in Capo, gli subentrò il 30 gennaio 1943. Dopo pochi mesi, nel maggio 1943, Raeder diede le dimissioni (anche a causa dei ripetuti contrasti con Hitler in merito alla conduzione delle operazioni in Atlantico) e si ritirò, allontanandosi dalla vita militare.

Il processo di Norimberga[modifica | modifica wikitesto]

Arrestato dai russi nella sua casa di Berlino il 23 giugno 1945[2], fu condotto agli arresti in una villa nelle vicinanze di Mosca e consegnato al comando anglo-americano a fine luglio, per partecipare come imputato al processo di Norimberga. Fu riconosciuto colpevole per tre capi d'accusa su quattro:

  1. cospirazione contro la pace;
  2. attentati contro la pace ed atti di aggressione;
  3. crimini di guerra e violazioni delle convenzioni dell'Aja e di Ginevra.

In particolare, fu accusato di aver deliberatamente fornito una versione fasulla dell'azione tedesca che fu all'origine dell'affondamento del piroscafo Athenia nel 1939, silurato ad opera degli U-Boot[3][4]. Con una sentenza spesso criticata, il 1º ottobre 1946 Raeder fu condannato al carcere a vita[5], nonostante avesse espresso alla corte il desiderio che la pena fosse commutata in impiccagione[6]. Dopo circa nove anni di reclusione, a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute, ottenne la grazia ed il 26 settembre 1955 poté lasciare il carcere di Spandau. Morì a Kiel cinque anni più tardi, all'età di 84 anni.

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Raeder apparve sulla copertina di Time magazine nell'aprile del 1942, ritratto davanti ad una croce uncinata con le braccia insanguinate, come simbolo della guerra dei convogli allora in corso nell'Atlantico fra la Germania nazista e gli Alleati[7].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di I Classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa
Cavaliere dell'Ordine Reale di Hohenzollern - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Reale di Hohenzollern
Cavaliere della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Croce di Ferro
Insegna d'Oro del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi - nastrino per uniforme ordinaria Insegna d'Oro del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi
Croce di IV Classe dell'Ordine al Merito Militare di Baviera - nastrino per uniforme ordinaria Croce di IV Classe dell'Ordine al Merito Militare di Baviera

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia)
Cavaliere di gran croce Ordine militare di Savoia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce Ordine militare di Savoia (Regno d'Italia)
Cavaliere di I classe dell'ordine del Sol Levante (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'ordine del Sol Levante (Giappone)
Commendatore di gran croce dell'ordine della Rosa bianca (Finlandia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di gran croce dell'ordine della Rosa bianca (Finlandia)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia)
Cavaliere di gran croce dell'ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
Cavaliere di I classe dell'ordine di San Stanislao (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'ordine di San Stanislao (Impero russo)
Membro di I classe dell'ordine di Michele il Coraggioso (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I classe dell'ordine di Michele il Coraggioso (Romania)
Croce di I classe con stella dell'ordine della Corona del re Zvonimiro (Regno di Croazia) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di I classe con stella dell'ordine della Corona del re Zvonimiro (Regno di Croazia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale - Una storia di uomini, Milano, Gruppo editoriale Fabbri, 1983, p. 131, ISBN non esistente.
  2. ^ Biagi, p. 2743.
  3. ^ Biagi, p. 119.
  4. ^ Biagi, p. 2747-51.
  5. ^ Biagi, p. 2757.
  6. ^ Biagi, p. 2759.
  7. ^ (EN) Time Magazine cover Apr. 20, 1942, su content.time.com. URL consultato il 18 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Erich Raeder. La guerra degli incrociatori nelle acque straniere. Tre volumi, Roma: Provveditorato generale dello Stato, 1927-1938
  • Erich Raeder. Mein Leben. Due volumi, Tubingen: F. Schlichtemmayer, 1956-1957
  • Erich Raeder. Grand Admiral. Da Capo Press, 2001, ISBN 0-306-80962-1
  • Erich Raeder. Struggle for the sea. London: William Kimber, 1959
  • Alexander Bevin. How Hitler Could Have Won World War II. New York: Three Rivers Press, 2000. ISBN 0-609-80844-3
  • Luis de la Sierra. La guerra navale nell'Atlantico: 1939-1945. Milano: Mursia, 2003. ISBN 88-425-3098-0
  • Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale - Una storia di uomini, Milano, Gruppo editoriale Fabbri, 1983, ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Comandante in capo della Reichsmarine Successore
Hans Zenker 1928-1935 carica sostituita
Predecessore Comandante in capo della Kriegsmarine Successore
carica creata 1935-1943 Karl Dönitz
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