Putsch di Kapp

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Putsch di Kapp
parte della violenza politica in Germania (1918-1933) e delle rivoluzioni del 1917-1923
Bundesarchiv Bild 119-1983-0007, Kapp-Putsch, Marinebrigade Erhardt in Berlin.jpg
Berlino, militari con la Reichskriegsflagge dell'Impero tedesco
Data10 - 17 marzo 1920
LuogoGermania (principalmente Berlino)
CausaNazionalismo tedesco e antisocialismo
EsitoFallimento del golpe
Schieramenti
Germania Golpisti Germania Governo Bauer
Red flag.svg Armata Rossa Ruhr
Comandanti
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Lapide commemorativa del fallimento del Putsch di Kapp, posta nella stazione ferroviaria di Wetter: «Per la pace, la libertà e la democrazia».

Il Putsch di Kapp fu un tentativo di colpo di Stato in Germania messo in atto nel marzo 1920 da militanti di estrema destra, i quali cercavano di cavalcare lo scontento provocato dalle imposizioni del trattato di Versailles alla nazione.

L'obiettivo del golpe era di annullare la rivoluzione di novembre (1918-1919), rovesciare la Repubblica di Weimar e stabilire un governo autocratico al suo posto. Era sostenuto da parti del Reichswehr, nonché da fazioni nazionaliste e monarchiche.

Freikorps Roßbach durante il Putsch di Kapp a Wismar

Sebbene il legittimo governo tedesco sia stato costretto a fuggire dalla città, il colpo di Stato fallì dopo pochi giorni, quando ampi strati della popolazione tedesca seguirono una richiesta del governo di unirsi a uno sciopero generale. La maggior parte dei funzionari rifiutò di collaborare con Kapp e i suoi alleati. Nonostante il suo fallimento, il Putsch ebbe conseguenze significative per il futuro della Repubblica di Weimar. Fu una delle cause dirette della rivolta della Ruhr poche settimane dopo, che il governo soppresse con la forza militare, dopo aver trattato con indulgenza i comandanti del Putsch. Questi eventi polarizzarono l'elettorato tedesco, determinando uno spostamento della maggioranza dopo le elezioni del Reichstag del giugno 1920.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Scioperanti manifestano a Berlino contro il putsch

Esso fu attuato da parte dei freikorps prussiani contro l'imminente smobilitazione dell'esercito. A sollevazione cominciata, Wolfgang Kapp, funzionario della Prussia orientale e fondatore del Partito Tedesco della Patria, se ne pose a capo e insediò un suo governo a Berlino, il 13 marzo 1920. Il ministro della difesa Gustav Noske chiese l'intervento dell'esercito per reprimere il Putsch, ma il governo presieduto dal cancelliere socialdemocratico Gustav Bauer, di fronte al rifiuto della Reichswehr di intervenire, fu costretto a fuggire a Dresda. Non ottenendo un chiaro appoggio da parte del generale maggiore Maercker, comandante delle truppe stabilite a Dresda, il governo si spostò ulteriormente a Stoccarda, dove annunciò una proclamazione in cui si invitavano i lavoratori tedeschi allo sciopero generale.

La massiccia partecipazione allo sciopero generale, il rifiuto della Reichsbank di accettare richieste di finanziamento da parte di Kapp e lo scarso appoggio al Putsch, perfino tra la destra nazionalista, che lo riteneva prematuro, paralizzò le attività del paese, costringendo Kapp a fuggire in Svezia il 17 marzo. Bauer decise comunque di dimettersi il 20 marzo; gli successe un altro cancelliere socialdemocratico, Hermann Müller.

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