Bundeswehr

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Bundeswehr
Difesa federale
Bundeswehr Kreuz Black.svg
Emblema delle Forze armate tedesche
Descrizione generale
Attivadal 1955
NazioneGermania Germania Ovest
Germania Germania
TipoForze armate
RuoloDifesa della Germania
Missioni di pace
Dimensione178 179 unità (al 30 Aprile 2017) 27 600 (riservisti)
Stato Maggiore della DifesaBerlino, Bonn e Potsdam
MottoWir dienen Deutschland
(Serviamo la Germania)[1]
Sito internetwww.bundeswehr.de
Reparti dipendenti
Comandanti
Comandante in caso di guerraAngela Merkel
Ministro della difesaUrsula von der Leyen
Capo di stato maggioreVolker Wieker
Voci su unità militari presenti su Wikipedia
Logo della Bundeswehr per le relazioni pubbliche
Carro armato Leopard 2 dell'esercito tedesco
La fregata italiana Scirocco (F 573) e la tedesca Augsburg durante l'Operazione Enduring Freedom
Un Tornado della Luftwaffe in volo
Medaglie
Militari del Wachbataillon in parata alla Festa della Repubblica Italiana ai Fori imperiali di Roma (2 giugno 2007)

Il termine Bundeswehr /ˈbʊndɛsˌveːɐ̯/ (tedesco per Difesa federale) è il nome ufficiale delle forze armate della Repubblica Federale Tedesca e la loro amministrazione civile.

Nel periodo della Guerra fredda e della divisione della Germania, la Bundeswehr era equipaggiata con migliaia di carri armati moderni e costituiva un pilastro fondamentale dello schieramento della NATO in Europa, pronto ad affrontare una eventuale invasione portata dalle forze del Patto di Varsavia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Bundeswehr.

La Bundeswehr fino al 1990[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la Germania (divisa in due stati, Est ed Ovest) non disponeva più di proprie forze armate. Nel 1955, dopo un lungo dibattito, il governo federale della Germania Ovest cominciò ad approntare il proprio riarmo; 10 000 uomini furono scorporati dal Bundesgrenzschutz (Guardia federale di frontiera) per costituire il primo nucleo delle nuove forze armate tedesche. Nell'arco di 5 anni l'Esercito, la Marina e l'Aeronautica furono ricostituite fino ad arrivare poi, verso la fine degli anni '60, alla forza bilanciata complessiva di 495 000 militari prevista per il tempo di pace. La stragrande maggioranza delle unità militari furono assegnate alla NATO sin dal tempo di pace.

Durante la Guerra fredda la Bundeswehr era una forza poderosa fortemente meccanizzata, equipaggiata con oltre 5.000 carri armati moderni in gran parte di produzione nazionale Leopard 1 e Leopard 2. Insieme alle potenti unità dell'Esercito degli Stati Uniti in Europa (raggruppate nella 7ª Armata), le formazioni della Bundeswehr costituivano il principale baluardo contro una temuta invasione da parte delle forze del Patto di Varsavia. L'esercito tedesco federale schierava tre corpi d'armata, di cui il I, con tre Panzer-Division (1. Panzer-Division, 3. Panzer-Division e 7. Panzer-Division) avrebbe difeso la Bassa Sassonia insieme ai britannici del BAOR, mentre il III corpo d'armata con la 5. Panzer-Division e la 12. Panzer-Division avrebbe cooperato con la 7ª Armata americana nel pericoloso settore del varco di Fulda; infine il II corpo con la 10. Panzer-Division avrebbe protetto la Baviera. Le forze della NATO schierate in Germania occidentale erano costantemente pronte al combattimento e dipendevano dal Allied Force Central Europe che fu guidato per molti anni da ufficiali superiori tedeschi; queste forze avrebbero dovuto difendere il Fronte centrale europeo.


Continuazione dopo il 1990[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministro Gerhard Stoltenberg il 3 ottobre 1990 a Strasburgo con il Ministro DDR, Rainer Eppelmann (a sx), per il passaggio delle consegne della Nationale Volksarmee. A destra il Generalleutnant Jörg Schönbohm, Befehlshaber del Bundeswehrkommando Ost

Nel 1990, dopo la riunificazione tedesca, la Bundeswehr assorbì 20 000 uomini del Nationale Volksarmee, l'esercito orientale, ed acquisì tutti gli armamenti della DDR (poi in gran parte dismessi). Negli anni seguenti la Bundeswehr subì notevoli ristrutturazioni e ridimensionamenti. Un accordo internazionale, ratificato dopo la riunificazione, aveva previsto una riduzione ad un massimo di 370 000 militari, ma già nel 1997 si contavano meno di 340 000. Il contestuale incremento delle missioni di pace suscitò una prima discussione sulla utilità della leva, sempre sostenuta con forza dai vertici delle forze armate e anche da gran parte della classe politica quale insostituibile bacino per il reclutamento di volontari in ferma prolungata e di militari di carriera e come necessario vincolo di integrazione delle forze armate nella società civile. Dopo una ulteriore riduzione delle forze armate a 250 000 uomini e donne, dei quali solo 50.000 coscritti (peraltro non impiegabili in missioni di pace all'estero), il dibattito è stato più volte ripreso in campagne elettorali.

Organizzazione e struttura[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione e struttura
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gradi militari della Germania e Gradi degli alti ufficiali della Bundeswehr.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lista delle attività della Bundeswehr e Lista delle sedi della Bundeswehr in Germania.

La Bundeswehr è suddivisa nella componente militare (le forze armate, o Streitkräfte) e nella componente civile, con l'amministrazione della difesa (Wehrverwaltung), l'ufficio federale per gli armamenti (Bundesamt für Wehrtechnik und Beschaffung), e l'ufficio federale per la gestione dell'informazione e della tecnologia dell'informazione del Bundeswehr (Bundesamt für Informationsmanagement und Informationstechnik der Bundeswehr).

La componente militare della forza di difesa federale consiste nell'Esercito (Deutsches Heer), la Marina (Deutsche Marine), l'Aeronautica militare (Luftwaffe), il servizio di supporto interforze (Streitkräftebasis), e i servizi medici centrali (Zentraler Sanitätsdienst).

Le donne servono nella sanità militare dal 1975. Nel 2000, dopo una lunga controversia su un progetto di legge patrocinato da Tanja Kreil, la Corte europea di giustizia ha emanato una direttiva che permette alle donne di servire in più ruoli di quelli a cui in precedenza avevano accesso. Dal 2001 possono servire in tutti i ruoli senza restrizione, ma non sono soggette alla leva obbligatoria.

In tempo di pace la Bundeswehr è sotto il controllo del Ministro della Difesa, mentre in caso di guerra (secondo l'art. 115 della Costituzione tedesca) il comando passa al Cancelliere federale. Il vertice militare è costituito dal cosiddetto Ispettore generale della Bundeswehr (Generalinspekteur der Bundeswehr), l'unico generale a quattro stelle in ambito nazionale, il quale assume le funzioni che in altri paesi sono di un capo di stato maggiore generale.

Guida[modifica | modifica wikitesto]

La Bundeswehr è comandata dal Bundesminister der Verteidigung come Inhaber der Befehls- und Kommandogewalt (IBuK). Il Bundesministerium der Verteidigung (BMVg) è l'organizzazione governativa. Assieme al Ministro vi sono due sottosegretari. Il Ministro, gli Staatssekretäre e l' Ispettore generale della Bundeswehr sono nell'insieme alla guida del Ministero. Il Ministero organizza il lavoro della struttura civile e militare.

Truppe e amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Branca militare

Accanto vi sono sei servizi, sotto il controllo BMVg:[4]

Branca civile

Armamenti[modifica | modifica wikitesto]

Programma di armamento[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 2030[6]:

Secondo le Armi[modifica | modifica wikitesto]

Al 2017:[12]

Streitkräftebasis[modifica | modifica wikitesto]

Heer[modifica | modifica wikitesto]

Leopard 2 A7

Luftwaffe[modifica | modifica wikitesto]

Eurofighter Typhoon

Marine[modifica | modifica wikitesto]

Fregatte Hessen (F 221)

Armi nucleari[modifica | modifica wikitesto]

La Germania dispone di 20 testate atomiche statunitensi presso il Luftwaffen-Fliegerhorst Büchel in Rheinland-Pfalz.[13] L'uso di tali armi è sotto il controllo degli USA. Nel 2005 sono state ritirate dal servizio ca. 130 testate atomiche presso la base Ramstein Air Base.[14] La Luftwaffe dispone di tali armi solo per l'uso su piattafomra Panavia Tornado.


Bundeswehr e associazionismo[modifica | modifica wikitesto]

Appartenenti alla Bundeswehr sono iscritti alle seguenti associazioni:

Associazione Membri
Deutscher Bundeswehrverband e. V. – DBwV ca. 200.000
Verband der Soldaten der Bundeswehr – VSB n.d.
Verband der Arbeitnehmer der Bundeswehr – VAB ca. 8.000
Verband der Beamten der Bundeswehr – VBB ca. 22.000

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Decorazioni al merito[modifica | modifica wikitesto]

Le medaglie al merito delle forze armate tedesche (in tedesco: Einsatzmedaille der Bundeswehr) sono delle decorazioni della Bundeswehr.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Decorazioni d'Onore della Bundeswehr.

Tali decorazioni vengono ricevute dopo aver prestato servizio in una particolare campagna militare, nonché una missione all'estero. Possono fregiarsene tutti i militari tedeschi a prescindere dal grado rivestito. È inoltre l'unico tipo di medaglia della Bundeswehr tedesca che viene ricevuta per campagna; l'unico elemento che differenzia le varie Medaglie al Merito Militare è una barra metallica sulla quale viene riportato il nome della campagna, sia sulla medaglia che sul nastrino.

Le decorazioni al Merito vengono suddivise in 3 categorie, indipendentemente dal grado o dall'incarico rivestito:

ISAF bronze.png  Medaglia di bronzo al merito (30 giorni in teatro operativo)
EUFOR silver.png  Medaglia d'argento al merito (360 giorni in teatro operativo)
KFOR gold.png  Medaglia d'oro al merito (690 giorni in paese)

Nel novembre 2010, Karl-Theodor zu Guttenberg, ministro della difesa tedesco, ha introdotto un grado speciale: il Gefechtsmedaille der Bundeswehr (Medaglia d'azione nel combattimento della Bundeswehr).

La medaglia è di forma circolare, sul centro è impressa su rilievo l'aquila tedesca circondata da una corona di foglie di quercia, il retro è invece privo di alcuna riproduzione. È prevista la versione da combattimento, la quale si differenzia dalla versione classica per una bordatura di colore nero e rosso e un'aquila nera, pur comunque mantenendo il colore bronzeo, argenteo o dorato.

Il nastrino è riprende i colori del nastro stesso della medaglia; esso si compone di due bande nere sui bordi esterni, di due bande rosse al lato dei bordi neri e di due bande dorate, le quali racchiudono un rettangolo centrale di colore rosso; posizionato al centro, equidistante dai bordi esterni, è affissa la barra metallica del colore spettante, sulla quale è impresso in rilievo il nome della campagna effettuata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dopo la notifica del Presse- und Informationszentrum der Luftwaffe.
  2. ^ Auftrag: Cyber-Verteidigung, su bmvg.de.
  3. ^ Abschlussbericht Aufbaustab für Kommando Cyber- und Informationsraum (PDF), su bmvg.de, 26 aprile 2016. URL consultato il 27 aprile 2016.
  4. ^ Direkt unterstellte Dienststellen, su bmvg.de, 5 gennaio 2017. URL consultato l'11 aprile 2017.
  5. ^ Katholischen Militärbischofsamt, su bund.de. URL consultato il 21 maggio 2016.
  6. ^ BMVg, Materielle Ausstattung der Bundeswehr, su bmvg.de, 27 gennaio 2016. URL consultato il 31 gennaio 2016.
  7. ^ Marinehubschrauber Sea Lion: Auslieferung beginnt 2019 -..., su bundeswehr-journal.de, 10 settembre 2015. URL consultato l'11 settembre 2016.
  8. ^ Christoph Prössl, Bundeswehr setzt auf Israels Drohne „Heron TP“, su tagesschau.de, 12 gennaio 2016.
  9. ^ Weitere 131 GTK Boxer und „ein Stück aus dem Tollhaus“ -..., su bundeswehr-journal.de, 20 dicembre 2015.
  10. ^ n-tv Nachrichtenfernsehen, Marine stellt U36 in Dienst: Bundeswehr bekommt neue U-Boote.
  11. ^ Bundeswehr will 31 Brückenlegepanzer Leguan – und mehr.
  12. ^ Bericht zur materiellen Einsatzbereitschaft der Hauptwaffensysteme der Bundeswehr 2017 (PDF), su dbwv.de, 26 febbraio 2018, pp. 106. URL consultato il 5 marzo 2018.
  13. ^ Otfried Nassauer: US-Atomwaffen in Deutschland und Europa.
  14. ^ „USA haben Nuklear-Arsenal in Ramstein geräumt“ – Spiegel Online vom 9. Juli 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Donald Abenheim: Bundeswehr und Tradition: die Suche nach dem gültigen Erbe des deutschen Soldaten. Oldenbourg Wissenschaftsverlag, München 1989, ISBN 3-486-55371-2.
  • Detlef Bald: Die Bundeswehr. Eine kritische Geschichte 1955–2005. C.H. Beck, München 2007, ISBN 3-406-52792-2.
  • Detlev Bald: Vom Kaiserheer zur Bundeswehr. Sozialstruktur des Militärs: Politik der Rekrutierung von Offizieren und Unteroffizieren. Europäische Hochschulschriften. Reihe XXXI. Politikwissenschaft. Bd. 28. Frankfurt am Main/Bern 1982.
  • Martin Böcker, Larsen Kempf, Felix Springer (Hrsg.): Soldatentum. Auf der Suche nach Identität und Berufung der Bundeswehr heute, Olzog, München 2013, ISBN 978-3-7892-8346-8.
  • Detlef Buch: Bundeswehr 2.0. Von der Wehrpflicht bis Afghanistan – reduziert, ignoriert, egalisiert? Peter Lang, Frankfurt am Main [u. a.] 2011, ISBN 978-3-631-61555-3.
  • Detlef Buch (Hrsg.): Die Reform der Bundeswehr. Von Menschen für Menschen. Peter Lang, Frankfurt am Main [u. a.] 2012, ISBN 978-3-631-63197-3.
  • Rolf Clement u. Paul Elmar Jöris: 50 Jahre Bundeswehr. 1955–2005. Mittler, Hamburg 2005. ISBN 3-8132-0839-7.
  • Angelika Dörfler-Dierken, Gerhard Kümmel (Hrsg.): Identität, Selbstverständnis, Berufsbild. Implikationen der neuen Einsatzrealität für die Bundeswehr. (= Schriftenreihe des Sozialwissenschaftlichen Instituts der Bundeswehr, Band 10). VS Verlag für Sozialwissenschaften, Wiesbaden 2010, ISBN 978-3-531-17518-8.
  • Entschieden für Frieden. 50 Jahre Bundeswehr. 1955 bis 2005. Im Auftrag des Militärgeschichtlichen Forschungsamtes hrsg. v. Klaus-Jürgen Bremm, Hans-Hubertus Mack u. Martin Rink. Rombach Verlag, Freiburg i. Br./ Berlin 2005. ISBN 3-7930-9438-3.
  • Agilolf Keßelring: Die Organisation Gehlen und die Neuformierung des Militärs in der Bundesrepublik, Berlin (Ch. Links) 2017. ISBN 978-3-86153-967-4
  • Paul Klein, Dieter Walz (Hrsg.): Die Bundeswehr an der Schwelle zum 21. Jahrhundert. Nomos, Baden-Baden 2000, ISBN 3-7890-7013-0.
  • Joachim Krause, Jan C. Irlenkaeuser (Hrsg.): Bundeswehr – die nächsten 50 Jahre. Anforderungen an deutsche Streitkräfte im 21. Jahrhundert. Budrich, Opladen 2006, ISBN 3-86649-006-2.
  • Loretana de Libero: Tradition in Zeiten der Transformation. Zum Traditionsverständnis der Bundeswehr im frühen 21. Jahrhundert. Schöningh Verlag, Paderborn 2006, ISBN 978-3-506-76315-0.
  • Die Bundeswehr 1955 bis 2005. Rückblenden-Einsichten-Perspektiven. Im Auftrag des Militärgeschichtlichen Forschungsamts hrsg. v. Frank Nägler. Oldenbourg Wissenschaftsverlag, München 2007. ISBN 978-3-486-57958-1.
  • Karl-Volker Neugebauer: Grundkurs deutsche Militärgeschichte 3. Die Zeit nach 1945. Armeen im Wandel. Oldenbourg Wissenschaftsverlag, München 2007, ISBN 978-3-486-58100-3.
  • Christian Raap: Bundeswehreinsatz und Grundgesetz. In: Deutsche Verwaltungspraxis [DVP] 2002, S. 282 ff. ISSN 0945-1196 (WC · ACNP)
  • Der Reibert – Das Handbuch für den deutschen Soldaten. Mittler, Berlin 2001, ISBN 3-8132-0755-2.
  • Martin Hochhuth: Militärische Bundesintervention bei inländischem Terrorakt. In: Neue Zeitschrift für Wehrrecht. (NZWehrr) 2002, S. 154 ff, ISSN 0028-3525 (WC · ACNP)
  • Dieter Hoffmann: Die Misere der Bundeswehr. Marineforum 9/2012, S. 41.
  • Franz-Josef Meiers: Die Transformation der Bundeswehr. In: Österreichische Militärische Zeitschrift. Ausgabe 6/2004.
  • Dieter Wiefelspütz: Verteidigung und Terrorismusbekämpfung durch die Streitkräfte. In: Neue Zeitschrift für Wehrrecht. (NZWehrr) 2007, S. 12 ff, ISSN 0028-3525 (WC · ACNP)
  • Reinhard Scholzen, Die Ausbildung bei der Bundeswehr. Wie viel Härte ist notwendig?, pp. 64–79.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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