Carcere di Buoncammino

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Ingresso

Il carcere di Buoncammino è stato la casa circondariale della città di Cagliari per circa 120 anni, incluso l'intero Novecento[1].

Situato sul Colle di San Lorenzo, nella parte nord-ovest del quartiere Castello, deve il suo nome alla chiesa allora presente dedicata alla Nostra Signora del Buoncammino, oggi Chiesa di San Lorenzo[2].

Nel 2014 è stato chiuso e i detenuti fino a quel momento ivi reclusi sono stati trasferiti nel nuovo carcere nel comune di Uta.

La struttura offrì un'altissima garanzia di sicurezza, tant'è che nessuno nel corso della storia del carcere è mai riuscito ad evadere[1]. Proprio per questa sua durezza, a Cagliari circola ancora oggi la leggenda secondo cui uno dei progettisti, preso dal rimorso per tale opera, si sarebbe suicidato perché un parente, finito in carcere, gli avrebbe detto: "Sei stato un mostro, hai costruito un mostro"[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione a fine '800[modifica | modifica wikitesto]

In una seduta del 1854 la Giunta municipale unanimemente deliberò di costruire un carcere succursale che facesse d'appoggio agli altri luoghi di detenzione della città, per tentare il miglioramento delle condizioni delle Regie Carceri. Il progetto fu affidato all'ingegner Imeroni e il 2 luglio 1855 entrò in funzione il carcere succursale detto di Buoncammino, sorvegliato da un Corpo di Guardia Militare. Il primo Direttore fu Domenico De Sica, nonno del famoso attore e regista Vittorio De Sica. Ben presto però, a causa del sovraffollamento e delle condizioni igienico-sanitarie precarie, si sentì la necessità di tornare al passato, sfruttando ancora una volta le vecchie strutture e sulle basi del rapporto di una commissione in visita all'istituto per accertarne le condizioni, il Ministero dell'Interno nel 1864 decise di costruire il nuovo carcere inglobandovi parte del vecchio. L'opera fu compiuta tra il 1887 e il 1897 ad opera degli ingegneri Bulgarini e Ceccarelli: l'edificio sorse ai margini del Viale del Buoncammino, da li il nome alla struttura, ed attualmente copre una superficie di 15.000 metri quadrati rappresentando la più grande struttura edilizia della città. Vista la grave situazione in cui versava lo stato delle carceri a Cagliari, si decise ancor prima che fossero ultimati i lavori, all'inizio del 1896, di trasferirvi i detenuti, circa 600 tra uomini e donne, provenienti principalmente dal complesso carcerario di San Pancrazio ponendo fine dopo tre secoli e mezzo di vita al complesso carcerario, legato alla temuta Torre, ancora oggi visibile e visitabile. Anche la Direzione delle Carceri lasciò definitivamente il palazzo delle Seziate in Piazza Indipendenza per trasferissi nel nuovo penitenziario.[4]

Il XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

La struttura dell'epoca era leggermente diversa da quella attuale: l'ingresso del carcere si presentava con un grande portone ligneo d'inizio secolo, varcato questo si accedeva ad un camerone adibito a Corpo di Guardia e ad un ingresso per i familiari dei detenuti. Dopo un secondo cancello, si accedeva al piazzale con due scalinate contrapposte che portavano su un terrapieno e da qui si accedeva ad una palazzina, sede della direzione e dell'amministrazione, e ad un secondo corpo di guardia che dava l'accesso ad un cortile, da dove si diramavano i due reparti principali quello Destro e quello Sinistro, riservati ai detenuti maschi. L'infermeria era raggiungibile attraverso il corridoio che portava al Reparto Sinistro, mentre al reparto femminile si arrivava percorrendo il corridoio che porta al Reparto Destro. Proprio di fronte al cortile un ulteriore cancello permetteva di accedere alla caserma della Polizia Penitenziaria, ex carcere dei minori, e alla sala mensa.

Nel corso di questo secolo ha subito un'infinità di trasformazioni: tra le tante ristrutturazioni, sono state eliminate le bocche di lupo, e si sono poi ampliati alcuni cameroni per dare spazio alle attività culturali e alla scuola. Ai quattro angoli ci sono le garrite ottagonali, sostenute da un basamento in calcare dotate di piccole aperture laterali; sono coperte da una cupoletta a spicchi con una pigna sulla sommità, al loro interno quattro archi a tutto sesto, lungo le mura il camminamento dove, in passato le Guardie del Re e successivamente la Polizia Penitenziaria, vigilavano giorno e notte per la sicurezza del carcere.

Per quanto la struttura di Buoncammino sia innovativa, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento la situazione dello stato dei detenuti è difficile: il carcere riesce ad ospitare circa 600 detenuti ma in alcuni periodi anche 1000, il vitto consta in un piatto di minestra e in seicento grammi di pane al giorno. Non è raro vista la situazione del tempo che qualcuno preso dalla disperazione ricorra al suicidio. L'istruzione è riservata solo ai minorenni e ad insegnare loro è un vecchio maestro detenuto nel carcere, poi i Cappellani ed infine i membri dell'Opera di Redenzione Sociale di Cagliari. La situazione scolastica cambierà radicalmente solo nel 1953. Già tra le due guerre però l'insegnamento scolastico diventò più regolare, aumentò il numero dei detenuti lavoranti e si migliorano le condizioni sanitarie. Un'interruzione a questo momento di sviluppo è causato dalla seconda guerra mondiale: infatti, a causa delle fobie della guerra, si decise dopo il bombardamento del 17 febbraio del 1943 di sfollare i detenuti in luoghi di pena più sicuri. L'attività del carcere riprenderà solo nel febbraio del 1944 tra mille difficoltà e problemi legati alla guerra e all'isolamento col resto del paese.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Finita la guerra, nel 1950, col Direttore Dante Melis prende vita un nuovo periodo. Viene proiettato un film per la popolazione detenuta, la partecipazione avviene in massa e il fatto rappresenta un momento tanto importante che se ne dà notizia sui giornali. Nel 1953 furono istituiti nuovi corsi scolastici affidati a insegnanti provenienti dalla scuola di Santa Caterina: i carcerati minorenni finalmente potevano conseguire la licenza elementare. Questo rinnovamento proseguì per un quindicennio con il Direttore Antonio Puliati, che attuò una vera trasformazione del penitenziario. Furono eliminati i camerotti (le celle dove soggiornavano i detenuti) per dare spazio a celle più grandi con bagno e servizi igienici adeguati, il reparto docce fu ampliato, pian piano le celle furono attrezzate di TV, scomparve l'antica cucina a legna, furono installati i termosifoni e l'impianto per l'acqua corrente. L'opera di Puliatti fu portata avanti negli anni settanta dal Direttore Umberto Forte: nel 1975 le suore della Redenzione lasciarono il posto di guardiane delle detenute ad una nuova figura professionale, la vigilatrice (che nel 1990 diverrà Polizia Penitenziaria) e nel 1978 si assiste alla chiusura del carcere dei minori che lasciarono Buoncammino per il nuovo complesso di Quartucciu, esclusivamente adibito alle loro necessità. Una svolta decisiva per lo stato dei detenuti fu l'emanazione della legge del 26 luglio 1975, una normativa proiettata alla rieducazione e al reinserimento nella società del detenuto, ma questo non avvenne a Cagliari, in quanto il carcere ottocentesco non permetteva, per via della mancanza di spazi, l'attività sportiva, la ricreazione ed altre attività culturali per attuare tutte quelle riforme atte a garantire il recupero del condannato.

Gli anni settanta sono un periodo di tranquillità: la popolazione detenuta è più disciplinata, il personale di custodia più comprensivo ed a guidare questo nuovo corso furono i Direttori Ovidio Cherchi e Gaspare Sparacia. Negli anni ottanta l'ammodernamento dell'Istituto fu ripreso dal nuovo Direttore Pasqualino Granata. Scompaiono definitivamente le bocche di lupo e i detenuti possono godere di una maggiore illuminazione, le celle diventano più arieggiate e migliorano anche le condizioni igieniche. È proprio Granata che fa murare nel piazzale del carcere la lastra marmorea con suscritto l'art. 27 della Costituzione "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Nel 1998 muore il Pasqualino Granata e il posto di Direttore rimane per più di un anno vacante.

Nel 1999 viene nominato direttore titolare Gianfranco Pala, già direttore della Casa di Reclusione dell'Asinara. Pala fu l'ultimo direttore del carcere dell'isola e l'ultimo direttore del carcere di Buoncammino, in quanto rimase in carica fino alla chiusura[1][5] nel novembre del 2014.

All'inizio degli anni 2000 la situazione del carcere era particolarmente difficile, a causa del sovraffollamento, del degrado dell'antico edificio, e della carenza di organico del personale[6]. I parenti dei detenuti difficilmente avevano la possibilità di incontrare i congiunti[7], e mancavano nella casa di reclusione spazi dedicati a persone che soffrono di problematiche particolari[8], fatto che ha spinto anche vari detenuti al suicidio[9].

Non è ancora completamente chiaro quale sarà l'utilizzo dell'edificio [10], che sarà temporaneamente aperto per le visite, in particolare per consentire la visita della chiesa di San Lorenzo[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]