Storia di Cagliari

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1leftarrow.pngVoce principale: Cagliari.

Vista della città di Cagliari.

La fondazione leggendaria[modifica | modifica sorgente]

Lo scrittore latino Solino narra nella sua opera De Mirabilus Mundi che la città di Caralis venne fondata dall'eroe Aristeo[1], figlio del dio Apollo e della ninfa Cirene, giunto in Sardegna dalla Beozia:

« Nihil ergo attinet dicere (ut) Sardus Hercule, Norax Mercurio procreati cum alter a Libya, alter ab usque Tartesso Hispaniae in hosce fines permeavissent, a Sardo terrae, a Norace Norae oppido nomen datum, mox Aristaeum regnando his proximum in urbe Caralis, quam condiderat ipse coniunoto populo utriusque sanguinis, seiuges usque adse gentes ad unum morem coniugasse, imperium exinsolentia nihil aspernatas »
(Caii Julii Solini , De Mirabilus Mundi , capitula IV)
« Non importa dunque narrare come Sardo, nato da Ercole, Norace da Mercurio, l'uno dall'Africa e l'altro da Tartesso della Spagna, arrivassero sino a quest'isola, e da Sardo si sia denominata la regione, e da Norace la città di Nora; e che più tardi Aristeo , nel periodo in cui governava, una contrada vicina a questi, cioè nella città di Caralis che egli stesso aveva fondato, dopo aver fuso insieme il sangue dell'uno e dell'altro popolo, avesse unificato il costume di vita di genti sino a lui pervenute senza alcuna unione, e che per la loro fierezza rifiutavano ogni autorità »
(Caio Giulio Solino , De Mirabilus Mundi , capitolo IV)

Epoca antica[modifica | modifica sorgente]

Insediamenti pre-nuragici e nuragici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sardegna prenuragica e Civiltà nuragica.
Ceramica tipica della cultura di Monte Claro, Museo Archeologico nazionale di Cagliari

Le prime tracce di insediamento nel territorio dell'attuale cagliaritano risalgono al 6000 - 4000 a.C. e provengono dalla grotta di Sant'Elia. La fase successiva databile al 4000 - 3000 a.C. è testimoniata dal ritrovamento di un vaso decorato ad impressione e da oggetti di ossidiana, rinvenuti presso una grotta situata nel Capo Sant'Elia. Alla seconda metà del IV millennio a.C. risalgono invece la domus de janas situata nella zona di San Bartolomeo e i resti del villaggio che si estendeva ai piedi del monte Sant'Elia. Al periodo eneolitico (III millennio a.C.) sono ascrivibili i ritrovamenti appartenenti alle culture di "Monte Claro" del "Vaso campaniforme" scoperti nel colle di Monte Claro in Cagliari (da cui prende il nome), nell'area del colle di Sant'Elia e nella grotta di San Bartolomeo. Nei pressi di Cagliari, nel territorio del comune di Decimoputzu nel 1987 furono rinvenute delle spade in rame arsenicato databili al 1600 a.C. (Cultura di Bonnanaro) che costituiscono uno dei primi esempi di spada in Europa.

La civiltà nuragica, che in Sardegna vede la luce a partire dalla prima metà del II millennio a.C. , è scarsamente rappresentata a Cagliari, probabilmente anche a causa del fatto che eventuali tracce sono state via via sommerse dalle tante "Caralis" e "Cagliari" che si succedettero nelle epoche successive[2]. In quella che è oggi l'area vasta di Cagliari sono stati ritrovati invece importanti reperti che testimoniano i legami fra la civiltà nuragica e quella micenea, scoperti soprattutto nella zona di Sarroch (Nuraghe Antigori) e di Pula (rovine di Nora arcaica). A tutt'oggi però, nessuna struttura di epoca nuragica è stata rinvenuta nell'area urbana.

Il periodo fenicio e punico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna fenicia e cartaginese.
Necropoli punica di Tuvixeddu
Cagliari, necropoli di età punica di Tuvixeddu - tomba dell'Ureo

Krly o Karel sorse come emporio o stazione commerciale intorno al X secolo a.C. quando i navigatori fenici incominciarono a frequentare la zona del golfo degli Angeli. Il brano del De Bello Gildonico di Claudiano che la descrive nel IV secolo d.C., la dice fondata dalla potente Tyro, città dell'attuale Libano, che proprio nei primi secoli del I millennio a.C. sperimentava il periodo più florido come potenza commerciale tra oriente ed occidente mediterraneo, e che fonderà anche la città di Cartagine. Il primo nucleo dell'antica Cagliari fenicia pare che si trovasse nei pressi dello stagno di Santa Gilla ma via via il centro cittadino si spostò sempre più ad est fino a coincidere approssimativamente al punto dove oggi si trova la piazza del Carmine.

Nel periodo punico la città assunse l'aspetto di un centro urbano vero e proprio e vennero edificati dei templi fra i quali il tempio dedicato alla dea Astarte che si trovava nei pressi del promontorio di Sant'Elia. La città era dotata di due necropoli ad inumazione, una nord-occidentale che corrisponde alla necropoli di Tuvixeddu e una sud-orientale ubicata sul colle di Bonaria mentre il tophet, ossia la necropoli ad incinerazione dove venivano deposte le urne dei fanciulli, si trovava nell'area oggi denominata Campo Scipione-San Paolo.

Il periodo romano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna romana.
Anfiteatro romano di Cagliari.
Mosaico di Orfeo da Cagliari - Museo Archeologico di Torino
Mosaico degli armatori e commercianti karalitani dal piazzale delle corporazioni di Ostia Antica

Krly divenne romana nel 238 a.C. quando la Sardegna venne occupata dall'esercito di Tiberio Sempronio Gracco . La Caralis (o Karales) romana divenne capitale della provincia di Sardegna e Corsica dopo Nora e venne elevata al rango di Municipium a seguito della guerra civile fra Giulio Cesare e Pompeo quando lo stesso Cesare le concesse questo status come riconoscimento per ringraziare la città della sua fedeltà durante il sanguinoso conflitto. Tutti i Caralitani ottennero la cittadinanza romana e furono iscritti alla tribù Quirina. Il territorio della città comprendeva la pianura del campidano verosimilmente fino a Sanluri.[3]

Caralis con i suoi circa 20.000 abitanti era la città più importante e popolosa dell'isola e fra le più importanti del bacino occidentale della Repubblica e poi dell Impero romano . La città era dotata di importanti collegamenti stradali con i principali centri dell'isola quali Sulki, con la strada costiera e con quella che attraversava la valle del Cixerri, Olbia e Tibula lungo la costa orientale, Turris e Tibula lungo la strada che ricalcava l'attuale Carlo Felice, ed infine una strada che attraversava centralmente l'isola fino alla costa settentrionale; era dotata inoltre di un anfiteatro capace di contenere circa 10.000 spettatori, templi, ville e acquedotti che la fornivano di acqua sorgiva forse dalle fonti di Domusnovas e di CaputAquas, vicino ad Iglesias. Ma la città era dotata fin dall'epoca punica di numerose e grandi cisterne, che si possono vedere tutt'oggi in varie parti della città. Vi erano almeno tre aree cimiteriali, una che continuava la necropoli punica di Tuvixeddu, un'altra tra la zona presso le chiese di San Lucifero e di San Saturno e il colle di Bonaria, ed una terza, lungo l'attuale viale Regina Margherita, ove erano sepolti i classiari, ovvero i marinai del distaccamento della flotta del Miseno che aveva sede nel porto cittadino. Lungo la principale via che usciva dalla città verso Turris, accanto alla necropoli punica, fu costruita una tomba mausoleo dedicata ad Attilia Pomptilla, fatta edificare dal marito Cassio Filippo (conosciuta come Grotta della Vipera), ornata da un imponente ciclo di carmina in lingua greca e latina che possono essere considerati la prima opera letteraria prodotta in Sardegna e giunta fino ai nostri giorni, l'inizio della storia letteraria dell'isola.

Fra le principali attività economiche ricopriva un ruolo primario quella dell'estrazione del sale che veniva estratto nelle saline fra Caralis e Quartu (attive ancora oggi) e poi esportato assieme al grano, alle pelli (conciate in stabilimenti prossimi al porto) e ad altri prodotti lavorati in Sardegna nelle altre provincie dell'impero.

La città anche nel periodo romano, benché amministrata dal prefetto della provincia, mantenne delle istituzioni di origine cartaginese come i Sufeti , magistrati che vennero eletti annualmente fino al periodo della concessione del "municipium". In tale occasione, secondo alcuni studiosi[4], fu coniata una moneta con i nomi degli ultimi due sufeti della città.

Così Claudio Claudiano descrisse la città di Caralis nel IV secolo d.C. :

« Caralis, si distende in lunghezza ed insinua fra le onde un piccolo colle che frange i venti opposti. Nel mezzo del mare si forma un porto ed in un ampio riparo , protetto da tutti i venti , si placano le acque lagunari »
(Claudio Claudiano, I,520 , IV sec d.C.)

L'Alto-medioevo[modifica | modifica sorgente]

La dominazione vandalica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna vandala e Guerra vandalica.

Sul finire del V secolo d.C. , a seguito della conquista dell'isola da parte delle armate di Genserico, finì in Sardegna l'epoca romana ed iniziò quella vandalica; Caralis anche in epoca vandalica funse da capitale e sede diocesale della nuova provincia. Il re Trasamondo deportò in città vari ecclesiastici africani fra cui il vescovo San Fulgenzio da Ruspe, un ex funzionario pubblico vandalico che si convertì al cattolicesimo, e il vescovo Feliciano il quale trasportò con sé da Cartagine le spoglie di Sant'Agostino che vennero deposte in una chiesa, oggi scomparsa, che sorgeva nei pressi di Largo Carlo Felice. Intorno al monastero e alla chiesa del martire San Saturnino (patrono della città) si venne creando un cenacolo fondato da San Fulgenzio, menzionato dal diacono Ferrando, suo biografo, il quale soggiornò due volte, tra il 507 e il 523, nel monastero dotato di scriptorium «juxta Basilicam sancti martyris Saturnini, procul a strepitu civitatis» (vicino alla Basilica del santo martire Saturnino, lontano dal frastuono della città). Tra i Vescovi di Cagliari, il cui primo titolare, Sant'Avendrace, risulta attestato già nell'ultimo quarto del I secolo d.C., vi fu San Lucifero[5], irriducibile difensore dell'ortodossia cattolica contro l'eresia Ariana. Anche il suo compagno di lotta Sant'Eusebio di Vercelli nacque a Cagliari. Nel 484 la sede era già Arcivescovado e titolare della Primazia di Sardegna.

Nel 533 il gotico Goda, funzionario e governatore di Sardegna, si ribellò al potere centrale e proclamò un regno sardo indipendente di cui lui stesso assunse la reggenza, con capitale Caralis. Goda allora per mantenere questo nuovo regno cercò appoggio internazionale e lo trovò in Giustiniano, imperatore dell'Impero Romano d'Oriente. Il 22 giugno 533 le armate bizantine salparono da Costantinopoli con l'obiettivo di muovere guerra contro il Regno vandalico d'Africa e di portare aiuto a Goda in Sardegna.

Zazo fratello del re Gelimero, malgrando l'imminente arrivo dei bizantini decise di partire in Sardegna e soffocare la ribellione scatenata da Goda. Giunto nell'isola mise d'assedio Caralis, la conquisto e mise a morte Goda il traditore con tutti i suoi seguaci ristabilendo quindi l'ordine vandalico sull'isola sarda. Nel mentre i bizantini erano sbarcati in Africa e avevano conquistato Cartagine ponendo formalmente fine al regno vandalico; Zazo tornato in Africa affrontò i bizantini ma venne sconfitto e ucciso. Cirillo si recò in seguito a Caralis dove mostrò la testa mozzata di Zazo ai contingenti vandalici che presidiavano la città i quali si arresero senza combattere. Ebbe così fine l'era vandalica e Caralis assieme a tutta l'isola passò sotto il dominio di Bisanzio.

La fase bizantina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna bizantina.
Basilica di San Saturnino a Cagliari

Caralis bizantina (in greco bizantino Kàralis, Κάραλις) divenne sede del preside di Sardegna che sottostava agli ordini del prefetto d'Africa, la provincia di cui faceva parte la stessa Sardegna, la Corsica, il Nord Africa e la fascia costiera della Spagna sud-orientale. La popolazione cittadina di questo periodo si era probabilmente totalmente o quasi convertita al cristianesimo, mentre i riti pagani sopravvivevano in alcune zone del centro dell'isola. Dopo neanche vent'anni la Sardegna passò per un breve periodo in mano agli Ostrogoti.

I Goti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra gotica (535-553).

Nell'inverno del 551, mentre nella penisola infuriava la guerra, contingenti di goti inviati da Totila occuparono la Corsica e la Sardegna. È probabile che solo Caralis è alcune città costiere vennero occupate stabilmente mentre il resto dell'isola rimase verosimilmente distaccata da questo avvenimento. Giovanni, comandante bizantino di Libia, appresa la notizia della conquista gotica inviò in Sardegna un corpo di spedizione per riprenderne possesso ma giunti nei pressi di Caralis i bizantini furono sorpresi e decimati da un assalto della forte guarnigione gotica della città.

L'epoca gotica si concluse dopo circa un anno, nel 552 quando nella penisola ebbe fine la guerra con la sconfitta dei Goti e la conseguente uccisione di Totila da parte del bizantino Narsete. Nel 553 Bisanzio ridivenne nuovamente padrona di Caralis e della Sardegna.

Pluteo di età mediobizantina con grifo e pegaso. Museo Archeologico nazionale di Cagliari

Seconda fase bizantina[modifica | modifica sorgente]

Caralis rioccupata dai bizantini ridivenne capitale dell'isola e nel 599 d.C. subì un tentativo di invasione da parte dei Longobardi la cui flotta era giunta in forze e che sebbene riuscì a saccheggiare le coste cagliaritane venne respinta dalle milizie locali. In tarda età giustiniana la basilica di San Saturnino venne riedificata in stile monumentale a partire dal precedente edificio fondato dal vescovo vandalico Fulgenzio. A confermare l'importanza di Caralis e della Sardegna (ultimo baluardo occidentale) in questo periodo è lo spostamento della zecca bizantina in città a seguito della caduta di Cartagine, capitale dell'esarcato d'Africa, che venne conquistata dagli arabi nel 697.

Nei secoli seguenti Caralis subì feroci raid da parte dei pirati saraceni, fatto che costrinse gli abitanti a cercare rifugio verso lo stagno di Santa Gilla dove fu fondato il borgo di Santa Igia. Di particolare importantanza sono gli attacchi subiti da quel che rimaneva di Caralis nel 711 e nel 815 quando la città venne saccheggiata dagli arabi, comunque sempre contrastati e tenacemente respinti dalla popolazione cittadina, lasciata oramai al proprio destino da Bisanzio. Fu per proteggerli da questi attacchi il motivo per il quale il re longobardo Liutprando tra il 721 e il 725 fece traslare i resti di Sant'Agostino dalla chiesa cagliaritana nel quale erano deposti e li trasportò a Pavia dove sono conservati tutt'oggi.

Epoca medioevale[modifica | modifica sorgente]

Il giudicato di Cagliari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giudicato di Cagliari.
Veduta del castello di San Michele.
San Pietro dei pescatori, una delle poche strutture di epoca giudicale rimaste in città

Nell'anno 827 gli arabi iniziarono la conquista della Sicilia, conclusa nell'arco di alcuni decenni. La Sardegna, già ultima periferia occidentale di Bisanzio, si trovò tagliata fuori dagli altri territori imperiali, coi mari sotto il controllo dei musulmani. Già nell'anno 815, "legati sardorum de Calari civitate dona ferentes"[6], ambasciatori sardi dalla città di Cagliari recanti doni, si presentavano alla corte di Ludovico il Pio. Nel 941 o 942, messaggeri dell'Arconte di Sardegna si recano a Cordoba per trattare un'alleanza col Califfato.[7]. Nel 964 il suo Arcivescovo Citonato partecipa in Roma ad un concilio convocato dal Papa Leone VIII contro il suo avversario Benedetto VII, eletto in aperta sfida all'Imperatore Ottone I.[8]. Segni questi di un allontanamento graduale dall'ecumene bizantina, peraltro impegnata nella diatriba iconoclasta. La Sardegna dunque cominciò a sganciarsi dal controllo di Bisanzio a partire dal VIII sec. e, verosimilmente, una dinastia locale cominciò a tramandarsi di padre in figlio la carica di Arconte, sia pure riconoscendo la suprema autorità politica nell'Imperatore di Costantinopoli. Nel 1015 circa l'isola subì il tentativo di conquista da parte dei musulmani iberici comandati da Museto, e la sua capitale, Cagliari, subì verosimilmente le devastazioni più grandi. In tale occasione, la città perse anche il controllo sull'intera isola. Infatti, nella seconda metà dell'XI secolo, la Sardegna appare divisa in quattro regni o giudicati fra i quali il giudicato di Cagliari con capitale Santa Igia che gli studi più recenti individuano nel quartiere intorno al Corso Vittorio Emanuele, quindi sulla parte più occidentale dell'antica Caralis la quale quindi non fu mai abbandonata, conservando anzi un ulteriore complesso difensivo nella zona tra via XX settembre e il viale Regina Margherita.[9]

Santa Igia era protetta da una cinta di mura e dal castello di San Michele ed era dotata di un porto lagunare che si affacciava sulla Scafa. Si stima che la sua popolazione si aggirasse sui 10.000-15.000 abitanti appartenenti a tutte le classi sociali.

Nell'XI secolo le vittorie contro i saraceni dei Pisani e dei Genovesi nel bacino occidentale del mediterraneo, resero più sicura la navigazione e le coste, così in questo periodo i mercanti delle due repubbliche marinare incominciarono ad affacciarsi sulle piazze delle città giudicali finendo per condurre in prima persona la quasi totalità dei traffici commerciali da e verso l'isola. Nel 1216/17 il pisano Lamberto Visconti giudice di Gallura ottenne con le armi dalla giudichessa Benedetta di Cagliari il colle dove alcuni mercanti pisani fonderanno la rocca di Castel di Castro, cuore della Cagliari tardo-medioevale e moderna.

Nel 1258 a seguito della guerra fra il giudice di Cagliari Guglielmo-Salusio VI (reo di essersi alleato con Genova e di aver cacciato i Pisani da Castel di Castro) e una coalizione composta dal comune di Pisa e dagli altri giudicati sardi, Santa Igia fu semidistrutta; in particolare furono rase al suolo le mura, il palazzo Giudicale e perfino la Cattedrale. La città rimase decenni senza una cattedrale fino trasferimento del capitolo presso la chiesa di Santa Maria nel castrum pisano. Il giudicato di Cagliari venne smembrato fra i vincitori e il comune di Pisa mantenne il governo di Castel di Castro.

Cagliari pisana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello (quartiere di Cagliari), Marina (quartiere di Cagliari), Villanova (quartiere di Cagliari) e Stampace.
Pianta di Castel di Castro durante il periodo pisano.
Cagliari Torre dell'Elefante

L'odierna città di Cagliari trae quindi le sue origini dal trasferimento del suo cuore politico e religioso e militare nella rocca fortificata di Castel di Castro, edificata da un gruppo dai mercanti pisani nel 1216/17. Essa divenne il primo possedimento del Comune di Pisa in Sardegna a seguito della distruzione di Santa Igia, capitale del Giudicato di Cagliari che venne smembrato a seguito della caduta della stessa il 20 luglio 1258. Nella seconda metà del Duecento Castel di Castro contava circa 12.000 abitanti, prevalentemente pisani, ed era costituita da quelli che oggi sono diventati i quartieri storici di Cagliari ossia Castello e La Marina.

La città era delimitata da possenti mura coadiuvate dalle torri dell'Elefante (edificata nel 1306/07) e di San Pancrazio (costruita nel 1304/05) che sovrastavano i rispettivi accessi di porta dell'Elefante e porta di San Pancrazio a cui si aggiungevano la controporta del Leone e la porta dell'Aquila. Il Quartiere fortificato della Marina costituiva il collegamento fra il quartiere Castello propriamente detto e il porto di La Pola, localizzato nel punto dove oggi si trova la Via Roma.

Nei due versanti est ed ovest ai piedi delle mura del Castello si formarono due borghi murati detti Villanova e Stampace, popolati dai profughi sopravvissuti di Santa Igia e da sardi provenienti dal resto del distretto cagliaritano che comprendeva, oltre Castel di Castro, i paesi di Quartu, Selargius, Sestu e Assemini.

La città era governata direttamente da due "castellani" nominati di anno in anno dal comune di Pisa, coadiuvati da una sorta di parlamento popolare detto "Consiglio degli anziani". La legge era regolamentata dal "Breve di Castel di Castro", un codice amministrativo-legislativo e dal "Breve del Porto Cagliaritano" emanato il 15 marzo 1318, che regolamentava le attribuzioni commerciali.

Cagliari aragonese: Castell de Càller[modifica | modifica sorgente]

Stemma di Cagliari nella Corona 'Aragona, dal gonfalone dell'università, 1606
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna aragonese e Regno di Sardegna (1324-1720).

Nel 1323 l'Infante Alfonso guido l'esercito catalano-aragonese verso la conquista dei territori pisani della Sardegna, comprendenti i territori del Sulcis-Iglesiente, e degli ex Giudicati di Cagliari e di Gallura, per legittimare l'egemonia aragonese sulla Sardegna a seguito dell'infeudazione papale del Regno di Sardegna ai re della Corona d'Aragona.

Lo scontro fra l'esercito catalano-aragonese e quello pisano avvenne il 29 febbraio del 1324, si svolse presso Lucocisterna (nei pressi dove si trova l'attuale Aeroporto di Elmas) e vide contrapporsi circa 11.000 aragonesi contro circa 7.000 pisani. I pisani subirono una disfatta e uscirono pesantemente sconfitti dalla battaglia che però non pregiudicò, almeno per un primo momento, il dominio pisano sulla città; gli aragonesi infatti dopo aver fondato un nuovo borgo sul colle di Bonaria lasciarono la città di Cagliari infeudata agli stessi pisani.

Questa situazione si protrasse sino al 26-29 dicembre del 1325 quando i pisani ripresero le armi contro gli aragonesi ma vennero nuovamente sconfitti in una battaglia navale svoltasi nel golfo degli Angeli fra la marina pisana-genovese e quella aragonese. Il colpo finale fu sferrato in gennaio quando gli aragonesi espugnarono il porto di La Pola e Stampace costringendo i pisani alla resa totale. Il 10 giugno 1326 i pisani furono allora espulsi da Cagliari casa per casa e le loro abitazioni vennero riassegnate a coloni provenienti dai territori della Corona d'Aragona, quasi tutti catalani. La città (diventata capitale del neonato Regno di Sardegna) in questo primo periodo posteriore alla conquista aragonese subì un crollo demografico passando da circa 18.000 a 3.000 abitanti.

Il 25 agosto 1327 Giacomo II d'Aragona concesse alla città di Castel di Càller (Cagliari) , elevata a città regia, il "ceterum" , ossia un codice municipale identico a quello di Barcellona che garantiva agli abitanti del Castello gli stessi diritti degli abitanti della capitale catalana.

La città fu amministrata fino al 1418 da un governatore centrale che faceva le veci del Re, in seguito questa figura venne sostituita da quella del viceré . I viceré di Cagliari risiederanno fino al 1847 nel palazzo regio o viceregio, risalente al 1337.

Cagliari nel 1572.
L'epigrafe che testimonia la visita a Cagliari dell'imperatore Carlo V sulla porta d'entrata dell'Ex Palazzo di Città.

Epoca rinascimentale e barocca[modifica | modifica sorgente]

Cagliari spagnola: Càller[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna spagnola.

Col matrimonio di Ferdinando II di Aragona e Isabella di Castiglia, Cagliari e la Sardegna intera si legheranno sempre più al nascente stato spagnolo. La lingua catalana rimase la lingua ufficiale delle Cortes del Regno, ma il suo uso vivo in città gradualmente si estinse, sopraffatto dal sardo nell'uso quotidiano anche nella classe nobiliare e sostituito dallo spagnolo come lingua di cultura e di governo.

La città si consolidò come capitale del Regno e città più ricca e popolosa. In essa risiedeva il Viceré, si adunavano le Cortes, il parlamento, si riuniva la Reale Udienza, la suprema magistratura giudicante. Oltre ad essere il principale per l'esportazione di merci sarde, il suo porto era tappa inevitabile nelle rotte dal mediterraneo centro-orientale verso la penisola iberica. Venne dotata di un imponente sistema difensivo di baluardi e bastioni che la trasformarono nella piazzaforte chiave per il controllo del mediterraneo occidentale. Nel 1535 ricevette la visita dell'Imperatore Carlo V che, proprio nella rada cittadina, aveva radunato un'imponente flotta diretta alla conquista di Tunisi.

La vita culturale era vivace, tutt'altro che provinciale, perfettamente inserita nell'atmosfera culturale dell'Europa Asburgica: vi nacquero o vissero personaggi di elevata levatura come Sigismondo Arquer letterato, teologo, giurista e geografo, morto sul rogo a Toledo per l'accusa di adesione al Luteranesimo[10], i giuristi Giovanni Dexart[11],Francesco Bellit[12], Antonio Canales de Vega[13]e Francesco Aleo[14], il medico Joan Thomas Porcell[15], lo storico Giorgio Aleo[16], il teologo Dimas Serpi[17], Antonio Maria da Esterzili (autore della prima opera teatrale in sardo campidanese)[18],il letterato Roderigo Hunno Baeza, autore del "Caralis panegyricus", un poema in latino col quale esaltò la città di Cagliari composto attorno al 1516, Jacinto Arnal de Bolea (autore del primo romanzo ambientato a Cagliari)[19], Juan Francisco Carmona[20], il letterato e storico Salvatore Vidal[21], i poeti Josè Delitala Y Castelvì e Giuseppe Zatrillas Vico[22], il politico e funzionario dell'impero spagnolo Vincenzo Bacallar Y Sanna, Marchese di San Felipe[23]. Quest'ultimo fu uno dei cofondatori della Real Academia Española e collaborò alla stesura del primo dizionario della lingua castigliana.[24]. Vi era attiva anche una rinomata scuola pittorica detta "Stampacina" dal nome del quartiere ove erano le botteghe, che ebbe i suoi maggiori rappresentanti in Pietro Cavaro, il figlio Michele, Pietro Raxis il vecchio e Antioco Mainas. Nel 1607 fu istituita l'Università, fu creato il primo ospedale pubblico. Ma la decadenza che l'impero spagnolo conobbe nella seconda metà del XVII secolo colpi anche la città e la espose alla grave epidemia di peste del 1656, dalla quale ebbe origine la Sagra di Sant'Efisio, tutt'oggi la più importante manifestazione religiosa dell'isola.

  • Juan Francisco Carmona - Hymno a Càller (Inno a Cagliari):[25]
(ES)
« Ha Ciudad, Ciudad y quien me viera en mi florida edad y mi pujanza, Càller soy y apenas conociera mis derribados nuevos y mudanza.

Yo Càller? Yo aquella gran Ciudad? Que entre todas mas resplendezia, aquella gran Colonia y majestad, aquella que en tres millas extendia. Aquella que a este mar y sus riberas mis torres y edificios encubrian, yo ser aquella cierto no dijeran si se hallaran los que me conozian.

Por essos llanos dende este Vulpino calaritano suelo tan nombrado muy largo y estendido muro vino hasta el postremo y ultimo collado. Aqui templos, palacios, coliseos y el alto Capitolio relucian, aqi plazas, colozos Colopheos la minas de oro y plata aqui se undian.

Aqui de Roma el mando y grande Estado su establecido ceptro y monarchia, aqui el sardo invencible, apasiguado del romano furor reconozia. Mas quando de las guerras conturbada me reduje en la forma que poseo, Càller soy y sere sin ser mudada, de un memo corazon, pecho y empleo.

Soy Aguila Real pues la Cabeza es el Castillo y cola la Marina, la una ala Villanueva se confiesa y l'otra es Estampache mi vecina. Soy madre de tan celebres varones, de tantos Santos fuente e manansial, celebro sus emprezas y blaones, soy foresta y parraizo terrenal. »

(IT)
« Oh, Città, Città, e chi visto mi avesse nel mio tempo migliore e mia possanza, Cagliari sono, mi troverebbe a stento nelle nuove rovine e cambiamento.

Io Cagliari? Io, la città grande che fra tutte risplendeva, quella grande colonia maestosa, quella che per tre miglia si estendea. Quella che questo mare e queste rive le mie terre ed edifici ricoprian: che fossi quella non direbber certo quelli, se ancor ci fosser, che sapean.

Per questi piani, dal volpino mio cagliaritano suolo sì famoso lunghe ed estese vennero le mura fino alle estreme e ultime colline. Qui templi e palazzi e colossei con l'alto Campidoglio rilucean, qui piazze, statue ed altri monumenti, miniere d'oro e argento qui si aprian.

Qui di Roma il dominio e grande impero, lo scettro fermo e la sua monarchia, qui la romana forza, messo in pace, l'invincibile sardo conoscea. Ma quando, conturbata dalle guerre, mi ridussi nel modo che io sono, Cagliari sempre sono ed immutata con uno stesso cuore, petto e amore.

Son Aquila Reale, la mia testa è il Castello e coa è la Marina, un'ala Villanova si dichiara e l'altra è Stampace, a me vicina. Son madre di ben celebri signori, di tanti Santi son sorgente e fonte: le loro imprese e nobiltà racconto, sono foresta e Paradiso in terra »

Epoca settecentesca e ottocentesca[modifica | modifica sorgente]

"Vista della città di Cagliari , capitale del Regno di Sardegna" Litografia del 1825.

Cagliari sabauda[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna sabauda e Regno di Sardegna (1720-1861).

Epoca contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sardegna contemporanea.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Caii Julii Solini - De Mirabilibus Mundi Capitula IV
  2. ^ Sito della Regione Autonoma della Sardegna - Storia di Cagliari
  3. ^ Attilio Mastino (a cura di), Storia della Sardegna antica, Il Maestrale, Nuoro,2005
  4. ^ Piero Meloni, La Sardegna romana, Chiarella, Sassari, 1990
  5. ^ Epistole ad Eusebio, 355; De regibus apostaticis, 356-58; Pro S. Athanasio, 360; De non parcendo in Deum delinquentibus, 360; Moriendum esse pro filio Dei, 361; Opere, a cura di G. di Tilet, vescovo di Meaux, 1568; Opere, in Maxima biblioteca patrum, vol. IV, Lione, 1687; Opere, a cura di S. Coleti, Venezia, 1778.
  6. ^ EINHARDI, Annales et chronica aevi Carolini, a cura di G. H. PERTZ, Hannover 1826
  7. ^ Crónica del califa ‘Abd ar-Rahmân III an-Nâsir entre los años 912-942 (al-Muqtabis V), édicion. a cura de P. CHALMETA - F. CORRIENTE, Madrid, 1979
  8. ^ C. BARONIO, Annales Ecclesiastices, ediz. VENTURINI, 1749, tomo XVI, pp. 150-151
  9. ^ Raimondo Pinna, Santa Igia, la città del Giudice Guglielmo, Condaghes, Cagliari, 2010
  10. ^ Sardiniae brevis historia et descriptio. Tabula chorographica insulae ac metropolis illustrata, in Münster corografia, Basilea, 1558, ripubblicato (a cura di Maria Teresa Laneri) da CUEC/CFS, Cagliari, 2008
  11. ^ Capitula sive acta curiarum regni Sardiniae, sub invictissimo coronae Aragonum imperio concordi trium brachiorum aut solius militaris voto exorata, veteri ex codice et actis novissimorum proprias in sedes ac materias coacta, Cagliari, 1645; Selectarum juris conclusionum in sacro regio Sardiniensi praetorio digestarum et decisarum centuria, Napoli, 1646
  12. ^ Capitols de cort, del stament militar de Sardenya ara nouamet restampats ... Ab molta diligencia y curiositat reuists per lo magnifich pere Ioan Arque, Caller, F. Guarnerio, 1572
  13. ^ Consultazioni legali, scritte in lingua latina e stampate a Cagliari nel 1628, 1629, 1630, 1631; Discursos y apuntamientos sobre la proposición hecha a los tres Braços... en las cortes del año 1631, Cagliari, 1631; Invasión de la armada francesa del Arzobispo de Bordeus y monsieur Enrique de Lorena conde de Harchourt, Cagliari, 1637; Quattro centurie di decisioni della Reale Udienza di Sardegna, Cagliari, 1642;
  14. ^ Consilia diversorum auctorum in unum congesta, Cagliari, 1637, Causa de visita y defensa de ministros de justicia: mordaça para malignantes, Cagliari, 1641
  15. ^ Informacion y curacion de la peste de Çaragoça y praeservacion contra peste en general, Zaragoza, 1565, ripubblicato (a cura di María Dolores García Sánchez) da CUEC/CFS, Cagliari 2009
  16. ^ Successos generales de la Isla y Reyno de Serdeña, Ms, un vol. in folio si trova in Cu, Archivio Stato Torino, Sardegna, sala 34; Successos generales de la Isla y Reyno de Serdeña, Cagliari, 1684; Historia chronologica y verdadera de todos los successos y cosas particulares succedidas en la Isla y Reyno de Serdeña, del año 1637 al año 1672, Ms cartaceo del XVII secolo di cc. 108, raccolta Baille; Historia chronologica y verdadera de todos los successos y cosas particulares succedidas en la Isla y Reyno de Serdeña, del año 1637 al año 1672, Ms del XIX secolo, di cc. 223, Ms 263 in Cu; Storia cronologica e veridica dell’isola e Regno di Sardegna dall’anno 1637 all’anno 1672, saggio introduttivo, traduzione e cura di F. Manconi, Nuoro, Ilisso, 1998;
  17. ^ Chronica de los santos de Cerdeña, Barcelona, 1600, Tratado de purgatorio contra Luthero y otros hereges segun el decreto del S.C. Trident, Barcelona, Emprenta de Iaime Cendrat, 1604, Apodixis sanctitatis S. Georgii suellensis episcopi, Romae, 1609, Apodixis sanctitatis episcoporum Luciferi calaritani et Georgi suellensis, Romae, 1609,
  18. ^ Commedia della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo: testo sardo campidanese del sec. XVII (edito secondo l'autografo conservato nella Biblioteca universitaria di Cagliari da R. G. Urciolo, con introduzione di M. L. Wagner), Cagliari, Fondazione Il Nuraghe, 1959
  19. ^ El Forastero, Cagliari, Antonio Galcerino, 1636, ripubblicato (a cura di María Dolores García Sánchez) da CUEC/CFS, Cagliari 2011
  20. ^ Alabanças de los Santos de Sardeña, 1631. Manoscritto conservato nella Biblioteca Universitaria di Cagliari; Pasión de Christo nuestro Señor, Sassari, Gallizzi, 1949
  21. ^ Annales Sardiniae, pars I, Florentiae, 1639 (dedicato a Ferdinando II, granduca di Toscana); pars II, Mediolani, 1645 (dedicato a G. Arias Maldonato, consigliere nel senato di Milano); Clypeus aureus excellentiae calaritanae, Florentiae, 1641; Respuesta al historico Vico, Venetiis, 1644 (destinata a combattere la Apologatio honorifica che il Vico aveva pubblicato nel 1640 in difesa della sua Historia general de Sardeña, attaccata dal Vidal nel Clypeus aureus;S. BULLEGAS, L’Urania Sulcitana di Salvatore Vidal: classicità e teatralità della lingua sarda, Cagliari, Edizioni della Torre, 2004
  22. ^ Engaños y desengaños del profano amor, Napoli, 1687-88, Poema eroico al merecido aplauso del unico oraculo de las musas, Barcelona, 1696
  23. ^ Monarchia hebrea, Madrid, 1702, Lo Tobias, su vida escrita en octavas rimas, Madrid, 1709, Comentarios de la guerra de España e historia de su Rey Phelipe V el animoso desde el principio de su regnado hasta la paz general del año 1725, Genova, 1711, Description géographique, historique et politique du royaume de Sardaigne, Paris, 1714, Comentarios de la guerra de España e historia de su Rey Phelipe V el animoso desde el principio de su regnado hasta la paz general del año 1725, Genova, 1719, Los reyes de Juda in Monarchia Hebrea, Genova, M. Garbizza, 1719, Los reyes de Israel in Monarchia Hebrea, Genova, M. Garbizza, 1719; Monarchia hebrea, Genova, M. Garbizza, 1719; De foederatorum contra Philippum Quintum Hispaniarum Regum bello commentaria. Auctore Vincentio Bacallario, & Sanna, sardo calaritano, marchione S. Philippi, regio conciliario, & ad potentissimos foederatorum belgii ordines regis legato, Genova, 1725; Los dos Tobias, historia sagrada, escrita en 500 octavas rimas castellanas, Madrid, 1746; Monarchia hebrea, Nueva edición corregida de muchos errores, y sobre el expurgatorio del Santo Oficio: añadida con dos disertaciones del r.p. A. Calmet, Madrid, Ramírez, 1746; Memoires pour servir a l’histoire d’Espagne, sous le regne de Philippe V, Amsterdam, Z. Chatelain, 1756; Memorias políticas y militares, para servir de continuación a los comentarios del Marqués de S. Phelipe desde el año de 1725..., Madrid, F. X. García, 1756; Comentarios de la guerra de Espana e historia de su rey Felipe V el animoso, edición y estudio preliminar de C. Seco Serrano, Madrid, Atlas, 1957; El arte del reynar: dirigido al senor rex Luis Primero, por el marqués de San Felipe in Semanario erudito..., Madrid, Don Blas Roman, 1987;
  24. ^ Diccionario de la lengua castellana ecc., Real Academia Española, tomo primero, Madrid, 1726, Historia de la Academia, pag. XXXI
  25. ^ Cenza Thermes, Juan Francisco Carmona, questo sconosciuto, in Quaderni Sardi n°3, G. Trois editore, Cagliari, 1994

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Franco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, 1994.
  • Pier Giorgio Spanu, La Sardegna bizantina tra VI e VII secolo, Oristano, Editrice S'Alvure, 1998
  • Giuseppe Luigi Nonnis, Cagliari passegiate semiserie Marina, Cagliari, La Riflessione Editrice, 2007
  • Manlio Brigaglia,Giuseppina Fois,Laura Galoppini,Attilio Mastino,Antonello Mattone,Guido Melis,Piero Sanna,Giuseppe Tanda - A cura di Manlio Brigaglia, Storia della Sardegna, Sassari, Soter Editore, 1995.

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