Avanguardia operaia

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Avanguardia operaia
Organizzazione comunista Avanguardia operaia
LeaderMassimo Gorla, Silverio Corvisieri, Luigi Vinci
StatoItalia Italia
SedeMilano
Fondazionemaggio 1968
Dissoluzione13 aprile 1978
IdeologiaComunismo, Trotskismo, Operaismo
CollocazioneEstrema sinistra
CoalizioneDemocrazia Proletaria (1975-1978)
TestataAvanguardia operaia, Quaderni di Avanguardia operaia, Politica Comunista, Quotidiano dei lavoratori
Colorirosso

L'organizzazione comunista Avanguardia operaia (AO) fu un'organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra attiva dal 1968, nel periodo della contestazione, al 1978, quando si sciolse in Democrazia Proletaria, della cui alleanza elettorale faceva parte sin dal 1975.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Milano nel 1968, coagulando su una piattaforma politica operaista-leninista, Avanguardia operaia di Milano, i circoli Rosa Luxemburg e Lenin di Venezia, i Comitati unitari di base (CUB), organismi di sindacalismo diretto molto forti nelle grandi fabbriche milanesi (ma sporadicamente presenti anche a Roma, Trento e Perugia), i collettivi di studenti lavoratori di alcune facoltà scientifiche e di istituti tecnici, intellettuali legati ad esperienze operaie (Vittorio Rieser di Torino) e alcune realtà del centro-sud. Nel 1970 si unì anche Sinistra Leninista di Roma. Risale comunque al 1971 la sua estensione a livello nazionale, con l'apertura di numerose sedi anche nel sud. Fondata su un filone ideologico tipicamente leninista-maoista, il movimento ebbe sempre un marcato carattere operaista: nell'ambiente scolastico e universitario l'azione di Avanguardia operaia si pose spesso in aperto contrasto e in alternativa rispetto al Movimento Studentesco. Tuttavia solo nel 1974 nacquero i CUB studenteschi, che operavano nell'ambito scolastico con la finalità di dar vita ad una azione organicamente unitaria tra studenti e lavoratori[1], a Bologna uno dei primi fondatori è stato Pier Luigi Bersani [2]

Tra la fine del 1967 e i primi mesi del 1968 la testata Avanguardia operaia comparve come foglio "a cura di un gruppo di lavoratori della Sit-Siemens" di Milano, divenendo ben presto il giornale ufficiale dell'omonima organizzazione, sorta dall'unione degli stessi operai della Sit-Siemens e della Pirelli, Sip e Borletti con alcuni militanti trotzkisti fuoriusciti dal PCI e dai Gruppi Comunisti Rivoluzionari (GCR). Tra questi ultimi, i principali esponenti di AO: Massimo Gorla, Luigi Vinci e Silverio Corvisieri.

L'organizzazione, il cui centro operativo fu sempre situato nell'area milanese, ebbe diverse testate di riferimento. Oltre ad "Avanguardia operaia", Politica comunista (1972), Quaderni di Avanguardia operaia (1972) ed il giornale Quotidiano dei lavoratori (1974). Quest'ultimo, diretto da Silviero Corvisieri, ebbe discreta diffusione nelle città industriali del nord-Italia.

Il servizio d'ordine e le violenze a Milano[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazione di Avanguardia operaia a Milano nel 1971

Avanguardia operaia nel corso dell'autunno 1974 si dotò di un proprio servizio d'ordine ben strutturato. Il servizio d'ordine, diviso in zone territoriali ma coordinate a livello cittadino, aveva il proprio centro organizzativo in zona Città Studi. A sua volta l'area di Città Studi disponeva di una squadra ad Agraria molto attiva, una a Fisica, una a Medicina e una più modesta ad Ingegneria.[3]

Il servizio d'ordine di Avanguardia operaia iniziò rapidamente a svolgere attività legate all'"antifascismo militante" compiendo aggressioni nei confronti di coloro che erano reputati essere nemici e assalti contro i ritrovi avversari. Il gruppo faceva di frequente uso di chiavi fisse "modello Hazet 36",[4] per colpire gli avversari politici tanto che come altri gruppi dell'antifascismo militante furono chiamati "Gli idraulici"[5]. Solitamente le aggressioni erano precedute da minacce nei confronti dell'interessato.[6] In seguito la vittima designata, quando era trovata da sola, veniva circondata e colpita sul capo con le chiavi fino a farla cadere a terra priva di conoscenza.[7]

Il 13 marzo 1975, a Milano, gli studenti di medicina del servizio d'ordine di Avanguardia operaia aggredirono lo studente di destra Sergio Ramelli che per i colpi di chiave inglese ricevuti morì dopo 48 giorni. L'anno seguente (31 marzo 1976) si rese responsabile di un "assalto" al bar Porto di Classe frequentato abitualmente da militanti di destra[8] e una persona rimase invalida a vita per le ferite riportate durante gli scontri. Per questi crimini alcuni militanti della organizzazione furono condannati circa dieci anni dopo.

Nel 1985, durante le indagini dei giudici istruttori Maurizio Grigo e Guido Salvini sorte dalle confessioni di tre pentiti legati alla colonna bergamasca di Prima Linea, gli inquirenti rinvennero in un appartamento di viale Bligny uno schedario contenenti dati di oltre 10 000 persone considerate militanti neofascisti, di organizzazioni rivali o comunque in qualche modo potenziali obiettivi di attentati. In particolare si ritrovano molte fotografie delle persone presenti al funerale di Sergio Ramelli corredate da schede personali sugli amici dello stesso e indicazioni circa il bar Porto di Classe.[9] Lo schedario, nato nei primi anni settanta ad opera di Avanguardia operaia e poi passato ad altre organizzazioni (tra cui Democrazia Proletaria), era in possesso di Marco Costa e Giuseppe Ferrari Bravo (cui era intestato l'appartamento), due militanti della sinistra extraparlamentare, entrambi implicati nell'omicidio di Sergio Ramelli e nell'assalto al bar Porto di Classe.[10]

L'abbandono della via extraparlamentare[modifica | modifica wikitesto]

AO fu travolta, come tutte le organizzazioni della nuova sinistra, a metà anni settanta dalla crescente militarizzazione dello scontro sociale e politico, e scelse di percorrere la strada dell'ingresso nelle istituzioni, aderendo nel 1976 al cartello elettorale di Democrazia Proletaria (con Lotta Continua e il Partito di Unità Proletaria per il comunismo), facendo eleggere Gorla e Corvisieri alla Camera dei deputati.

Quando Democrazia Proletaria si costituì in partito nel 1978 vi confluì la maggioranza di Avanguardia operaia, guidata da Gorla, Corvisieri e Vinci (che divenne poi parlamentare europeo di Rifondazione Comunista) mentre la minoranza di Aurelio Campi entrò nel PdUP per il comunismo. Democrazia Proletaria si sciolse nel 1991, quando già il PdUP per il comunismo era già confluito nel PCI. Edo Ronchi, già membro di Avanguardia operaia[11][12] [13], aveva già abbandonato Democrazia Proletaria per fondare i Verdi Arcobaleno. Nel 1996 Edo Ronchi sarà nominato da Romano Prodi Ministro dell'ambiente.

Congressi Nazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso -
  • II Congresso -
  • III Congresso -
  • IV Congresso - 1974
  • V Congresso - 1977

Esponenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ articolo sul Corriere della Sera dell'aprile 1975
  2. ^ Pier Luigi Bersani (Magazine – dicembre 2007)
  3. ^ Maurizio Grigo e Guido Salvini, nell'Ordinanza di rinvio a giudizio: "La struttura più forte del servizio d'ordine di AO (divisa in zone territoriali e coordinata a livello cittadino) era costituita dalle squadre di Città Studi, zona ove la presenza politica dell'organizzazione era tradizionalmente più cospicua, al contrario delle facoltà umanistiche ove predominava il Movimento studentesco. A Città Studi esisteva una squadra di servizio d'ordine ad Agraria, attiva e numerosa, una squadra a Fisica, una squadra a Medicina e una squadra più modesta ad Ingegneria. A partire dall'autunno 1974 la squadra di Medicina si era rafforzata dandosi una struttura stabile di dieci elementi, ma non aveva che scarsa o nulla esperienza come tale in materia di "antifascismo". Tale squadra era composta da Cavallari (che ne era responsabile), Costa (che stava subentrando a Cavallari proprio nei giorni dell'aggressione a Ramelli), Ferrari Bravo, Castelli, Montinari,Claudio Scazza, Costantino, Colosio, Berlpiede e Cremonese."
  4. ^ Guido Passalacqua, Quando a Milano la chiave inglese faceva politica contro i fascisti, articolo su Repubblica del 20 settembre 1985:"Hazet 36, fascista dove sei". L'Hazet era la chiave inglese preferita dai servizi d'ordine dei gruppuscoli milanesi, un attrezzo d'acciaio lungo quanto un avambraggio. Lo slogan risuonava ossessivo nei cortei, scandito fino alla nausea...Per Milano la chiave inglese era il simbolo di quello che negli anni successivi al mitico sessantotto si chiamava Antifascismo militante.
  5. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 292:Li chiamano gli idraulici". Non certo perché siano pratici di tubi, lavandini o guarnizioni, ma perché hanno scelto come loro arma elettiva la Hazet 36, 40 centimetri di lunghezza, una delle più pesanti chiavi inglesi...
  6. ^ Maurizio Grigo e Guido Salvini, nell'Ordinanza di rinvio a giudizio: "Nel corso del 1974 il servizio d'ordine di AO, sino ad allora piuttosto debole, si era ristrutturato promuovendo altresì sul piano operativo, unitamente ai più cospicui servizi d'ordine degli altri gruppi, la campagna dell'"antifascismo militante" (in altri termini l'aggressione, ovunque fosse possibile, delle persone aderenti o simpatizzanti per la destra politica e la distruzione delle sedi e dei ritrovi da esse presuntivamente frequentate). Tali aggressioni erano per lo più precedute da scritte o cartelli minacciosi nei vari quartieri e da intimidazioni o espulsioni dalle scuole frequentate dalle persone individuate."
  7. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 293:"Tutte le aggressioni seguono una prassi, un protocollo, addirittura una sorta di "rituale" sacrificale di guerriglia urbana: la vittima viene raggiunta quando è isolata, circondata in gruppo, colpita con le Hazet fino a che non perde conoscenza."
  8. ^ Luca Telese "Cuori neri" Sperling & Kupfer Editori Milano 2006 pag.314 dalla testimonianza di Claudio Guarisco, membro del commando "Qualcuno spiegò che era stato individuato un posto di fascisti. Fascisti che si stavano riorganizzando in ambito territoriale e che bisognava contrastare. Il bar di largo Porto di Classe andava colpito, si dovevano spaccare le vetrine e dare fuoco al locale. Ci dissero che bisognava raggiungere la zona alla spicciolata"
  9. ^ Maurizio Grigo e Guido Salvini, nell'Ordinanza di rinvio a giudizio:"Infatti -si rinvengono numerose fotografie dei funerali di Sergio Ramelli con ingrandimenti delle persone presenti. -si rinvengono schede e indicazioni su amici di Ramelli, cui era stata sottratta l'agendina e sulle perquisizioni ai danni di studenti di destra del Molinari ad opera degli amici degli "schedatori". -si rinvengono indicazioni sul bar Porto di Classe e sui suoi frequentatori. È evidente allora, e ben lo sanno i dirigenti del servizio d'ordine del tempo, che quanto avveniva non avveniva a caso, ma faceva parte di una indicazione politica generale e preordinata."
  10. ^ Guido Giraudo, Andrea Arbizzoni, Giovanni Buttini, Francesco Grillo e Paolo Severgnini - Sergio Ramelli, una storia che fa ancora paura, editore Lorien, 2001 pag.99 e seguenti: "Il 16 maggio 1987 la II Corte d'Assise emette la sua sentenza: dichiara tutti gli imputati (escluso Di Domenico che assolve per insufficienza di prove e Cavallari che assolve con formula ampia) colpevoli di omicidio preterintenzionale, modificando quindi l'accusa iniziale (l'accusa iniziale era di omicidio volontario)...la Corte, pur non ritenendo la volontarietà del reato, commina pene severe: 15 anni e 6 mesi a Costa, 15 a Ferrari Bravo e Colosio (compreso Porto di Classe), 13 a Belpiede, 12 alla Colombelli, 11 a Castelli, Montinari e Scazza. Per l'assalto al bar e le schedature di viale Bligny queste sono le pene inflitte: 11 anni a Ferrari Bravo, 10 a Di Domenico, 9 a Tumminelli, 5 a Pais, 3 anni e 6 mesi a Cremonese, Guarisco, Muddolon, Pasinelli e Bogni, 3 a Mazzarini. Il 2 marzo 1989 la IIsezione della Corte d'Assise d'Appello, presieduta dal dottor Renato Cavazzoni, accoglie sostanzialmente le richieste della parte civile e del Pubblico Ministero dichiarando gli imputati colpevoli di omicidio volontario; riconoscendo però agli aggressori l'attenuante (prevista dal codice penale) del concorso cosiddetto "anomalo" in omicidio e riducendo di conseguenza le pene (11 anni e 4 mesi a Costa, 10 e 10 mesi a Ferrari Bravo, 7 e 9 mesi a Colosio, 7 a Belpiede, 6 e 3 mesi a Castelli, Colombelli, Montinari e Scazza). Anche per l'assalto al bar di largo Porto di Classe e le schedature del covo di viale Bligny alcune condanne vengono ridotte: 5 anni e 6 mesi a Ferrari, 5 a Di Domenico, 4 e 6 mesi a Tumminelli, 3 e 6 mesi a Pais, 3 a Cremonese, Guarisco e Muddolon. Il 22 gennaio 1990, la I sezione della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Corrado Carnevale, conferma sostanzialmente la sentenza di secondo grado rigettando i ricorsi della difesa, ma escludendo anche l'aggravante della premeditazione richiesta dalla parte civile."
  11. ^ articolo sul Corriere della Sera del gennaio 2000
  12. ^ articolo sul Corriere della Sera del settembre 1998,
  13. ^ Istruttoria dei giudici Grigo e Salvini sul caso Ramelli , il commento che l'autore della pagina fa della fonte è, a tratti, di parte

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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