Avanguardia operaia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Avanguardia operaia
Organizzazione comunista Avanguardia operaia
Avanguardia operaia - Logo (Italy, 1968-1978).svg
LeaderMassimo Gorla, Silverio Corvisieri, Luigi Vinci, Aurelio Campi
StatoItalia Italia
SedeMilano
AbbreviazioneAO
Fondazionemaggio 1968
Dissoluzione27 marzo 1977
Confluito inDemocrazia Proletaria (maggioranza)

PdUP per il Comunismo (minoranza)

IdeologiaComunismo
Trotskismo
Operaismo
Leninismo
Marxismo
CollocazioneEstrema sinistra
CoalizioneDemocrazia Proletaria (1975-1978)
Seggi massimi Camera
2 / 630
Seggi massimi Senato
0 / 315
TestataAvanguardia operaia, Quaderni di Avanguardia operaia, Politica Comunista, Quotidiano dei lavoratori

L'organizzazione comunista Avanguardia operaia (AO) fu un'organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra attiva dal 1968, nel periodo della contestazione, al 1977, quando si sciolse in Democrazia Proletaria, della cui alleanza elettorale faceva parte sin dal 1975.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Avanguardia operaia nacque a Milano nel 1968, da militanti che provenivano in gran parte dall'esperienza trotskista.[1][2]

Tra la fine del 1967 ed i primi mesi del 1968 la testata Avanguardia operaia comparve come foglio "a cura di un gruppo di lavoratori della Sit-Siemens" di Milano, divenendo ben presto la rivista ufficiale dell'omonima organizzazione[3], sorta all'interno del Circolo Culturale Il Manifesto, dall'unione degli stessi operai della Sit-Siemens, della Pirelli, della Sip e della Borletti e di alcuni studenti della facoltà di Scienze della Statale con alcuni militanti trotzkisti fuoriusciti dal PCI e dai Gruppi Comunisti Rivoluzionari (GCR). Tra questi ultimi: Massimo Gorla, Luigi Vinci, Michele Randazzo e Silverio Corvisieri.[4]

Tra il 1969 e il 1975 in Avanguardia operaia confluiscono una serie di circoli e gruppi di varie città: il Circolo Lenin di Mestre (1969), il Circolo Rosa Luxemburg di Venezia (1969), il Circolo Karl Marx di Perugia, i Circoli Lenin di Umbertide e di Foligno, la Sinistra Leninista di Roma (1970), Unità proletaria di Verona (1972), il Centro di coordinamento campano (1974), il Collettivo Lenin di Torino (1974), Fronte Popolare Comunista Rivoluzionario della Calabria (1975), Sinistra operaia di Sassari.[5] Nel 1976 Ao era presente in 85 province d'Italia, anche se Milano rimase l’epicentro dell’organizzazione.[6]

Nel corso degli anni Settanta aumentarono in modo significativo i militanti di Avanguardia operaia, che spesso dedicavano all’impegno politico gran parte del loro tempo. La formazione politica diventò rapidamente, a fianco di Lc e del Pdup-Manifesto, una delle più grandi organizzazioni della “sinistra rivoluzionaria” italiana raggiungendo la cifra di 35.000 attivisti, di cui 10.000 a Milano.[7]

Fondata su un filone ideologico tipicamente marxista-leninista, il movimento ebbe sempre un marcato carattere operaista. Appoggiò e promosse infatti i Comitati Unitari di Base (CUB) in numerose aziende pubbliche e private specialmente nel Nord Italia, come luogo principale della sua azione politica[8]. Avanguardia operaia fu presente anche nell'ambiente scolastico ed universitario. A Milano, in aperto contrasto ed in alternativa rispetto al Movimento Studentesco, ebbe un ruolo particolarmente importante tra gli studenti delle facoltà scientifiche dell'Università Statale, gli studenti medi e i lavoratori-studenti.[9]

L'organizzazione ebbe diverse testate di riferimento, alcune di tipo teorico e altre di agitazione e propaganda. La prima pubblicazione periodica teorica di Ao fu la testata mensile Avanguardia operaia, di cui furono pubblicati 27 numeri tra il 1968 ed il 1972. Essa fu in seguito sostituita da Politica comunista, rivista bimestrale pubblicata dal 1973 al 1976. Singoli approfondimenti vennero pubblicati tra il 1970 e il 1973 con il nome di Quaderni di Avanguardia operaia. Nel 1971 nacque anche la rivista Avanguardia operaia, giornale di agitazione comunista (una testata diversa da Avanguardia operaia precedentemente citata[10]). Essa fu pubblicata tra il 1971 e il 1974, prima quindicinale, poi settimanale, e aveva una finalità di informazione, propaganda e agitazione politica. Questo ruolo, a partire dal 1974 fu poi sostenuto dal giornale Quotidiano dei lavoratori (1974-1979). Quest'ultimo, diretto da Silverio Corvisieri, ebbe discreta diffusione nelle città industriali del nord-Italia.[11]

Al Teatro Lirico di Milano dal 24 al 27 marzo 1977, Avanguardia operaia tenne il suo quinto congresso. Presenti 530 delegati; fu il congresso di scioglimento di Ao, per confluire in Democrazia Proletaria.[12]

L'abbandono della via extraparlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Avanguardia operaia fu travolta, come tutte le organizzazioni della nuova sinistra a metà anni settanta, dalla crescente militarizzazione dello scontro sociale e politico e scelse così di percorrere la strada dell'ingresso nelle istituzioni.

Nel 1975 furono presentate liste unitarie promosse da Ao e dal Pdup con la sigla “Democrazia Proletaria” in sei regioni: Lombardia, Veneto, Umbria, Lazio, Molise, Campania. In altre regioni si era invece presentata autonomamente la lista del Pdup. Anche in alcune province e comuni erano state proposte liste unitarie.

Nelle elezioni politiche dell’anno dopo, nel 1976 fu presentato il cartello elettorale di Democrazia Proletaria (con Lotta Continua e il Partito di Unità Proletaria per il comunismo); in questo modo Gorla e Corvisieri furono eletti alla Camera dei deputati.

Quando Democrazia Proletaria si costituì in partito nel 1978, vi confluì la maggioranza di Avanguardia operaia, guidata da Gorla, Corvisieri, Calamida, Molinari, Cipriani e Vinci, mentre la minoranza di Campi, Cereda, Vita, Randazzo entrò nel PdUP per il comunismo. Democrazia Proletaria si sciolse nel 1991, quando già il PdUP per il comunismo era confluito nel PCI.

Edo Ronchi, già membro di Avanguardia operaia[13][14] [15], aveva già abbandonato Democrazia Proletaria per fondare i Verdi Arcobaleno. Nel 1996 Edo Ronchi sarà nominato da Romano Prodi Ministro dell'ambiente.

Comitati unitari di base[modifica | modifica wikitesto]

I Comitati Unitari di Base (CUB) erano organizzazioni operaie nate nelle fabbriche, in opposizione alle commissioni interne dei sindacati istituzionali, a partire dal 1969. Costituirono il punto di riferimento più rimarchevole del lavoro sindacale di Avanguardia operaia.

Il Cub Pirelli fu il primo a costituirsi, tra l'autunno del 1967[16] e all'inizio del 1968[17]. Nacque come conseguenza dell’insofferenza da parte degli operai della gestione della vertenza integrativa del contratto dei chimici. All’inizio fu duramente contrastato dal Pci e dai sindacati. Anche a seguito di questa esperienza, Cub e organismi di base si costituirono in molte realtà e in tempi diversi: alla Breda, alla Borletti, alla Sip, all’Atm, poi tra gli impiegati della Philips, all’Alfa Romeo, alla Sit-Siemens, all’Ercole Marelli, alla Honeywell, alla Fatme, parallelamente ad altre esperienze simili di organismi operai autonomi che nascevano a Pavia, Trento, Porto Marghera, Bologna, Pisa, Firenze, Roma, Terni, Latina, Porto Torres, Napoli, Venezia.[18]

Inizialmente i Cub furono molto conflittuali con il sindacato, ma progressivamente i rapporti si modificarono. I Cub diedero vita, ove erano presenti, ai Consigli di fabbrica: stessi militanti, ma non la stessa cosa.

Al Teatro Lirico di Milano, il 4 ottobre 1975, si svolse il Convegno nazionale dei Cub. L’ultima delle loro grandi assemblee. Sul ruolo e prospettive dei Cub si accese un vivace dibattito. Non tutti condivisero la scelta dello scioglimento nei Consigli di fabbrica, ma il processo era ormai in atto.[18]

La mobilitazione studentesca[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni ’60 la contestazione giovanile, che prese poi il nome di Sessantotto, esplose in tutto il mondo occidentale, manifestandosi in particolare nelle università e nelle scuole superiori. La rivolta studentesca in Italia non fu quindi uno specifico nazionale, ma, a differenza di altri paesi essa non si esaurì in una stagione, ma durò stabilmente diversi anni. Le prime istanze del movimento in Italia erano molto concrete: la formazione professionale, le condizioni di vita e di studio, la richiesta di cultura non soffocante e soffocata e la libertà sessuale.[19] In seguito le istanze divennero anche politiche: la guerra del Vietnam, la violenza della polizia, l'antifascismo, le stragi di Stato, l'appoggio alle lotte operaie.

Ao, a Milano, era presente inizialmente nel corso di laurea di Fisica della Facoltà di Scienze dell’Università Statale, dove si laurearono alcuni dei suoi dirigenti (tra i quali Oskian Vangelis, Basilio Rizzo, Roberto Biorcio, Claudio Cereda) e negli istituti tecnici (in particolare nell’Istituto per chimici “Molinari”[20] e nell’Istituto tecnico per il turismo, oggi “Claudio Varalli”). La presenza di Ao negli Istituti superiori crebbe via via, finché essa divenne egemone a livello cittadino[21][22].

All’’inizio dell’anno accademico 1969-70 Ao entrò in una nuova fase del suo sviluppo politico organizzativo caratterizzato dalla strutturazione in cellule. In quel periodo vennero costituite anche le cellule studentesche[23]. Più avanti i militanti di Ao promossero la nascita di CUB, sul modello di quelli operai, anche nelle scuole e nelle facoltà universitarie. I CUB studenteschi erano coordinati nel Comitato di Agitazione (CdA). Quello di Milano fece il suo esordio nella manifestazione del 18 novembre 1971.[24] La stessa organizzazione per CUB e Cd'A era presente anche nei corsi di laurea universitari. Ao ebbe un durissimo confronto politico, ideologico e fisico con il Movimento studentesco (Ms) delle facoltà umanistiche della Università statale[25].

Dal punto di vista delle rivendicazioni studentesche, Ao portava avanti la parola d’ordine “lotta alla selezione meritocratica” intesa non come abbassamento del livello di preparazione, ma come eliminazione dei meccanismi selettivi che non permettevano di studiare in modo adeguato[26].

A Milano furono significative anche le lotte dei lavoratori studenti (lavoratori che frequentavano le scuole serali) e degli insegnanti organizzati nei relativi Comitati di Agitazione.[27][28]

Le lotte sociali[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazione di Avanguardia operaia a Milano nel 1971

La riflessione che la condizione del lavoratore, dell’operaio e dell’operaia non si esauriva all’interno della fabbrica, condusse Ao ad articolare e differenziare il suo intervento politico. Oltre che all’interno del posto di lavoro iniziò ad operare anche all’interno dei quartieri, facendo leva sulla mancanza di servizi sociali e sul carovita[29]. Nascono e sono organizzate le lotte per l’autoriduzione delle bollette, contro l’aumento dei prezzi con i mercatini rossi, e, soprattutto, per il diritto alla casa.

Differentemente dallo slogan portato avanti da Lotta continua “la casa si prende, l’affitto non si paga”, a Milano Ao, con lo slogan “affitto proletario, 10% del salario”, scelse di accettare il confronto con l’amministrazione comunale trasformandolo in una continua guerriglia sul terreno della questione del rispetto dei punteggi nell’assegnazione delle abitazioni sfitte dell’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP)[30]. La prima occupazione di case fu quella di via Mac Mahon e, successivamente, tra le altre, quella di via Famagosta in difesa della quale si espressero anche gli operai della Pirelli[31]. Un ruolo molto importante ebbero anche i comitati di quartiere, che nascevano per lo più spontaneamente. Questo tipo di lotta esponeva chi la conduceva spesso a situazioni di scontro con le forze di polizia.[32]

In quel contesto, si innestò un rapporto fecondo con l’intellettualità milanese: urbanisti, architetti e docenti della Facoltà di Architettura del Politecnico. Molti dei maggiori architetti e urbanisti cittadini firmarono il manifesto “Velluto pensaci!” rivolto all’allora assessore all’urbanistica Antonio Velluto, con cui fu tappezzata la città[33].

Di fronte alla necessità di fornire una direzione politica al movimento sociale, Ao diede vita alla Commissione lotte sociali composta dai militanti che si occupavano dell'argomento nelle maggiori città[34]. Ao contribuì in maniera determinante alla fondazione e alla ramificazione sul territorio nazionale dell'Unione Inquilini, sindacato degli inquilini e dei senza casa[35].

Importanti lotte per la casa si svolsero in molte città italiane, tra le altre: a Verona, a Firenze, a Roma.[36]

In molte città fu promossa l’autoriduzione delle bollette elettriche (Enel) e di quelle della Sip: la lotta voleva difendere il salario a livello sociale e contrastare gli aumenti decisi dal Governo Rumor.[37]

La lotta al carovita fu promossa anche con i “mercatini rossi” di generi alimentari che mettevano in diretto contatto produttore-consumatore saltando la trafila delle varie intermediazioni. Questi mercatini popolari ebbero successo un po’ dovunque compresi alcuni centri del sud come Napoli, Taranto, Caltanissetta[38].

Le attività culturali[modifica | modifica wikitesto]

L’organizzazione promosse i circoli “La Comune”. Essi furono una sorta di organizzazione di massa di Ao, nell’ambito del lavoro culturale, con un rapporto simile a quello tra Comitati unitari di base (Cub) e delle cellule. Erano organizzati da un coordinamento nazionale, che si riuniva periodicamente a Firenze o a Bologna.[39]

A Roma erano state create una commissione audiovisivi e una teatrale, da cui scaturì la cooperativa Collettivo teatrale Majakovskij. La compagnia portò diversi spettacoli nelle feste, nei teatri tradizionali, nelle fabbriche occupate, o nell’ospedale psichiatrico di Trieste quando ancora non era stato chiuso definitivamente. In due anni circa 250 repliche. La sede romana dei circoli “La Comune” era ospitata dalla San Diego Film diretta da Renzo Rossellini, punto di attrazione della produzione militante.[40]

Numerose le attività di Ao per feste e raduni. Nel settembre del 1974 si tenne al Parco Ravizza di Milano il primo festival dell’organizzazione che ebbe come star Edoardo Bennato.[41]

Dal 18 al 21 settembre 1975 Avanguardia operaia promuove con Lotta continua e il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo a Licola, nei pressi di Napoli una sorta di “Woodstock italiana”.[42]

Un caso a parte è costituito da Radio Città Futura, nata nel 1975 su impulso di Ao e del Pdup per il comunismo. Coordinatore e animatore dell’impresa fu Renzo Rossellini insieme all’editore Giulio Savelli. Fu una radio politica, e tuttavia capace di fungere da polo aggregativo e da luogo di informazione di qualità. La sede iniziale fu a Roma, in piazza Vittorio, nell’abitazione di due militanti di AO, sul cui terrazzo fu impiantata l’antenna.[43]

Il servizio d'ordine e le violenze a Milano[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazione di Avanguardia operaia a Milano nel 1971

Agli inizi degli anni ’70 a Milano c’era un clima generale di grande tensione tra il movimento di operai e studenti e le forze dell'ordine, ma anche tra le organizzazioni della nuova sinistra e i gruppi neofascisti[44]. Erano anche presenti forti rivalità tra i diversi gruppi extraparlamentari della sinistra (Ao, Ms della Statale, Lotta comunista e in parte Lotta continua)[45]. In questo contesto Ao mise in piedi un servizio d’ordine di natura difensiva. Esso in particolare sorse per l'esigenza di difendersi dagli sgomberi da parte della polizia delle occupazioni studentesche e operaie e dei picchetti operai e dagli attacchi alle manifestazioni di strada.[45]

Ao espresse fin da subito una posizione politica contraria alle azioni violente che, nei primi anni '70, iniziavano ad essere portate avanti da altri gruppi della nuova sinistra nei confronti di esponenti delle forze dell'ordine o del padronato. Ne sono esempio le parole espresse dall'organizzazione in seguito al sequestro lampo del dirigente Siemens Idalgo Macchiarini da parte delle Brigate Rosse avvenuto il 3 marzo 1972[46] e dell'omicidio Calabresi (17 maggio 1972)[47].

La tensione a Milano era così elevata da suggerire ad Ao un presidio anche notturno della sede di via Vetere 3. Il 7 luglio 1972 un ordigno al tritolo venne lanciato nella finestra del 1º piano: gli autori lasciarono un volantino firmato Sam (Squadre d’Azione Mussolini)[48].

Il 12 dicembre 1973, durante il comizio per l'anniversario della strage di piazza Fontana, il servizio d'ordine del Movimento Studentesco attaccò i militanti di Ao, provocando una ventina di feriti, di cui 8 ricoverati al Policlinico e uno, Claudio Varisco, in gravi condizioni.[49] In seguito a questo episodio e in conseguenza del clima generale di quegli anni, Avanguardia operaia ristrutturò il proprio servizio d'ordine in maniera più organizzata[50]. Il servizio d'ordine, diviso in zone territoriali, ma coordinate a livello cittadino, aveva il proprio centro organizzativo in zona Città Studi. A sua volta, l'area di Città Studi disponeva di una squadra ad Agraria molto attiva, una a Fisica, una a Medicina ed una più modesta ad Ingegneria[51].

Il servizio d'ordine di Avanguardia operaia iniziò a quel punto a svolgere, come altri gruppi della nuova sinistra, anche attività legate all'"antifascismo militante", compiendo aggressioni nei confronti di coloro che erano reputati essere nemici e assalti contro i ritrovi avversari. Il gruppo faceva di frequente uso di chiavi fisse di marca "Hazet" da 36 mm[52] per colpire gli avversari politici, tanto che, come altri gruppi dell'antifascismo militante, furono chiamati Gli idraulici[53]. Solitamente le aggressioni erano precedute da minacce nei confronti dell'interessato[54]. In seguito, la vittima designata veniva individuata e colpita sul capo con le chiavi fino a farla cadere a terra priva di conoscenza[55].

Il 13 marzo 1975, a Milano, gli studenti di medicina del servizio d'ordine di Avanguardia operaia aggredirono lo studente di destra Sergio Ramelli, che, per i colpi di chiave inglese ricevuti, morì dopo 48 giorni. L'anno seguente (31 marzo 1976) si rese responsabile di un "assalto" al bar Porto di Classe frequentato abitualmente da militanti di destra[56], dove una persona rimase invalida a vita per le ferite riportate durante gli scontri. Per questi crimini alcuni militanti della organizzazione furono condannati circa dieci anni dopo.

Nel 1985, durante le indagini dei giudici istruttori Maurizio Grigo e Guido Salvini sorte dalle confessioni di tre pentiti legati alla colonna bergamasca di Prima Linea, gli inquirenti rinvennero in un appartamento di viale Bligny uno schedario contenenti dati di oltre 10 000 persone considerate militanti neofascisti, di organizzazioni rivali o comunque in qualche modo potenziali obiettivi di attentati. In particolare, si ritrovano molte fotografie delle persone presenti al funerale di Sergio Ramelli corredate da schede personali sugli amici dello stesso e indicazioni circa il bar Porto di Classe[57]. Lo schedario, nato nei primi anni settanta ad opera di Avanguardia operaia e poi passato ad altre organizzazioni (tra cui Democrazia Proletaria), era in possesso di Marco Costa e Giuseppe Ferrari Bravo (cui era intestato l'appartamento), due militanti della sinistra extraparlamentare, entrambi implicati nell'omicidio di Sergio Ramelli e nell'assalto al bar Porto di Classe[58].

Gli organismi dirigenti di Avanguardia operaia, sempre più preoccupati per le tendenze che si manifestavano nell'ambito del servizio d'ordine e per le iniziative che assumeva, decisero di scioglierlo nel 1977, anche per evitare che alcuni suoi componenti fossero attirati dalla lotta armata.[59]


Congressi Nazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso -
  • II Congresso -
  • III Congresso -
  • IV Congresso - 4/7 ottobre 1974
  • V Congresso - 24/27 marzo 1977

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Elezione Voti % Seggi
Politiche 1976 Camera In Democrazia Proletaria
2 / 630
Senato In Democrazia Proletaria
0 / 315

Esponenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ in Fabrizio Billi e William Gambetta, Massimo Gorla, una vita nella sinistra rivoluzionaria, Centro di Documentazione Pistoia Editrice, 2016, pag. 42: "I fondatori di Ao provengono in gran parte dall'esperienza trotskista. Il ruolo di Gorla, nelle vicende dei Gcr e di Avanguardia operaia, è centrale."
  2. ^ I movimenti, la nuova sinistra e Avanguardia Operaia di Roberto Biorcio in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021, pag. 28
  3. ^ Intervista a Silvana Barbieri (operaia Sit-Simens e fondatrice di Ao) del 12 aprile 2018, reperibile alla pagina: interviste
  4. ^ Queste informazioni si evincono dalle interviste di Francesco Forcolini (Sip), Emilio Molinari, Rina e Silvana Barbieri (Borletti), Gabriele Malpezzi (Pirelli), reperibili qui: interviste
  5. ^ Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021, pag. 277-290
  6. ^ Relazione di Luigi Vinci alla Conferenza di Organizzazione di Ao, 3 gennaio 1976, pubblicata su Quotidiano dei lavoratori il 4 gennaio 1976
  7. ^ I movimenti, la nuova sinistra e Avanguardia Operaia di Roberto Biorcio in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021.
  8. ^ “La base operaia di Ao non era l’operaio-massa, quello che veniva magari dal sud pieno di rabbia, ma che poi si fermava alla rabbia, alla consapevolezza del proprio sfruttamento; erano, invece i giovani operai che uscivano dalle scuole pubbliche e aziendali, dotati di conoscenze che davano loro strumenti diversi, che volevano capire i meccanismi della politica, crescere insieme e produrre un sapere collettivo” (Intervista a Emilio Molinari, in M. Pucciarelli, Gli ultimi mohicani, ed. Alegre, pag. 41)
  9. ^ I movimenti, la nuova sinistra e Avanguardia Operaia di Roberto Biorcio in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021, pag. 30-31
  10. ^ Avanguardia operaia era la rivista con la copertina bianca e la scritta “Avanguardia operaia” in rosso, e l’indice del numero, pubblicata in formato simile all'A4. Avanguardia operaia, giornale di agitazione comunista aveva in copertina disegni e foto ed era pubblicata in formato simile all'A3.
  11. ^ L'elenco complessivo delle pubblicazioni di Avanguardia operaia, compresi i Quaderni si può trovare sull'archivio Marco Pezzi sul sito del Comune di Bologna: qui.
  12. ^ AA.VV., Volevamo cambiare il mondo, a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli, Mimesis, 2021.
  13. ^ articolo sul Corriere della Sera del gennaio 2000
  14. ^ articolo sul Corriere della Sera del settembre 1998
  15. ^ Istruttoria dei giudici Grigo e Salvini sul caso Ramelli Archiviato il 27 settembre 2007 in Internet Archive., il commento che l'autore della pagina fa della fonte è, a tratti, di parte
  16. ^ Soffiava un vento generoso di Franco Calamida in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021, pag. 55 e 58
  17. ^ Luigi Vinci, Il lavoro politico nei primi Cub, in Massimo Gorla: un gentiluomo comunista, Sinnos Editrice, pag. 125
  18. ^ a b Soffiava un vento generoso. I Comitati unitari di base e le lotte operaie di Franco Calamida in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021.
  19. ^ Il movimento degli studenti e la nuova sinistra di Marco Paolini in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 100
  20. ^ Il movimento degli studenti e la nuova sinistra di Marco Paolini in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 101. Si cita l'intervista a Guido Morano, studente del Molinari: "La nostra scuola è stata forse la prima a fare iniziative pubbliche. La prima lotta è stata fatta per la mensa. Stavamo a scuola tutto il giorno e non avevamo neanche la mensa..."
  21. ^ Il movimento degli studenti e la nuova sinistra di Marco Paolini in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 114. Si cita una parte dell'intervista a Emilio Genovesi: "Io ero responsabile degli studenti medi... allora, con una sola telefonata la mattina potevo bloccare le scuole di Milano con uno sciopero e portare in piazza da 10.000 a 30.000 studenti".
  22. ^ "Siamo presenti in Milano in 40 scuole; in 13 siamo il "Movimento studentesco", cioè la nostra linea esprime in modo adeguato la volontà politica della maggioranza degli studenti... in 10 scuole abbiamo organismi di massa coordinati con alle spalle un'esperienza di lotta significativa.... in 17 istituti inoltre abbiamo nuclei embrionali di compagni organizzati che fanno riferimento al CdA e che lavorano per costruire organismi di base e per radicarsi tra le masse... in due zone di Milano infine, alla Bovisa e a Lambrate, zone in cui è molto estesa la componente operaia e dove le stesse scuole raccolgono per lo più studenti di provenienza operaia, siamo il movimento studentesco di zona" in Scuola, studenti e proletari. Materiali per un’analisi della scuola e per l’articolazione di una tattica per il movimento studentesco, a cura del Comitato di Agitazione del Movimento Studentesco Medio di Milano, pp. 110 [primavera 1973], Collana “Quaderni per il movimento studentesco”, edizioni Clued, a sua volta citato in Il movimento degli studenti e la nuova sinistra di Marco Paolini in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 114
  23. ^ "L'inizio dell'anno accademico '69/'70 coincide così con una tappa importante nell'organizzazione: Ao entra in una nuova fase del suo sviluppo politico-organizzativo nella scuola, caratterizzato dalla strutturazione in cellule. Viene costituita una cellula studentesca, che presto darà origine ad altre" tratto da Lotta di classe nella scuola e movimento studentesco, Quaderni di Avanguardia Operaia, febbraio 1971, Sapere edizioni, citato in: Il movimento degli studenti e la nuova sinistra di Marco Paolini in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 108
  24. ^ Il movimento degli studenti e la nuova sinistra di Marco Paolini in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 113
  25. ^ Il movimento degli studenti e la nuova sinistra di Marco Paolini in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 107
  26. ^ "Noi la chiamavamo lotta alla selezione meritocratica: non è che volevamo abbassare il livello di preparazione, ma eliminare i meccanismi selettivi che condizionavano la formazione delle persone e non permettevano di studiare in modo adeguato. Volevamo abolire le lezioni cattedratiche, perché con 200 persone l'interazione con il docente è impossibile, volevamo gruppi di studio con massimo 25 studenti" dall'intervista a Vittorio Sforza in Il movimento degli studenti e la nuova sinistra di Marco Paolini in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 110
  27. ^ I movimenti, la nuova sinistra e Avanguardia Operaia di Roberto Biorcio in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 35
  28. ^ Intervista a Elsa Del Col, reperibile alla pagina: interviste
  29. ^ La politica sul territorio e le lotte sociali di Claudio Madricardo in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 143-144
  30. ^ La politica sul territorio e le lotte sociali di Claudio Madricardo in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 147
  31. ^ La politica sul territorio e le lotte sociali di Claudio Madricardo in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 146
  32. ^ La politica sul territorio e le lotte sociali di Claudio Madricardo in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 148, 159-164
  33. ^ La politica sul territorio e le lotte sociali di Claudio Madricardo in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 149
  34. ^ La politica sul territorio e le lotte sociali di Claudio Madricardo in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 144
  35. ^ Sito ufficiale Unione Inquilini, su unioneinquilini.it.
  36. ^ A Verona prima alle Case Crescenti poi alle case dell’impresa Mazzi le occupazioni promosse da Ao portarono all’assegnazione degli alloggi ad affitti realmente popolari. A Firenze in via Argingrosso, nella zona dell’Isolotto, dopo una occupazione durata alcuni mesi gli appartamenti dello Iacp vennero dati agli assegnatari. A Roma l’occupazione delle case di via Pincherle fu organizzato dal Cub dei postelegrafonici egemonizzato da Ao: le graduatorie per l’assegnazione delle case furono rifatte sulla base di criteri di giustizia sociale. Nella realtà romana ebbero un ruolo centrale i comitati di quartiere, come ad esempio quello di Val Melaina Tufello, che promuovevano, l’autoriduzione dell’affitto presso gli assegnatari delle case dello Iacp e l’occupazione di case sfitte: di queste ultime si ricordano quelle di via Tiburtina, delle palazzine di Casalbertone, di Casal Bruciato, di Pietralata in Largo Beltramelli e di San Basilio. da La politica sul territorio e le lotte sociali di Claudio Madricardo in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag 155-164.
  37. ^ La politica sul territorio e le lotte sociali di Claudio Madricardo in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 167
  38. ^ La politica sul territorio e le lotte sociali di Claudio Madricardo in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 170
  39. ^ Avanguardia Operaia e la politica nella cultura di Vincenzo Vita in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021, pag. 183
  40. ^ Avanguardia Operaia e la politica nella cultura di Vincenzo Vita in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021, pag. 184
  41. ^ Avanguardia Operaia e la politica nella cultura di Vincenzo Vita in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021, pag. 188
  42. ^ Avanguardia Operaia e la politica nella cultura di Vincenzo Vita in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021, pag. 189
  43. ^ Avanguardia Operaia e la politica nella cultura di Vincenzo Vita in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli ED. MIMESIS 2021, pag. 195
  44. ^ Particolarmente rilevante fu la provocazione del questore Allitto Bonanno che concedette il comizio di piazza Castello ai fascisti, e indusse lo scontro di piazza dell’11 marzo 1972 tra i membri del Comitato nazionale contro le stragi di stato e le forze dell’ordine, che portò alla morte del pensionato Tavecchio.
  45. ^ a b I movimenti, la nuova sinistra e Avanguardia Operaia di Roberto Biorcio in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 40
  46. ^ "Prendiamo le iniziative della Sinistra Rivoluzionaria che in altri momenti hanno svolto e svolgono oggi una sola funzione: fornire alla borghesia e ai suoi giornali la possibilità di riassociare sinistra rivoluzionaria e azioni terroristiche e di rilanciare la campagna contro gli 'opposti estremismi'. I discorsi sulla funzione 'educativa' o anche solo intimidatoria delle iniziative delle Brigate Rosse, e sulla loro appartenenza alla tradizione di lotta del proletariato, sono solamente scemenze, quando non fanno parte della provocazione contro la classe operaia e la sinistra rivoluzionaria" in Rafforzare l'azione di massa, supplemento a Avanguardia Operaia n. 5, anno II, pag. 4
  47. ^ "L'assassinio di Calabresi fa parte della catena di provocazioni e di delitti ai quali, da piazza Fontana a oggi, apparati ben più potenti che le varie Bande Bassotti che lo sceriffo Viola 'scopre' una alla settimana, hanno dato vita, contro la classe operaia, l'ondata di lotte contrattuali in arrivo. [...] Pinelli non è stato vendicato, l'assassinio Calabresi non rappresenta un atto di giustizia proletaria, ma una provocazione antiproletaria" in La strage di stato continua a colpire, Avanguardia Operaia, aprile-maggio 1972, n.24, pag. 2
  48. ^ "Alle prime ore del 7 luglio 1972, un venerdì, due giovani neofascisti si fermano a fianco della sede milanese di Ao, in via Vetere 3. La temperatura in città è tra i 20 e i 30 gradi. La finestra al primo piano, dove di solito dormono i militanti che svolgono il turno notturno di vigilanza è spalancata. Per fuggire il caldo i tre ventenni in servizio di guardia sono andati a stendersi in terrazza. Un ordigno al tritolo viene lanciato con precisione dentro le finestre del primo piano. L'esplosione buca il pavimento, abbatte un muro divisorio e rompe decine di vetri degli edifici adiacenti. Per terra i bombaroli lasciano tre volantini firmati SAM, Squadre d'Azione Mussolini. I danni ammontano a due milioni di lire. Se la squadra di vigilanza avesse dormito, come al solito, nella stanza colpita dall'esplosione, con gran probabilità ci sarebbero stati feriti, forse anche morti" in L'antifascismo e il servizio d'ordine di Paolo Miggiano in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 206
  49. ^ Cronologia in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 283
  50. ^ I movimenti, la nuova sinistra e Avanguardia Operaia di Roberto Biorcio in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 41-42
  51. ^ Maurizio Grigo e Guido Salvini, nell'Ordinanza di rinvio a giudizio: "La struttura più forte del servizio d'ordine di AO (divisa in zone territoriali e coordinata a livello cittadino) era costituita dalle squadre di Città Studi, zona ove la presenza politica dell'organizzazione era tradizionalmente più cospicua, al contrario delle facoltà umanistiche ove predominava il Movimento studentesco. A Città Studi esisteva una squadra di servizio d'ordine ad Agraria, attiva e numerosa, una squadra a Fisica, una squadra a Medicina e una squadra più modesta ad Ingegneria. A partire dall'autunno 1974 la squadra di Medicina si era rafforzata dandosi una struttura stabile di dieci elementi, ma non aveva che scarsa o nulla esperienza come tale in materia di "antifascismo". Tale squadra era composta da Cavallari (che ne era responsabile), Costa (che stava subentrando a Cavallari proprio nei giorni dell'aggressione a Ramelli), Ferrari Bravo, Castelli, Montinari, Claudio Scazza, Costantino, Colosio, Berlpiede e Cremonese."
  52. ^ Guido Passalacqua, Quando a Milano la chiave inglese faceva politica contro i fascisti, articolo su Repubblica del 20 settembre 1985:"Hazet 36, fascista dove sei". L'Hazet era la chiave inglese preferita dai servizi d'ordine dei gruppuscoli milanesi, un attrezzo d'acciaio lungo quanto un avambraggio. Lo slogan risuonava ossessivo nei cortei, scandito fino alla nausea...Per Milano la chiave inglese era il simbolo di quello che negli anni successivi al mitico sessantotto si chiamava Antifascismo militante.
  53. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 292:Li chiamano gli idraulici". Non certo perché siano pratici di tubi, lavandini o guarnizioni, ma perché hanno scelto come loro arma elettiva la Hazet 36, 40 centimetri di lunghezza, una delle più pesanti chiavi inglesi...
  54. ^ Maurizio Grigo e Guido Salvini, nell'Ordinanza di rinvio a giudizio: "Nel corso del 1974 il servizio d'ordine di AO, sino ad allora piuttosto debole, si era ristrutturato promuovendo altresì sul piano operativo, unitamente ai più cospicui servizi d'ordine degli altri gruppi, la campagna dell'"antifascismo militante" (in altri termini l'aggressione, ovunque fosse possibile, delle persone aderenti o simpatizzanti per la destra politica e la distruzione delle sedi e dei ritrovi da esse presuntivamente frequentate). Tali aggressioni erano per lo più precedute da scritte o cartelli minacciosi nei vari quartieri e da intimidazioni o espulsioni dalle scuole frequentate dalle persone individuate."
  55. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 293:"Tutte le aggressioni seguono una prassi, un protocollo, addirittura una sorta di "rituale" sacrificale di guerriglia urbana: la vittima viene raggiunta quando è isolata, circondata in gruppo, colpita con le Hazet fino a che non perde conoscenza."
  56. ^ Luca Telese "Cuori neri" Sperling & Kupfer Editori Milano 2006 pag.314 dalla testimonianza di Claudio Guarisco, membro del commando "Qualcuno spiegò che era stato individuato un posto di fascisti. Fascisti che si stavano riorganizzando in ambito territoriale e che bisognava contrastare. Il bar di largo Porto di Classe andava colpito, si dovevano spaccare le vetrine e dare fuoco al locale. Ci dissero che bisognava raggiungere la zona alla spicciolata"
  57. ^ Maurizio Grigo e Guido Salvini, nell'Ordinanza di rinvio a giudizio:"Infatti -si rinvengono numerose fotografie dei funerali di Sergio Ramelli con ingrandimenti delle persone presenti. -si rinvengono schede e indicazioni su amici di Ramelli, cui era stata sottratta l'agendina e sulle perquisizioni ai danni di studenti di destra del Molinari ad opera degli amici degli "schedatori". -si rinvengono indicazioni sul bar Porto di Classe e sui suoi frequentatori. È evidente allora, e ben lo sanno i dirigenti del servizio d'ordine del tempo, che quanto avveniva non avveniva a caso, ma faceva parte di un'indicazione politica generale e preordinata."
  58. ^ Guido Giraudo, Andrea Arbizzoni, Giovanni Buttini, Francesco Grillo e Paolo Severgnini, Sergio Ramelli, una storia che fa ancora paura, editore Lorien, 2001 p. 99 e seguenti: "Il 16 maggio 1987 la II Corte d'Assise emette la sua sentenza: dichiara tutti gli imputati (escluso Di Domenico che assolve per insufficienza di prove e Cavallari che assolve con formula ampia) colpevoli di omicidio preterintenzionale, modificando quindi l'accusa iniziale (l'accusa iniziale era di omicidio volontario)...la Corte, pur non ritenendo la volontarietà del reato, commina pene severe: 15 anni e 6 mesi a Costa, 15 a Ferrari Bravo e Colosio (compreso Porto di Classe), 13 a Belpiede, 12 alla Colombelli, 11 a Castelli, Montinari e Scazza. Per l'assalto al bar e le schedature di viale Bligny queste sono le pene inflitte: 11 anni a Ferrari Bravo, 10 a Di Domenico, 9 a Tumminelli, 5 a Pais, 3 anni e 6 mesi a Cremonese, Guarisco, Muddolon, Pasinelli e Bogni, 3 a Mazzarini. Il 2 marzo 1989 la IIsezione della Corte d'Assise d'Appello, presieduta dal dottor Renato Cavazzoni, accoglie sostanzialmente le richieste della parte civile e del Pubblico Ministero dichiarando gli imputati colpevoli di omicidio volontario; riconoscendo però agli aggressori l'attenuante (prevista dal codice penale) del concorso cosiddetto "anomalo" in omicidio e riducendo di conseguenza le pene (11 anni e 4 mesi a Costa, 10 e 10 mesi a Ferrari Bravo, 7 e 9 mesi a Colosio, 7 a Belpiede, 6 e 3 mesi a Castelli, Colombelli, Montinari e Scazza). Anche per l'assalto al bar di largo Porto di Classe e le schedature del covo di viale Bligny alcune condanne vengono ridotte: 5 anni e 6 mesi a Ferrari, 5 a Di Domenico, 4 e 6 mesi a Tumminelli, 3 e 6 mesi a Pais, 3 a Cremonese, Guarisco e Muddolon. Il 22 gennaio 1990, la I sezione della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Corrado Carnevale, conferma sostanzialmente la sentenza di secondo grado rigettando i ricorsi della difesa, ma escludendo anche l'aggravante della premeditazione richiesta dalla parte civile."
  59. ^ I movimenti, la nuova sinistra e Avanguardia Operaia di Roberto Biorcio in Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia 1968-1977 a cura di Roberto Biorcio e Matteo Pucciarelli Ed Mimesis 2021, pag. 42

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]