Quotidiano dei lavoratori

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Quotidiano dei lavoratori
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano (1974-1979)
settimanale (1978-1982)
Genere stampa nazionale
Formato tabloid
Fondatore Silverio Corvisieri
Fondazione 1974
Chiusura 1982
Sede Milano (quotidiano)
Roma (settimanale)
 

Il Quotidiano dei lavoratori è stato il giornale della formazione di sinistra denominata Organizzazione comunista Avanguardia operaia e, in seguito, di Democrazia Proletaria: quotidiano dal 26 novembre 1974 al 12 giugno 1979, settimanale dal 1978 al 1982.

È stato, dopo il manifesto e Lotta Continua, il terzo giornale della sinistra extraparlamentare italiana durante gli anni 1970.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Venne fondato da Silverio Corvisieri, con Claudio Cereda caposervizio interni, caporedattore e poi capo redattore, e infine vicedirettore con funzioni di direttore. Il giornale poteva essere acquistato sia nelle edicole, che dai militanti, improvvisati strilloni, che lo vendevano sui marciapiedi di fronte alle fabbriche e alle scuole. Nel corso della sua esistenza il giornale si trovò sempre ad affrontare gravi problemi finanziari. La vendita era propagandata con lo slogan: «gli altri giornali li leggete, questo lo scrivete».

I calciatori del Perugia, Paolo Sollier e Giancarlo Raffaeli, sfogliano una copia del Quotidiano dei lavoratori nel gennaio del 1975.

Nel 1975 il Quotidiano dei lavoratori, assieme a il manifesto, infranse un tabù pubblicando le prime missive di lettori omosessuali nonché informazioni sulle riunioni dei collettivi gay italiani.[1] Con la dissoluzione di Avanguardia operaia e la nascita di Democrazia Proletaria, nata dall'aggregazione di diversi gruppi politici, divenne il giornale di quest'ultima formazione.

Nel 1978, a seguito del positivo risultato di Democrazia Proletaria nelle elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige, venne tentato un rilancio del giornale, passando al formato berlinese (già introdotto con successo in Italia da la Repubblica) e assumendo, sotto la direzione di Vittorio Borelli, Daniele Protti, Stefano Semenzato e Armando Zeni, una linea politica più movimentista. Con questi mutamenti le vendite aumentarono fino a 12-15.000 copie, ma la situazione finanziaria rimase precaria dal momento che i ricavi delle vendite non erano in grado di pareggiare i costi. Il giornale non godeva infatti di significativi introiti pubblicitari, per il rifiuto della società Sipra di stipulare un contratto per la pubblicità del tipo di quello stipulato con il manifesto.

D'altra parte il quotidiano non riusciva ancora coinvolgere a livello nazionale le varie realtà politiche di Democrazia Proletaria. Molti militanti dell'Italia Meridionale lo consideravano infatti un giornale milanese, mentre altri militanti non approvano la sua apertura a tutte le tematiche dei diversi movimenti del periodo. La crisi dovuta alla sconfitta della lista Nuova Sinistra Unita alle elezioni politiche del 1979 condusse alla chiusura provvisoria del Quotidiano dei lavoratori, il 12 giugno di quell'anno.

Il Quotidiano dei lavoratori apparve nuovamente in edicola dall'ottobre successivo con la direzione di Semenzato [Direttore Editoriale Francesco Tozzuolo], ma in edizione settimanale, con una vendita media di 13.-14.000 copie. Il giornale fu definitivamente chiuso nell'aprile del 1982. Raccolte complete delle sue annate non sono facilmente rinvenibili nelle emeroteche nazionali. L'archivio "Marco Pezzi" i cui documenti sono conservati presso l'Archivio Storico del Comune di Bologna, raccoglie l'archivio fotografico del giornale: circa 5-6.000 fotografie su manifestazioni ed episodi di lotta degli anni 1970.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]