Vita su Marte

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1leftarrow.pngVoce principale: Marte (astronomia).

Il polo nord di Marte

L'invenzione del telescopio e il suo uso hanno dato la possibilità a molti astronomi di osservare la superficie di Marte. La scoperta delle due calotte polari con il loro periodico avanzamento e ritiro ha fatto sorgere l'ipotesi, oggi confermata, che il pianeta fosse soggetto ai cicli stagionali. Altri aspetti di somiglianza alla Terra, come la lunghezza del giorno, la quasi simile inclinazione dell'asse di rotazione, la durata dell'anno siderale (pressappoco doppia rispetto quella terrestre) hanno alimentato la tesi dell'esistenza di forme di vita su Marte.

Il 12 marzo 2013 la NASA ha confermato che ci sono alte possibilità che un tempo sul pianeta ci fossero le condizioni per lo sviluppo di microrganismi nonostante non si abbia ancora la certezza assoluta. Questa conferma, arrivata delle recente analisi di un campione di roccia raccolto dal rover Curiosity, ha permesso ai ricercatori della NASA di arrivare appunto alla conclusione che in tempi remoti Marte avesse probabilmente ospitato qualche forma di vita, sotto forma di microorganismi.

Prime ipotesi e i "canali"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Canali di Marte.

Nel 1854 William Whewell teorizzò che Marte possedesse mari, terre e che potesse ospitare la vita; e, durante la grande opposizione di Marte del 1877, Giovanni Schiaparelli, un astronomo italiano, osservò sul pianeta formazioni scure, rettilinee. Queste linee intersecantisi, della lunghezza di migliaia di chilometri e larghezza 100–200 km, furono chiamate canali. L'osservazione diede l'avvio ad ipotesi, racconti e speculazioni sulla presenza di vita sul pianeta: si pensava infatti che delle forme di vita intelligenti incanalassero la poca acqua rimasta per la ridistribuzione planetaria.

William Wallace Campbell, astronomo statunitense, attraverso l'analisi spettroscopica scoprì che l'atmosfera di Marte era priva di acqua ed ossigeno e mise termine a qualsiasi discussione scientifica sull'argomento; i canali, frutto solamente di illusione ottica, rimasero esclusivamente come elementi delle storie di fantascienza.

L'apporto delle sonde spaziali[modifica | modifica sorgente]

Nel 1965 la sonda spaziale Mariner 4 inviò dalla sua orbita fotografie di Marte che mostravano un suolo arido, senza fiumimari. La superficie, ricca di crateri, indicava la probabile mancanza di una tettonica delle placche; secondo i rilevamenti il pianeta era privo di un campo magnetico, il che significava che veniva continuamente bombardato da radiazioni ultraviolette. Fu inoltre misurata una pressione atmosferica di 4-7 millibar, sicché l'acqua non poteva esistere allo stato liquido. Il quadro che veniva a delinearsi tendeva dunque ad escludere ogni possibilità di vita.

La successiva missione, quella Viking, aveva il compito rilevare la presenza di eventuali microorganismi nel terreno marziano. La ricerca fu molto influenzata e limitata dai resoconti fatti dal Mariner 4, ma uno degli esperimenti identificò un rilascio di anidride carbonica, al contatto con acqua e supernutrienti, come se la sua produzione significasse presenza di organismi, sia pure elementari; ma questo esperimento venne contestato da molti scienziati, i quali affermavano che i prodotti chimici superossidanti nel terreno avrebbero potuto produrre questo effetto anche senza la presenza microbica. Le prove del Viking non si erano rivelate abbastanza specifiche da rilevare forme di vita identificabili.

Particolari batteri esistenti sulla Terra avrebbero potuto vivere nel suolo e nell'atmosfera marziana anche in quelle condizioni, ma mancavano gli esperimenti idonei a rilevarli.

Meteorite ALH 84001 e prove dirette di vita marziana[modifica | modifica sorgente]

Possibili forme di vita nel meteorite ALH 84001?

Lo studio del meteorite ALH 84001, una roccia ritenuta proveniente di Marte, ha stabilito che nel suo interno sono contenute microscopiche strutture, che potrebbero essere microbi fossilizzati; tuttavia questo ritrovamento non rappresenta una prova certa dell'esistenza di vita sul pianeta rosso: infatti, altri scienziati hanno spiegato queste tracce come dovute solamente a processi chimici.

Grazie ad alcune immagini satellitari, la presenza di molti punti scuri, che compaiono sulle dune vicino alle regioni polari, viene spiegata da alcuni studiosi con l'esistenza sul suolo di estremofili (organismi generalmente unicellulari che prosperano in condizioni estreme).

Acqua su Marte[modifica | modifica sorgente]

Generalmente si ritiene che acqua sia sinonimo di vita; perciò l'esplorazione di Marte con la missione Mars Exploration Rover non è stata finalizzata direttamente alla ricerca di forme vitali, ma alla scoperta del prezioso liquido; e questo è stato trovato, o perlomeno sono state trovati alcuni indizi che depongono a favore della sua esistenza.

È stata riconosciuta la presenza di ematite, un minerale che si forma solamente[senza fonte] in presenza di acqua; si sono osservate strutture sedimentarie, che solo l'azione di un liquido può aver formato; il rover Opportunity ha ottenuto riscontri del fatto che in un antico passato l'acqua esistesse allo stato fluido sulla superficie di Marte.

I solchi (gully), che si originano dal bordo rialzato del cratere, sono attribuiti al ruscellamento di liquidi (probabilmente acqua) sulla superficie di Marte

Nel dicembre del 2006 Mars Global Surveyor ha fornito le prove fotografiche che a tutt'oggi l'acqua fuoriesce da fenditure, lasciando tracce erosionali sul terreno. Altre fotografie hanno mostrato letti di antichi fiumi, con isole che sorgevano al loro interno, prove inconfutabili che un tempo dei liquidi scorrevano, producendo le caratteristiche formazioni che ora noi vediamo. Ma, col diminuire della forza del campo magnetico, il vento solare ha spazzato via la primitiva atmosfera, facendo diminuire drasticamente la pressione e quindi favorendo l'eliminazione quasi completa dell'acqua dalla superficie per evaporazione nello spazio.

Le osservazioni della sonda Curiosity che ha raggiunto il pianeta rosso nell'agosto del 2012, ha fornito una prova certa della passata esistenza di corsi acqua sulla superficie di Marte, riprendendo immagini di affioramenti rocciosi interpretabili come sedimenti fluviali, caratterizzati da materiali ghiaiosi con granuli e ciottoli ben arrotondati e livelli sabbiosi con laminazioni oblique da ripple mark e dune subacquee, elementi e strutture che hanno potuto formarsi solamente per i processi sedimentari legati all'azione di correnti acquee, in ambienti di tipo alluvionale (conoide di deiezione e pianura alluvionale).

Altri elementi a sostegno della vita[modifica | modifica sorgente]

Nel marzo del 2004 la sonda Mars Express ha rilevato la presenza di metano nell'atmosfera di Marte e, siccome questo gas può persistere solo per poche centinaia di anni, essa viene spiegata solamente attraverso un processo vulcanico o geologico non identificato, o con la presenza di certe forme di vita estremofile; altri hanno spiegato che il minerale chiamato olivina, in presenza di acqua, potrebbe essere stato convertito in serpentina e questo fenomeno potrebbe essere accaduto in qualche luogo nel sottosuolo di Marte ed aver liberato abbastanza metano, da poter essere rilevato dalle sonde. Ancora, il Mars Express nel febbraio 2005 ha segnalato la presenza di formaldeide, altro indizio di presenza di vita microbica.

Nel giugno del 2008 la missione Phoenix ha testimoniato la presenza di acqua allo stato solido sul pianeta rosso. Phoenix ha lavorato su terreni vecchi di 50.000 e forse un milione di anni, sperando di trovare prove che un tempo il clima di Marte era stato più caldo.

Nel 2013 un gruppo di scienziati guidati dal professore di Oxford Bernard Wood hanno dichiarato che, 4 miliardi di anni fa, Marte era provvisto di un'atmosfera ricca d'ossigeno. Il gruppo, dopo aver messo a confronto meteoriti provenienti da marte e rocce esaminate dai rover, hanno rilevato evidenti segni di ossigenazione, tuttavia non è certo se sia frutto di un processo biologico o di una reazione chimica.[1]

Nel 2016 l'Astrobiology Field Laboratory volerà verso il pianeta rosso per rispondere alle domande rimaste senza risposta o confermare le risposte già ottenute.

Nell'attesa, bisogna anche considerare che la vicinanza tra la Terra e Marte può aver contribuito a diffondere la vita da un pianeta all'altro. Infatti molte creature terrestri (batteri ed organismi unicellulari come la Haloarchaea, spore e i tardigradi o orsetti d'acqua) potrebbero sopravvivere nello spazio per lunghi periodi di tempo e raggiungere, spinti dal vento solare, Marte. Tutto sommato sono molti gli organismi che vivono una parte del loro ciclo vitale negli strati alti dell'atmosfera: si tratta per lo più di organismi unicellulari, spore di muschi, funghi e licheni, alcuni ragni microscopici ed altri organismi nani, la maggior parte dei quali è adatta ad ambienti estremi solo per una, più o meno breve, fase del ciclo vitale e deve poi ritornare negli strati bassi dell'atmosfera per riprodursi o crescere; ve ne sono comunque alcuni in grado di vivere la loro intera esistenza negli strati alti dell'atmosfera. La maggior parte di loro morirebbe abbastanza "rapidamente" (i tardigradi resistono per circa un secolo, le spore forse per qualcosa di più) in mancanza di acqua liquida, oppure non potrebbero risvegliarsi dal torpore e sopravvivere con il livello di radiazioni marziane. In milioni e milioni di anni una colonizzazione sarebbe però possibile; una volta sopravvissuti, gli organismi potrebbero rapidamente adattarsi alle condizioni del pianeta e sfruttare gli habitat disponibili (per esempio quelli sotterranei: nessun microbo terrestre potrebbe vivere in superficie su Marte, ma basta un millimetro di terreno sabbioso per proteggerli dalle radiazioni).

Un'ulteriore possibilità (come pubblicato nella ricerca di Adam Johnson et al. su Icarus, 2010) è la contaminazione di Marte da parte di organismi terrestri, importati dalle sonde che hanno raggiunto il pianeta negli ultimi decenni e che potrebbero essere state imperfettamente sterilizzate, oppure non essere state sterilizzate affatto. Le dure condizioni di vita nello spazio e sulla superficie di Marte sterilizzerebbero autonomamente le sonde dalla maggior parte dei microrganismi, ma non da tutti, in particolar modo da alcuni estremofili come l'Haloarchaea; questo però difficilmente porterebbe alla diffusione di questi organismi su Marte: per esempio l'Haloarchaea vive nelle saline e, pur sopravvivendo egregiamente sia al viaggio che alla permanenza, non avrebbe possibilità di nutrirsi e non potrebbe riprodursi in assenza di acqua liquida e salata.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The Guardian, Mars had an oxygen-rich atmosphere four billion years ago, 19 giugno 2013. URL consultato il 4 luglio 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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