Vita su Marte
L'invenzione del telescopio e il suo uso hanno dato la possibilità a molti astronomi di osservare la superficie di Marte. La scoperta delle due calotte polari con il loro periodico avanzamento e ritiro ha fatto sorgere l'ipotesi, oggi confermata, che il pianeta fosse soggetto ai cicli stagionali. Altre forme di somiglianza alla Terra, come la lunghezza del giorno, la quasi simile inclinazione dell'asse di rotazione, la durata dell'anno siderale (pressappoco doppia rispetto quella terrestre) hanno alimentato la tesi dell'esistenza di forme di vita su Marte.
Indice |
[modifica] Prime ipotesi e i "canali"
| Per approfondire, vedi la voce Canali di Marte. |
Nel 1854 William Whewell teorizzò che Marte possedesse mari, terre e che potesse ospitare la vita; e durante la grande opposizione di Marte del 1877, Giovanni Virginio Schiaparelli, un astronomo italiano, osservò sul pianeta formazioni scure, rettilinee. Queste linee che si intersecano, dalla lunghezza di migliaia di chilometri e larghezza 100-200 km, furono chiamate canali. L'osservazione diede l'avvio ad ipotesi, racconti e speculazioni sulla presenza di vita sul pianeta: si pensava infatti che delle forme di vita intelligenti incanalassero la poca acqua rimasta per la ridistribuzione planetaria.
William Wallace Campbell, astronomo statunitense, attraverso l'analisi spettroscopica scoprì che l'atmosfera marziana era priva di acqua ed ossigeno e mise termine a qualsiasi discussione scientifica sull'argomento; i canali, frutto solamente di illusione ottica, rimasero esclusivamente come elementi delle storie di fantascienza.
[modifica] L'apporto delle sonde spaziali
Nel 1965 la sonda spaziale Mariner 4 inviò dalla sua orbita fotografie di Marte che mostravano un suolo arido, senza fiumi né mari. La superficie, ricca di crateri, indicava la probabile mancanza di una tettonica a placche; secondo i rilevamenti il pianeta era privo di un campo magnetico, il che significava che veniva continuamente bombardato da radiazioni ultraviolette. Fu inoltre misurata una pressione di 4-7 millibar sicché l'acqua non poteva esistere allo stato liquido. Il quadro che veniva a delinearsi tendeva dunque ad escludere la possibilità di vita.
La successiva missione, quella Viking, aveva il compito rilevare la presenza di eventuali microorganismi nel terreno marziano. La ricerca fu molto influenzata e limitata dai resoconti fatti dal Mariner 4, ma uno degli esperimenti identificò un rilascio di anidride carbonica, al contatto con acqua e supernutrienti, come se la sua produzione significasse presenza di organismi, anche elementari; ma questo esperimento venne contestato da molti scienziati, i quali affermavano che i prodotti chimici superossidanti nel terreno avrebbero potuto produrre questo effetto anche senza la presenza microbica. Le prove del Viking non si erano rivelate abbastanza specializzate per rilevare specifiche forme di vita.
Particolari batteri, esistenti sulla Terra avrebbero potuto vivere nel suolo e nell'atmosfera marziana anche sotto quelle condizioni, ma mancavano gli esperimenti idonei a rilevarli.
[modifica] Meteorite ALH 84001 e prove dirette di vita marziana
Lo studio del meteorite ALH 84001, una roccia ritenuta proveniente di Marte, ha stabilito che nel suo interno sono contenute microscopiche strutture che potrebbero essere microbi fossilizzati, tuttavia questo ritrovamento non rappresenta una prova certa dell'esistenza di vita sul pianeta rosso: infatti, altri scienziati hanno spiegato queste tracce come dovute solamente a processi chimici.
Grazie ad alcune immagini satellitari la presenza di molti punti scuri che compaiono sulle dune vicino alle regioni polari viene spiegata, da alcuni studiosi, con l'esistenza sul suolo di estremofili (organismi generalmente unicellulari che prosperano in condizioni estreme).
[modifica] Acqua su Marte
Generalmente si ritiene che acqua sia sinonimo di vita perciò attualmente l'esplorazione di Marte con la missione Mars Exploration Rover non è stata finalizzata direttamente sulla ricerca di forme vitali ma sulla scoperta del prezioso liquido, e questo è stato trovato, perlomeno sono state trovate le prove della sua esistenza.
È stata riconosciuta la presenza di ematite, un minerale che si forma solamente in presenza di acqua, si sono osservate strutture sedimentarie che solo l'azione di un liquido può aver formato; il rover Opportunity ha ottenuto riscontri che in un antico passato l'acqua esisteva allo stato fluido sulla superficie di Marte.
Nel dicembre del 2006 Mars Global Surveyor ha fornito le prove fotografiche che a tutt'oggi l'acqua fuoriesce da fenditure lasciando tracce erosionali sul terreno. Altre fotografie hanno mostrato letti di antichi fiumi, con isole che sorgevano al loro interno, prove inconfutabili che un tempo il liquido scorreva formando le caratteristiche formazioni che ora noi vediamo. Ma col diminuire della forza del campo magnetico il vento solare ha spazzato via la primitiva atmosfera facendo diminuire drasticamente la pressione e quindi favorendo l'eliminazione quasi completa dell'acqua dalla superficie per evaporazione nello spazio.
[modifica] Altri elementi a sostegno della vita
Nel marzo del 2004 la sonda Mars Express ha rilevato la presenza di metano nell'atmosfera di Marte, e siccome questo gas può persistere solo per poche centinaia di anni, essa viene spiegata solamente attraverso un processo vulcanico o geologico non identificato o con la presenza di certe forme di vita estremofile; altri hanno spiegato che il minerale chiamato olivina in presenza di acqua potrebbe essere stato convertito in serpentina, e questo fenomeno potrebbe essere successo in qualche posto nel sottosuolo di Marte ed aver liberato abbastanza metano da poter essere stato rilevato dalle sonde. Ancora il Mars Express nel febbraio 2005 ha segnalato la presenza di formaldeide, altro indizio di presenza di vita microbica.
Nel giugno del 2008 la missione Phoenix ha testimoniato la presenza di acqua allo stato solido sul pianeta rosso. Phoenix ha lavorato su terreni vecchi di 50.000 e forse un milione di anni sperando di trovare tracce che un tempo il clima di Marte era stato più caldo.
Nel 2016 l'Astrobiology Field Laboratory volerà verso il pianeta rosso per rispondere a quelle domande rimaste senza risposta o confermare quelle che già la hanno avuta.
Nell'attesa bisogna anche considerare che la vicinanza tra la Terra e Marte può aver contribuito a diffondere la vita da un pianeta all'altro. Infatti molte creature terrestri (batteri ed organismi unicellulari come la Haloarchaea, spore e i tardigradi o orsetti d'acqua) potrebbero sopravvire nello spazio per lunghi periodi di tempo e raggiungere, spinti dal vento solare, Marte. Tutto sommato sono molti gli organismi che vivono una parte del loro ciclo vitale negli strati alti dell'atmosfera, si tratta per lo più di organismi unicellulari, spore di muschi, funghi e licheni, alcuni ragni microscopici ed altri organismi nani, la maggior parte dei quali è adatta ad ambienti estremi solo per una, più o meno breve, fase del ciclo vitale e che deve poi ritornare negli strati bassi dell'atmosfera per riprodursi o crescere, ve ne sono comunque alcuni in grado di vivere la loro intera esistenza negli strati alti dell'atmosfera. La maggior parte di loro morirebbe "rapidamente" (i tardigradi resistono per circa un secolo, le spore forse per qualcosa di più) in mancanza di acqua liquida, oppure non potrebbe risvegliarsi dal torpore e sopravvivere con il livello di radiazioni marziane. In milioni e milioni di anni una colonizzazione sarebbe però possibile, una volta sopravvissuti gli organismi potrebbero rapidamente adattarsi alle condizioni del pianeta e sfruttare gli habitat disponibili (per esempio quelli sotterranei, nessun microbo terrestre potrebbe vivere in superficie su Marte, ma basta un millimetro di terreno sabbioso per proteggerli dalle radiazioni).
Un'ulteriore possibilità (come pubblicato nella ricerca di Adam Jhonson et al. su Icarus, 2010) è la contaminazione di Marte da parte di organismi terrestri, importati dalle sonde che hanno raggiunto il pianeta negli ultimi decenni e che potrebbero essere state imperfettamente sterilizzate, oppure non essere state sterilizzate affatto. Le dure condizioni di vita nello spazio e sulla superficie di Marte sterilizzerebbero autonomamente le sonde dalla maggior parte dei micro organismi, ma non da tutti, in particolar modo alcuni estremofili come l'Haloarchaea, questo però difficilmente porterebbe alla diffusione di questi organismi su Marte, per esempio l'Haloarchaea vive nelle saline e, pur sopravvivendo egregiamente sia al viaggio che alla permanenza, non avrebbe possibilita`di nutrirsi e non potrebbe riprodursi in assenza di acqua liquida e salata.
[modifica] Fonti
- Analisi e risultati della missione Viking
- Da Odyssey prove di compatibilità della presenza d'acqua con i processi biogenici
- Cambiamenti annuali di Marte
- Organismi estremofili come modelli astrobiologici
- Prove d'infiltramento d'acqua sulla superficie di Marte
- Comunicato dell'università dell'Arizona
- Prove dal rover Opportunity dell'acqua
- Conferma del metano dal Mars Express
- Ricerca di metano su Marte
- Dibattito sulla formaldeide marziana
- Metano marziano
- L'ammoniaca su Marte ha potuto significare la vita
- La ricerca di vita su Marte
- La missione su Marte di Phoenix
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Study Reveals Young Mars Was A Wet World
- NASA - The Mars Exploration Program
- Scientists have discovered that Mars once had saltwater oceans
- BBC News: Methane on Mars could signal life
- BBC News: Ammonia on Mars could mean life
- Scientists say that life on Mars is likely today
- Ancient salty sea on Mars wins as the most important scientific achievement of 2004 - Journal Science
- Mars meteor found on Earth provides evidence that suggests microbial life once existed on Mars
- Scientific American Magazine (November 2005 Issue) Did Life Come from Another World?
- Audio interview about "Dark Dune Spots"
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