Microrganismo

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Un microrganismo è un organismo vivente avente dimensioni tali da non poter essere visto ad occhio nudo (minori di 0,1 mm). L'esistenza dei microrganismi venne dunque scientificamente accertata solo con l'avvento del microscopio anche se il sospetto dell'esistenza di una qualche forma di vita invisibile era supportata dalla infinita varietà di malattie ed infezioni che questi comportano in tutti gli esseri viventi (dal batterio all'uomo).

Spore di Bacillus subtilis

I microrganismi sono sostanzialmente esseri unicellulari appartenenti ai regni: Protisti, Monere, Archea e Funghi.
Anche i virus, i viroidi ed i prioni sono considerati, a torto, microrganismi, pur non essendo in senso stretto esseri viventi, in quanto sono solo proteine lipidiche (capside di grassi) e DNA, cioè materiale di scarto cellulare.

Dalla nascita della Microbiologia (la scienza che si occupa dei microrganismi) ad oggi si sono sviluppate numerose raffinate tecniche di caratterizzazione per investigare la natura dei microrganismi presenti in un determinato substrato.

Classi di microrganismi e descrizione biologica[modifica | modifica sorgente]

I microrganismi possono essere ritrovati quasi dovunque nella tassonomia. In essi, le funzioni vitali sono svolte da una sola cellula, oppure in più cellule (ma comunque non in tessuti). Le Monere (Batteri ed Alghe azzurre) e le Archea sono microscopiche (da 0,2 µm a 300 µm), mentre solo alcuni eucarioti sono microscopici (protozoi e funghi). Ci sono anche organismi che sono microscopici in un periodo della vita e macroscopici in altri; ad esempio, il fungo Boletus edulis, il porcino, che passa da una forma di vita unicellulare microscopica (la spora, pochi micrometri) ad una forma di vita pluricellulare macroscopica (il corpo commestibile, carpoforo, di 30 cm). Gli organismi unicellulari sono solitamente aploidi, tranne durante la duplicazione (nei batteri, la Schizogonia o scissione binaria; nei funghi ci può essere riproduzione sessuata o asessuata).

Corpo fruttifero di un fungo

In altre forme di vita, una cellula può essere poliploide (più di due copie del genoma) o avere più di un nucleo (cellula cenocita), come nel caso delle ife dei funghi inferiori (Mastigomiceti, Zigomiceti inferiori,…), gli aggregati di cellule che formano i filamenti tipici dei funghi. Ci sono, poi esseri viventi che sono microscopici e pluricellulari per tutta la durata della loro vita (alcuni funghi) ed altri che sono microscopici, ma sono “acellulari”, vale a dire che non posseggono i requisiti minimi di una cellula cioè i virus. Questi sono estremamente piccoli (da 20 nm a 400 nm) e sono composti da solo acido nucleico rivestito da un involucro protettivo. Sono annoverati anche i viroidi (RNA di 22 kilobasi “nudo”) e i prioni (proteina “pirata”, in grado di provocare patologie, es. il prione della Encefalopatia spongiforme bovina).

Habitat ed ecologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Estremofilo.

I microrganismi si trovano in quasi tutti gli ambienti naturali. Addirittura nei più ostili ambienti, si possono trovare microrganismi; questi sono detti estremofili e si dividono in:

  1. Acidofili: vivono in ambienti con pH minore o uguale a 3 (Acetobacter aceti sopravvive addirittura a pH=0)
  2. Alcalofili: vivono in ambienti con pH superiori o pari a 9 (es. Bacillus alcalophilus)
  3. Barofili: vivono a pressioni altissime, da 70 atm a più di 1.000 atm (es. Obligate barophiles)
  4. Endoliti: vivono nelle rocce, nei piccolissimi interstizi tra una roccia e l’altra
    Foto di un microrganismo eucariote: il paramecio
  5. Alofili: vivono in ambienti con pressione osmotica superiore a quella di una soluzione di NaCl al 20% in acqua (es. Salinibacter ruber)
  6. Termofili e ipertermofili: vivono in temperature maggiori di 60 °C, preferendo gli 80 °C e sopportando anche temperature maggiori di 120 °C (alcuni anche 150 °C), un esempio è Pyrococcus furiosus.
  7. Litoautotrofi: vivono sulle rocce e si nutrono ossidando i minerali e usando come fonte di C l’anidride carbonica (es. Nitrosomonas europea).
  8. Metallo-tolleranti: in grado di tollerare alte concentrazioni di metalli come Cu e Zn, ma anche As e Cd.
  9. Oligotrofi: sono capaci di vivere in ambienti con pochissimo cibo.
  10. Poliestremofili: possiedono più di una caratteristica (es. termofili ed alofili).
  11. Criofili o Psicrofili: in grado di vivere da 15 °C a 0 °C.
  12. Radioresistenti: possono tollerare le radiazioni ionizzanti (RX ed raggi gamma), i raggi UV e le radiazioni nucleari.
  13. Xerofili: vivono in ambienti con una ridottissima quantità d’acqua, addirittura nel deserto d'Atacama (precipitazioni: 3 mm annui)

Importanza nelle attività umane[modifica | modifica sorgente]

I microrganismi sono usati con gran successo nell’industria fermentiera, casearia, panificatrice, in quella dei carburanti, in salumifici, nelle biotecnologie, nello studio della biochimica, della genetica e anche nella guerra (armi biologiche).

Nell’industria fermentiera, i microrganismi (soprattutto funghi delle famiglie Saccharomicetaceae e Cryptococcaceae) sono usati per preparare le bevande alcoliche, inoculandoli in substrati come malto d’orzo (per la produzione della birra), succo d’uva (produzione di vino), malto di riso (produzione del sakè), patate, cereali (produzione di superalcolici come la vodka ed il whisky), canna da zucchero (produzione del rum), miele (produzione dell’idromele), succo e polpa di mele (produzione del sidro); sono inoltre usati per produrre l’aceto, insediandoli in vino, sidro o idromele. Inoltre, insediando diversi tipi di microrganismi (lieviti ed acetobatteri) nel mosto d’uva, opportunamente trattato, si può ottenere l’aceto balsamico.

Formaggio ottenuto inoculando muffe appropriate (Stilton)

Nell’industria casearia si usano microrganismi (soprattutto lactobacilli, bifidobatteri, Streptococchi, e muffe) per condurre la fermentazione lattica (lattosio in acido lattico), per produrre lo yogurt; ma anche per fare maturare i formaggi stagionati come il Parmigiano Reggiano e il Gorgonzola.

Nei panifici si sfrutta la capacità del fungo Saccharomyces cerevisiae di produrre una gran quantità d’anidride carbonica gassosa che, rimanendo intrappolata nella massa dell’impasto, ed espandendosi, gonfia l’impasto come se fosse un palloncino. Questo processo è chiamato lievitazione naturale e richiede molto tempo (4 – 5 ore per 1 kg di farina). Questo processo non ha alcunché a che fare con la lievitazione istantanea in forno, ottenuta miscelando all’impasto, come ultimi ingredienti bicarbonato di sodio e tartrato di sodio.

L’industria dei carburanti usa lieviti più o meno "selvaggi" (non selezionati) per fermentare supporti come melasso di barbabietola da zucchero o di canna da zucchero, per ottenere un liquido con alto titolo alcolico, da destinarsi alla distillazione per produrre alcol etilico puro (al 95%) per alimentare il motore a combustione interna, i bruciatori da laboratorio e le caldaie. I salumifici sfruttano numerosi microrganismi per stagionare il prosciutto crudo e condurre le fermentazioni che danno il sapore caratteristico a salame, mortadella, wurstel, salsiccia e tutti gli altri salumi insaccati.

Le biotecnologie, la biochimica e la genetica usano microrganismi come supporto di studio e/o esperimento per formulare e verificare conoscenze e ottenere metodi per produrre sostanze altrimenti difficilmente ritraibili oppure per indurre nuove caratteristiche in alcuni esseri viventi che non avrebbero mai potuto acquisire. Alcuni esempi sono:

  1. L’insulina (ormone che abbassa la glicemia, usato nella terapia del diabete), una volta estratta da maiali e bovini, che però provocava problemi in alcune persone. Inserendo il gene che codifica l’insulina umana (con un intervento d’ingegneria genetica) nel lievito Saccharomyces cerevisiae, quest’ultimo sintetizza un ormone esattamente identico a quello prodotto dal pancreas umano delle persone non diabetiche.
  2. La somatotropina umana (ormone della crescita), ormone indispensabile per curare il nanismo; una volta estratto da cadaveri, con difficoltà e gran dispendio di risorse, ora sintetizzato da microrganismi.
    Il botulino, un batterio che produce una tossina mortale
  3. Le piante resistenti agli erbicidi; è il caso della soia resistente al glifosate (erbicida totale). Così si può distribuire un solo erbicida per combattere qualunque infestante ed essere sicuri di non giocarsi la soia. Questo è stato possibile infettando la pianta con un batterio modificato (Agrobacterium tumefaciens).
  4. Le piante resistenti ai parassiti. Con lo stesso metodo di cui sopra è possibile inserire geni che codificano per la produzione di sostanze che avvelenino i parassiti della pianta, ma non l’uomo. Es. il mais resistente alla piralide.

L’industria bellica sfrutta i microrganismi patogeni come armi da combattimento. È il caso del botulino, dell’antrace e d’altri microrganismi che vengono diffusi in campo nemico per scatenare pestilenze, quindi morti, come se ci fosse stata una guerra “vera”. Queste armi si chiamano armi biologiche.

Importanza nella natura[modifica | modifica sorgente]

Un fungo parassita delle piante, ma commestibile: il Chiodino

I microrganismi hanno anche un ruolo importante negli ecosistemi, come decompositori, trasformando la sostanza organica morta (saprofiti) in sostanza inorganica, utile alle piante per vivere; sono anche importanti in quanto sono simbionti con organismi superiori o inferiori. Ad esempio:

  1. Simbiosi alga-fungo (licheni), l’alga dà gli zuccheri al fungo e riceve l’azoto organico.
  2. Simbiosi insetti/ruminanti-batteri cellulosolitici, i batteri scindono la cellulosa traendo nutrimento e protezione per sé (all’interno dell’intestino) e permettono all’insetto/ruminante di mangiare alimenti che contengono cellulosa (es. fieno) e poterli digerire ed assimilare.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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