Ray Manzarek

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Ray Manzarek
Ray Manzarek a Milano nel 2012
Ray Manzarek a Milano nel 2012
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Rock and roll
Rock psichedelico
Acid rock
Blues rock
Periodo di attività 1961-2013
Strumento Tastiere, voce
Gruppi Rick and The Ravens
The Doors
The Doors of the 21st century
Riders on The Storm
Album pubblicati 48
Studio 9
Live 4
Raccolte 21
Sito web

Raymond Daniel Manzarek Jr., o più precisamente Manczarek[1] (Chicago, 12 febbraio 1939Rosenheim, 20 maggio 2013), è stato un pianista statunitense, noto per essere stato uno dei componenti della band The Doors.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Carriera[modifica | modifica sorgente]

È stato il tastierista e, dopo la morte di Jim Morrison (avvenuta nel luglio del 1971), anche cantante del famoso gruppo statunitense "The Doors"; negli anni dal 1965 fino al momento del definitivo scioglimento della band, avvenuto nel 1973. In realtà nelle esecuzioni dal vivo (e nel primo album), grazie alla sua buona tecnica, fu anche il "bassista" dei Doors, suonando un Rhodes Piano Bass appoggiato sul top piatto dell'organo (un Vox Continental e successivamente un Gibson G101). Questo gli permetteva di gestire la linea di basso con la mano sinistra e l'organo con la destra. In questo modo l'organo fu sempre suonato su ottave alte, dando alla melodia quel suono deciso e tagliente che gli rese tanta fortuna.

Fu Ray assieme a Jim Morrison a fondare i The Doors, e fu autore di molte delle melodie delle più famose composizioni del gruppo (tra le più importanti tastieristicamente, oltre alla celeberrima Light My Fire, ricordiamo Riders on the Storm, The Crystal Ship, When the Music's over, L.A. Woman, Strange Days).

Ha pubblicato alcuni album da solista fra cui The Golden Scarab (A Rhythm Myth) e un riadattamento dei Carmina Burana di Carl Orff. Il maggiore risultato artistico dopo la fine dei Doors, Manzarek nei primi anni ottanta lo ottenne da produttore discografico di band come Echo & the Bunnymen e X.

Nel 2001 intraprese una serie di concerti con i the Doors of the 21st century, insieme al chitarrista dei The Doors Robby Krieger e all'ex cantante dei The Cult Ian Astbury.

Nel 2002 Ray Manzarek e Robby Krieger formarono un gruppo chiamato The Doors of the 21st Century. La formazione aveva come cantante Ian Astbury, Angelo Barbera al basso e Stewart Copeland dei Police alla batteria, che in seguito fu rimpiazzato da Ty Dennis, mentre Densmore si chiamò fuori dal progetto. Il gruppo partecipò a una serie di concerti, e nel 2003 realizzò il DVD The Doors of the 21st Century: L.A. Woman Live.

Nel 2005, in seguito ad una causa portata avanti da John Densmore nei confronti dei due ex compagni Manzarek e Krieger, che nel frattempo continuavano a farsi chiamare The Doors, Densmore ottenne che il gruppo formato dai due compagni non potesse più usare il vecchio nome, o farsi chiamare "D21C." Così Manzarek annunciò un nuovo nome per il gruppo: Riders On The Storm. Proprio non voleva capirla.

Il 16 febbraio 2007 Ian Astbury lasciò i Riders on the Storm, e si riunì alla sua vecchia band The Cult.

Nel marzo 2007 Scallions fu scelto come cantante per i Riders on the Storm in sostituzione di Ian Astbury.

Nel 2011 produsse un singolo assieme a Skrillex, noto artista di musica Dubstep, il brano Break'n A Sweat.

Fece una delle sue ultime apparizioni al Pistoia Blues nel 2011, dove suonò insieme a Robby Krieger in occasione dei 40 anni dalla morte di Jim Morrison. Morì il 20 maggio 2013 per un cancro al dotto biliare.

Vita privata e morte[modifica | modifica sorgente]

Manzarek sposò Dorothy Fujikawa a Los Angeles il 21 dicembre 1967, con Jim Morrison e Pamela Courson come testimoni di nozze. Manzarek e la Fujikawa sono rimasti sposati fino alla morte di Manzarek. La coppia ebbe un figlio, Pablo, da quest'ultimo ha avuto tre nipotini, Noah, Apollo e Camille.

Il 20 maggio 2013, Manzarek morì dopo una lunga battaglia contro un cancro al dotto biliare, all'ospedale di Rosenheim in Germania, all'età di 74 anni.[2] Ricordando l'amico scomparso, Robby Krieger disse: «Sono profondamente addolorato dell'aver appreso oggi della morte del mio amico e compagno di band Ray Manzarek. Sono solo contento di aver potuto ancora suonare con lui le canzoni dei Doors nel corso dell'ultimo decennio. Ray era una grossa parte della mia vita e mi mancherà per sempre».[2] Intervistato, John Densmore rilasciò la seguente dichiarazione: «Non esisteva altro tastierista sulla faccia della Terra più appropriato per supportare le parole di Jim Morrison. Ray, mi sento totalmente in sintonia con te musicalmente. Era come se fossimo una mente sola, quando gettavamo le basi per Robby e Jim in modo da farli sbizzarrire. Ho perso il mio fratello musicale».[3]

Greg Harris, direttore della Rock and Roll Hall of Fame, disse: «Con la dipartita di Ray Manzarek il mondo del rock 'n' roll ha perso uno dei grandi».[4]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

L'11 luglio 2011, Manzarek ha dichiarato che i Chemical Brothers possono essere considerati tra gli eredi dei Doors. In un'intervista durante il Pistoia Blues Festival 2011, un giornalista del Corriere della Sera ha chiesto a Manzarek e Robby Krieger se vedessero eredi di Jim Morrison e dei Doors nell'attuale panorama musicale. Manzarek ha indicato i Chemical Brothers. Il giornalista, sorpreso, ha commentato che il loro è un genere molto diverso. Marzarek, sorridendo, ha risposto: «E allora? Hanno lo spirito dei Doors dentro!».[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ray Manzarek, Il Southside di Chicago in Light My Fire - La mia vita con Jim Morrison, pagina 40, "La mia discendenza etnica è polacca. Manzarek (la dicitura originale è Manczarek) è un nome polacco. Appartengo alla terza generazione."
  2. ^ a b (EN) Keyboardist Ray Manzarek of The Doors dies at age 74 in Reuters, 13 maggio 2013. URL consultato il 20 maggio 2013.
  3. ^ (EN) John Densmore on TwitLonger, TwitLonger, 20 maggio 2013.
  4. ^ (EN) Ray Manzarek, the Doors' keyboardist, dies at 74 in Los Angeles Times, 20 maggio 2013.
  5. ^ Parlano Krieger e Manzarek: «I nostri eredi? I Chemical Brothers» in Corriere della Sera. URL consultato il 12 luglio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 88078598 LCCN: n89648630