L.A. Woman

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L.A. Woman

Artista The Doors
Tipo album Studio
Pubblicazione aprile 1971
Durata 48 min : 25 s
Dischi 1
Tracce 10
Genere Rock psichedelico
Blues rock
Etichetta Elektra Records
Produttore Bruce Botnick, The Doors
Registrazione Doors Workshop, Los Angeles, novembre 1970, gennaio 1971
Certificazioni
Dischi d'oro 4
Dischi di platino 2
The Doors - cronologia
Album precedente
Album successivo

L.A. Woman è il sesto album dei Doors, realizzato nell'aprile del 1971; fu prodotto da Bruce Botnick e dai Doors per l'etichetta discografica Elektra/Asylum Records. L.A. Woman è anche il titolo di uno dei brani dell'album. Nel 2003 la rivista Rolling Stone ha inserito l'album al 362º posto della sua lista dei 500 migliori album di sempre.

Indice

Il disco [modifica]

L.A. Woman è l'ultimo disco registrato dai Doors prima della morte del leader e cantante Jim Morrison. È sicuramente da considerarsi l'album più blues della produzione della band. Fu realizzato dopo l'allontanamento del precedente produttore, Paul A. Rothchild, e il subentro di Bruce Botnick. I primi demo del materiale che sarebbe finito sull'album furono registrati negli studi Sunset Sound Recorders, poi la band si trasferì nello studio nel seminterrato del loro quartier generale Doors Workshop. La maggior parte dei pezzi furono registrati in presa diretta, eccezion fatta per qualche parte di tastiera sovraincisa. Il disco venne ultimato in poche settimane.

I singoli estratti da questo album furono Love Her Madly (Lato B: (You Need Meat) Don't Go No Further) e Riders on the Storm (Lato B: The Changeling), che si piazzarono rispettivamente alla posizione 11 e 14 nelle classifiche del tempo, mentre l'album raggiunse la posizione numero 9.

I pezzi più rappresentativi dell'album sono sicuramente la lunga title-track, L.A. Woman, che celebra il glamour di Los Angeles, i singoli Love Her Madly e Riders on the Storm, e The Changeling e L'America. Con L.A. Woman i Doors conquistarono l'ottavo disco d'oro consecutivo che successivamente diventerà di platino entrando di diritto nella storia come prima rock'n roll band americana capace di produrre appunto 8 dischi d'oro e di platino consecutivi.

Produzione [modifica]

A seguito della dipartita del loro storico produttore Paul A. Rothchild (che, contrariamente a quanto si disse allora, amava Riders on the Storm ma non sopportava la svolta commerciale di canzoni come Love Her Madly che definiva "musica da cocktail")[1] avvenuta nel novembre 1970, i Doors e l'ingegnere del suono Bruce Botnick iniziarono la produzione dell'album allo studio "The Doors Workshop" di Los Angeles. Botnick utilizzò il vecchio banco mixer a otto piste dello studio Sunset Sound Recorders. Jim Morrison registrò la maggior parte delle sue parti vocali nella stanza da bagno dello studio per ottenere un suono "più pieno".[2] Alla registrazione del disco presero parte anche due musicisti esterni al gruppo: il bassista di Elvis Presley Jerry Scheff, e Marc Benno, già chitarrista ritmico di Leon Russell.

I Doors andarono in tour prima di aver completato l'album, anche se si trattò di una tournée breve costituita da sole due date. Il primo concerto si tenne a Dallas, Texas, l'11 dicembre. Il secondo ebbe luogo al "Warehouse" di New Orleans, in Louisiana, il 12 dicembre 1970, dove Morrison collassò sul palco. Il batterista del gruppo, John Densmore, racconta dell'incidente nella sua autobiografia Riders on the Storm. Dopo lo show, egli si incontrò con Ray e Robby, e insieme decisero di non esibirsi più dal vivo a causa dello stato di salute fisica e mentale di Morrison. Quando il disco venne finalmente pubblicato, nell'aprile 1971, ricevendo anche il plauso della critica quasi unanime, Morrison si era ormai già trasferito a Parigi, dove sarebbe morto tre mesi dopo, il 3 luglio 1971.

Musica [modifica]

Panorama notturno del Downtown di Los Angeles

L'album contiene in maggioranza brani blues, per lo più potenti come The Changeling e Been Down So Long (il cui titolo si ispira a quello del romanzo di Richard Farina Been Down So Long It Looks Like Up to Me),[3] lenti e sonnacchiosi come Cars Hiss By My Window (il cui testo è stato definito da alcuni critici come una della rappresentazioni "più allucinanti e desolate di una situazione post-coito tra uomo e donna"), e gli otto minuti della vivace e ritmata title track L.A. Woman. Tra questi, spicca anche una cover di Crawling King Snake del bluesman John Lee Hooker, ultima delle reinterpretazioni da parte della band di classici blues dopo Back Door Man di Willie Dixon, Who Do You Love? di Bo Diddley, Little Red Rooster di Howlin' Wolf, e altre cover eseguite dal vivo nel corso dei concerti. Ma sono presenti anche composizioni che esulano dallo stile blues come L'America, i ritmi pop di Love Her Madly frutto della penna di Robby Krieger, e i brani sperimentali The Wasp (Texas Radio & The Big Beat) e Riders on the Storm. In Hyacinth House, Ray Manzarek suona all'organo una citazione della famosa Polacca in La bemolle maggiore op. 53 del compositore polacco Frederic Chopin.

Come in tutti gli album dei Doors, i testi hanno un ruolo fondamentale. In L.A. Woman Morrison dice addio alla sua amata Los Angeles, dal momento che, poco dopo la registrazione del brano stesso, egli si recò a Parigi, lasciando Los Angeles per non tornarvi mai più. In L'America, brano scritto durante le sessioni dell'album The Soft Parade per la colonna sonora di un film di Michelangelo Antonioni (Zabriskie Point)[4][5] ma poi non utilizzato dal regista,[6] ​​si narra di un viaggio nell'America Latina attraverso la storia della scoperta dell'America, mentre in Hyacinth House parla della solitudine e della morte. La poesia surrealista The Wasp, che celebra la nascita del rock and roll e le radio texane di rhythm & blues, cede il passo a Riders on the Storm, brano d'atmosfera in cui Morrison ricrea un episodio della sua infanzia, raccontando di quando sentì che la sua anima venne invasa dallo spirito di uno sciamano indiano, episodio al quale aveva già fatto riferimento in Peace Frog (1970).

Copertina [modifica]

Il nuovo look "più adulto" di Morrison nel 1970

La copertina dell'album ritrae i membri della band, da sinistra a destra: Manzarek, Densmore, Krieger e Morrison, con quest'ultimo che volle volutamente apparire più piccolo e basso rispetto agli altri e con il suo look barbuto da poeta bohémien più maturo, ormai lontano da quello del sex symbol di soli pochi anni prima. Oltre a giocare sul suo cambiamento fisico e psicologico, l'immagine del nuovo Morrison racchiude alla perfezione l'autodistruzione del proprio mito messa in atto da Jim stesso dai fatti del concerto di Miami in poi (nel quale era stato accusato di oscenità e di aver mostrato i propri genitali in pubblico), e la sua intenzione di mettersi alla pari con i propri compagni di gruppo quasi a sminuire la figura di leader della band che i mass media gli avevano cucito addosso sin dagli inizi. La foto è virata in giallo e svetta su sfondo rosso porpora. La scelta di Morrison di essere rappresentato sulla copertina di L.A. Woman senza artifici o trucchi di sorta, era un voluto contrasto con la Elektra Records a cui faceva gioco promulgare la sua immagine da idolo delle teenagers.[7] Infatti, in previsione del mercato natalizio del 1970, la Elektra, in mancanza di un nuovo album della band, aveva immesso sul mercato nel novembre '70 una raccolta di tredici "hits" dei Doors, intitolata semplicemente 13, pubblicata senza l'approvazione del gruppo. La copertina mostrava una classica foto dei Doors prima maniera, in cui campeggia l'immagine di un Jim Morrison senza barba, ritratto assai più grande degli altri nello stile della copertina del primo album. Il fatto fece infuriare soprattutto Morrison, che per rappresaglia minacciò anche di voler lasciare l'etichetta.[8]

Tracce [modifica]

Le canzoni sono scritte da Jim Morrison, Robby Krieger, Ray Manzarek e John Densmore, eccetto dove indicato.

Lato Uno [modifica]

  1. The Changeling - 4:21
  2. Love Her Madly - 3:20
  3. Been Down So Long - 4:41
  4. Cars Hiss by My Window - 4:12
  5. L.A. Woman - 7:53

Lato Due [modifica]

  1. L'America - 4:38
  2. Hyacinth House - 3:12
  3. Crawling King Snake (Tony Hollins, Bernard Besman, John Lee Hooker) - 5:00
  4. The Wasp (Texas Radio and The Big Beat) - 4:15
  5. Riders on the Storm - 7:15

40th Anniversary Edition CD con tracce bonus (2007) [modifica]

  1. Orange County Suite
  2. (You Need Meat) Don't Go No Further (Willie Dixon)

40th Anniversary Edition 2 CD (2012) [modifica]

Disco 1 (Album originale rimasterizzato)

Il primo CD contiene le stesse canzoni del disco originale

Disc 2 (Tracce bonus)
  1. The Changeling (Alternate Version)
  2. Love Her Madly (Alternate Version)
  3. Cars Hiss by My Window (Alternate Version)
  4. L.A. Woman (Alternate Version)
  5. The WASP (Texas Radio and The Big Beat) (Alternate Version)
  6. Been Down So Long (Alternate Version)
  7. Riders on the Storm (Alternate Version)
  8. She Smells So Nice
  9. Rock Me
iTunes Bonus Tracks
10. L.A. Woman (Take 1)
11. Crawling King Snake (Run Through and Studio Chatter)
Amazon Bonus Tracks
10. Love Her Madly (Take 1)
11. The Changeling (Take 9)
Spotify Bonus Track
10. The Wasp (Texas Radio and the Big Beat) (Instrumental)

Formazione [modifica]

The Doors
Altri musicisti

Classifica [modifica]

Album [modifica]

Anno Chart Posizione
1971 Pop Albums 9

Singoli [modifica]

Anno Singolo Chart Posizione
1971 Love Her Madly / (You Need Meat) Don't Go No Further Pop Singles 11
1971 Riders on the Storm / The Changeling Pop Singles 14

Note [modifica]

  1. ^ BAM Intervista con Paul Rothchild. waiting-forthe-sun.net. URL consultato in data 5 Gennaio 2011.
  2. ^ Rapizza, Fabio. The Doors 1967-2007: Le porte sono ancora aperte, Editori Riuniti, pag. 106, ISBN 88-359-5876-8
  3. ^ Rapizza, Fabio. The Doors 1967-2007: Le porte sono ancora aperte, Editori Riuniti, pag. 107, ISBN 88-359-5876-8
  4. ^ Rapizza, Fabio. The Doors 1967-2007: Le porte sono ancora aperte, Editori Riuniti, pag. 104, ISBN 88-359-5876-8
  5. ^ Nannini, Giulio. Le canzoni dei Doors - Commento e traduzione dei testi, Editori Riuniti, pag. 111, ISBN 88-359-5433-9
  6. ^ Antonioni preferì il brano Careful with That Axe, Eugene dei Pink Floyd.
  7. ^ Rapizza, Fabio. The Doors 1967-2007: Le porte sono ancora aperte, Editori Riuniti, pag. 112, ISBN 88-359-5876-8
  8. ^ Rapizza, Fabio. The Doors 1967-2007: Le porte sono ancora aperte, Editori Riuniti, pag. 104, ISBN 88-359-5876-8
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