Ottone I di Grecia

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Ottone I Wittelsbach di Grecia
Ottone I Wittelsbach Re di Grecia
Ottone I Wittelsbach Re di Grecia
Re di Grecia
Stemma
In carica 1832–1862
Successore Giorgio I
Nascita Salisburgo, Austria, 1º giugno 1815
Morte Bamberga, Germania, 26 luglio 1867
Luogo di sepoltura Chiesa dei Teatini, Monaco
Casa reale Wittelsbach
Padre Ludovico I di Baviera
Madre Teresa di Sassonia-Hildburghausen
Consorte Amalia di Oldenburg

Ottone I di Grecia, nato Ottone di Wittelsbach (in greco: Othon, Basileus tes Ellados; Salisburgo, 1 giugno 1815Bamberga, 26 luglio 1867), principe di Baviera (1º giugno 1815 – 26 luglio 1867), divenne primo re di Grecia nel 1832, ai sensi della convenzione di Londra, secondo la quale la Grecia diveniva una nuova monarchia indipendente sotto la protezione delle grandi potenze (Regno Unito, Francia e Russia).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Ottone nacque a Salisburgo, in Austria, secondo figlio del re Ludovico I di Baviera e di Teresa di Sassonia-Hildburghausen. Attraverso un suo antenato, il duca di Baviera Giovanni II di Baviera, Ottone poteva considerarsi erede dei re di Grecia della dinastia imperiale bizantina dei Comneni e dei Lascaris.

L'ascesa al trono greco[modifica | modifica sorgente]

Re Ottone in uniforme ufficiale. I suoi ritratti portavano il suo nome in tedesco e in greco.

Una volta eletto re di Grecia, le grandi potenze realizzarono un patto con il padre di Ottone secondo il quale egli avrebbe dovuto salvaguardare i primi anni di regno del figlio ed evitare che scoppiassero dissapori ulteriori con l'Impero ottomano, insistendo affinché il nuovo monarca assumesse il titolo di "re di Grecia" e non quello di "re dei Greci", che avrebbe coinvolto anche i milioni di greci che si trovavano ancora sotto dominio turco. Non ancora diciottenne, il giovane re arrivò in Grecia con 3.500 uomini dell'esercito bavarese e tre consiglieri bavaresi a bordo di una fregata britannica, la HMS Madagascar. I tre consiglieri erano compresi nel consiglio di reggenza che aveva a capo il conte Josef Ludwig von Armansperg il quale, come ministro delle finanze, aveva recentemente rinsaldato i debiti della Baviera a costo della propria reputazione. Il Regno Unito e la banca Rothschild, che avevano imbastito interessi commerciali in Grecia, insistettero sulla strategia finanziaria di Armansperg. I greci si trovarono così ad essere tassati ancora più che sotto il governo turco. Inoltre Ottone aveva mostrato poco rispetto per i costumi locali. In nome del cattolicesimo, aveva rifiutato di adottare l'ortodossia come religione di stato, mostrandosi eretico agli occhi dei pii greci. I suoi eredi, comunque, si convertirono alla religione ortodossa secondo la costituzione del 1843.

Ottone entra a Atene, Peter von Hess, 1833.

I primi anni di regno di Ottone sono ricordati soprattutto per la riforma scolastica che comprese anche l'istituzione del Politecnico di Atene.

Nel 1837, Ottone si recò in Germania per sposare la duchessa Amalia di Oldenburg (1818-1875). Il matrimonio non si svolse in Grecia, ma a Oldenburg, il 22 novembre 1836; il matrimonio non diede eredi e la regina stessa venne vista come impopolare e come un intralcio al governo stesso. Insoddisfatto della moglie, egli (come del resto aveva fatto il padre) intraprese una relazione amorosa con Jane Digby.

Nel frattempo, Armansperg venne dimesso dalla carica di primo ministro dal re Ottone immediatamente al suo ritorno. Venne sostituito dal bavarese Ignaz von Rundhart e la costituzione venne nuovamente postposta. Il tentativo di Ottone di riconciliare l'animo dei greci col suo governo, lo portò ad esempio ad allargare i confini del proprio regno con la questione di Creta nel 1841, un tentativo di riconquista miseramente fallito che gli attirò le ire delle grandi potenze.

I rapporti con i partiti, le finanze e la chiesa[modifica | modifica sorgente]

Durante il suo regno, il re Ottone si dovette confrontare con una serie di problematiche ricorrenti: i partiti greci, le finanze del regno e la Chiesa ortodossa.

I partiti greci dell'era ottoniana erano basati su due principi: l'attività politica dei diplomatici inglesi, francesi e russi e l'affiliazione della politica della Grecia alle figure di questi diplomatici.

Un ritratto romantico di Ottone di Grecia con delle antiche rovine greche.

L'incertezza delle finanze del regno di Grecia erano dovute a una serie di cause:

  • la povertà del territorio greco;
  • la concentrazione del terreno nelle mani di pochi "primati" benestanti come Petros Mavromichalis di Mani;
  • il prestito di 60.000.000 franchi erogato dalle grandi potenze, che come tale le coinvolgeva apertamente nelle questioni di stato.
Tallero del Regno di Baviera commemorativo dell'ascesa al trono di Grecia, 1832.

Le macchiazioni politiche delle grandi potenze vennero affidare a tre legati: il francese Theobald Piscatory, il russo Gabriel Catacazy e l'inglese Edmund Lyons. Essi avevano il compito di informare le rispettive potenze dei movimenti della Grecia.

Ottone cercò di interagire con la politica in modo da portare a sé le briglie del potere. I partiti, comunque, divennero la base fondamentale della stabilità politica e finanziaria e l'intenzione delle grandi potenze era quella di dare loro maggior potere. Le grandi potenze, infatti, non supportarono mai le manifestazioni di assolutismo di Ottone.

Ottone si scontrò con una serie di problematiche religiose: autocefalia, monasticismo (il re come capo della chiesa) e la tolleranza verso altre religioni. I suoi ministri, Armansperg e Rundhart, stabilirono una politica controversa per tentare di sopprimere i monasteri. Questo andava contro gli interessi del partito filo-russo che proteggeva la Chiesa ortodossa. Dietro pressione dei primi ministri, Ottone acconsentì alla confisca dei beni dei monasteri. Nel 1833 venne proclamata ufficialmente l'autocefalia. Questo riconobbe "de facto" anche la situazione politica, dal momento che il patriarcato di Costantinopoli si trovava ancora sotto dominio turco. I conservatori (filo-russi) esercitavano pressioni per la rinuncia all'autocefalia della chiesa greca. La tolleranza era supportata dal partito filo-inglese che intendeva "educare" la Grecia come un moderno stato europeo. Alla fine la questione religiosa cedette alle richieste del partito filo-russo, ma il re si riservò il diritto di veto sulle decisioni del sinodo dei vescovi greci.

La Rivoluzione di settembre e gli ultimi anni di regno[modifica | modifica sorgente]

Ottone in esilio in Baviera due anni prima della sua morte.

Come ricorda Thomas Gallant, Ottone cercò di mostrarsi un ferreo monarca assoluto, "...rude per essere temuto, non compassionevole per essere amato, incompetente per essere rispettato."[1] Dal 1843 la sua figura politica era completamente compromessa e divenne necessario proclamare una costituzione. Inizialmente Ottone si rifiutò, ma presto le truppe tedesche vennero espulse dal regno e venne intrapreso un colpo di stato. Il 3 settembre 1843, la fanteria comandata dal colonnello Dimitri Kalergis e dal rispettato capitano rivoluzionario Ioannis Makriyannis, si insediò in una piazzaforte ad Atene.

Supportati anche dalla popolazione della capitale, i rivoluzionari rifiutarono di disperdersi sin quando il re non avesse concesso una costituzione, la quale avrebbe ammesso alcuni greci nel consiglio di reggenza, formando un'assemblea nazionale permanente guidata dai capi della rivoluzione. Rimasto con un piccolo seguito, ora che le truppe tedesche avevano lasciato il suolo greco, il re cedette ai compromessi e si accordò con il popolo, anche se molte obiezioni gli furono sollevate dalla consorte Amalia. Questa piazza venne rinominata piazza Syntagma (piazza della Costituzione), per commemorare gli eventi del settembre 1843. Ora, per la prima volta, il re doveva confrontarsi con partiti greci, che tendevano sempre più a scalzare quelli promossi dalle grandi potenze.

Il prestigio del re, che era prevalentemente basato sulla presenza delle grandi potenze, e in particolare dell'Inghilterra, si incrinò con l'"incidente di Don Pacifico" del 1850, quando il segretario degli esteri britannico Henry Temple inviò la flotta inglese a bloccare il porto del Pireo con navi da guerra, esigendo riparazione per l'ingiustizia che era stata riservata alla Gran Bretagna nel commercio con la Grecia.

La "Megali Idea", il sogno dei greci di ristabilire l'Impero bizantino sotto il governo cristiano, iniziò a prendere vigore con la guerra di Crimea contro la Turchia nel 1853: l'impresa fu un insuccesso e, come risultato, le grandi potenze bloccarono una seconda volta il Pireo. Nel 1861 uno studente di nome Aristeidis Dosios, figlio del politico Konstantinos Dosios, tentò di assassinare la regina Amalia e venne apertamente acclamato come eroe. Il suo attentato, comunque, destò anche nuovi sentimenti di simpatia verso la coppia reale.

L'esilio e la morte[modifica | modifica sorgente]

Durante una visita al Peloponneso, nel 1862, venne progettato un nuovo colpo di stato e il governo provvisorio venne soppiantato da una convenzione nazionale. Gli ambasciatori delle grandi potenze si resero conto che il re non avrebbe potuto reggere ancora per molto una situazione di questo genere e lo invitarono a rifugiarsi su una nave da guerra inglese e a tornare in Baviera, nello stesso modo in cui era venuto in Grecia, portando con sé anche il tesoro reale che aveva portato dalla Baviera nel 1832.

Egli morì in esilio nell'arcivescovado di Bamberga, in Germania, e venne sepolto nella chiesa dei Teatini di Monaco. Durante questo periodo, egli continuò a vestire l'uniforme regale; durante la ribellione di Creta contro l'Impero ottomano nel 1866, Ottone donò gran parte della propria fortuna per supportare la rivoluzione cretese in armi. Egli diede disposizioni che queste donazioni rimanessero segrete sino alla sua morte, per evitare problemi politici al nuovo re, Giorgio I.

Antenati[modifica | modifica sorgente]

Regno di Baviera
Wittelsbach
  • Aldegonda (1870-1958)
  • Maria Ludovica (1872-1954)
  • Carlo (1874-1927);
  • Francesco
  • Matilde
  • Wolfgang (1879-1895)
  • Ildegarda (1881-1948);
  • Notburga (1883)
  • Wiltrud (1884-1975)
  • Helmtrud (1886-1977)
  • Dietlinde (1888-1889)
  • Gundelinde (1891-1983)
Wappen Deutsches Reich - Königreich Bayern (Grosses).png

Massimiliano I (1805 - 1825)
Luigi I (1825 - 1848)
Massimiliano II (1848 - 1864)
Luigi II (1864 - 1886)
Otto I (1886 - 1913)
Luigi III (1913 - 1918)
Rupprecht (1921 - 1955)
Ottone I di Grecia Padre:
Ludovico I di Baviera
Nonno paterno:
Massimiliano I Giuseppe di Baviera
Bisnonno paterno:
Federico Michele di Zweibrücken-Birkenfeld
Trisnonno paterno:
Cristiano III del Palatinato-Zweibrücken
Trisnonna paterna:
Carolina di Nassau-Saarbrücken
Bisnonna paterna:
Maria Francesca del Palatinato-Sulzbach
Trisnonno paterno:
Giuseppe Carlo del Palatinato-Sulzbach
Trisnonna paterna:
Elisabetta Augusta Sofia del Palatinato-Neuburg
Nonna paterna:
Augusta Guglielmina d'Assia-Darmstadt
Bisnonno paterno:
Giorgio Guglielmo d'Assia-Darmstadt
Trisnonno paterno:
Luigi VIII d'Assia-Darmstadt
Trisnonna paterna:
Carlotta Cristina Maddalena Giovanna di Hanau-Lichtenberg
Bisnonna paterna:
Maria Luisa Albertina di Leiningen-Dagsburg-Falkenburg
Trisnonno paterno:
Cristiano di Leiningen-Dagsburg-Heidesheim
Trisnonna paterna:
Caterina Polissena di Solms-Rödelheim-Assenheim
Madre:
Teresa di Sassonia-Hildburghausen
Nonno materno:
Federico di Sassonia-Altenburg
Bisnonno materno:
Ernesto Federico III di Sassonia-Hildburghausen
Trisnonno materno:
Ernesto Federico II di Sassonia-Hildburghausen
Trisnonna materna:
Carolina di Erbach-Fürstenau
Bisnonna materna:
Ernestina Augusta di Sassonia-Weimar
Trisnonno materno:
Ernesto Augusto I di Sassonia-Weimar
Trisnonna materna:
Sofia Carlotta di Brandeburgo-Bayreuth
Nonna materna:
Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Bisnonno materno:
Carlo II di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonno materno:
Carlo Ludovico Federico di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonna materna:
Elisabetta Albertina di Sassonia-Hildburghausen
Bisnonna materna:
Federica Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Trisnonno materno:
Giorgio Guglielmo d'Assia-Darmstadt
Trisnonna materna:
Maria Luisa Albertina di Leiningen-Dagsburg-Falkenburg

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze greche[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine del Salvatore - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Salvatore

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (Impero Austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (Impero Austriaco)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero Austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero Austriaco)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gallant, Thomas W., Modern Greece (Oxford University Press, 2003) ISBN 0-340-76336-1

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bower, Leonard, e Gordon Bolitho. Otho I, King of Greece: A Bbiography. Londra: Selwyn & Blount, 1939.
  • Dümler, Christian, e Kathrin Jung. Von Athen nach Bamberg: König Otto von Griechenland, Begleitheft zur Ausstellung in der Neuen Residenz Bamberg, 21. Juni bis 3. November 2002. München: Bayerische Schlösserverwaltung, 2002. ISBN 3-932982-45-2.
  • Murken, Jan, e Saskia Durian-Ress. König-Otto-von-Griechenland-Museum der Gemeinde Ottobrunn. Bayerische Museen, Band 22. München: Weltkunst, 1995. ISBN 3-921669-16-2.
  • Amalie, 1818-1875: Herzogin von Oldenburg, Königin von Griechenland. Oldenburg: Isensee, 2004. ISBN 3-89995-122-0.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re di Grecia Successore Roygrec.JPG
Governo provvisorio: governatore Augustinos Kapodistrias 1832-1862 Giorgio I

Controllo di autorità VIAF: 15029079 LCCN: n81085496