Guerra civile afghana

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Guerra civile afghana
Carta dell'Afghanistan
Carta dell'Afghanistan
Data 1978 - oggi
Luogo Afghanistan
Esito in corso(2014)
Schieramenti
1978-1992:
Flag of Afghanistan (1980-1987).svg Afghanistan
URSS URSS (1979-1989)
Flag of Jihad.svg Mujaheddin
1992-2001:
Flag of Afghanistan (1992-1996; 2001).svg Afghanistan

Hezbi Islami.svg Hezb-i Islami (fino al 1996)


Flag of Jihad.svg Hezbe Wahdat
(fino al 1996)
Flag of Jihad.svg Junbish-i-Milli Islami (1994-1996)


Flag of Taliban.svg Talebani
(dal 1994)
Flag of al-Qaeda in Iraq.svg Al-Qāʿida
(dal 1996)
2001- :
Afghanistan Afghanistan
ISAF-Logo.svg NATO - ISAF
Flag of Taliban.svg Talebani
Flag of al-Qaeda in Iraq.svg Al-Qāʿida
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La guerra civile afghana è un lungo conflitto civile, iniziato approssimativamente nel 1978 e tuttora (2013) in corso, che interessa il territorio dell'Afghanistan. Il conflitto non ha mai avuto un andamento unitario, ma ha visto succedersi più fasi distinte (sebbene collegate tra loro) che hanno coinvolto di volta in volta attori diversi.

Dopo la rivoluzione di Saur del 27 aprile 1978, il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan prese il potere a Kabul istituendo la Repubblica Democratica dell'Afghanistan (RDA) ma trovò la netta opposizione delle popolazioni rurali, fedeli ai principi tradizionali afghani ed islamici e contrarie alle idee del marxismo-leninismo, le quali diedero vita al movimento guerrigliero dei mujaheddin. L'estendersi della guerriglia e l'instabilità in cui cadde il paese provocò un primo intervento straniero nel conflitto: l'Unione Sovietica invase l'Afghanistan nel dicembre del 1979 e vi istituì un governo fantoccio, provocando però la recrudescenza del movimento guerrigliero ora sostenuto dagli aiuti e dall'appoggio di molti paesi come gli Stati Uniti, il Pakistan, l'Iran, la Cina e l'Arabia Saudita; grazie all'appoggio esterno i mujaheddin furono in grado di logorare le forze sovietiche fino a provocarne la ritirata nel febbraio del 1989. Priva dell'appoggio dell'URSS, la RDA fu in grado di resistere alle pressioni dei mujaheddin fino all'aprile del 1992, quando i guerriglieri conquistarono Kabul ed abbatterono il governo del PDPA.

I mujaheddin proclamarono quindi la nascita dello Stato islamico dell'Afghanistan, ma i dissidi etnici ed ideologici interni al movimento provocarono lo scoppio di nuove violenze: più fazioni diverse, ed in particolare l'Hezb-i Islami di Gulbuddin Hekmatyar, l'Hezbe Wahdat di Abdul Ali Mazari e lo Junbish-i-Milli Islami di Abdul Rashid Dostum, si opposero con le armi ai tentativi del governo di Kabul di imporre la sua autorità nel paese trascinando l'Afghanistan nel caos. Ciò favorì la nascita nelle regioni meridionali del movimento dei talebani, appoggiato dal Pakistan e, a partire dal 1996, anche dall'organizzazione terroristica di Al-Qāʿida, che progressivamente estese il suo controllo a gran parte del paese, impossessandosi di Kabul nel settembre del 1996 ed istituendo l'Emirato islamico dell'Afghanistan; le residue forze dello Stato islamico dell'Afghanistan si coalizzarono con alcuni dei loro ex nemici nel Fronte Islamico Unito per la Salvezza dell'Afghanistan (anche detto "Alleanza del Nord"), continuando ad opporsi ai talebani nelle regioni settentrionali del paese.

Gli attentati dell'11 settembre 2001 compiuti da Al-Qāʿida comportarono il secondo intervento diretto di stati esteri nel conflitto civile afghano: il governo statunitense richiese ai talebani la consegna di Osama bin Laden e dei vertici della sua organizzazione, e davanti al loro rifiuto intervenne nel paese con attacchi aerei e delle forze speciali, appoggiando le rinnovate offensive dell'Alleanza del Nord che portarono alla riconquista di Kabul il 12 novembre 2001 ed all'abbattimento dello Stato talebano. Fu quindi istituita la nuova "Repubblica islamica dell'Afghanistan", retta dal presidente Hamid Karzai: le forze governative afghane si trovarono però invischiate in una lunga guerriglia contro le residue forze talebane (oltre che contro vari signori della guerra locali e bande criminali), ricevendo quindi assistenza da parte di forze militari della NATO e di altri paesi riunite nella missione International Security Assistance Force (ISAF).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianluca Bonci, Le spade di Allah - I Mujaheddin nel conflitto russo-afghano, Liberodiscrivere Edizioni, 2011, ISBN 978-88-7388-333-3.
  • Andrea Frediani, Guerre, battaglie e rivolte nel mondo arabo, Newton Compotn editori, 2011, ISBN 88-541-3104-0.
  • David Isby, Steven J. Zaloga, Mir Bahmanyar, I sovietici in Afghanistan, Osprey Publishing, 2011, ISNN 2039-1161.
  • Giovanni Orfei, Le invasioni dell'Afghanistan, Fazi Editore, 2002, ISBN 88-8112-328-2.

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