Cultura dei telefoni cellulari in Giappone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Una Harajuku girl alle prese con il suo cellulare.

In Giappone, i telefoni cellulari rivestono un ruolo fondamentale nella cultura di massa del Paese. Essi vengono chiamati keitai denwa (携帯電話? letteralmente “telefoni portatili”), ma spesso vengono semplicemente identificati con il termine keitai. Gran parte della popolazione giapponese possiede un cellulare (nel 2006 erano oltre 90 milioni[1]) la maggior parte dei quali sono dotati di accessori quali la funzionalità videocamera e fotocamera. A partire da maggio 2008, il 31,3% degli studenti delle scuole elementari e il 57,6% degli studenti delle scuole medie possiede un telefono cellulare, utilizzato soprattutto per la navigazione su Internet.[2] Questa massiccia diffusione, sommata alla particolarità dell'utilizzo dei telefoni, ha dato vita in Giappone allo sviluppo di una vera e propria cultura dei telefoni cellulari, conosciuta in Giappone col nome di cultura keitai.[3]

Diffusione del fenomeno[modifica | modifica sorgente]

Un cellulare giapponese.

I telefoni cellulari in Giappone hanno subito recentemente una notevole evoluzione, fino a raggiungere lo status di oggetto indispensabile nella vita di ogni giapponese.[3][4] Come altre cose in Giappone, la cultura per la telefonia mobile si è sviluppata in modo del tutto differente rispetto ad altri Paesi del mondo, con caratteristiche uniche e particolari che hanno portato il Giappone ed essere paragonato in questo settore alle isole Galapagos.[5] Il Giappone, infatti, è diventato nel XXI secolo, a livello di telefonia mobile, l'equivalente di ciò che erano nel 1800 le Galapagos per Charles Darwin: un ambiente popolato da specie uniche nel loro genere, evolutesi in totale isolamento dal resto del mondo. Per questo i giapponesi hanno preso l'abitudine di chiamare i loro telefoni “cellulari Galapagos” (garapagosu keitai, o gara-kei),[6] i quali sono destinati a non uscire mai dal confine giapponese, visto che sono strutturati e progettati per funzionare solo nel territorio nipponico.[7] In conseguenza a questo fenomeno, vi è la tendenza, da parte dei colossi della telefonia nipponica, a non partecipare alla recente corsa all'innovazione degli smartphone, con una media annuale di appena 10 milioni di smartphone prodotti rispetto ai 100-200 milioni di esemplari prodotti ogni anno da Apple e Samsung.[6][8]

Il Giappone è al terzo posto nella produzione e nella vendita nel campo della telefonia cellulare, con un fatturato di circa 70 miliardi di dollari nel 2004. Nel gennaio 2007 il numero di abbonati a una qualsiasi compagnia telefonica giapponese ha raggiunto i 100 milioni.[9] Nel 2011, circa il 60-70% delle persone comprese tra i 13 e i 59 anni faceva uso di un cellulare. Tra gli ultra-sessantenni era più diffuso l'uso del cellulare rispetto al PC (32,2% contro 31,1%), mentre tra gli under 20 il 44% utilizzava uno smartphone.[10]

Caratteristiche principali[modifica | modifica sorgente]

Internet ed e-mail[modifica | modifica sorgente]

Una delle caratteristiche principali dei cellulari giapponesi è l'utilizzo costante delle e-mail da parte dei consumatori, a discapito della funzionalità SMS.[11] Difatti ad ogni cellulare viene assegnato un indirizzo e-mail al momento della sottoscrizione dell'abbonamento ad una compagnia telefonica, operazione, quest'ultima, che richiede un certificato di residenza, un conto in una banca giapponese o con una carta di credito locale, un contratto di lavoro o la presenza di un garante di nazionalità giapponese, oltre al regolare passaporto, requisiti simili a quanto viene richiesto per la stipula di un contratto di affitto.[12] Il concetto di posta elettronica in Giappone viene associato principalmente al cellulare, e addirittura, alcuni giovani giapponesi ignorano la possibilità di inviare e-mail attraverso un PC.[13]

Una delle funzioni più importanti è la navigazione Internet, la quale ha aiutato la crescita del mercato. I maggiori produttori possiedono le proprie piattaforme Internet, come ad esempio la i-mode della NTT DoCoMo,[14] nata nel 1999, e subito diventata una piattaforma leader nel settore, grazie alla capacità di offrire vari servizi (come ad esempio le suonerie telefoniche) sommati a un facile accesso ad Internet.[15] Da una stima riportata dal Ministero delle Affari interni e delle Comunicazioni riferita all'anno 2008 75 milioni di giapponesi utilizzavano il cellulare per l'accesso ad Internet, pari all'82% degli utenti Internet.[3]

Un'altra funzione molto popolare è la cosiddetta 1seg (ワンセグ wansegu?), la quale permette ai consumatori di guardare la tv sul cellulare via digitale terrestre.[16] Altre funzioni includono la possibilità di ascoltare brani musicali, l'utilizzo di videocamere con le quali girare filmati ad alta qualità, e giocare coi videogiochi.[3]

Acquisti tramite cellulare[modifica | modifica sorgente]

Una giovane donna fa degli acquisti utilizzando il suo cellulare.

Uno degli usi più particolari dei cellulari in Giappone è la possibilità di poter fare acquisti solamente avvicinando il dispositivo su qualsiasi lettore abilitato utilizzandolo come un vero e proprio bancomat.[17] Questo servizio, noto come osaifu-keitai (おサイフケータイ? “portafoglio elettronico”), è integrato nei telefoni che supportano la tecnologia FeliCa,[18][19] ed è attivo dal 2004, mentre nel 2008 erano circa 50 milioni i giapponesi che ne usufruivano.[20] Osaifu-Keitai offre la possibilità, oltre di pagare tramite denaro elettronico, di utilizzare il telefono come documento d'identità, carta fedeltà o carta di credito.[19][21]

Mobile game[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni duemila i videogiochi pensati esclusivamente per i cellulari erano particolarmente popolari in Giappone, molti anni prima di guadagnare popolarità negli Stati Uniti e in Europa. Dal 2003, è disponibile una vasta gamma di giochi per cellulari per i telefonini giapponesi, i quali vanno dai classici puzzle game agli animali virtuali da accudire ai giochi più complessi con una grafica tridimensionale. I giochi per cellulare sono diventati popolari grazie soprattutto ai giochi arcade, per i quali il cellulare risulta essere la piattaforma ideale.[22]

La Namco è un produttore leader nella realizzazione dei videogiochi per cellulari, i quali hanno beneficiato negli anni dell'avanzamento tecnologico dei cellulari stessi per progredire nella qualità della grafica e della giocabilità. Nel 2003 la Namco aveva rilasciato un videogioco di combattimento che sfruttava la videocamera del cellulare per creare un alter-ego del videogiocatore, impostandone le abilità e la forza in base alla sua fisionomia. Nello stesso anno, la casa videoludica giapponese ha fatto un tentativo per esportare questa tecnologia anche in Europa.[22]

Altri videogiochi rilasciati nel 2003 includono un gioco simile al Tamagotchi nel quale, per poter nutrire l'animale virtuale, era necessario scattare fotografie a del cibo reale con la fotocamera del cellulare. Un altro gioco simile prevedeva lo sfruttamento delle impronte digitali per interagire con l'animale virtuale. Infine, un altro gioco popolare prevedeva l'utilizzo del microfono del telefono per migliorare l'abilità di pronuncia della lingua giapponese nei bambini.[22]

Agli inizi degli anni duemiladieci il mercato si è ulteriormente evoluto, grazie all'entrata nel settore della Konami, la quale ha lanciato in commercio i nuovi smartphone Android con schermi 3D autostereoscopici, in grado di supportare giochi in tre dimensioni giocabili senza l'ausilio degli occhialini.[23][24]

Il fenomeno tra gli adolescenti[modifica | modifica sorgente]

La cultura keitai è diffusa soprattutto tra gli adolescenti.

All'inizio del 2008, circa il 60% degli studenti delle scuole medie possedeva un cellulare, e quasi la metà di essi lo utilizzava per spedire più di 20 e-mail al giorno. Tra gli studenti delle scuole superiori la percentuale sale al 96%, con una media di utilizzo di 92 minuti tra i ragazzi e 124 minuti tra le ragazze.[9] Un sondaggio effettuato nello stesso anno nella città di Osaka ha rivelato che il 18,2% degli studenti delle scuole medie e il 29,5% di quelli delle scuole superiori utilizzava il cellulare per più di tre ore al giorno, mentre l'8% delle studentesse delle superiori inviava più di 100 e-mail al giorno. Lo stesso sondaggio ha rivelato, inoltre, che il 50% degli studenti utilizza il cellulare anche quando si trova in bagno.[9]

Gli adolescenti sono la forza trainante del settore telefonico giapponese. Sono particolarmente affezionati a l'invio di messaggi brevi, e molti di essi sostengono siano più divertenti da ricevere e inviare piuttosto che parlare faccia a faccia. Essi sono diventati molto abili ed esperti nell'uso delle dita con le quali si premono i tasti, tanto da guadagnarsi l'appellativo di thumb generation.[25]

Romanzi per cellulare[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cell phone novel.

La crescita costante di questo fenomeno sociale ha portato anche alla diffusione di nuove mode e nuove sub-culture, quale, ad esempio, il fenomeno culturale della cell phone novel (携帯小説 keitai shousetsu?, traducibile come “romanzo per cellulare”).[26][27] Si tratta di un vero e proprio genere letterario sviluppatosi in Giappone nella prima metà degli anni duemila, ma che ha allargato la sua popolarità anche in Cina, Germania e Sud Africa.[28]

Il fenomeno è diffuso soprattutto tra le giovani donne, mentre il genere ruota principalmente intorno ai problemi di coppia, relazioni sessuali, stupri, triangoli amorosi e gravidanze, come, ad esempio, la cell phone novel Koizora, opera del 2007 della scrittrice Mika, la quale ricevette circa 12 milioni di visualizzazioni on-line prima di essere trasposta in una serie televisiva e successivamente in un film.[29] Nello stesso anno cinque dei dieci romanzi divenuti best-seller erano cell phone novel.[30]

Decorazioni[modifica | modifica sorgente]

Un cellulare giapponese con vari adesivi e lacci attaccati.

Tra le mode più in voga tra gli adolescenti giapponesi vi è quella di personalizzare e decorare il proprio cellulare. Si possono decorare sia con piccoli adesivi sia con l'aggiunta del caratteristico laccio chiamato keitai sutorappu (携帯ストラップ?). Quest'ultimo è diventato un accessorio essenziale nella cultura popolare giapponese, tanto da alimentare un vero e proprio business con negozi specializzati che si occupano della loro produzione. I materiali di cui sono composti variano dal vinile alla plastica, dal metallo al cuoio.[31]

Cellulari protetti[modifica | modifica sorgente]

Nella seconda metà degli anni duemila le compagnie telefoniche NTT DoCoMo e KDDI hanno messo a punto una gamma di cellulari con incluso un collegamento con i sistemi di posizionamento satellitare per consentire ai genitori di sapere in qualsiasi momento dove si trovino i loro figli. Altri apparati bloccano l'ingresso a siti inappropriati o limitano l'uso eccessivo del cellulare stesso. Ciò è stato fatto per avere più controllo sulla vita dei figli, tuttavia i cellulari sono stati concepiti per essere particolarmente attraenti per gli adolescenti, nella forma come nei colori e nei programmi.[1]

Linguaggio[modifica | modifica sorgente]

Una forma molto particolare di scrittura è chiamata gyaru-moji (ギャル文字? in cui il termine gyaru è la giapponesizzazione del termine gal, che significa “giovane ragazza”, mentre il termine moji significa letteralmente “alfabeto”). Questo speciale alfabeto è caratterizzato dall'utilizzo di caratteri latini al posto dei caratteri hiragana. Per esempio Lt non corrisponderebbe alle lettere L e t, ma bensì ai caratteri hiragana け (ke). Il punto in comune è la somiglianza tra i due gruppi di caratteri. Oltre ai caratteri latini è comune l'utilizzo di lettere dell'alfabeto greco e russo, i quali possono essere utilizzati anche contemporaneamente ai caratteri giapponesi. L'origine del gyaru-moji è riconducibile alla volontà delle giovani ragazze che in passato volevano nascondere il significato dei loro messaggi ai genitori, agli insegnanti o ai compagni di scuola.[32] Un'altra particolarità è l'utilizzo di speciali emoticon in codice ASCII e in caratteri Shift-JIS (si veda ASCII art e Shift-JIS art),[33] oltre ad emoticon animate chiamate emoji e kaoani, le quali vengono utilizzate anche nei forum e nelle chat.

Aspetti controversi[modifica | modifica sorgente]

Galateo[modifica | modifica sorgente]

In Giappone è maleducazione effettuare chiamate o rispondere al telefono quando si è in treno o metropolitana.

Con la diffusione dei cellulari su larga scala e del conseguente fenomeno all'interno di ogni aspetto quotidiano della vita dei giapponesi, sono state stabilite delle precise etichette, norme comportamentali da seguire e rispettare per non arrecare fastidio o disagio alle persone intorno. Per esempio è considerato maleducato rispondere al telefono nei luoghi pubblici, soprattutto in treno o in metropolitana, dove i pendolari sono invitati, tramite specifici annunci, a impostare la modalità “silenziosa” o “vibrazione” nei propri cellulari.[14][34] Nei cinema, invece, è deprecato anche lasciare acceso il cellulare, in quanto la luce emanata dal display può causare fastidio alle persone vicine.[34] Anche negli ospedali è buona educazione spegnere il cellulare, in quanto le onde elettromagnetiche possono causare disturbo con le apparecchiature mediche o con i pacemaker dei pazienti.[35][36][37]

Dipendenza[modifica | modifica sorgente]

Nonostante ne sia vietato l'utilizzo in diverse circostanze, alcune persone non riescono a evitarne l'uso compulsivo, arrivando a sviluppare un comportamento simile alla dipendenza. Uno studio del 2009 ha evidenziato tale dipendenza nelle persone che condividono tratti comuni con coloro che mostrano una personalità dipendente. Caratteristiche quali scarso autocontrollo, bassa autostima e la ricerca dell'approvazione incondizionata sono tratti comuni presenti nei soggetti dipendenti dai loro telefoni cellulari, reperibili in qualsiasi altra dipendenza come ad esempio l'alcolismo. Il progresso tecnologico che ha portato i cellulari a dotarsi di GPS, lettori musicali, macchine fotografiche, navigazione web e posta elettronica è uno degli aspetti che può causare nei soggetti che ne fanno uso una dipendenza dai telefonini.[38]

Bullismo[modifica | modifica sorgente]

Il cellulare, se usato in modo inappropriato, può diventare anche uno strumento di tortura psicologica.[39] Difatti è in aumento in Giappone il cosiddetto “cyber-bullismo da cellulare”, che nell'anno fiscale 2007-2008 ha fatto registrare 5 899 casi con un aumento del circa l'1% rispetto all'anno precedente. Inoltre il 98% dei casi riguardavano ragazzi di 17 anni o più giovani.[9] I metodi più comuni includono l'invio di e-mail con insulti e minacce direttamente sul cellulare delle vittime, l'invio di e-mail con immagini che mostrano i genitali delle vittime ai compagni di classe e l'invio di insulti sui siti web della scuola.[39] Per combattere questo problema le scuole forniscono agli studenti un indirizzo e-mail da contattare nel caso di violenze subite, e nel 2013 questo sistema è stato ulteriormente perfezionato con l'aggiunta di un servizio via web consultabile tramite cellulare che consente agli studenti di inviare i propri rapporti sul bullismo subìto.[40]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Cellulari «protetti» per gli adolescenti giapponesi in La Stampa, 6 aprile 2006. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  2. ^ (JA) <教育再生懇談会>小・中学生の携帯使用を制限 報告に盛る, excite.co.jp, 18 maggio 2008. URL consultato il 7 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il ).
  3. ^ a b c d Cultura dei telefoni cellulari in Giappone, comeimparareilgiapponese.info. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  4. ^ (EN) Xeni Jardin, How Mobile Phones Conquered Japan in Wired, 19 agosto 2005. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  5. ^ (EN) Hiroko Tabuchi, Why Japan’s Cellphones Haven’t Gone Global in The New York Times, 19 luglio 2009. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  6. ^ a b Giappone - Smartphone e cellulari "Galapagos", china-files.com, 28 settembre 2012. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  7. ^ Giappone Style, cellulari.tecnocino.it. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  8. ^ Michael Zielenziger, Non voglio più vivere alla luce del sole. Il disgusto per il mondo esterno di una nuova generazione perduta, Elliot, 2008, p. 340. ISBN 9788861920224.
    «I giapponesi [...] hanno scelto spesso di progettare nuovi prodotti basati su hardware di proprietà riservata e protocolli software solo giapponesi, pertanto né la Sony né la Panasonic sono emerse come protagoniste sul mercato americano dei cellulari [...].».
  9. ^ a b c d (EN) Cell phone uesers in Japan: children, teenagers, school, health, bullying and dependence, factsanddetails.com. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  10. ^ (EN) Information and Communication, Ministry of Internal Affairs and International Communication. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  11. ^ (EN) Mobile phone culture - Computing everywhere, University of West Florida, 26 aprile 2010. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  12. ^ O ti abboni o sei fuori: operatori mobili giapponesi e la sconfitta del prepagato, techeconomy.it, 7 maggio 2012. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  13. ^ (EN) Moshi Moshi Transcript, onthemedia.org, 30 gennaio 2009. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  14. ^ a b (EN) Mobile-phone culture - The Apparatgeist calls in The Economist, 30 dicembre 2009. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  15. ^ (EN) i-mode, nttdocomo.com. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  16. ^ (EN) Kanako Takahara, TV programs go mobile as One Seg services begin in The Japan Times, 1º aprile 2006. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  17. ^ Umberto Torelli, E tu hai mai comprato con l'Osafu Keitai? (PDF), agranelli.net. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  18. ^ (JA) 「おサイフケータイ®(S! FeliCa)」, mb.softbank.jp. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  19. ^ a b (EN) Jeremy Hsu, Japan in a Cell Phone League of its Own in Tech News Daily, 20 luglio 2010. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  20. ^ Andare a fare la spesa con il cellulare: si apre una nuova frontiera, confcommercio.it, 10 dicembre 2008. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  21. ^ (EN) Osaifu-Keitai, nttdocomo.co.jp. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  22. ^ a b c (EN) Alfred Hermida, Japan leads mobile game craze in BBC News, 28 agosto 2003. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  23. ^ Giochi 3D per Cellulari da Konami, cellulari.tecnocino.it, 20 dicembre 2010. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  24. ^ (JA) Android専用ゲーム モバイル・パワフルプロ野球3D, konami.jp. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  25. ^ (EN) James Brooke, Youth Let Their Thumbs Do the Talking in Japan in The New York Times, 30 aprile 2002. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  26. ^ Alberto Castelvecchi, Keitai: il romanzo si scrive col telefonino in Panorama, 9 febbraio 2008. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  27. ^ Mobile books, nuova moda giapponese in Panorama, 8 giugno 2007. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  28. ^ (JA) 普通の若者が携帯小説 ベストセラーも続々, book.asahi.com, 11 febbraio 2007. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  29. ^ (EN) Dana Goodyear, Letter from Japan - I ♥ Novels in The New Yorker, 22 dicembre 2008. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  30. ^ (EN) Norimitsu Onishi, Thumbs Race as Japan’s Best Sellers Go Cellular in The New York Times, 20 gennaio 2008. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  31. ^ (JA) オリジナル携帯ストラップ作成の専門サイトです。, strap-factory.jp. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  32. ^ (EN) Japanese girls devise their own written language in The Japan Times, kanjiclinic.com, 14 aprile 2005. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  33. ^ (JA) 顔文字の起源 (^_^), upp.so-net.ne.jp. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  34. ^ a b (EN) Naomi Canton, Cell phone culture: How cultural differences affect mobile use in CNN, 28 settembre 2012. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  35. ^ (EN) Cell Phone Etiquette in Japan, ehow.com. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  36. ^ (EN) Jay P. Thaker, Electromagnetic interference with pacemakers caused by portable media players (PDF), jaythaker.org. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  37. ^ (EN) Cellular Phones Can Cause Pacemaker Problems, medicinenet.com, 31 dicembre 1997. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  38. ^ (EN) Motoharu Takao, Susumu Takahashi, Masayoshi Kitamura, Addictive personality and problematic mobile phone use in Cyberpsychology & behavior: the impact of the Internet, multimedia and virtual reality on behavior and society, vol. 12, n. 5, Department of Human and Information Science, Tokai University, ottobre 2009, pp. 501-507. DOI:10.1089/cpb.2009.0022. (Abstract).
  39. ^ a b (EN) Yoko Kubota, Cyber bullying bedevils Japan in Reuters, 11 novembre 2007. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  40. ^ (EN) New site allows bullying reports via cell phone in Yomiuri Shimbun, 7 gennaio 2013. URL consultato l'8 febbraio 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]