Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Cultura dei telefoni cellulari in Giappone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Una Harajuku girl alle prese con il suo cellulare.

La cultura dei telefoni cellulari in Giappone in età contemporanea riveste un ruolo fondamentale nella cultura di massa nel paese asiatico.

La loro massiccia diffusione e popolarità tra i giapponesi, sommate alla particolarità dell'utilizzo degli stessi dispositivi, hanno dato vita allo sviluppo di una vera e propria cultura dei telefoni cellulari[1]. Essi vengono chiamati keitai denwa (携帯電話? letteralmente "telefoni portatili", o semplicemente keitai) e gran parte della popolazione giapponese ne possiede almeno uno (nel 2006 erano oltre 90 milioni[2]). Nel paese asiatico la cultura per la telefonia mobile si è sviluppata in modo del tutto differente rispetto ad altri paesi del mondo, situazione che ha portato i giapponesi a soprannominare i loro dispositivi "cellulari Galapagos" (ガラパゴス携帯 Garapagosu keitai?), in quanto strutturati e progettati con caratteristiche uniche e particolari adatte al solo territorio nipponico. A questo va aggiunta la reticenza dei maggiori produttori giapponesi di telefonia mobile a partecipare alla corsa all'innovazione degli smartphone (スマートフォン sumātofon?), i quali hanno iniziato a diffondersi prorompentemente in Giappone solo dagli anni dieci del XXI secolo.

I cellulari vengono utilizzati soprattutto per la navigazione su Internet[3], mentre tra le caratteristiche più particolari vi sono l'utilizzo costante delle e-mail (a discapito della funzionalità SMS e delle chiamate vocali) e la possibilità di fare acquisti solamente avvicinando il dispositivo su qualsiasi lettore abilitato utilizzandolo come un vero e proprio bancomat. L'uso del telefonino è diventato parte integrante della vita moderna dei giovani giapponesi, i quali sono considerati la forza trainante del settore telefonico nipponico: a loro è dovuta la diffusione di nuove mode e sub-culture quali le cell phone novel (携帯小説 keitai shōsetsu?, "romanzi per cellulare"), nuove forme di linguaggio come il gyaru-moji (ギャル文字? "alfabeto delle giovani ragazze"), ma anche nuove forme di cyberbullismo, fenomeno piuttosto comune tra gli studenti giapponesi.

Diffusione del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

Un vecchio modello di cellulare giapponese.

I telefoni cellulari in Giappone hanno subito recentemente una notevole evoluzione, fino a raggiungere lo status di oggetto indispensabile nella vita di ogni giapponese[1][4]. Come altre cose in Giappone, la cultura per la telefonia mobile si è sviluppata in modo del tutto differente rispetto ad altri paesi del mondo, con caratteristiche uniche e particolari che hanno portato il Giappone ed essere paragonato in questo settore alle isole Galapagos[5]. Il Giappone, infatti, è diventato nel XXI secolo, a livello di telefonia mobile, l'equivalente di ciò che erano nell'Ottocento le Galapagos per Charles Darwin: un ambiente popolato da specie uniche nel loro genere, evolutesi in totale isolamento dal resto del mondo. Per questo i giapponesi hanno preso l'abitudine di chiamare i loro telefoni "cellulari Galapagos" (ガラパゴス携帯 Garapagosu keitai?)[6], perché destinati a non uscire mai dal confine giapponese in quanto strutturati e progettati per funzionare solo nel territorio nipponico[7]. In conseguenza a questo fenomeno vi era la tendenza, da parte dei colossi della telefonia nipponica, a non partecipare alla corsa all'innovazione degli smartphone (スマートフォン sumātofon?), con una media annuale di appena 10 milioni di smartphone prodotti rispetto ai 100-200 milioni di esemplari prodotti ogni anno da Apple e Samsung[6][8]. Dagli anni dieci del XXI secolo, comunque, gli smartphone hanno cominciato a diffondersi prorompentemente anche in Giappone, soprattutto tra gli adolescenti[9], segnando un importante cambiamento nel mercato della telefonia mobile[10].

Il Giappone è al terzo posto nella produzione e nella vendita nel campo della telefonia cellulare, con un fatturato di circa 70 miliardi di dollari nel 2004. Nel gennaio 2007 il numero di abbonati a una qualsiasi compagnia telefonica giapponese ha raggiunto i 100 milioni[11]. Nel 2011 circa il 60-70% delle persone comprese tra i 13 e i 59 anni faceva uso di un cellulare: tra gli ultra-sessantenni era più diffuso l'uso del cellulare rispetto al PC (32,2% contro 31,1%), mentre tra gli under-20 il 44% utilizzava uno smartphone[12]. Nel 2013 il 70% delle persone che acquistato un cellulare ha optato per uno smartphone; ciò nonostante i feature phone (i Garapagosu keitai per i giapponesi) avevano ancora una presenza significativa nel mercato nipponico[13], a causa dei prezzi elevati e dell'eccessiva complessità dei piani tariffari dei cellulari più moderni[14][15] (nell'anno successivo il numero delle vendite dei semplici cellulari a conchiglia ha superato addirittura quello degli smartphone[16]).

Nel 2014 si è registrato un declino degli accessi Internet via PC del 10-20%, a favore di un aumento del 60% del traffico mobile, anche se il numero medio mensile dei visitatori dei dieci maggiori siti web giapponesi utilizzanti un PC (52,1 milioni) superava ancora quello delle persone utilizzanti un browser mobile (42,6 milioni) o un'applicazione apposita (41,9 milioni)[17].

Caratteristiche principali[modifica | modifica wikitesto]

Internet, e-mail e reti sociali[modifica | modifica wikitesto]

Una delle caratteristiche principali dei cellulari giapponesi è l'utilizzo costante delle e-mail da parte dei consumatori, a discapito della funzionalità SMS[18] e in alcuni casi anche delle classiche chiamate, soprattutto in luoghi pubblici[19]. A ogni cellulare viene assegnato un indirizzo e-mail al momento della sottoscrizione dell'abbonamento a una compagnia telefonica, operazione, quest'ultima, che richiede un certificato di residenza, un conto in una banca giapponese o con una carta di credito locale, un contratto di lavoro o la presenza di un garante di nazionalità giapponese, oltre al regolare passaporto, requisiti simili a quanto viene richiesto per la stipula di un contratto di affitto[20]. Il concetto di posta elettronica in Giappone viene associato principalmente al cellulare, e addirittura, alcuni giovani giapponesi ignorano la possibilità di inviare e-mail attraverso un PC[21].

Una delle funzioni più importanti è la navigazione Internet, la quale ha aiutato la crescita del mercato. Prima della massiccia diffusione degli smartphone il modo più comune di accedere era attraverso piattaforme Internet, come ad esempio la i-mode della NTT docomo[22], nata nel 1999, che grazie alla capacità di offrire vari servizi (come ad esempio le suonerie telefoniche) sommati a un facile accesso a Internet divenne una piattaforma leader nel settore[23]. Con l'avvento degli smartphone e l'introduzione della tecnologia Wi-Fi, benché quest'ultima non sia molto diffusa come lo è, per esempio, in Occidente, la popolarità delle reti sociali come sistema di comunicazione (su tutte Line) è aumentata considerevolmente[9]. Da una stima riportata dal Ministero degli affari interni e delle comunicazioni riferita all'anno 2008, 75 milioni di giapponesi utilizzavano il cellulare per l'accesso a Internet, pari all'82% degli utenti Internet[1].

Un'altra funzione molto popolare è la cosiddetta 1seg (ワンセグ wansegu?), la quale permette ai consumatori di guardare la TV sul cellulare via digitale terrestre[24]. Altre funzioni includono la possibilità di ascoltare brani musicali, l'utilizzo di videocamere con le quali girare filmati ad alta qualità, e giocare coi videogiochi[1].

Acquisti tramite cellulare[modifica | modifica wikitesto]

Una giovane donna fa degli acquisti utilizzando il suo cellulare.

Uno degli usi più particolari dei cellulari in Giappone è la possibilità di fare acquisti solamente avvicinando il dispositivo su qualsiasi lettore abilitato utilizzandolo come un vero e proprio bancomat[25]. Questo servizio, noto come osaifu-keitai (おサイフケータイ? letteralmente "portafoglio portatile"), è integrato nei telefoni che supportano la tecnologia FeliCa[26][27], ed è attivo dal 2004, mentre nel 2008 i giapponesi che ne usufruivano erano circa 50 milioni[28]. Tuttavia, con l'introduzione nello stesso anno degli iPhone della Apple (i quali non supportavano questa funzione) gli utilizzatori da allora sono diminuiti notevolmente[29]. Osaifu-keitai offre la possibilità, oltre di pagare tramite denaro elettronico, di utilizzare il telefono come documento d'identità, carta fedeltà o carta di credito[27][30].

Mobile game[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni duemila i videogiochi pensati esclusivamente per i cellulari erano particolarmente popolari in Giappone, molti anni prima di guadagnare popolarità negli Stati Uniti e in Europa. Dal 2003, è disponibile una vasta gamma di giochi per cellulari per i telefonini giapponesi, i quali vanno dai classici puzzle game agli animali virtuali da accudire ai giochi più complessi con una grafica tridimensionale. I giochi per cellulare sono diventati popolari grazie soprattutto ai giochi arcade, per i quali il cellulare risulta essere la piattaforma ideale[31].

La Namco è un produttore leader nella realizzazione dei videogiochi per cellulari, i quali hanno beneficiato negli anni dell'avanzamento tecnologico dei cellulari stessi per progredire nella qualità della grafica e della giocabilità. Nel 2003 la Namco aveva pubblicato un videogioco di combattimento che sfruttava la videocamera del cellulare per creare un alter-ego del videogiocatore, impostandone le abilità e la forza in base alla sua fisionomia. Nello stesso anno, la casa videoludica giapponese ha fatto un tentativo per esportare questa tecnologia anche in Europa[31].

Tra gli altri videogiochi pubblicati nel 2003 vi era un gioco simile al Tamagotchi nel quale, per poter nutrire l'animale virtuale, era necessario scattare fotografie a del cibo reale con la fotocamera del cellulare. Un altro gioco simile prevedeva lo sfruttamento delle impronte digitali per interagire con l'animale virtuale. Infine un altro gioco popolare prevedeva l'utilizzo del microfono del telefono per migliorare l'abilità di pronuncia della lingua giapponese nei bambini[31].

Agli inizi degli anni 2010 il mercato si è ulteriormente evoluto, grazie all'entrata nel settore della Konami, la quale ha lanciato in commercio i nuovi smartphone Android con schermi 3D autostereoscopici, in grado di supportare giochi in tre dimensioni giocabili senza l'ausilio degli occhialini[32][33].

Il fenomeno tra gli adolescenti[modifica | modifica wikitesto]

La cultura keitai è diffusa soprattutto tra gli adolescenti.
Una bambina intenta a scattare una foto con il suo cellulare.

Il telefono cellulare è diventato parte integrante della vita moderna dei giovani giapponesi a tal punto che il possederne uno è qualcosa che viene dato per scontato[34]. Circa il 60% degli studenti delle scuole medie possiede un cellulare, e quasi la metà di essi lo utilizza per spedire più di 20 e-mail al giorno. Tra gli studenti delle scuole superiori la percentuale sale al 96%, con una media di utilizzo di 4 ore tra i ragazzi e 7 ore tra le ragazze[11][35]. Un sondaggio effettuato nel 2008 nella città di Osaka ha rivelato che il 18,2% degli studenti delle scuole medie e il 29,5% di quelli delle scuole superiori utilizzava il cellulare per più di tre ore al giorno, mentre l'8% delle studentesse delle superiori inviava più di 100 e-mail al giorno. Lo stesso sondaggio ha rivelato, inoltre, che il 50% degli studenti utilizza il cellulare anche quando si trova in bagno[11]. Una stima del Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare riferita al 2013 evidenziava che, tra gli adolescenti in possesso di un cellulare, il 7,6% degli studenti delle elementari, il 25,3% delle medie e il 55,9% degli studenti delle scuole superiori possedevano uno smartphone, e che queste percentuali erano destinate ad aumentare[9].

Gli adolescenti sono la forza trainante del settore telefonico giapponese. Sono particolarmente affezionati a l'invio di messaggi brevi, e molti di essi sostengono siano più divertenti da ricevere e inviare piuttosto che parlare faccia a faccia. Essi sono diventati molto abili ed esperti nell'uso delle dita con le quali si premono i tasti, tanto da guadagnarsi l'appellativo di thumb generation[36].

Romanzi per cellulare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cell phone novel.

La crescita costante di questo fenomeno sociale ha portato anche alla diffusione di nuove mode e nuove sub-culture, quale, ad esempio, il fenomeno culturale della cell phone novel (携帯小説 keitai shōsetsu?, traducibile come "romanzo per cellulare")[37][38]. Si tratta di un vero e proprio genere letterario sviluppatosi in Giappone nella prima metà degli anni duemila, ma che ha allargato la sua popolarità anche in Cina, Germania e Sud Africa[39].

Il fenomeno è diffuso soprattutto tra le giovani donne, mentre il genere ruota principalmente intorno ai problemi di coppia, relazioni sessuali, stupri, triangoli amorosi e gravidanze come, ad esempio, la cell phone novel Koizora, opera del 2007 della scrittrice Mika, la quale ricevette circa 12 milioni di visualizzazioni on-line prima di essere trasposta in una serie televisiva e successivamente in un film[40]. Nello stesso anno cinque dei dieci romanzi divenuti best-seller erano cell phone novel[41].

Decorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Un cellulare giapponese con vari adesivi e lacci attaccati.

Tra le mode più in voga tra gli adolescenti giapponesi vi è quella di personalizzare e decorare il proprio cellulare. Si possono decorare sia con piccoli adesivi sia con l'aggiunta del caratteristico laccio chiamato keitai sutorappu (携帯ストラップ?). Quest'ultimo è diventato un accessorio essenziale nella cultura popolare giapponese, tanto da alimentare un vero e proprio business con negozi specializzati che si occupano della loro produzione. I materiali di cui sono composti variano dal vinile alla plastica, dal metallo al cuoio[42].

Restrizioni[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà degli anni duemila le compagnie telefoniche NTT docomo e KDDI hanno messo a punto una gamma di cellulari con incluso un collegamento con i sistemi di posizionamento satellitare per consentire ai genitori di sapere in qualsiasi momento dove si trovino i loro figli. Altri apparati bloccano l'ingresso a siti inappropriati o limitano l'uso eccessivo del cellulare stesso. Ciò avveniva soprattutto prima della diffusione degli smartphone, poiché le caratteristiche dei cellulari più semplici agevolavano il compito delle compagnie nel filtrare i contenuti. Sono comunque diffuse applicazioni per aumentare il livello di sicurezza degli smartphone. Queste contromisure vengono attuate per avere più controllo sulla vita dei figli, tuttavia i cellulari sono stati concepiti per essere particolarmente attraenti per gli adolescenti, nella forma come nei colori e nei programmi[2][9].

Negli anni novanta non era concesso agli studenti delle scuole superiori di utilizzare il cellulare nei locali della scuola, ma questa situazione cambiò gradualmente negli anni duemila, durante i quali si passò a una fase di tacita approvazione in modo da facilitare la partecipazione alle attività extra-scolastiche. Questo processo fu assecondato anche dagli stessi insegnanti, tant'è che alcuni si rendono disponibili a scambiare il proprio indirizzo e-mail con gli studenti al fine di discutere su questioni troppo delicate da poter essere affrontare di persona, o su questioni che gli studenti non vogliono rendere pubbliche al resto dei compagni[43]. Vi sono comunque numerosi dibattiti sul tema, sollevati soprattutto da genitori preoccupati dalla possibilità che i figli possano diventare vittime del cyberbullismo o di crimini informatici, specialmente dopo la diffusione degli smartphone tra la seconda metà degli anni duemila e la prima degli anni dieci del XXI secolo. Per questo motivo nel 2009 il Ministero della Pubblica Istruzione, della Cultura, dello Sport e della Scienza e Tecnologia aveva emesso una circolare che consigliava agli istituti scolastici di applicare il divieto di utilizzo dei cellulari all'interno dei locali della scuola per gli studenti delle elementari e delle forti restrizioni per gli studenti più grandi. Nel marzo 2014 a Kariya, nella prefettura di Aichi, si pensò alla possibile applicazione di un coprifuoco che impedisse l'utilizzo dei cellulari da parte degli studenti dopo le ore 21:00[9].

Linguaggio[modifica | modifica wikitesto]

Una ragazza intenta a "messaggiare" con il suo cellulare.

La popolarità dei cellulari tra gli adolescenti e l'uso frequente delle e-mail ha dato luogo a una varietà di nuove forme di espressione che fino a quel momento non esistevano nella lingua giapponese.

Il modo ordinario di elaborare un testo di un'e-mail su un cellulare giapponese è premere i tasti numerici (è possibile scegliere cinque consonanti o vocali per tasto) fino a ottenere la parole desiderata, la quale compare sullo schermo in caratteri kana. Poiché in giapponese una frase grammaticalmente corretta si avvale di combinazioni fra kanji e kana, nei cellulari è presente un tasto di conversione che trasforma la parola scritta in kana nella più corretta forma in kanji. Questo anche per evitare problemi di omofonia, in quanto anche le parole più comuni hanno quattro o cinque opzioni fra cui scegliere, ognuna delle quali possiede un significato completamente diverso. I cellulari standard utilizzano un sistema basato sull'utilizzo di un dizionario integrato che associa la pressione di un tasto, per esempio quello in cui è presente la vocale a (?), a una lista di predeterminati caratteri kanji o frasi che iniziano con la vocale in questione, che automaticamente appare sul display. La lista è ordinata in base ai caratteri statisticamente più utilizzati, i quali appaiono per primi[44].

Il linguaggio utilizzato nelle e-mail è però fortemente influenzato da espressioni colloquiali, interiezioni, ideofoni, parole di origine onomatopeica, slang giovanili e neologismi derivate da abbreviazioni che hanno portato alla creazione di veri e propri alfabeti alternativi[45]. Il più importante e famoso tra questi è chiamato gyaru-moji (ギャル文字? in cui il termine gyaru è la giapponesizzazione del termine inglese gal, che significa "giovane ragazza", mentre il termine moji significa letteralmente "alfabeto"). Questo speciale alfabeto è caratterizzato dall'utilizzo di caratteri latini in sostituzione dei caratteri hiragana. Per esempio Lt non corrisponderebbe alle lettere L e t, ma bensì al carattere hiragana ke (?). Il punto in comune è la somiglianza tra i due gruppi di caratteri. Oltre ai caratteri latini è comune l'utilizzo di lettere dell'alfabeto greco e russo, i quali possono essere utilizzati anche contemporaneamente ai caratteri giapponesi. L'origine del gyaru-moji è riconducibile alla volontà delle giovani ragazze che in passato volevano nascondere il significato dei loro messaggi ai genitori, agli insegnanti o ai compagni di scuola[46]. Un'altra particolarità è l'utilizzo di speciali emoticon in codice ASCII e in caratteri Shift-JIS (ASCII art e Shift-JIS art)[47], oltre ad emoticon animate chiamate emoji e kaoani, le quali vengono utilizzate anche nei forum e nelle chat[45].

Aspetti controversi[modifica | modifica wikitesto]

Galateo[modifica | modifica wikitesto]

In Giappone è maleducazione effettuare chiamate o rispondere al telefono quando si è in treno o metropolitana.

Con la diffusione dei cellulari su larga scala e del conseguente fenomeno all'interno di ogni aspetto quotidiano della vita dei giapponesi, sono state stabilite delle precise etichette, norme comportamentali da seguire e rispettare per non arrecare fastidio o disagio alle persone intorno. Per esempio è considerato maleducato rispondere al telefono nei luoghi pubblici, soprattutto in treno o in metropolitana, dove i pendolari sono invitati, tramite specifici annunci, a impostare la modalità "silenziosa" o "vibrazione" nei propri cellulari[22][48] Nei cinema, invece, è deprecato anche lasciare acceso il cellulare, in quanto la luce emanata dal display può causare fastidio alle persone vicine[48]. Anche negli ospedali è buona educazione spegnere il cellulare[49], in quanto le onde elettromagnetiche possono causare disturbo con le apparecchiature mediche o con i pacemaker dei pazienti[50][51].

Dipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante ne sia vietato l'utilizzo in diverse circostanze, alcune persone non riescono a evitarne l'uso compulsivo, arrivando a sviluppare un comportamento simile alla dipendenza. Uno studio del 2009 ha evidenziato tale dipendenza nelle persone che condividono tratti comuni con coloro che mostrano una personalità dipendente. Caratteristiche quali scarso autocontrollo, bassa autostima e la ricerca dell'approvazione incondizionata sono tratti comuni presenti nei soggetti dipendenti dai loro telefoni cellulari, reperibili in qualsiasi altra dipendenza come ad esempio l'alcolismo. Il progresso tecnologico che ha portato i cellulari a dotarsi di GPS, lettori musicali, macchine fotografiche, navigazione web e posta elettronica è uno degli aspetti che può causare nei soggetti che ne fanno uso una dipendenza dai telefonini[52].

Nel 2014 il Dipartimento dei vigili del fuoco di Tokyo ha posto luce sul problema degli incidenti causati dai pedoni o ciclisti che non rinunciano all'uso del cellulare nemmeno durante i loro spostamenti, che rappresenterebbero il 41% degli incidenti totali relativi all'uso del telefonino. Nella sola capitale giapponese, dal 2009 al 2013 gli incidenti di questo tipo sfociati in un ricovero in ospedale della vittima sono stati 122[53].

Bullismo[modifica | modifica wikitesto]

Il cellulare, se usato in modo inappropriato, può diventare anche uno strumento di tortura psicologica[54]. Difatti in Giappone è piuttosto diffuso il cosiddetto "cyberbullismo da cellulare", che nell'anno fiscale 2007-2008 ha fatto registrare 5 899 casi con un aumento del circa l'1% rispetto all'anno precedente. Inoltre il 98% dei casi riguardavano ragazzi di 17 anni o più giovani[11]. Tra i metodi più comuni vi sono l'invio di e-mail con insulti e minacce direttamente sul cellulare delle vittime, l'invio di e-mail con immagini che mostrano i genitali delle vittime ai compagni di classe e l'invio di insulti sui siti web della scuola[54]. Per combattere questo problema le scuole forniscono agli studenti un indirizzo e-mail da contattare nel caso di violenze subite, e nel 2013 questo sistema è stato ulteriormente perfezionato con l'aggiunta di un servizio via web consultabile tramite cellulare che consente agli studenti di inviare i propri rapporti sul bullismo subìto[55].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Kazuaki Nagata, Cell phone culture here unlike any other in The Japan Times, 2 settembre 2009. URL consultato il 18 febbraio 2015 (archiviato il 6 ottobre 2013). Una traduzione dell'articolo è disponibile in Cultura dei telefoni cellulari in Giappone su Comeimparareilgiapponese.info. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  2. ^ a b Cellulari «protetti» per gli adolescenti giapponesi in La Stampa, 6 aprile 2006. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  3. ^ (JA) <教育再生懇談会>小・中学生の携帯使用を制限 報告に盛る, Excite, 17 maggio 2008. URL consultato il 7 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 18 maggio 2008).
  4. ^ (EN) Xeni Jardin, How Mobile Phones Conquered Japan in Wired, 19 agosto 2005. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  5. ^ (EN) Hiroko Tabuchi, Why Japan’s Cellphones Haven’t Gone Global in The New York Times, 19 luglio 2009. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  6. ^ a b Giappone - Smartphone e cellulari "Galapagos" su China-files.com, 28 settembre 2012. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  7. ^ Giappone Style su Cellulari.tecnocino.it. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  8. ^ Michael Zielenziger, Non voglio più vivere alla luce del sole. Il disgusto per il mondo esterno di una nuova generazione perduta, Elliot, 2008, p. 340, ISBN 9788861920224.
    «I giapponesi [...] hanno scelto spesso di progettare nuovi prodotti basati su hardware di proprietà riservata e protocolli software solo giapponesi, pertanto né la Sony né la Panasonic sono emerse come protagoniste sul mercato americano dei cellulari [...].».
  9. ^ a b c d e (EN) Akky Akimoto, The pros and cons of kids owning smartphones in The Japan Times, 12 luglio 2014. URL consultato il 13 luglio 2014.
  10. ^ (EN) Phil Muncaster, Smartphones finally outsell featurephones... in Japan in The Register, 25 aprile 2012. URL consultato il 14 luglio 2014.
  11. ^ a b c d (EN) Cell phone uesers in Japan: children, teenagers, school, health, bullying and dependence su Factsanddetails.com. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  12. ^ (EN) Information and Communication, Ministero degli affari interni e della comunicazione internazionale. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  13. ^ (JA) シェア60% -ガラケー、バカにされても根強い人気 in President Online, 18 marzo 2013. URL consultato il 14 luglio 2014.
  14. ^ (EN) Kazuaki Nagata, Budget phones challenge the majors in The Japan Times, 14 luglio 2014. URL consultato il 15 luglio 2014.
  15. ^ (EN) Kazuaki Nagata, Ymobile touts simplicity, low fees in smartphone war in The Japan Times, 17 luglio 2014. URL consultato il 18 luglio 2014.
  16. ^ (EN) Japan's old flip-phones soldier on while smartphones shrink in Japan Today, 17 febbraio 2015. URL consultato il 17 febbraio 2015.
  17. ^ (EN) Fran Wrigley, Japan’s biggest online retailers now have more smartphone traffic than desktop site users in Japan Today, 21 dicembre 2014. URL consultato il 21 dicembre 2014.
  18. ^ (EN) Mobile phone culture - Computing everywhere (PDF), University of West Florida, 26 aprile 2010. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  19. ^ Hjorth 2011, p. 112.
  20. ^ O ti abboni o sei fuori: operatori mobili giapponesi e la sconfitta del prepagato su Techeconomy.it, 7 maggio 2012. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  21. ^ (EN) Moshi Moshi Transcript su Onthemedia.org, 30 gennaio 2009. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  22. ^ a b (EN) Mobile-phone culture - The Apparatgeist calls in The Economist, 30 dicembre 2009. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  23. ^ (EN) i-mode, NTT docomo. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  24. ^ (EN) Kanako Takahara, TV programs go mobile as One Seg services begin in The Japan Times, 1º aprile 2006. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  25. ^ Umberto Torelli, E tu hai mai comprato con l'Osafu Keitai? (PDF) su Agranelli.net. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  26. ^ (JA) 「おサイフケータイ®(S! FeliCa)」, SoftBank. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  27. ^ a b (EN) Jeremy Hsu, Japan in a Cell Phone League of its Own in Tech News Daily, 20 luglio 2010. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  28. ^ Andare a fare la spesa con il cellulare: si apre una nuova frontiera, Confcommercio, 10 dicembre 2008. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  29. ^ (EN) Mayumi Negishi, Long Before Apple Pay, Japan Had ‘Mobile Wallet’ in The Wall Street Journal, 11 settembre 2014. URL consultato il 7 febbraio 2015.
  30. ^ (EN) Osaifu-Keitai, NTT docomo. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  31. ^ a b c (EN) Alfred Hermida, Japan leads mobile game craze in BBC News, 28 agosto 2003. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  32. ^ Giochi 3D per Cellulari da Konami su Cellulari.tecnocino.it, 20 dicembre 2010. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  33. ^ (JA) Android専用ゲーム モバイル・パワフルプロ野球3D, Konami. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  34. ^ Kleinman 2009, p. 42.
  35. ^ (EN) James Brooke, Japanese high school girls on mobiles 7 hours a day: survey in Japan Today, 12febbraio 2015. URL consultato il 812 febbraio 2015.
  36. ^ (EN) James Brooke, Youth Let Their Thumbs Do the Talking in Japan in The New York Times, 30 aprile 2002. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  37. ^ Alberto Castelvecchi, Keitai: il romanzo si scrive col telefonino in Panorama, 9 febbraio 2008. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  38. ^ Mobile books, nuova moda giapponese in Panorama, 8 giugno 2007. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  39. ^ (JA) 普通の若者が携帯小説 ベストセラーも続々 su Book.asahi.com, 11 febbraio 2007. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  40. ^ (EN) Dana Goodyear, Letter from Japan - I ♥ Novels in The New Yorker, 22 dicembre 2008. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  41. ^ (EN) Norimitsu Onishi, Thumbs Race as Japan’s Best Sellers Go Cellular in The New York Times, 20 gennaio 2008. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  42. ^ (JA) オリジナル携帯ストラップ作成の専門サイトです。 su Strap-factory.jp. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  43. ^ Donald, Anderson e Spry 2010, p. 32.
  44. ^ Donald, Anderson e Spry 2010, pp. 34-35.
  45. ^ a b Donald, Anderson e Spry 2010, p. 35.
  46. ^ (EN) Japanese girls devise their own written language in The Japan Times, 14 aprile 2005. URL consultato il 7 febbraio 2013. Riportato su Kanjiclinic.com.
  47. ^ (JA) 顔文字の起源 (^_^) su Upp.so-net.ne.jp. URL consultato il 7 febbraio 2013.
  48. ^ a b (EN) Naomi Canton, Cell phone culture: How cultural differences affect mobile use in CNN, 28 settembre 2012. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  49. ^ (EN) Fujoshi Neko, Cell Phone Etiquette in Japan su eHow. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  50. ^ (EN) Jay P. Thaker, Electromagnetic interference with pacemakers caused by portable media players (PDF) su Jaythaker.org. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  51. ^ (EN) Cellular Phones Can Cause Pacemaker Problems su Medicinenet.com, 31 dicembre 1997. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  52. ^ (EN) Motoharu Takao, Susumu Takahashi, Masayoshi Kitamura, Addictive personality and problematic mobile phone use (abstract) in Cyberpsychology & behavior: the impact of the Internet, multimedia and virtual reality on behavior and society, vol. 12, nº 5, Department of Human and Information Science, Tokai University, ottobre 2009, pp. 501-507, DOI:10.1089/cpb.2009.0022.
  53. ^ (EN) Japan's smartphone 'zombies' wreak havoc on the streets in Japan Today, Agence France-Presse, 13 novembre 2014. URL consultato il 13 novembre 2014.
  54. ^ a b (EN) Yoko Kubota, Cyber bullying bedevils Japan in Reuters, 11 novembre 2007. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  55. ^ (EN) New site allows bullying reports via cell phone in Yomiuri Shinbun, 7 gennaio 2013. URL consultato l'8 febbraio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]