Brachiosaurus altithorax

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Brachiosaurus
Stato di conservazione: Fossile
Brachiosaurus BW.jpg

Human-brachiosaurus size comparison.svg

Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Superordine Dinosauria
Ordine Saurischia
Sottordine Sauropodomorpha
Infraordine Sauropoda
Famiglia Brachiosauridae
Genere Brachiosaurus
Specie B. altithorax
Nomenclatura binomiale
Brachiosaurus altithorax
Elmer S. Riggs, 1903
Sinonimi

Il Brachiosauro (Brachiosaurus altithorax RIGGS, 1903) era un enorme dinosauro erbivoro vissuto nel Giurassico superiore. Il suo nome significa "lucertola braccio" (dal greco βραχιων (brachion= "braccio") e σαυρος ( sauros="lucertola").

Il significato di questo nome risiede nel fatto che le sue zampe anteriori erano più lunghe di quelle posteriori, caso abbastanza raro fra tutti i vertebrati. Il brachiosauro è uno dei più grandi animali ad aver mai solcato la terra, ed è diventato uno dei dinosauri più famosi e conosciuti nel mondo.

Un gigante, ma non il più grande[modifica | modifica sorgente]

In realtà, il brachiosauro non era il più grande dinosauro mai vissuto, anche se per decenni i suoi resti furono senza dubbio i più grandi mai scoperti. Di recente, però, sono stati rinvenuti sauropodi titanosauri di dimensioni ancora maggiori, come Argentinosaurus, che sicuramente superava il brachiosauro in termini di massa corporea. Qualche anno dopo è stato scoperto un altro brachiosauride, Sauroposeidon, basato su resti fossili molto incompleti, che sembra potesse superare Brachiosaurus in altezza e peso.

Nonostante il suo record sia stato superato, il brachiosauro è spesso considerato il più grande dinosauro conosciuto attraverso resti fossili completi: i ritrovamenti migliori, però, incluso il famoso scheletro che torreggia nella sala del Museum für Naturkunde di Berlino (il più alto scheletro del mondo) appartengono alla specie africana Brachiosaurus brancai, che molti autori considerano un genere a parte, Giraffatitan.

Ritrovamenti[modifica | modifica sorgente]

Un assistente di Riggs steso vicino a un omero fossile di Brachiosaurus altithorax durante gli scavi nel 1900.

L'olotipo della specie Brachiosaurus altithorax, descritta dal paleontologo americano Riggs nel 1903,[1] include una sequenza di sette vertebre dorsali posteriori, l'osso sacro, una vertebra caudale prossimale, un coracoide, l'omero, il femore e alcune costole ritrovati il 4 luglio 1900[2] nelle stratificazioni della Formazione Morrison[3] nella valle del fiume Colorado, negli USA.[4] Questi resti, attualmente catalogati come FMNH P 25107,[5] erano largamente incompleti, ma sufficienti a determinare le principali caratteristiche dell'animale e a darne una prima stima delle dimensioni. Altri resti appartenenti a B. altithorax sono stati poi rinvenuti, sia nella stessa collina, successivamente denominata collina di Riggs,[6][2] che in altre zone degli Stati Uniti, dal Colorado,[7][8][9][5] Oklahoma,[10][5] Utah,[7][5] Wyoming,[11][5] e altri siti,[3][5] sufficienti a comporre uno scheletro quasi completo. Oltre al Nordamerica resti fossili di brachiosaurus sono stati ritrovati anche in Africa e in Europa.[senza fonte]

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Raffronto con le dimensioni umane.

Dal momento che abbiamo materiale più completo per il B. brancai (Giraffatitan) che per il B. altithorax, la maggior parte delle stime dimensionali si riferiscono in effetti alla specie africana. Inoltre sembra che i resti della specie Nordamericana si riferiscano ad un esemplare sub-adulto.[5]

Il brachiosauro doveva raggiungere una lunghezza stimata attorno ai 26 metri[12] e probabilmente poteva sollevare la sua testa fino a un'altezza di 12 o 13 metri sopra il livello del terreno. Materiale frammentario da esemplari ancora più grandi fanno supporre che il brachiosauro potesse raggiungere dimensioni superiori del 15%. Tra questi resti, da ricordare una fibula isolata lunga più di 1,3 metri e lo scapolocoracoide ascritto al cosiddetto Ultrasauros.

Per quanto riguarda il peso, sono state fatte varie ipotesi: Dale Russell, nel 1980, propose il peso di 15 tonnellate sulla base di calcoli allometrici delle ossa delle zampe, e non su un modello corporeo; Edwin Colbert, dal canto suo, formulò nel 1962 un possibile peso di Brachiosaurus lavorando su un modello datato. Nel 1988, Gregory Scott Paul propose un peso medio attorno alle 31,5 tonnellate,[13] dopo essersi basato su modelli ricostruiti tenendo conto dell'osteologia e della supposta muscolatura dell'animale. Nel 2003 Foster ha stimato un peso di 44 tonnellate,[11] mentre nel 2009 Taylor ha proposto una versione più leggera a 23,3 ton.[5]

Altre specie[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione di Giraffatitan.
Il Brachiosaurus brancai.

Al genere Brachiosaurus, in passato, sono state ascritte varie specie:

  • B. alataiensis, ritrovato in strati del Kimmeridgiano in Estremadura (Portogallo) descritto da Lapparent e Zbyszewski nel 1957,[14] è stato poi considerato appartenere a un nuovo genere, Lusotitan, da Antunes e Mateus nel 2003.[15]
  • ?B. nougaredi, descritto sempre da Lapparent nel 1960:[16] conosciuto per un osso sacro e parti della zampa anteriore provenienti da Wargla in Algeria, questo animale è probabilmente un brachiosauride, ma visse alla fine del Cretacico inferiore (100 - 110 milioni di anni fa) ed è altamente improbabile che appartenesse al genere Brachiosaurus.
  • B. brancai, i cui abbondantissimi resti furono rinvenuti negli strati di Tendaguru in Tanzania nel 1909 da ingegneri e studiosi tedeschi. Werner Janensch, nel 1914, descrisse due specie,[17] B. brancai e B. fraasi, ora considerate un sinonimo.[18] Nel 1988, Gregory Paul denominò un sottogenere, Giraffatitan,[13] per accogliere la specie della Tanzania, e George Olshevsky, nel 1991, lo dichiarò abbastanza distinto da meritare un genere tutto per sé. I migliori ritrovamenti di "Brachiosaurus", quindi, di fatto non appartengono al genere Brachiosaurus, e le famose ricostruzioni che vedono questo dinosauro dotato di un "elmetto" sopra la sua testa si riferiscono a Giraffatitan.[5][13]

Brachiosauridi[modifica | modifica sorgente]

Il brachiosauro è la specie di riferimento della famiglia dei Brachiosauridae,[19] che fa parte dei sauropodi, un gruppo di dinosauri erbivori quadrupedi che svilupparono enormemente le loro dimensioni, così come la lunghezza di collo e coda. Diversamente dalle altre famiglie di sauropodi, i brachiosauridi possedevano zampe anteriori più lunghe di quelle posteriori; questa caratteristica, unitamente al lunghissimo collo, conferiva a Brachiosaurus e ai suoi parenti un aspetto "pendente" come quello di una giraffa gigantesca (da qui il nome Giraffatitan). Brachiosaurus possedeva denti a forma di spatola, simili a ceselli, ben adattati a una dieta erbivora e in grado di strappare foglie piuttosto dure. Il suo cranio, alto e piuttosto corto, è caratterizzato da un gran numero di aperture, probabilmente utili per ridurre il peso. Il primo dito delle sue zampe anteriori e le prime tre dita di quelle posteriori erano armate di artigli.

Cranio[modifica | modifica sorgente]

Il cranio, alto e piuttosto corto, è caratterizzato da un gran numero di aperture, probabilmente utili per ridurre il peso. Nonostante Brachiosaurus sia tradizionalmente considerato come "il dinosauro dall'elmetto" a causa del cranio dalla cresta alta, la maggior parte degli scienziati attribuisce questo cranio al genere Giraffatitan. Ciononostante, un cranio di Brachiosaurus è noto dagli strati nordamericani: è il famoso teschio che Othniel Charles Marsh aveva utilizzato per "completare" la sua ricostruzione d "Brontosaurus". Il cranio venne studiato approfonditamente da Carpenter e Tidwell nel 1998: i due conclusero che questo cranio era appartenuto alla specie americana di Brachiosaurus. Questo teschio era molto più simile a quello di Camarasaurus di quanto non lo fossero i crani africani; ciò è una prova a favore dell'esistenza di Giraffatitan come genere distinto.

Metabolismo[modifica | modifica sorgente]

Come molti altri sauropodi, Brachiosaurus potrebbe non essere stato in grado di pompare sangue ossigenato dal suo cuore al suo cervello se avesse tenuto la sua testa ben sopra le sue spalle (anche se questo fatto è materia di dibattito tra i ricercatori). Se Brachiosaurus fosse stato endotermo (a sangue caldo), avrebbe impiegato inoltre una decina d'anni per raggiungere grandi dimensioni. Se invece fosse stato pecilotermo (a sangue freddo), ci avrebbe impiegato addirittura oltre cento anni. Come animale a sangue caldo, la richiesta di energia giornaliera sarebbe stata enorme, e probabilmente il brachiosauro avrebbe dovuto consumare più di duecento chili di cibo al giorno. Se invece fosse stato a sangue freddo, o forse gigantotermo, potrebbe aver avuto bisogno di molto meno cibo per le sue necessità energetiche giornaliere.

Ambiente e comportamento[modifica | modifica sorgente]

Il brachiosauro era uno dei più grandi animali del Giurassico superiore: 150 milioni di anni fa, le praterie in cui viveva erano ricoperte da felci, bennettitali, code di cavallo e altre piante primitive, non certo da erba. Il brachiosauro si muoveva attraverso foreste di conifere, cicadali, felci arboree e Ginkgo. Alcuni degli animali suoi contemporanei includono Stegosaurus, Diplodocus, Apatosaurus, Camptosaurus, Barosaurus, Dryosaurus e Camarasaurus.

Nonostante si sia speculato che i brachiosauri si muovessero in branchi, individui pienamente cresciuti avevano ben poco da temere anche da predatori giganteschi come Allosaurus o il massiccio Torvosaurus, grazie alla loro taglia enorme. Le narici del brachiosauro, come le grandi aperture nasali corrispondenti presenti sul cranio, furono a lungo ritenute essere posizionate in cima alla testa. Per decenni, gli scienziati avevano teorizzato che l'animale usasse le sue narici come una sorta di snorkel, mentre passava la maggior parte del suo tempo sommerso nell'acqua a cibarsi di alghe, per sopportare la sua enorme massa.

La corrente di pensiero attuale, però, ritiene che Brachiosaurus fosse un animale completamente terrestre: alcuni studi hanno dimostrato che la pressione dell'acqua avrebbe impedito all'animale di respirare, se fosse stato sommerso. Inoltre, i suoi piedi erano troppo stretti per un efficiente uso acquatico, e sarebbero stati inghiottiti dal fango. Inoltre, successivi studi di Larry Witmer (2001) mostrano che, mentre le aperture nasali erano poste ben sopra gli occhi, le effettive narici sarebbero state vicine alla punta del muso (uno studio, questo, che farebbe ipotizzare anche che le alte "creste" dei brachiosauri supportassero una camera di risonanza carnosa di qualche tipo).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Elmer S. Riggs, Brachiosaurus altithorax, the largest known dinosaur in American Journal of Science (series 4), vol. 15, n. 88, 1903, pp. 299–306.
  2. ^ a b W.L. Chenoweth, The Riggs Hill and Dinosaur Hill sites, Mesa County, Colorado in Averett, W. R. (ed.) (a cura di), Paleontology and geology of the Dinosaur Triangle, Grand Junction, Colorado, Museum of Western Colorado, 1987, pp. 97–100. ISBN 9999790410.
  3. ^ a b C.E. Turner, Peterson, F., Biostratigraphy of dinosaurs in the Upper Jurassic Morrison Formation of the Western Interior, USA in Gillete, David D. (ed.) (a cura di), Vertebrate Paleontology in Utah, Miscellaneous Publication 99-1, Salt Lake City, Utah, Utah Geological Survey, 1999, pp. 77–114. ISBN 1-55791-634-9.
  4. ^ D.F. Glut, Brachiosaurus in Dinosaurs: The Encyclopedia, McFarland & Company, 1997, pp. 213–221. ISBN 0-89950-917-7.
  5. ^ a b c d e f g h i Taylor, M.P. (2009). "A re-evaluation of Brachiosaurus altithorax Riggs 1903 (Dinosauria, Sauropoda) and its generic separation from Giraffatitan brancai (Janensh 1914)." Journal of Vertebrate Paleontology, 29(3): 787-806.
  6. ^ S.W. Lohman, Geology and artesian water supply of the Grand Junction area, Colorado, Professional Paper 451, Reston, Virginia, U.S. Geological Survey, 1965.
  7. ^ a b J.A. Jensen, New brachiosaur material from the Late Jurassic of Utah and Colorado in The Great Basin Naturalist, vol. 47, n. 4, 1987, pp. 592–608.
  8. ^ Curtice, B., Stadtman, K., and Curtice, L. (1996) "A re-assessment of Ultrasauros macintoshi (Jensen, 1985)." Pp. 87-95 in M. Morales (ed.), The Continental Jurassic: Transactions of the Continental Jurassic Symposium, Museum of Northern Arizona Bulletin number 60.
  9. ^ B. Curtice, and Stadtman, K., The demise of Dystylosaurus edwini and a revision of Supersaurus vivianae in McCord, R.D.; and Boaz, D. (eds.) (a cura di), Western Association of Vertebrate Paleontologists and Southwest Paleontological Symposium - Proceedings 2001, Mesa Southwest Museum Bulletin, vol. 8, 2001, pp. 33–40.
  10. ^ M.F. Bonnan, and Wedel, M.J., First occurrence of Brachiosaurus (Dinosauria, Sauropoda) from the Upper Jurassic Morrison Formation of Oklahoma in PaleoBios, vol. 24, n. 2, 2004, pp. 12–21.
  11. ^ a b J.R. Foster, Paleoecological analysis of the vertebrate fauna of the Morrison Formation (Upper Jurassic), Rocky Mountain region, U.S.A., New Mexico Museum of Natural History and Science Bulletin, 23, Albuquerque, New Mexico, New Mexico Museum of Natural History and Science, 2003.
  12. ^ Holtz, T.R. Jr. (2008) Dinosaurs: The Most Complete, Up-to-Date Encyclopedia for Dinosaur Lovers of All Ages Supplementary Information
  13. ^ a b c G.S. Paul, The brachiosaur giants of the Morrison and Tendaguru with a description of a new subgenus, Giraffatitan, and a comparison of the world's largest dinosaurs in Hunteria, vol. 2, n. 3, 1988.
  14. ^ de Lapparent,A.F. & Zbyszewski, G. (1957). Les dinosauriens du Portugal. Mémoire Service géologique Portugal. 2:1–63.
  15. ^ M. Antunes, Mateus, O., Dinosaurs of Portugal in Comptes rendus. Palévol, vol. 2, n. 1, 2003, pp. 77–95. DOI:10.1016/S1631-0683(03)00003-4.
  16. ^ de Lapparent, A.F. (1960): Les dinosauriens du "continental intercalaire" du Sahara central. Mémoires de la Société Géologic de France, Nouvelle Série. 88A vol.39(1-6):1-57.
  17. ^ Janensch, W. (1914). Übersicht über der Wirbeltierfauna der Tendaguru-Schichten nebst einer kurzen Charakterisierung der neu aufgefuhrten Arten von Sauropoden. Archiv fur Biontologie, 3: 81–110.
  18. ^ Janensch, W. (1929). Material und Formengehalt der Sauropoden in der Ausbeute der Tendaguru-Expedition. Palaeontographica. (Suppl. 7) 2:1–34.
  19. ^ E.S. Riggs, Structure and relationships of opisthocoelian dinosaurs. Part II. The Brachiosauridae in Geological Series (Field Columbian Museum), vol. 2, n. 6, 1904, pp. 229–247.

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