Titanosauria

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Titanosauria
Ampelosaurus atacis 2.JPG
Scheletro ricostruito di Ampelosaurus atacis
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Archosauria
Superordine Dinosauria
Ordine Saurischia
Sottordine Sauropodomorpha
Infraordine Sauropoda
Superfamiglia Titanosauroidea
(clade) Titanosauria

I titanosauri (Titanosauria) sono dinosauri sauropodi caratteristici del Cretaceo. Questo gruppo comprende specie erbivore di varie dimensioni, tra cui alcune delle più grandi creature che abbiano mai abitato la terraferma, come Paralititan e Argentinosaurus, pesanti forse 100 e più tonnellate.

Il gruppo tassonomico fu definito nel 1993 da Bonaparte e Coria.[1]

Sauropodi corazzati[modifica | modifica sorgente]

I titanosauri avevano teste relativamente piccole, anche comparate con gli altri sauropodi. Il cranio era ampio, simile a quello di Camarasaurus e Brachiosaurus, ma molto più allungato, come nei diplodocidi. I denti, deboli e "a cucchiaio", ricordano anch'essi quelli dei diplodocidi, tanto che per molto tempo i titanosauridi furono ritenuti essere diretti discendenti dei diplodocidi. Questi dinosauri erano muniti di un collo allungato (ma non quanto quello dei diplodocidi e dei brachiosauridi) e di una coda a frusta, mentre la regione delle zampe anteriori era stranamente ampia. Le vertebre non avevano la caratteristica evoluta di essere cave come quelle di altri sauropodi, e la colonna vertebrale era piuttosto flessibile. Da alcuni ritrovamenti fatti alla fine degli anni '70 (Saltasaurus), si è capito che la pelle di queste creature era ricoperta da una sorta di mosaico di piccole piastre, disposte intorno a piastre più grandi. Prima di questo ritrovamento, altre piastre simili eran state rinvenute, ma si pensava appartenessero ai dinosauri corazzati (anchilosauri). Il coefficiente di encefalizzazione dei titanosauri era come in tutti gli altri sauropodi basso, ma è possibile che grossi gangli fossero distribuiti in posizioni "strategiche" del sistema nervoso, per trasmettere più rapidamente i comandi che giungevano al cervello.

Dimensioni del Magyarosaurus in rapporto a un essere umano.

Fenomeni di nanismo[modifica | modifica sorgente]

Alcuni di questi sauropodi erano davvero enormi, ma la maggior parte di essi erano di taglia media se comparati con i loro parenti. In Europa, nel Cretaceo superiore, vi erano anche alcune forme nane (Magyarosaurus) che con tutta probabilità erano il risultato di speciazione allopatrica: alcuni titanosauri migrarono verso dei lembi di terra che successivamente divennero isole; come adattamento alla ridotta quantità di cibo disponibile, questi titanosauri ridussero la loro taglia.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

I titanosauri erano certamente erbivori e si cibavano in prevalenza di materiale tenero. La forma dei loro denti permetteva di strappare le fronde, ma non permetteva la masticazione. I titanosauri, come la maggior parte dei rettili, erano costretti perciò ad ingoiare il cibo intero e attendere una lunga digestione. Forme evolute di dinosauri erbivori, come gli adrosauri e i ceratopsi, ovviarono a questo problema modificando le ossa del cranio e rendendole mobili.

La dieta di questi dinosauri non era selettiva. Recenti scoperte indicano che i titanosauri includevano nella loro dieta un'inaspettata varietà di erbe, incluse antenate del riso e del bambù. Ciò suggerisce l'ipotesi di una co-evoluzione tra i dinosauri erbivori e le erbe.

Si presume che i titanosauri vivessero in branchi e migrassero periodicamente in cerca di ambienti migliori alla riproduzione e al nutrimento. I cuccioli, probabilmente, si spostavano con gli adulti per meglio difendersi da predatori come gli abelisauri o i carcarodontosauridi.

Terreni di cova[modifica | modifica sorgente]

Schema di scavo delle buche e deposizione di uova da parte dei titanosauri.

Nel 1997 il team capitanato da Luis Chiappe scoprì, nei pressi di Auca Mahuevo in Patagonia, un terreno di nidificazione e deposizione di uova di titanosauri.[2] Le piccole uova, del diametro di 11 - 12 centimetri, contenevano embrioni fossilizzati, completi di impronte di pelle, ma senza evidenze di piumaggio o aculei cutanei. I resti indicano che questi titanosauri erano ricoperti da una sorta di armatura formata da piccole scaglie.[3].

Alcuni embrioni mostrarono per la prima volta la presenza del dente da uovo, l'escrescenza ossea utilizzata dai piccoli di altre specie, come tartarughe, coccodrilli e uccelli, per rompere dall'interno il guscio dell'uovo al fine di permettere la fuoriuscita al momento della nascita.

Queste uova potrebbero essere appartenute a Saltasaurus. La disposizione dei nidi, distanziati tra loro di due o tre metri, era simile alle colonie di nidificazione degli uccelli e delle tartarughe. L'interpretazione è che le femmine scavavano le buche con le zampe posteriori, deponevano le loro uova e poi le seppellivano sotto uno strato di detriti e vegetazione, in modo che la putrefazione della materia organica fornisse il calore necessario all'incubazione delle uova; la stessa tecnica è tuttora utilizzata dai coccodrilli. Questa è una prova di comportamento sociale da parte di questo dinosauro, utilizzata come difesa contro possibili predatori di uova, come l'Abelisaurus e l'Aucasaurus.[4]

Abitatori del Sud del mondo[modifica | modifica sorgente]

I titanosauri furono l'ultimo grande gruppo di sauropodi ad apparire, e si estinsero proprio alla fine del Cretaceo insieme con gli ultimi dinosauri, 65 milioni di anni fa. Gli altri gruppi di sauriopodi, come i brachiosauridi e i diplodocidi, erano già scomparsi all'inizio del Cretaceo, proprio quando i titanosauri si stavano originando. Questi animali sono stati rinvenuti (lmeno inizialmente) principalmente nei continenti meridionali: in un primo tempo si pensò che sopravvissero proprio perché gli erbivori "più evoluti" (iguanodonti e adrosauri) si erano sviluppati nelle regioni settentrionali e non riuscirono a migrare a Sud, lasciando campo libero agli ultimi sauropodi. In realtà Iguanodonti e Adrosauri raggiunsero tutti i continenti meridionali, mentre i Titanosauri ebbero una diffusione mondiale che comprende tutti i continenti. Allo stato attuale (e parziale) delle conoscenze erano solo leggermente più diffusi e diversificati nel Gondwana rispetto alla Laurasia, ma questo dipende probabilmente dalla maggiore diffusione di giacimenti formatosi in ambienti asciutti e pianeggianti in Sud America e India (da dove provengono moltissimi fossili di titaonosauri) rispetto all'ovest Americano o all'Europa, dove comunque erano presenti.

Femori di Antarctosaurus wichmannianus.

Un gruppo poco conosciuto[modifica | modifica sorgente]

I titanosauri comunque sono stati ritrovati anche in Asia, Europa e Nordamerica, ma i loro resti sono scarsi. A dire il vero, in tutto il mondo i resti di questi sauropodi così diffusi sono molto rari. Solo di recente teschi e scheletri quasi completi sono stati portati alla luce (Rapetosaurus). Tuttavia, gran parte delle specie note fino a poco tempo fa era di dubbia identità e lo stesso Titanosaurus, che dà il nome al gruppo, è da considerarsi un nomen dubium. I giganti noti in Argentina da oltre un secolo (come Antarctosaurus, Laplatasaurus e Argyrosaurus) sono basati su enormi resti di zampe, che non chiariscono effettivamente la reale classificazione di questi dinosauri e a volte rendono difficile persino determinarne l'identità.

Fossili fragili[modifica | modifica sorgente]

La causa della scarsità di reperti sembra essere collegata alla struttura e la costituzione stessa dei titanosauri. Sembra che il loro cranio fosse articolato al collo da una piccola giuntura, che conferiva una buona flessibilità, ma che favoriva la disarticolazione e la dispersione delle ossa craniche a seguito della morte.

Classificazione confusa[modifica | modifica sorgente]

La classificazione di questi dinosauri è a tutt'oggi in uno stato di profonda incertezza. Attualmente i titanosauri comprendono in sostanza tutti quei sauropodi cretacei caratteristici dei continenti meridionali del gruppo dei macronaria che sono però chiaramente più evoluti, o specializzati, dei camarasauridi e dei brachiosauridi. Fino a poco tempo fa, il gruppo constava di una sola famiglia, quella dei titanosauridi. In realtà, con tutta probabilità la famiglia dei titanosauridi è un raggruppamento artificiale, dal momento che vi sono molte specializzazioni all'interno di essa. Ad esempio, vi sono incluse alcune forme primitive e gigantesche (Andesauridae) e altre molto evolute (Saltasauridae), come anche alcuni animali dalle caratteristiche peculiari (Isisaurus, Opisthocoelicaudia e i suoi parenti stretti) o non ben definite (Austrosaurus, ad esempio). Per non parlare di alcune forme (i cosiddetti Nemegtosauridae) che fino a poco tempo fa erano considerate appartenere al gruppo dei diplodocidi.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Sauropodi in crisi?[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni[non chiaro] sono stati descritti moltissimi sauropodi cretacei che indubbiamente fanno parte del gruppo, ma non hanno ancora una classificazione adeguata: sicuramente nuove famiglie saranno necessarie per accogliere queste "nuove" forme, che hanno ampliato di molto la concezione che i paleontologi hanno sempre avuto dei sauropodi: tutt'altro che in crisi nel Cretaceo, questi giganti hanno invece raggiunto il loro apice evolutivo proprio in questo periodo, dando origine a una serie di specializzazioni mai ipotizzate fino a qualche decennio fa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ J. F. Bonaparte, R. A. Coria; (1993), Un nuevo y gigantesco saurópodo titanosaurio de la Formación Río Limay (Albiano–Cenomanio) de la Provincia del Neuquén, Argentina. Ameghiniana, Vol. 30, pag. 271–282.
  2. ^ Walking on Eggs: The Astonishing Discovery of Thousands of Dinosaur Eggs in the Badlands of Patagonia, by Luis Chiappe and Lowell Dingus. June 19, 2001, Scribner. ISBN 0-7432-1211-8.
  3. ^ Coria, R.A. and Chiappe, L.M.; (2007).Embryonic Skin From Late Cretaceous Sauropods (Dinosauria) of Auca Mahuevo, Patgonia, Argentina. Journal of Paleontology v81(6):1528-1532 DOI: 10.1666/05-150.1
  4. ^ PLoS ONE: 3-D Modelling of Megaloolithid Clutches: Insights about Nest Construction and Dinosaur Behaviour

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Molnar RE and Salisbury SW, Observations on Cretaceous Sauropods from Australia in Carpenter, Kenneth and Tidswell, Virginia (ed.) (a cura di), Thunder Lizards: The Sauropodomorph Dinosaurs, Indiana University Press, 2005, pp. 454–465, ISBN 0-253-34542-1.

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