Artemisia umbelliformis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Genepì bianco
Artemisia mutellina.JPG
Artemisia umbelliformis
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Anthemideae
Sottotribù Artemisiinae
Genere Artemisia
Specie A. umbelliformis
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Anthemideae
Sottotribù Artemisiinae
Nomenclatura binomiale
Artemisia umbelliformis
Lam., 1783
Nomi comuni

Genepì femmina
(DE) Echte Edelraute
(FR) Genépi blanc
(EN) Wormwood

Il Genepì bianco (nome scientifico Artemisia umbelliformis Lam., 1783) è una piccola pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

L'etimologia del termine generico (Artemisia) non è sicura e sembra che derivi da Artemisia, consorte di Mausolo, re di Caria; ma anche, secondo altre etimologie, potrebbe derivare dalla dea della caccia (Artemide), oppure da una parola greca ”artemes” (= sano) alludendo alle proprietà medicamentose delle piante del genere Artemisia[1].
Il binomio scientifico attualmente accettato (Artemisia umbelliformis) è stato proposto nel 1783 da Jean-Baptiste Lamarck (1744 – 1829) biologo, zoologo e botanico francese conosciuto per la sua teoria (erronea e superata dalla successiva teoria evoluzionista) sulla eredità dei caratteri acquisiti.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

(La seguente descrizione è relativa alla specie Artemisia umbelliformis s.l.; per i dettagli delle varie sottospecie vedere più avanti.)
Sono piante perenni la cui altezza può arrivare fino a 6 – 12 cm (massimo 20 cm). La forma biologica è camefite fruticose (Ch frut), ossia sono piante legnose alla base, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo tra i 2 ed i 30 cm con un aspetto arbustivo. Le porzioni erbacee seccano annualmente e rimangono in vita soltanto le parti legnose. Queste piante sono pubescenti con peli a “T” ed hanno un gradevole odore aromatico. Sono inoltre prive di lattice (come le altre Asteraceae), contengono però oli eterei lattoni sesquiterpenici[2].

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da fittone.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è fittonante.
  • Parte epigea: la parte aerea è lievemente incurvata con rami ascendenti; la base il fusto è legnosa.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie, in gran parte basali e con picciolo, sono tomentose (con peli a “T” o tipo “navetta” lunghi 550-950 micron[3]). Le foglie inferiori hanno una forma 2 - 3 – pennatosetta, in genere l'asse principale è diviso in 5 parti; quelle superiori sono più semplici e progressivamente ridotte verso l'infiorescenza (le lacinie delle ultime foglie sono dentate). Il picciolo alla base è privo di orecchiette. Dimensione delle lacinie della foglie basali: larghezza 1 mm; lunghezza 6 – 9 mm. Lunghezza del picciolo delle foglie cauline: 5 – 9 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza

L'infiorescenza è terminale ed è composta da piccoli capolini peduncolati (quelli superiori sono sessili) lievemente penduli e distanziati uno dall'altro (infiorescenza lassa a 10 – 15 fiori). I capolini sono inseriti su ogni lato e all'apice dell'infiorescenza sono raccolti in densi glomeruli. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: il peduncolo sorregge un involucro globoso composto da diverse squame a disposizione embricata che fanno da protezione al ricettacolo lanoso sul quale s'inseriscono due tipi di fiori : i fiori esterni ligulati (assenti in questa specie), e i fiori centrali tubulosi. Le squame sono brevemente pelose con margine bruno (non sono annerite). La dimensione dei capolini è inferiore ai 6 mm. Lunghezza dei peduncoli: 2 – 8 mm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono attinomorfi, tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi)[4].

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[5][6]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame quasi inesistenti.
  • Corolla: i petali della corolla sono 5 a forma di lacinie; nella parte inferiore sono saldati a tubo (corolla di tipo tubuloso). Le fauci della corolla sono pelose. Il colore dei petali è giallo-dorato.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è un achenio sprovvisto di pappo. La forma è compressa ai lati.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione è favorita soprattutto dal vento (impollinazione anemofila)[4].
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: la dispersione dei semi avviene per gravità.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza dell'“Artemisia umbelliformis” (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[6] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[7]). Il genere di appartenenza (Artemisia) comprende circa 400 specie[6], diffuse nelle zone temperate sia dell'emisfero boreale (la maggioranza) che di quello australe (poche), di solito in habitat asciutti o semi-asciutti.
L'Artemisia umbelliformis si ibrida con diverse altre specie del genere (vedi paragrafo “Ibridi”). Questo genera tutta una serie di individui intermedi e naturalmente una certa confusione della tassonomia di questa specie. Le più recenti checklist delle specie spontanee italiane[8] hanno in effetti incluso in Artemisia umbelliformis sia la Artemisia petrosa che la Artemisia eriantha, una volta trattate separatamente (vedi paragrafo “Descrizione delle sottospecie italiane”).
Il numero cromosomico di A. umbelliformis è: 2n = 34[9][10].

Varietà e forme[modifica | modifica sorgente]

Nell'elenco seguente sono indicate alcune sottospecie di Artemisia umbelliformis non presenti in Italia. L'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie.

  • subsp. gabriellae (Braun-Blanq.) Vigo (1983)

Descrizione delle sottospecie italiane[modifica | modifica sorgente]

In Italia allo stato spontaneo sono presenti due sottospecie[8] qui di seguito descritte.

Sottospecie umbelliformis[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta (Distribuzione regionale[8] – Distribuzione alpina[11])
  • Nome scientifico: Artemisia umbelliformis Lam. subsp. umbellisformis
  • Nome comune: Artemisia genepì bianco
  • Fioritura: da luglio a settembre
  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Orofita – Sud Ovest Europeo o anche Alpico - Appenninico. È originaria quindi delle zone alpine dell'Europa sud-occidentale.
  • Distribuzione: in Italia si trova sia sull'arco alpino che sull'Appennino settentrionale, ma è considerata specie rara. È presente sia nelle Alpi francesi, che quelle svizzere e austriache (un po' meno). Sugli altri rilievi europei si trova solo nei Pirenei.
  • Habitat: l'habitat tipico di questa pianta è tra rupi, ghiaioni, sabbie e greti glaciali; ma si trova anche nelle praterie rase alpine e subalpine. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro e terreno a bassi valori nutrizionali e mediamente umido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino ad una altitudine compresa tra 2400 - 3000 m s.l.m.[12]; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: subalpino e alpino. Sulla Grivola sono stati trovati alcuni esemplari a quota 3700 m s.l.m.; mentre raramente può scendere fino a 1300 m s.l.m.[3].
  • Fitosociologia: dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[11]:
Formazione: delle comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni
Classe: Asplenietea trichomanis
Ordine: Androsacetalia vandellii
Alleanza: Androsacio vandellii
Associazione: Androsacenion vandellii

Sottospecie eriantha[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta (Distribuzione regionale[8] – Distribuzione alpina[13])
  • Nome scientifico: Artemisia umbelliformis Lam. subsp. eriantha (Ten.) Vallès-Xirau & Bañas (specie Artemisia petrosa (Baumg.) Jan in ”Flora d'Italia”[14] - specie Artemisia eriantha Ten. in Flora Alpina[13])
  • Nome comune: Artemisia rupestre – Artemisia a capolini lanosi
  • Descrizione: è una pianta alta dai 2 ai 20 cm; tutta la pianta ha un indumento bianco-tomentoso e un odore aromatico amaro. Le foglie basali sono 2 volte triforcate in lacinie acuminate a forma di ventaglio; mentre le foglie cauline progressivamente più semplici e ridotte si presentano con delle lacinie con 2 – 3 denti apicali. L'infiorescenza è una spiga contratta con capolini giallastri con 25 – 50 fiori per capolino. Larghezza delle lacinie delle foglie basali: 2 mm. Dimensioni delle foglie cauline: larghezza 2 mm; lunghezza 7 – 8 mm. Diametro dei capolini: 3 – 4 mm (massimo 7 mm).
  • Fioritura: da giugno a agosto.
  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Orofita – Sud Europeo.
  • Distribuzione: in Italia ha una distribuzione discontinua ed è considerata pianta rara. Nelle Alpi è presente nella parte occidentale, mentre negli Appennini si trova nella parte centrale dell'Italia. Fuori dall'Italia si trova in Francia (dipartimenti di Hautes-Alpes, Alpes-Maritimes, Isère e Savoia), sui Pirenei, Monti Balcani e Carpazi.
  • Habitat: l'habitat tipico di questa pianta sono le rupi e i pendii ghiaiosi. Il substrato preferito è siliceo con pH acido, bassi valori nutrizionali del terreno che deve essere secco.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino ad una altitudine compresa tra 2000 - 3135m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: subalpino e alpino.
  • Fitosociologia: dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[13]:
Formazione: delle comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni
Classe: Asplenietea trichomanis
Ordine: Androsacetalia vandellii
Alleanza: Androsacio vandellii
Associazione: Saxifragenion pedemontanae
  • Artemisia petrosa subsp. petrosa: pianta alta 15 – 20 cm; lunghezza delle foglie basali: 8 – 12 cm; con infiorescenza densa occupante ¼ (o 1/3) della parte superiore del fusto e colorata di fulvo alla fine dell'antesi. È distribuita, su substrato siliceo, nelle Alpi Marittime (Orofita – Sud Europeo).
  • Artemisia petrosa subsp. eriantha (Ten.) Giac. & Pign.: pianta alta 2 – 6 cm; lunghezza delle foglie basali: 3 – 4 cm; con infiorescenza discontinua occupante i 2/3 della parte superiore del fusto e non colorata di fulvo alla fine dell'antesi. È distribuita, su substrato calcareo, sia nelle Alpi Marittime che negli Appennini (Monti Sibillini, Gran Sasso e nel Gruppo della Majella). (Endemico).

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Questa specie in Italia può ibridarsi facilmente con Artemisia genipi Weber, Artemisia glacialis L., Artemisia nitida Bertol. e Artemisia lanata Willd..
Altri ibridi interspecifici:

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Artemisia eriantha Ten.
  • Artemisia gabriellae Br.-Bl. (1945)
  • Artemisia genipi subsp. eriantha
  • Artemisia laxa Fritsch (1893)
  • Artemisia laxiflora St-Lager (1889)
  • Artemisia mutellina Vill. (1779)
  • Artemisia oligantha Miégeville (1872)
  • Artemisia petrosa (Baumg.) Jan

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Una specie molto simile è Artemisia genipi Weber, anche se questa predilige substrati silicei (mentre la pianta di questa voce è più o meno calcicola), facilmente si possono trovare negli stessi habitat della ristretta fascia nivale. L'Artemisia genipi si distingue per le foglie basali il cui asse principale è diviso in 3 parti (e non in 5), mentre i segmenti delle foglie cauline non sono dentati; inoltre le squame dell'involucro sono bordate di nero. Queste due specie sono separate anche da un'antesi posticipata di circa due settimane della Genepì bianca.
Anche la specie Artemisia nitida Bertol. si avvicina abbastanza morfologicamente alla specie di questa voce; si distingue comunque in quanto l'infiorescenza è composta da molti più capolini disposti su diversi racemi laterali.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni qui riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. Questa voce ha solo scopo illustrativo e non sostituisce il parere di un medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

È una pianta rara, balsamica e aromatica, a cui sono attribuite varie proprietà terapeutiche.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

È ricercata per la produzione del liquore Genepì[12]. Le foglie sono utilizzate nella preparazione di un tè e a volte sono anche usate come condimento[15].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Motta, op. cit., Vol. 1 - p. 195
  2. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 860
  3. ^ a b Pignatti, op. cit., Vol. 3 - p. 105
  4. ^ a b Pignatti, op. cit., Vol. 3 - p. 1
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 26-11-2009.
  6. ^ a b c Botanica Sistematica, op. cit., p. 520
  7. ^ Strasburger, op. cit., p. 858
  8. ^ a b c d Checklist of the Italian Vascular Flora, op. cit., pag. 57
  9. ^ Tropicos Database. URL consultato il 30-11-2010.
  10. ^ Index synonymique de la flore de France. URL consultato il 30-11-2010.
  11. ^ a b Flora Alpina, op. cit., Vol. 2 - p. 516
  12. ^ a b Maria Luisa Sotti, Maria Teresa della Beffa, Le piante aromatiche. Tutte le specie più diffuse in Italia, Milano, Editoriale Giorgio Mondadori, 1989. ISBN 88-374-1057-3.
  13. ^ a b c Flora Alpina, op. cit., Vol. 2 - p. 518
  14. ^ a b Pignatti, op. cit., Vol. 3 - p. 104
  15. ^ Plants For A Future. URL consultato il 30-11-2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 195.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 105. ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 516.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 860. ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, pag. 520. ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 56. ISBN 88-7621-458-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]