Artemisia II
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Artemisia di Caria (greco: Aρτεμισία; ... – 350 a.C.) era la sorella, moglie e successore del principe di Caria Mausolo. Era figlia di Ecatomno e dopo la morte del marito regnò per due anni, dal 352 al 350, appoggiando, come già aveva fatto il marito, l'oligarchia di Rodi.[1][2]
È ricordata per la grande tristezza che la pervase alla morte del marito, tanto da preparare una bevanda con le ceneri del marito. L'episodio sarebbe raffigurato nell'omonimo dipinto di Rembrandt. Per perpetuare la memoria del marito scomparso, fece costruire in suo onore una sepoltura monumentale ad Alicarnasso: il celebre Mausoleo, una delle sette meraviglie del mondo. Il nome di mausoleo divenne poi il termine generico con cui si definì ogni sepoltura monumentale.[3][4][5][6][7][8] Un'altra celebrata sepoltura monumentale fu eretta a Rodi, per commemorare il suo successo nel farsi signora dell'isola. Dopo aver riconquistato la propria libertà, i rodiesi lo resero inaccessibile, da cui il successivo nome di ἄβατον.[9]
Indice |
Bibliografia [modifica]
- (EN) William Smith (editore); Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, "Artemisia (2)", Boston, (1867)
Note [modifica]
- ^ Diodoro Siculo, Biblioteca, xvi. 36, 45
- ^ Demostene, Discorsi, "Sulla libertà dei rodiesi", 11, 27
- ^ Cicerone, Tusculanae Disputationes, iii. 31
- ^ Strabone, Geografia, xiv. 2
- ^ Aulo Gellio, Noctes Atticae, x. 18
- ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, xxv. 36, xxxvi. 4
- ^ Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, iv. 6
- ^ Suda, s.v. "Artemisia", "Mausolo"
- ^ Vitruvio, De architectura, ii.8
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