Adrian Vandenberg

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Adrian Vandenberg
Adrian Vandenberg e David Coverdale al Monsters of Rock di Donington nel 1990.
Adrian Vandenberg e David Coverdale al Monsters of Rock di Donington nel 1990.
Nazionalità Paesi Bassi Paesi Bassi
Genere Heavy metal
Pop metal
Hard rock
Periodo di attività 1978 – in attività
Strumento Chitarra
Gruppo attuale Vandenberg
Gruppi precedenti Teaser
Whitesnake
Manic Eden
Sito web

Adrian Vandenberg (L'Aia, 31 gennaio 1954) è un chitarrista olandese. È conosciuto principalmente per aver fatto parte dei Whitesnake durante il fortunato periodo degli anni ottanta.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Adje Vandenberg nasce il 31 gennaio 1954 all'Aia, Paesi Bassi. All'età di due anni si trasferì a Rotterdam, e all'età di dodici a Enschede. A 17 anni inizia a suonare la chitarra, ispirato dai grandi chitarristi degli anni sessanta e settanta, fra cui Jimi Hendrix, Jeff Beck, Eric Clapton e Leslie West. Inoltre prese anche lezioni di piano da un pianista jazz e suonò per breve tempo in un gruppo chiamato 'Mother of Pearl' assieme al batterista Jos Zoomer. Durante gli anni settanta studiò disegno in un college e suonò la chitarra come turnista. Nel 1973 registrò il suo primo singolo, 'The guitarman', assieme al gruppo Darling, mentre successivamente suonò con gruppi come i Pointer Sisters e i Magic Box.

Nel 1977 Vandenberg, assieme a Jos Veldhuizen alla voce, Peter van Eyk al basso e Nico de Gooijer alla batteria, fondò i Teaser, band che realizzò nel 1978 un album omonimo. Dopo questo singolo album, e la rottura del gruppo, Vandenberg decise nel 1981 di riformarlo. Chiamò quindi al suo fianco Bert Heerink alla voce, Jos Zoomer alla batteria e Dick 'Motorhome' Kemper (ex Turbo) al basso. Inoltre cambiò il nome al gruppo, chiamandolo con il suo stesso cognome. Dopo aver registrato un demo e firmato per la Atlantic Records, i Vandenberg realizzarono tre album: 'Vandenberg' (1982), 'Heading for a Storm' (1983) e 'Alibi' (1985). Alcune loro canzoni divennero singoli, fra cui le famose "Burning Heart" e "Friday Night". A seguito del successo, i Vandenberg parteciparono a diversi tour con artisti del calibro di Ozzy Osbourne, Michael Schenker e i Kiss, che contribuirono all'affermazione del gruppo. Ma nel 1985 mancò il giusto supporto della casa discografica, e il terzo album, 'Alibi', non ebbe il successo sperato. Dopo la sostituzione alla voce di Heerink con Peter Struyk, il gruppo si sciolse, complice anche la continua richiesta di David Coverdale per la partecipazione di Adrian Vandenberg nei suoi album.

Adrian venne così chiamato nei Whitesnake. La sua prima apparizione fu nel brano 'Here I go again', contenuto nell'album '1987', di cui realizzò l'assolo di chitarra (tutte le altre tracce erano state già registrate dal chitarrista John Sykes, che abbandonerà la band subito dopo le registrazioni). Dopo aver completato il tour 1987-1988 (in coppia col chitarrista Vivian Campbell), Vandenberg collaborò anche alla stesura dei brani del successivo album, 'Slip of the tongue'(pubblicato nel 1989), ma si infortunò al polso mentre eseguiva esercizi isometrici per prepararsi alle registrazioni e non riuscì pertanto a suonare le parti di chitarra del disco (incise da Steve Vai). Si rimise comunque in sesto per il susseguente tour, che lo portò a suonare, in coppia con Vai, in tutto il mondo, compreso il Monsters of Rock del 1990.

A cavallo tra il '93 e il '94 prese parte alla breve vita della superband Manic Eden,che lo trovò accompagnato ad altri membri storici dei Whitesnake quali Rudy Sarzo e Tommy Aldridge,con cui incise un solo, omonimo album, prima dello scioglimento probabilmente dovuto ad impegni con le rispettive carriere dei componenti, in combinazione con la scarse vendite dell'album stesso, figlio di sonorità più calde e bluesy rispetto ai dischi di Coverdale.

Vandenberg tornò quindi nuovamente nei Whitesnake nel 1997 per l'album 'Restless Heart', e collaborò nuovamente con Coverdale all'album acustico 'Starkers in Tokyo'. Nel 1999 lasciò il gruppo per passare più tempo assieme alla sua famiglia. Nel 2001 iniziò a lavorare come talent scout, dedicandosi, negli anni successivi, all'hobby della pittura, che coltivava sin dai tempo dei Vandenberg(sua è infatti la copertina di Alibi).

Nel 2003 i Vandenberg si sono riuniti, e nei primi mesi del 2004 hanno realizzato un greatest hits. Nel 2005, sempre assieme ai Vandenberg, ha prodotto un DVD riguardante un live a Tokyo del 1984.

È noto che, verso la fine della sua carriera a fianco di Coverdale, Adrian ebbe un incidente d'auto che gli causò pesanti problemi ai nervi di una spalla, procurandogli difficoltà a reggere la chitarra per un tempo prolungato. Questo è sicuramente un altro degli aspetti che evidenziano come la carriera del talentuoso "Flying Dutchman" sia stata costellata di successi parallelamente ad episodi piuttosto sfortunati. A questo si può aggiungere come le sue capacità abbiano dovuto confrontarsi non solo con i rilevanti disagi fisici, ma anche con questioni stilistico-musicali avverse: si può dire, infatti, che il chitarrista abbia sicuramente risentito del fardello di una pesante eredità quale quella lasciata da John Sykes, tuttora ritenuto da schiere di fans come il miglior composer che la band abbia mai accolto nella propria formazione. Inoltre l'infortunio al polso con il subentro di Steve Vai per la registrazione dei brani che lo stesso Adrian aveva scritto insieme a David per l'album Slip of the Tongue hanno sicuramente rappresentato uno smacco per l'olandese, che ha sempre faticato a mettersi in luce in modo appropriato, spesso defilandosi a ruolo di supporto per lo stesso Vai; questo è dovuto anche alla sua natura chitarristica, sin dai tempi dei Vandenberg e dei Manic Eden più propensa all'esecuzione in solitaria, dove riusciva a dare il proprio meglio, piuttosto che in duo, ottenendo un ruolo talvolta marginale.

Lo Stile[modifica | modifica sorgente]

Lo stile di Adrian Vandenberg è stato sempre un chiaro segno distintivo capace di renderlo riconoscibile nei contesti rock più disparati sin dai primordi con i Vandenberg. Esso si discosta fortemente da quanto visto da parte degli altri chitarristi dei Whitesnake, più votati ai funambolismi e allo shredding. Adrian, ispirandosi chiaramente allo stile di Michael Schenker (ma anche di Eddie Van Halen,in particolare nella ricerca dei suoni), predilige unire passaggi lenti e veloci in una sorta di "crescendo", mischiando sonorità tipiche del Blues rock e dell Hard Blues (talvolta ispirate addirittura ai Led Zeppelin) con licks tipici dell'heavy metal europeo anni 70-80. Questo lo rende, di fatto, un chitarrista piuttosto versatile, capace di passare da contesti più "romantici" ad altri, distintivi proprio dei Whitesnake. Il suo "romanticismo" compositivo ha più volte fatto spiccare una propensione per la ricerca di uno stile particolarmente melodico, piuttosto che rude o diretto, arioso piuttosto che aggressivo. La massima espressione di tutto questo è convogliata in ballate quali Burning Heart, How Long, Different World o in brani dove Adrian si concede alla chitarra acustica, ispirandosi a linee neoclassiche (un esempio ne è Waiting fot the Night).

Strumentazione[modifica | modifica sorgente]

Chitarre[modifica | modifica sorgente]

Vandenberg è sempre stato un amante della Les Paul fin dai tempi dei Teaser e per tutto il periodo dei Vandenberg, ma con il passare del tempo ricevette diverse offerte di endorsement da parte di case produttrici. La prima fu la giapponese Fernandes, che gli propose un modello signature, che vide la luce nel 1986: aveva corpo in tiglio con grafica custom, manico avvitato, ponte Floyd Rose, 3 pickup (un humbucker e due single coil), selettore a 5 posizioni, volume e tono (quest'ultimo push-pull per splittare i pickup). Ne furono creati due esemplari, uno quello citato, l'altro, più esclusivo, con corpo in frassino giapponese, costruzione neck-through, 3 pickup attivi e uno switch per splittarli. Risulta che Adrian gradisse molto queste chitarre, ma fosse seccato dai tempi lunghi per la loro consegna mentre era in tour (erano fatte a mano in Giappone).

Noto è anche che utilizzò una Schecter Custom mancina da egli stesso modificata, fiammata, con tremolo e un pickup Bill Lawrence al ponte, visibile nel video di Burning Heart del 1982. Alcune locandine testimoniano che per un breve periodo ha inoltre suonato una ESP Horizon I Custom di colore rosso.

Nel 1988 l'americana Peavey, che aveva sotto contratto il suo compagno bassista degli Whitesnake Rudy Sarzo, contattò Vandenberg per creare insieme un modello signature. Il chitarrista accettò e lo stesso anno iniziò la produzione in serie della Peavey Vandenberg, fatta a mano nella fabbrica Peavey nel Mississippi, che durò fino a metà anni Novanta. Ne esistono serie diverse:

-prima serie (1988-1989): corpo in pioppo con intagli ai lati alla guisa di un violino, paletta reverse, manico avvitato in due pezzi di acero con tastiera a 24 tasti in ebano, un humbucker al ponte e un single coil al manico (entrambi costruiti su specifiche di Adrian), due volumi e un selettore a tre posizioni, ponte Kahler 2700 (simile ad un Floyd Rose, ne sviluppa alcune caratteristiche costruttive); colori disponibili: rosa "rock-it", nero, rosso fuoco.

-seconda serie (1989-?); stesse caratteristiche della prima serie, a parte corpo e manico leggermente più spessi, intagli meno marcati e ponte Kahler Spyder in luogo del 2700; colori disponibili: rosa "rock-it", nero, rosso fuoco, blu "'62", rosso "laser" e "raspberry pearl".

- custom (1989-?): corpo in mogano con top arcuato in mogano, manico in un unico pezzo di acero, costruzione neck-through speciale (non manico e sezione del corpo insieme e le due "ali" del corpo attaccate ai lati, ma manico e un pezzo più corto di corpo inseriti a fondo nel corpo altrimenti intero), tastiera in ebano con segnatasti custom "heartbeat", 2 pickup custom (più potenti di quelli della prima serie), due volumi con sistema push-pull per splittaggio del pickup al ponte; ne esistono due rarissime versioni con la grafica custom "puzzle", una nera con i contorni dei pezzi del puzzle bianchi, una bianca con i contorni neri (della quale si dice esistano solo sei esemplari al mondo).

-quilt top (1990-?): specifiche uguali alla custom a parte il corpo in mogano con top arcuato in acero marezzato, binding color crema intorno al corpo, manico in mogano, 2 pickup humbucker custom, due volumi con un selettore a tre posizioni e un interruttore autonomo per lo splittaggio dei pickup, ponte Kahler Spyder a scelta dorato o cromato, finish trasparente; colori disponibili: naturale, "honey sunburst", rosa, viola.

-terza serie (1993-?): simile alla prima serie ma con componenti di qualità inferiore, come il ponte Kahler/Peavey su licenza Floyd Rose. Quest'ultima, inoltre, aveva sulla paletta il logo Peavey in grande, con la firma "Vandenberg" in piccolo sulla punta, all'esatto contrario di tutti i modelli precedenti; segno, questo, dell'indubbia volontà della casa produttrice di interrompere la serie. Va comunque notato che dello strumento furono costruiti alcuni modelli unici per Adrian, in particolare uno con la tastiera in acero (visibile in alcune fotografie del tour 1989-1990) e uno con il ponte Kahler Spyder di colore bianco (forse l'unico mai prodotto). Dopo la cessazione della produzione della Peavey Vandenberg, Adrian ritornò alla Les Paul, suo strumento di scelta sia nel tour di addio del 1994 sia successivamente.

Attualmente, nelle sue sporadiche apparizioni sul palco,è tornato ad utilizzare la vecchia Gibson Les Paul dei primi tempi; tuttavia è endorser del marchio di liuteria olandere Aristides Guitars,produttore di strumenti in materiali alternativi quali l'"Arium".

Nelle sessioni acustiche live ha utilizzato una Ovation.

Amplificazione ed effetti[modifica | modifica sorgente]

Adrian usava (e con ogni probabilità usa tuttora) amplificatori Marshall,con ogni probabilità Plexi, parrebbe 50w con mod Master Volume, ai tempi dei Vandenberg, per poi passare a Peavey modello VTM nel periodo con i Whitesnake, visibile su un manifesto pubblicitario, ove è presente anche Rudy Sarzo. Ai tempi del contratto con la Peavey, Vandenberg pubblicizzò con un altr manifesto anche due pedali della stessa casa, il Peavey Digital Delay DDL3 e il Peavey Hotfoot Distortion, un OD.

In studio utilizzava un Dunlop Wah controller, collegato a un Dunlop rack mount wah, e un lexicon mpx-1 multifx unit che andava dal line out della '59 plexi per "entrare" in un Marshall 9200 Poweramp. I cabinet utilizzati erano delle casse 4x12" Marshall 1960BX.

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Vandenberg[modifica | modifica sorgente]

In Studio[modifica | modifica sorgente]

Raccolte[modifica | modifica sorgente]

Whitesnake[modifica | modifica sorgente]

In Studio[modifica | modifica sorgente]

Live[modifica | modifica sorgente]

Raccolte[modifica | modifica sorgente]

Paul Rodgers[modifica | modifica sorgente]

Vandenberg's Moonkings[modifica | modifica sorgente]

Altri album[modifica | modifica sorgente]

Apparizioni[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 58254416

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