Vodo di Cadore

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Vodo di Cadore
comune
Vodo di Cadore – Stemma
Vodo di Cadore – Veduta
Panoramica verso la Rocheta di Prendera, de la Ruoibes, Sorarù e Cianpolongo.
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto-Stemma.png Veneto
ProvinciaProvincia di Belluno-Stemma.png Belluno
Amministrazione
SindacoDomenico Belfi (lista civica) dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate46°25′N 12°15′E / 46.416667°N 12.25°E46.416667; 12.25 (Vodo di Cadore)Coordinate: 46°25′N 12°15′E / 46.416667°N 12.25°E46.416667; 12.25 (Vodo di Cadore)
Altitudine901 m s.l.m.
Superficie46,88[2] km²
Abitanti858[3] (31-12-2017)
Densità18,3 ab./km²
FrazioniPeaio, Vinigo[1]
Comuni confinantiBorca di Cadore, Calalzo di Cadore, Cibiana di Cadore, Pieve di Cadore, San Vito di Cadore, Val di Zoldo, Valle di Cadore, Zoppè di Cadore
Altre informazioni
Cod. postale32040
Prefisso0435
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT025066
Cod. catastaleM108
TargaBL
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantivodesi
Patronosanta Lucia
Giorno festivo13 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vodo di Cadore
Vodo di Cadore
Vodo di Cadore – Mappa
Posizione del comune di Vodo di Cadore nella provincia di Belluno
Sito istituzionale

Vodo di Cadore (Guódo in ladino[4]) è un comune italiano di 858 abitanti[3] della provincia di Belluno in Veneto.

Comune a vocazione turistica, è adagiato nella media Val Boite a quota 910 m s.l.m., tra i massicci dolomitici dell'Antelao (3.264 m) e del Pelmo (3.168 m), ed è attraversato dalla SS 51 d'Alemagna. È il paese natale di Gianpietro Talamini (1845-1934), fondatore della testata giornalistica Il Gazzettino. Suo patrono è Santa Lucia, alla quale è intitolata la pieve.

Per la posizione panoramica, gode di una grandiosa vista sull'impervio versante sud dell'Antelao, unico lato da cui è visibile la vistosa fessura e dal quale è possibile ammirare l'imponente dislivello tra l'abitato e la vetta.

Il territorio comunale comprende le già citate cime del Pelmo, dell'Antelao e del monte Penna, vette dalle quali si può godere di viste a 360 gradi. Vi sorgono inoltre il rifugio Gianpietro Talamini, a 1.582 m s.l.m., e il rifugio Venezia, a 1.947 m s.l.m., ai piedi del Pelmo e base per la sua ascensione. Presso entrambi i rifugi passa l'Alta via n. 1 delle Dolomiti, per il Venezia anche l'Alta via n. 3. Nel territorio di Vodo sorgono anche delle antiche malghe, tra cui malga Ciàuta e malga Rutorto, luoghi dedicati alla lavorazione del latte e produzione dei suoi derivati.

L'abitato sorge sulla sinistra del torrente Boite, in una conca naturale locata al di sotto del colle Santa Lucia. Uno sbarramento artificiale, completato nel 1960, crea il lago di Vodo, che ha una capacità di circa 1.390.000 m³ e alimenta le centrali idroelettriche di Pontesei.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Vinigo[modifica | modifica wikitesto]

Vinigo (Vìnego), chiamata anche "La terrazza delle Dolomiti" per la sua posizione panoramica che domina la valle del Boite, si trova a 1 km dalla statale 51 di Alemagna, a monte dell'abitato di Peaio; dista circa 20 km da Cortina d'Ampezzo. Gli abitanti sono circa 120.

Si tratta di uno dei più antichi insediamenti del Cadore. Paese piccolo e caratteristico per la sua architettura, ha un notevole interesse storico per la sua chiesa, che conserva alcuni affreschi della Scuola del Tiziano. La chiesa, costruita nel 1506, è intitolata a San Giovanni Battista. L'altare maggiore presenta la pala Madonna con Bambino tra i Santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista e viene attribuita al pittore Francesco Vecellio, fratello del sommo Tiziano. L'altare di sinistra presenta una pala di Tommaso Vecellio, Madonna con Bambino tra i Santi Margherita e Antonio Abate. L'altare di destra è ornato da una pala, attribuita a Osvaldo Gortanuto, della Madonna della cintura.

Peaio[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Peaio (Peej) si trova ad una quota di 890m s.l.m., ai piedi di Vinigo, e a circa 2 km dal comune. Dista 11 km da Tai di Cadore e 19 km da Cortina d'Ampezzo.

Lungo il suo territorio, tra il Boite e l'abitato, è ancora possibile percorrere a piedi l'Antica Strada Regia del Cadore, che collegava la Pianura Padana con i territori germanici. Di recente costruzione è invece la Ciclabile delle Dolomiti, che segue parallelamente la strada Regia e permette agli escursionisti l'accesso panoramico e facilitato alla frazione.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni comunali si erano già svolte il 7 giugno 2009, ma i risultati non erano stati convalidati e il comune commissariato in quanto non si era raggiunto il quorum necessario (50% + 1 degli aventi diritto al voto): proprio nel periodo delle elezioni, infatti, Vodo era soggetta al consueto fenomeno dell'emigrazione stagionale[6].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La fermata di Vodo e la stazione di Peaio-Vinigo sorgevano lungo la ferrovia delle Dolomiti, attiva in questa tratta fra il 1921 e il 1964[7].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Stock Sport Vodo è una società fondata alla fine del 1996 per la promozione ed il gioco dei birilli su ghiaccio e asfalto, allenata sul campo di pattinaggio comunale. Ha iniziato con tre squadre da quattro giocatori.

Dal 1999 al 2006 le sue squadre hanno sempre vinto il torneo regionale veneto, misurandosi con altre compagini cadorine.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Vodo Cadore - Statuto.
  2. ^ Consultazione dati del 14º Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni - Tavola: Superficie territoriale (km²) - Belluno (dettaglio comunale)
  3. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2017.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 2006, p. 840.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ A Vodo di Cadore niente quorum, arriva il commissario prefettizio, in la Tribuna di Treviso, 9 giugno 2009, p. 46. URL consultato il 30 giugno 2010.
  7. ^ Evaldo Gaspari, La ferrovia delle Dolomiti. Calalzo-Cortina d’Ampezzo-Dobbiaco. 1921-1964, Athesia edizioni, Bolzano 2005. ISBN 88-7014-820-3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mariateresa Sivieri, Vìnego paés ladin. Un balcone sulla valle, Padova, CLEUP, 2002, ISBN 88-7178-580-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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