Pelmo

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Pelmo
Pelmo da Palafavera.jpg
Il versante sud-ovest del Pelmo visto dal sentiero 564, sopra Palafavera (Zoldo Alto)
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Provincia Belluno Belluno
Altezza 3 168 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 46°25′12.72″N 12°07′59.52″E / 46.4202°N 12.1332°E46.4202; 12.1332Coordinate: 46°25′12.72″N 12°07′59.52″E / 46.4202°N 12.1332°E46.4202; 12.1332
Data prima ascensione 19 settembre 1857
Autore/i prima ascensione John Ball
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Pelmo
Pelmo
Mappa di localizzazione: Alpi
Pelmo
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Orientali
Grande Settore Alpi Sud-orientali
Sezione Dolomiti
Sottosezione Dolomiti di Zoldo
Supergruppo Dolomiti Settentrionali di Zoldo
Gruppo Gruppo del Pelmo
Sottogruppo Gruppo del Pelmo
in senso stretto
Codice II/C-31.II-A.1.a

Il Pelmo ([Sass de] Pelf in ladino[1], Pelego in cadorino[senza fonte]) è una montagna delle Dolomiti di Zoldo (provincia di Belluno) che raggiunge i 3.168 m s.l.m. Si trova a est del passo Staulanza, separando la val di Zoldo e la val Fiorentina dalla valle del Boite.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La montagna è molto peculiare perché si articola in due massicci principali che sono il Pelmo vero e proprio, al centro, e il Pelmetto (2.990 m), a ovest. Tra loro si trova la Fessura, un canalone che culmina in una stretta forcella (2.726 m)[1].

Altra caratteristica della montagna è la presenza del Valón (la cui parte superiore è detta Vant), un ampio circo glaciale aperto verso sudest e ben visibile dalla valle del Boite. Esso conferisce alla montagna la forma di un enorme sedile, con la cresta sommitale a fare da spalliera e le cosiddette Spalla Sud (3.061 m) e Spalla Est (3.024 m) da braccioli, tanto da essere soprannominata el Caregón de 'l Padreterno ("il Trono del Padreterno")[1].

Ben più articolato il lato settentrionale, costituito dalle Crode di Forca Rossa (2.737 m) che proseguono verso nord con le Cime di val d'Arcia (2.626 m). Tra queste e il Pelmo vero e proprio si sviluppa il canalone detto val d'Arcia, in cui sussiste l'omonimo nevaio[1].

Il monte Pelmo è noto anche dal punto di vista paleontologico: ai piedi del Pelmetto, a quota 2.050 m, non lontano dal rifugio Staulanza, è stato rinvenuto dal paleontologo Vittorino Cazzetta un masso con impronte di dinosauri. Un calco del masso con le tracce è visibile nel nuovo museo civico di Selva di Cadore intitolato a Vittorino Cazzetta[2] e nello stesso museo è anche possibile vedere lo scheletro di un cacciatore del mesolitico, scoperto dallo stesso Cazzetta nell' alpe di Mondeval, fra il Pelmo e i Lastoi de Formin.

Alla sua base sorgono tre rifugi alpini: il rifugio Venezia-Alba Maria De Luca (m 1.947, a est), il rifugio Città di Fiume (m 1.918, a nord-ovest) e il rifugio Passo Staulanza (m 1.766, a ovest).

Dal punto di vista amministrativo, il Pelmo è diviso tra i comuni di Zoldo Alto (versante sudovest), Borca di Cadore (versante nordovest e nord) e Vodo di Cadore (versante est). I confini dei tre enti convergono in corrispondenza della vetta.

Storia e leggende[modifica | modifica wikitesto]

Il primo documento che cita il Pelmo è della seconda metà del Trecento e riguarda una disputa sui confini che si snodavano tra le sue pendici sudorientali e il monte Punta: in essa è indicato come Saxum de Pelph, Saxum Pelphi o Pelvi, toponimo derivante termine veneto-ladino pelf indicante un grosso sasso compatto[3][1].

Secondo una leggenda della val di Zoldo un tempo il Pelmo aveva un aspetto ben diverso dall'attuale: era una montagna verdeggiante e sulla sua sommità, dove oggi si trova il circo glaciale, vi era addirittura un vasto pascolo frequentato dai pastori. In seguito un evento catastrofico fece franare la montagna, scoprendo la nuda roccia e dandole l'imponente aspetto che ha tutt'oggi. Il racconto sembrerebbe avere un fondo di verità: sono stati individuati due ampi scoscendimenti, ora per lo più nascosti dalla vegetazione, che fanno pensare ad una grandiosa frana; questa avrebbe bloccato il corso del Maè, formando un grande lago che, prosciugatosi, scoprì la piana dove oggi sorge Mareson, frazione di Zoldo Alto[4].

Un'altra popolare leggenda locale narra che il Padreterno, dopo aver creato l'Antelao, le Marmarole, il Sorapiss, il Cristallo, le Tofane e le altre cime del Cadore, stanco creò il Pelmo per potersi riposare. Di quí il nomignolo in veneto "Caregón de 'l Padreterno".[senza fonte]

Alpinismo[modifica | modifica wikitesto]

Il monte Pelmo visto dal monte Tullen nelle Odle di Eores (da circa 38 km)

Il Pelmo è stata la prima cima dolomitica ad essere scalata: il 19 settembre 1857 l'irlandese John Ball raggiunse la vetta attraverso quella che fu poi chiamata cengia di Ball. Partito da Borca di Cadore, era accompagnato da una guida locale (pare rispondesse al nome di Giovanni Battista Giacin detto Sgrinfa) che però non raggiunse la cima.[5] Ball scrisse poi di aver scelto il Pelmo per la sua prima scalata perché gli era sembrato il più bello tra tutti i monti delle Dolomiti che aveva visto e soprattutto più facile rispetto al maestoso Antelao.[6]

La via diretta sud-ovest fu aperta nei giorni tra il 15 ed il 17 settembre 1977 da una cordata italiana formata da Franco Miotto, Riccardo Bee e Giovanni Groaz che giunsero poco sotto al camino finale, ivi ritirandosi per il maltempo. La via è stata compiuta successivamente, all'inizio di ottobre, da Miotto e Bee calatisi dall'alto, e da Giovanni Groaz che con grave rischio risalì dal basso le corde lasciate fisse nel precedente tentativo (200 m nel vuoto), uscendo assieme lungo il camino finale. Dal canalone di La Fessura si attacca la parete nel centro, dapprima per canali e poi sul lato destro del grande diedro. L'uscita è a sinistra del ciclopico tetto sommitale. Difficoltà: VI+ e vari tratti di A1 e A2 in artificiale. I tratti più difficili e pericolosi (VI e A3) furono risolti da Giovanni Groaz. La prima ripetizione fu di Flavio Appi, Ronkovic e Rukic (sloveno) tra il 15 ed il 17 gennaio 1986. La seconda ripetizione dell'1 e 2 luglio 2006 furono gli italiani Alessio Roverato e Luca Matteraglia .

Il poco marcato spigolo nord fu invece superato nel 1924 dalla cordata svizzera Simon-Rossi che ivi aprì la prima via di VI grado delle Alpi[7], un anno prima di Solleder e Lettembauer sulla parete nord-ovest della Civetta. La via sale le placconate della parete nord con percorso complicato, partendo dal nevaio di val d'Arcia per imboccare poi lo spigolo nella parte sommitale (il passo più duro è un camino valutato VI-). Su tutte le pareti del Pelmo si sviluppano numerosi itinerari molto lunghi e di tutte le difficoltà.

Il Pelmetto fu invece raggiunto nel 1896 dalle guide Clemente Callegari (detto "il Battistrada") e Angelo Panciera (detto "il Mago") col cliente Angelo Panciera.

L'immenso spigolo nord-ovest fu superato da Severino Casara e Walter Visentin nel 1936. Tutt'oggi è una classica salita di media difficoltà con un dislivello di 850 (IV e 1 pp di V).

Giro del monte Pelmo[modifica | modifica wikitesto]

Il giro del Pelmo in senso antiorario parte dal rifugio passo Staulanza (1773 m), seguendo il sentiero n. 472 in direzione del rifugio Venezia (1946 m)

Il tempo necessario per il raggiungimento di questa prima meta è di circa 2 ore e mezza.

Dal rifugio Venezia si prosegue quindi verso la forcella val d'Arcia (2476 m) lungo il sentiero n. 480;[8] da qui il percorso scende lungo i ghiaioni nord del Pelmo fino a ricongiungersi al sentiero n. 472, che riporta al passo Staulanza.

Tempo totale: ore 6 circa (tempi CAI)

Dislivello: 693 m.

Ascensioni[modifica | modifica wikitesto]

La via normale del Pelmo è una classica ascensione dolomitica, frequentata e non difficile anche se faticosa e con alcuni tratti pericolosi: essa parte dal rifugio Venezia ed attraversa in diagonale la parete sud lungo la Cengia di Ball, l'ingresso al Van scoperto da John Ball durante la prima ascensione, poi sale per rampe detritiche ed un'esile cresta fino in cima. Durante le successive ascensioni sono stati scoperti altri accessi al Van, ed anch'essi sono ben frequentati come varianti alla classica via normale: il primo è la Cengia di Grohmann che taglia a metà il versante sud-ovest, un poco più esposto della via normale ma di eguale difficoltà, il secondo è la Cengia dei Zoldani che attraversa il versante sud-est, più impegnativa e meno battuta delle altre due (difficoltà di I e II).

Le vie alpinistiche più gettonate del Pelmo sono la classica Simon-Rossi lungo la parete e lo spigolo nord (800 m fino al VI-), divenuta pericolosa dopo le frane del 2011. Esistono lungo il percorso alcune varianti che ne rettificano il percorso. Altra importante via è il Pilastro Fiume che sale l'imponenente spogolo nord-est fino a congiungersi con la via Simon-Rossi (800 m di VI sostenuto). Altri itinerari sulla medesima parete, come la via dei Bellunesi, contano poche ripetizioni.

Sul versante opposto, verso il rifugio Venezia, una via degli Scoiattoli Bellodis e Franceschi è apprezzata e ripetuta (700 m, IV+ nel tratto inferiore, V+, VI e A1 in quello superiore), mentre altri itinerari alle spalle del Pelmo, sono poco o per nulla ripetuti. Sul ciglio sud-ovest c'è la discussa via Miotto-Bee-Groaz che sale per fessure e diedri la parete a destra del poderoso diedro che solca l'intera parete, per poi entrarvi nell'ultimo quarto della via, all'altezza del grande tetto, è divisa in due parti, una sotto la Cengia Grohmann (300 m fino al V+), la seconda sopra la cengia che, dopo un breve trasferimento, sale dapprima un pilastrino in libera (VI) eppoi con duri tiri in artificiale la parete gialla e l'ultimo tratto del grande diedro (A3 e passi di VI+).

Il Pelmetto è una cima solitaria e poco frequentata, nonostante vi siano numerosi itinerari sulle sue pareti. Oltre alla via normale, che da la Fessura segue le cenge superiori e supera il "salto del Mago" (IV, tratto chiave), solo lo spigolo Casara-Visentin (800 m, IV e V) riceve qualche sporadica visita.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Lazzarin, Bonetti, p. 52
  2. ^ Dolomiti : impronte di dinosauri sul Pelmetto monte Pelmo, forcella Staulanza Palafavera Belluno Dolomiti, Museo Civico della Val Fiorentina "Vittorino Cazzetta" a Selva di Ca...
  3. ^ Angelini, Celi, p. 78
  4. ^ Lazzarin, Bonetti, p. 80
  5. ^ Franco Fini nel suo "Cadore e Ampezzano" cita Antonio Ronzon che scrive come, già nel 1824, un tale Belli Battista Vecchio di Serdes frazione di San Vito di Cadore, cacciatore di camosci, conoscesse il sentiero per la vetta. La questione se i cacciatori locali conoscessero realmente le vie per le cime prima degli alpinisti cittadini, sembra in realtà piuttosto controversa e non documentata.
  6. ^ Il Pelmo occupa nella storia dell'alpinismo un posto fondamentale: è la prima scalata squisitamente alpinistica in Cadore, anzi di tutte le Dolomiti.
  7. ^ La prima ascensione dolomitica italiana di VI grado è la Comici-Fabian sul Sorapiss del 1929.
  8. ^ Il sentiero 480, che collega il rifugio Venezia al rifugio Città di Fiume, è dedicato a Gino Flaibani, primo presidente della sezione CAI di Fiume ricostituita in Italia dopo gli eventi dell'ultimo conflitto mondiale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Lazzarin, Paolo Bonetti, La val di Zoldo. Itinerari escursionistici, Verona, Cierre Edizioni, 1997, ISBN 88-86654-52-9.
  • Anna Angelini, Luca Celi (a cura di), Fra Pelmo e Civetta. La montagna attraverso lo sguardo di Giovanni Angelini, Belluno, Fondazione G. Angelini, 2006, ISBN 88-86106-25-4.

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