Coordinate: 41°54′14″N 12°28′46″E

Via Tiberina

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Via Tiberina
Via Tiberina
Basolato stradale rinvenuto a Lucus Feroniae
Localizzazione
StatoCiviltà Romana
Stato attualeBandiera dell'Italia Italia
RegioneLazio
Umbria
Coordinate41°54′14″N 12°28′46″E
Informazioni generali
Tipostrada romana
Condizione attualeAttualmente il tracciato è ripreso nella Città metropolitana di Roma capitale dalla Strada Provinciale 15/a "Tiberina"
Lunghezzacirca 80 km
InizioRoma diramazione dalla Via Flaminia all'altezza di Prima Porta
FineOcriculum
Informazioni militari
UtilizzatoreRepubblica romana
Impero romano
Funzione strategicaCollegamento verso la Sabina e l'Umbria
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La via Tiberina era un'antica strada romana, che dalla zona nord di Roma, risalendo la sponda destra della valle del Tevere, attraversava l'antico agro falisco-capenate per raggiungere la sabina e proseguiva fin verso Ocriculum in Umbria. Oggi, nella Città metropolitana di Roma Capitale, il suo percorso coincide con la Strada provinciale 15/A Tiberina.

Storia

La via Tiberina, che deve il nome al suo percorso che segue quello del Tevere (Tiber)[1], è una delle vie più antiche della zona a nord di Roma: sebbene di essa si trovino riferimenti solo in documenti di epoca costantiniana[2], il suo utilizzo è testimoniato fin dalla preistoria, come insieme di tratturi che collegavano i centri arcaici dislocati lungo il fiume, svolgendo quindi un ruolo di via di grande comunicazione, analogamente a quanto avvenne sull'altra sponda con la Via Salaria[3].

Si ipotizza inoltre che la Tiberina coincidesse in zona con la Via Campana, strada utilizzata dagli Etruschi fin dal VII secolo a.C. per trasportare nell'entroterra il sale estratto dal Campus salinarum alla foce del Tevere[4].

Nel corso del IV secolo a.C. Roma, vinta definitivamente la città di Veio e i suoi alleati falisci e capenati, si mosse alla conquista e all'occupazione permanente e sistematica del territorio degli sconfitti: la Tiberina fu riadattata alle nuove esigenze romane[5], modificandone anche l'antico tracciato che, di fatto, assunse il percorso che ha mantenuto fino all'epoca moderna. L'opera di ristrutturazione romana superò in molti punti i limiti dovuti all'orografia del territorio a favore di collegamenti diretti tra i centri di maggiore importanza[2], come testimonia ad esempio il tratto rettilineo tra la località di Scorano e l'attuale centro abitato di Fiano Romano[6], del tutto coincidente con quello di epoca romana.

Sebbene perse parte della sua importanza come collegamento con l'Umbria e l'alta sabina con la realizzazione della Via Flaminia, intorno al 220 a.C.[7], la Tiberina rimase comunque, sia in età repubblicana che in quella imperiale, una via rapida e sicura per trasportare i prodotti del fertile territorio circostante verso il mercato romano[8], nonché un supporto necessario alla navigazione fluviale[9] e con funzione di viabilità locale.

E tale funzione di collegamento tra l'area del versante occidentale della bassa valle del Tevere e l'Urbe è restata invariata per i secoli seguenti, rappresentando così la Tiberina una dei principali assi viari per tutti i centri della zona, molti dei quali sorti nel medievo lungo il suo percorso, fino all'epoca moderna.

Percorso

All'inizio del suo controllo da parte di Roma, nella prima epoca repubblicana, la Tiberina partiva dal Pons Sublicius che, a valle dell'Isola Tiberina[10], collegava l'Urbe alla riva destra del Tevere.

In seguito, con la costruzione della Flaminia, il percorso delle due strade era comune da Ponte Milvio fino a Prima Porta (ad gallinas albas): qui, subito dopo il ponte sul Fosso di Prima Porta, la Tiberina si diramava continuando a seguire il corso del fiume e attraversando l'antico ager capenate arrivava al santuario di Lucus Feroniae. Proseguiva quindi, sempre costeggiando il Tevere, verso la zona dell'attuale Ponzano Romano fino ad oltrepassare il fiume Treja in località Borghetto (Civita Castellana). Qui si divideva in due: una branca si ricongiungeva direttamente con la via Flaminia mentre un'altra oltrepassava il Tevere (forse mediante traghetto) raggiungendo l'antico centro di Poggio Sommavilla e, proseguendo sulla riva sinistra, si ricongiungeva alla Flaminia poco a sud di Ocriculum[7].

Lungo il percorso della Tiberina molti e molto significativi i siti archeologici[11][12][13][14][15], come ad esempio il santuario di Lucus Feroniae e le molte ville rustiche tra le quali spicca la Villa dei Volusii a Fiano Romano, che testimoniano come essa collegava centri importanti e di primaria rilevanza per la storia della zona.

Note

  1. ^ Tiberino, su Vocabolario online Treccani. URL consultato il 12 aprile 2022.
  2. ^ a b Radke, p. 112.
  3. ^ Gamurrini et al., p. 324.
  4. ^ Enrico Angelo Stanco, Sergio Fontana, Fulvia Blanchi e Fabrizio Felici, Fiano Romano: un'area funeraria della prima età impériale in località Palombaro, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, vol. 105, 2004, p. 227.
  5. ^ Jones, p. 128.
  6. ^ Jones, p. 100.
  7. ^ a b (EN) T. Ashby e R. A. L. Fell, The Via Flaminia, in The Journal of Roman Studies, vol. 11, Society for the Promotion of Roman Studies, 1921, p. 126.
  8. ^ Pani, p. 108.
  9. ^ Pani, p. 110.
  10. ^ Romani et al., 1051.
  11. ^ Maria Carla Mancinelli, Relazione su scavi, trovamenti e restauri - Via Tiberina, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, vol. 94, 1 (1991-1992), pp. 197-209.
  12. ^ Andrea Carbonara, Gaetano Messineo e Maria Cristina Vittori, Relazioni su scavi, trovamenti, restauri - Via Tiberina, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, vol. 97, 1996, pp. 285-302.
  13. ^ Paola Quaranta, Gaetano Messineo, Maria Cristina Vittori, Rossella Zaccagnini, Alessandra Lazzeretti e Claudia Maresca, Relazioni su scavi, trovamenti, restauri - Via Tiberina, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, vol. 99, 1998, pp. 328-368.
  14. ^ Enrico Angelo Stanco, Relazioni su scavi, trovamenti, restauri - Via Tiberina, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, vol. 101, 2000, pp. 353-364.
  15. ^ Davide Mancini, Relazioni su scavi, trovamenti, restauri - Via Tiberina, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, vol. 107, 2006, pp. 378-386.

Bibliografia

  • Gerhard Radke, Viae Publicae Romanae, traduzione di Gino Sigismondi, Bologna, Cappelli Editore, 1981, SBN IT\ICCU\UMC\0081832.
  • Gian Francesco Gamurrini et al., Carta archeologica d'Italia : 1881-1897 : materiali per l'Etruria e la Sabina, Firenze, L.S. Olschki, 1972, SBN IT\ICCU\SBL\0466066.
  • Giacomo Pani, Capena e il suo territorio, Dedalo, 1995, SBN IT\ICCU\IEI\0098241.
  • G. D .B. Jones, Capena and the Ager Capenas, vol. 31, Papers of the British School at Rome, 1963.
  • Maria Teresa Natale, Via Flaminia, via Tiberina : da Porta del Popolo a Rignano Flaminio, Lucus Feroniae, Prima Porta, Bonsignori, 1993, SBN IT\ICCU\UM1\0017815.
  • Gianfranco Gazzetti, Daniela Gallavotti Cavallero e Maurizio Aiello, Il territorio capenate, Quasar, 1992, SBN IT\ICCU\MIL\0189228.
  • Felice Romani e Antonio Peracchi, Supplimento al dizionario storico-mitologico compilato dal profes. Felice Romani e dal dot. Antonio Peracchi, 1828, SBN IT\ICCU\UM1E\021695.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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