Teoria del lavoro di acquisto della proprietà

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La teoria del lavoro di acquisto della proprietà[1] è una teoria di legge giusnaturalista che sostiene che la proprietà originariamente proviene dallo sforzo del lavoro sulle risorse naturali. Similmente alla specificazione, la teoria proposta da John Locke, giustifica l'acquisto della proprietà a titolo originario tramite il lavoro umano.[2]

Enunciazione di Locke[modifica | modifica wikitesto]

«Sebbene la terra e tutte le creature inferiori siano comuni a tutti gli uomini, ogni uomo ha una proprietà sulla sua propria persona: su questa nessuno ha diritto se non lui stesso. La fatica del suo corpo e il lavoro delle sue mani, si può dire, sono propriamente suoi. Qualsiasi cosa, dunque, egli rimuova dallo stato in cui la natura l’ha fornita e lasciata, qualsiasi cosa alla quale abbia mescolato il suo lavoro, e alla quale abbia aggiunto qualcosa di proprio, perciò stesso diviene sua proprietà. Essendo rimossa da lui dalla condizione comune in cui la natura l’ha collocata, essa acquista con questo lavoro qualcosa che la esclude dalla proprietà comune degli altri uomini. Poiché infatti il lavoro è proprietà indiscussa del lavoratore, nessuno se non lui stesso può avere diritto su ciò a cui si è unito il suo lavoro, almeno finché ne rimane abbastanza e altrettanto buono per gli altri.»

(John Locke, Due trattati sul governo, II Trattato, Cap. V § 27)

Proprietà[modifica | modifica wikitesto]

Locke sostenne che il fondamento della proprietà individuale doveva essere cercato nel lavoro che viene impiegato per impadronirsi di una cosa o per trasformarla e valorizzarla economicamente, seguendo l'argomento che i frutti del proprio lavoro sono i propri perché si ha lavorato per esso.

Locke non accoglie l'occupazione: l'occupazione era un modo di acquisto originario da res nullius (cioè, le cose non appartenevano originariamente a nessuno).

Per Locke, che seguiva gli scrittori giusnaturalisti precedenti, le cose del mondo esterno erano, nello stato di natura, res communes (cioè, le cose appartenevano originariamente a tutti). La situazione originaria nello stato di natura era caratterizzata non dall'assenza di proprietà, ma dall'universale titolarità delle cose. Il passaggio a un regime di proprietà individuale avveniva dunque non attraverso un processo di occupazione, ma essenzialmente attraverso un processo di specificazione.[2]

Il fatto che Locke partisse da una considerazione delle cose nello stato di natura come res communes e non nullius, è espressa in più cenni come il seguente:

«Tenterò di mostrare come gli uomini possano giungere ad avere la proprietà di qualche parte di ciò che Dio ha concesso agli uomini in comune, e ciò senza un contratto espresso tra i membri della comunità»

(John Locke, Due trattati sul governo, II Trattato, Cap. V § 25)

Condizione di sufficienza[modifica | modifica wikitesto]

La condizione di sufficienza[3][4][5][6][7] (chiamata anche clausola limitativa[8]) sostiene che l'appropriazione di risorse non possedute è una diminuzione dei diritti degli altri su di essa, e sarebbe accettabile solo fintanto che non mette nessuno in condizioni peggiori di quanto sarebbe stato prima.

Locke ha affermato che gli individui hanno il diritto di mantenere la proprietà privata dalla natura lavorando su di essa, ma che possono farlo solo "... finché ne rimane abbastanza, e altrettanto buono, lasciato in comune per gli altri".

Un altro modo modo per descrivere il concetto è la frase "Clausola lockiana" (in inglese: Lockean Proviso) coniata dal filosofo politico Robert Nozick.

Diritto d'autore[modifica | modifica wikitesto]

La teoria della proprietà di Locke è stata utilizzata anche per giustificare la proprietà intellettuale.[9] La teoria del lavoro del diritto d'autore è una delle teorie più importanti sul tema, tra le altre come l'incentivo e le teorie della personalità. Una delle ragioni della sua popolarità e dell'uso diffuso nella giustificazione della legge sul copyright è che gli argomenti utilizzati in questa teoria fanno parte del discorso giurisprudenziale sulla proprietà intellettuale da molto tempo. Ciò è particolarmente vero in giurisdizioni come gli Stati Uniti, dove questi argomenti hanno trovato base in diverse legislazioni e disposizioni costituzionali.[10]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Jean-Jacques Rousseau in seguito ha criticato Locke nel Discorso sulla disuguaglianza, dove sostiene che l'argomento del diritto naturale non si estende alle risorse che non si sono create. Entrambi i filosofi sostengono che la relazione tra lavoro e proprietà riguarda solo la proprietà che era significativamente inutilizzata prima che tale lavoro avesse luogo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Locke, Due trattati sul governo, 1690
  • Jean-Jacques Rousseau, Discorso sull'ineguaglianza, 1755
  • Robert Nozick, Anarchia, stato e utopia, 1974

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

John Locke, Due trattati sul governo (PDF), su Brunella Casalini (a cura di), btfp.sp.unipi.it, PLUS - Pisana Libraria Universitatis Studiorum s.c.r.l..

Jean-Jacques Rousseau, Discorso sopra l’origine ed i fondamentidella ineguaglianza fra gli uomini (PDF), su liberliber.eu, Liber Liber.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Lawrence C. Becker, The Labor Theory of Property Acquisition, in The Journal of Philosophy, vol. 73, n. 18, 1º giugno 1977, pp. 653–664, DOI:10.2307/2025823. URL consultato il 23 maggio 2022.
  2. ^ a b Norberto Bobbio, Parte III - Il diritto naturale e il governo civile § 26. Il fondamento della proprietà, in Tommaso Greco, Gaetano Pecora (a cura di), Locke e il diritto naturale, Bobbiana Opere di Norberto Bobbio per l'Università, Torino, G. Giappichelli Editore, pp. 163-167, ISBN 978-88-921-0945-2.
  3. ^ Daniel M. Layman, Sufficiency and Freedom in Locke's Theory of Property, in European Journal of Political Theory.
    «This norm has variously been called the “sufficiency restriction”»
  4. ^ Andrew Molas, Discussing the Sufficiency Condition in Locke’s Second Treatise of Government (PDF), University of Toronto (archiviato dall'url originale il 5 febbraio 2020).
  5. ^ (EN) Jeremy Waldron, NOZICK AND LOCKE: FILLING THE SPACE OF RIGHTS, in Social Philosophy and Policy, vol. 22, n. 1, 2005-01, pp. 81–110, DOI:10.1017/S026505250504104X. URL consultato il 23 maggio 2022.
  6. ^ (EN) Susan P Liebell, The Text and Context of “Enough and as Good”: John Locke as the Foundation of an Environmental Liberalism, in Polity, vol. 43, n. 2, 1º aprile 2011, pp. 210–241, DOI:10.1057/pol.2010.28. URL consultato il 23 maggio 2022.
  7. ^ Alex Tuckness, Locke’s Political Philosophy, Winter 2020, Metaphysics Research Lab, Stanford University, 2020. URL consultato il 24 maggio 2022.
  8. ^ Lo stato di natura: il mondo prepolitico per Hobbes e Locke | Diritto e società - Il Chiasmo | Treccani, il portale del sapere, su www.treccani.it. URL consultato il 23 maggio 2022.
  9. ^ (EN) Peter S. Menell, Intellectual Property: General Theories (PDF), in Encyclopedia of Law & Economics, III, Boudewijn Bouckaert and Gerrit de Geest, Cheltenham, Edward Elgar, pp. 129-88.
  10. ^ William Fisher, "Theories of Intellectual Property" (PDF), in Harvard Law Review, n. 5, 1987.