Pietro Carmignani

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Pietro Carmignani
Pietro Carmignani - Juventus FC 1971-72.jpg
Carmignani alla Juventus nella stagione 1971-1972
Nazionalità Italia Italia
Altezza 185 cm
Peso 78 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex portiere)
Squadra Varese (Giov. Portieri)
Ritirato 1980 - giocatore
Carriera
Giovanili
19??-1964 non conosciuta Stella Rossa Viareggio
Squadre di club1
1964-1967 Como 47 (-30)
1967-1971 Varese 92 (-83)
1971-1972 Juventus 25 (-21)
1972-1977 Napoli 144 (-125)
1977-1979 Fiorentina 10 (-16)
1979-1980 Rhodense 20 (-19)
Carriera da allenatore
1982-1989 Parma Vice
1989-1991 Milan Portieri
1991-1996 Italia Italia Vice
1996-1997 Milan Vice
1998-1999 Atlético Madrid Vice
1999-2000 Livorno
2000-2007 Parma All./Vice/Prim.
2007-2008 Varese Vice
2008-2009 Varese
2016- Varese Giov. Portieri
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Pietro Carmignani (Altopascio, 22 gennaio 1945) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, preparatore dei portieri del settore giovanile del Varese.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuto nella Stella Rossa di Viareggio, iniziò la carriera professionistica nel Como, in Serie C, militando per un triennio nei lariani prima di passare nel 1967 al Varese, con cui esordì poi in Serie A l'anno seguente. In Lombardia si mise definitivamente in luce nella stagione 1970-1971, agli ordini del tecnico Nils Liedholm, emergendo come uno dei più promettenti estremi difensori del campionato.[1]

Nel luglio del 1971, ventiseienne, passò alla Juventus, chiamato a sostituire Roberto Tancredi nel frattempo accasatosi al Mantova.[1] A Torino conquistò da titolare lo scudetto del 1971-1972, tuttavia non riuscì a convincere appieno l'ambiente bianconero anche per via di alcuni grossolani svarioni, tanto che, nelle ultime e decisive cinque partite di un torneo vinto dai piemontesi sul filo di lana, il tecnico Čestmír Vycpálek gli preferì la riserva Massimo Piloni.[2] La sua esperienza juventina durò quindi lo spazio di una stagione, poiché nell'estate del 1972 venne ceduto al Napoli, inserito assieme ad altri giocatori nella trattativa che portò Dino Zoff in bianconero.[3]

In azzurro suscitò la simpatia dei tifosi partenopei che gli perdonarono alcune giocate non precise, affibbiandogli il soprannome "Gedeone".[4] Con i campani disputò cinque stagioni a buon livello, vincendo la Coppa Italia 1975-1976 e sfiorando il titolo nazionale nel campionato del 1974-1975, chiuso dalla squadra di Luís Vinício al secondo posto; in questo ultimo frangente si affermò inoltre, ex aequo con Zoff, quale secondo portiere meno battuto del torneo con 19 reti, dietro solo al romanista Paolo Conti che ne concesse 15. In generale, a quasi parità di partite giocate subì una decina di gol in più del predecessore friulano e rimase imbattuto per 61 incontri[4]. A Napoli, inoltre, si sposò con una ragazza del luogo.[4]

Nel 1977 viene ceduto alla Fiorentina dove divise il ruolo con il più giovane Giovanni Galli[4] disputando le sue ultime partite in massima serie. Giocò quindi un ultimo campionato, 1979-1980, scendendo in Serie C2 con la Rhodense di Rho, squadra nella quale terminò la carriera agonistica all'età di trentacinque anni.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

La carriera di allenatore iniziò negli anni 1980 al Parma, dove fu vice, tra gli altri, di Arrigo Sacchi con cui nel successivo decennio instaurò un saldo rapporto professionale, lavorando per il tecnico fusignanese dapprima come preparatore dei portieri al Milan, e poi come secondo in Nazionale, nuovamente in rossonero e infine all'Atlético Madrid.

Successivamente, dopo un'esperienza da tecnico in prima al Livorno nel campionato 1999-2000, in Serie C1, negli anni 2000 tornò a Parma ricoprendo incarichi di secondo piano; ciò nonostante venne richiamato per due volte sulla panchina della prima squadra per traghettarla alla salvezza in altrettanti tornei iniziati in malo modo dagli emiliani, centrando, in entrambe le occasioni, l'obiettivo. Nella stagione 2001-2002, dopo essere subentrato in panchina a Daniel Passarella, guidò i gialloblù alla conquista della Coppa Italia, ottenuta battendo in finale la Juventus neoscudettata di Marcello Lippi.[5]

A fine stagione lasciò la panchina a Cesare Prandelli, salvo tornare alla guida dei ducali nella stagione 2004-2005, quando subentrò a Silvio Baldini raggiungendo la salvezza dopo il vittorioso doppio spareggio con il Bologna.[6] Nelle due annate successive rimase in Emilia come allenatore della formazione giovanile parmense.

Per la stagione 2007-2008 fu il secondo di Roberto Lorenzini al Varese. Nella stagione 2008-2009 venne scelto come primo allenatore dei biancorossi, ma a causa di un negativo avvio in campionato, con soli 2 punti raccolti in 5 partite, fu esonerato dopo la sconfitta 2-3 nel derby regionale con il Como.[7]

Nel 2016 torna nei quadri tecnici del Varese, assumendo l'incarico di preparatore dei portieri della scuola calcio.[8]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Varese: 1969-1970
Juventus: 1971-1972
Napoli: 1975-1976

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Napoli: 1976

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Parma: 2001-2002

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bruno Bernardi, Carmignani alla Juventus, in La Stampa, 9 luglio 1971.
  2. ^ Nanni Boi, Piloni, la riserva che insegnò a Zoff come si diventa un Numero Uno nella vita, sport.tiscali.it, 12 novembre 2013.
  3. ^ Ciro Novellino, Carmignani a CN24: "Vi consiglio due nomi da scudetto. Rafael giovane di prospettiva, ma il vero affare è un altro", calcionapoli24.it, 17 agosto 2013.
  4. ^ a b c d Carratelli, p. 199
  5. ^ La Juventus non fa il bis, la Coppa Italia al Parma, repubblica.it, 10 maggio 2002.
  6. ^ Impresa Parma, è salvezza, gazzetta.it, 18 giugno 2005.
  7. ^ Il Varese 1910 esonera Carmignani. Arriva Sannino, www3.varesenews.it, 2 ottobre 2008.
  8. ^ Carmignani, passato e futuro: “Ai baby dico di essere coraggiosi”, varesesport.com, 6 gennaio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mimmo Carratelli, La grande storia del Napoli, San Lazzaro di Savena, Marchesini, 2008, ISBN 978-88-88225-19-7.

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