Massimo Piloni

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Massimo Piloni
MassimoPiloniJuventus.jpg
Piloni alla Juventus nella stagione 1971-1972
Nazionalità Italia Italia
Altezza 184 cm
Peso 80 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Preparatore dei portieri (ex portiere)
Ritirato 1981 - giocatore
Carriera
Giovanili
19??-19?? Juventus
Squadre di club1
1968-1969 Casertana 10 (-3)
1969-1975 Juventus 12 (-11)
1975-1978 Pescara 105 (-103)
1978-1980 Rimini 63 (-?)
1980-1981 Fermana ? (-?)
1981-1982 Chieti 25 (-33)[1]
Carriera da allenatore
2000-2003 Catania Portieri
2003-2004 Sambenedettese Portieri
2008 Livingston Portieri
????-???? Perugia Portieri
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Massimo Piloni (Ancona, 21 agosto 1948) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È stato tra i soggetti ispiratori dello spettacolo teatrale Perseverare Humanum est interpretato dall'attore Matteo Belli.[2]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuto nelle giovanili della Juventus, nella stagione 1967-1968 il tecnico della prima squadra bianconera, Heriberto Herrera, lo portò per le prime volte in panchina, diciannovenne.[3] Nell'estate del 1968 venne quindi mandato a fare esperienza nella Casertana, in Serie C. La società bianconera lo riprese l'anno successivo come terzo nel ruolo, dietro a Roberto Anzolin e Roberto Tancredi, non mettendo a referto alcuna presenza. Per l'esordio in Serie A dovette attendere il 4 aprile 1971 quando l'allenatore Čestmír Vycpálek lo mise in porta, all'età di ventidue anni, in Juventus-Varese (2-2).

Piloni e Dino Zoff, di cui fu una delle storiche riserve, alla Juventus nel 1975.

Nella stagione 1970-1971 collezionò in totale 7 presenze, segnalandosi sul finire della stessa per la positiva prova offerta nella semifinale di Coppa delle Fiere del 14 aprile, un pareggio 1-1 sul campo del Colonia;[4] quando sembrava in quelle settimane aver superato Tancredi nelle gerarchie,[5] dapprima fu tra i maggiori imputati dell'opaca prestazione bianconera nella finale di andata delle Fiere contro il Leeds Utd (2-2),[6] e in seguito fu costretto a saltare la sfida di ritorno della stessa per un infortunio al polso:[7] «io persi la partita e la Juve la coppa».[2]

Nell'annata 1971-1972, ceduto Tancredi, si ritrovò nuovamente relegato in panchina dal neoacquisto Pietro Carmignani. Ciò nonostante contribuì allo scudetto bianconero emergendo nuovamente nel finale di stagione, disputando le ultime e decisive 5 gare di un campionato vinto dai bianconeri di Vycpálek al rush finale, in sostituzione di Carmignani nel frattempo incappato in alcuni grossolani svarioni.[3]

Ma neanche ciò bastò a garantirgli un posto di rilievo nella Juventus, poiché nell'estate seguente iniziò a Torino l'era di Dino Zoff. Per Piloni non ci fu più spazio nell'undici titolare,[3] mal convivendo con il nuovo collega anche sul piano personale:[2] per i successivi tre anni rimase in bianconero come dodicesimo, fregiandosi di altri due scudetti senza tuttavia collezionare alcuna presenza; l'unica partita da titolare fu un incontro di Coppa Italia disputato il 6 febbraio 1974 contro il Cesena.[2]

Piloni (in piedi, secondo da sinistra) nel Pescara del 1976-1977

Desideroso di giocare, nel 1975 scese quindi in Serie B accasandosi al Pescara che, anche grazie alle sue prestazioni, nel 1977 arrivò per la prima volta in Serie A: «titolare tre anni su tre, 107 partite su 108, [...] tra i pali anche con uno strappo all'inguine. Ero bravo, lo ero sempre stato, ora però si vedeva».[2] Con la retrocessione fra i cadetti della squadra abruzzese, l'anno seguente Piloni cambiò ancora società, stavolta trasferendosi al Rimini dove rimase per un biennio. Dopo una stagione alla Fermana, in Serie D,[2] concluse la carriera nell'annata 1981-1982 con il Chieti, in Serie C2, prima di ritirarsi definitivamente al termine del campionato per mancanza di garanzie da parte della società neroverde.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Una volta terminata l'attività agonistica, Piloni intraprese una discreta carriera da preparatore dei portieri, lavorando in Italia per club come Catania, Perugia[2] e Sambenedettese,[8] agli ordini di tecnici quali Vujadin Boškov, Serse Cosmi, Carlo Mazzone ed Edy Reja, e maturando nel 2008 anche un'esperienza in Scozia al Livingston, alle dipendenze di Roberto Landi.[2] Tra gli estremi difensori da lui allenati, nel corso degli anni ci sono stati Gennaro Iezzo, Andrea Mazzantini, Armando Pantanelli e Marco Storari.[2]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Juventus: 1971-1972, 1972-1973, 1974-1975

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Panini, p. 293
  2. ^ a b c d e f g h i Maurizio Crosetti, Piloni, l'eterna riserva: "Io per lui non esistevo", in la Repubblica, 27 febbraio 2012.
  3. ^ a b c Nanni Boi, Piloni, la riserva che insegnò a Zoff come si diventa un Numero Uno nella vita, sport.tiscali.it, 12 novembre 2013.
  4. ^ Tutti gli elogi al giovane Piloni, in La Stampa, 15 aprile 1971, p. 18.
  5. ^ Salvatore Rotondo, Maciste tra i pali, in Stampa Sera, 27 aprile 1971, p. 9.
  6. ^ Bruno Bernardi, La difesa di Massimo Piloni, in La Stampa, 30 maggio 1971, p. 18.
  7. ^ Bruno Bernardi, Infortunio a Piloni: forse non gioca, in La Stampa, 3 giugno 1971, p. 16.
  8. ^ Luca Bassotti, Alessandro Gaucci vara la nuova stagione sportiva della Samb, ilquotidiano.it, 22 luglio 2003.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Almanacco Illustrato del Calcio, Modena, Panini, 1983.
  • Mario Pennacchia, Il calcio in Italia, UTET, 1998.
  • Marco Sappino, Dizionario del calcio italiano, Baldini & Castoldi, 2000.
  • Nicola Calzaretta, Secondo... me, Libri di Sport Edizioni, 2002.

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